Meglio il lavoro dipendente o essere libero professionista? Un paio di giorni fa ho scritto una articolo dedicato alla vita da freelance e alle necessità di un libero professionista del web costretto tra le quattro mura domestiche. Costretto, hai letto bene. Lavorare a casa non è per forza un vantaggio.

lavoro dipendente

Devi superare una serie di difficoltà collegate alla condizione casalinga. Ci sono nonne, mogli, mariti, figli zie zitelle, mamme… Sei sempre quello che sta a casa, e che quindi può occuparsi della lavatrice. O della cucina. Perché in fin dei conti sta lavorando. Ma che ti costa fare un piacere?

Niente, però lo stress si fa sentire. Meglio andare in ufficio tutti i giorni? Dopo 5 anni di lavoro freelance per me sarebbe difficile tornare dietro a una scrivania. Ci sono dei motivi profondi che mi spingono verso questa decisione, motivi che ho deciso di mettere su carta proprio oggi.

Rapporti gerarchici

Questo per me è un problema, non sopporto i rapporti gerarchici. Attenzione, non è sinonimo di presunta superiorità professionale: amo collaborare con altri professionisti e chiedo aiuto quando mi rendo conto che il lavoro va oltre le mie competenze.

Chi mi conosce può confermare: si parla di Facebook Advertising? Chiedo un preventivo. Vogliono una consulenza SEO? Perfetto, mi appoggio a un contributo esterno. E in una collaborazione ad ampio respiro c’è sempre da imparare, soprattutto nel confronto con persone valide.

Quindi non c’è spocchia nella mia affermazione, ma un bisogno di autodeterminazione. Voglio essere in grado di gestire le scelte in base alle mie potenzialità, alle mie competenze. Io voglio scegliere, voglio raccogliere i successi e i fallimenti. Insomma, questo è il bello della cultura freelance.

Quando fallisci sei tu, in prima persona, a rimetterci. Ma quando i risultati arrivano la soddisfazione è grande: qui si forma il mio legame indissolubile con l’essere libero professionista. Imparare sulla mia pelle, fallire con le mie mani, raccogliere i miei frutti: oggi ragiono così.

Lo spirito avventuriero

Ci sono altri aspetti positivi nell’universo freelance, almeno dal mio punto di vista. Tra questi cito lo spirito avventuriero, il pensiero imprenditoriale che ti spinge a rischiare e a proporre un nuovo prodotto o servizio. Funzionerà? Non funzionerà? Chi lo può dire. Devi rischiare.

Spesso discuto con persone che hanno paura, non vogliono muovere il promo passo per abbracciare la strada freelance. Perché vuol dire abbandonare il posto di lavoro, aprire una partita IVA, mettersi in discussione quando magari non hai più l’età per grandi avventure.

lavoro

Difendi con i denti quel poco che hai, lo capisco. Poi ti rendi conto che il tempo ti appartiene, i giorni passano e tu devi scegliere. Ma le certezze che hai in tasca ti frenano. Io non sono un pazzo, non amo lanciarmi in avventure senza paracadute. Il rischio c’è sempre, non esistono certezze assolute.

Ma ragiona: come dipendente quali certezze hai? C’è chi nasce imprenditore e chi no, ma c’è chi cambia prospettiva e si posiziona in una buona soluzione intermedia. Io seguo quest’ultima strada.

Da leggere: a volte devi essere dipendente

Io decido tutto

Ci sono tanti miti nell’universo freelance. Puoi lavorare quando vuoi, ti fermi e vai in centro per una birra, non ci sono orari prestabiliti. In realtà io seguo dei ritmi assurdi, devo pianificare anche un caffè sotto casa, odio lavorare in pigiama e la mia vita si svolge dietro alla scrivania.

Quindi niente freelance che lavora in spiaggia mentre beve cocktail alla frutta. Però ci sono dei margini operativi che ti permettono di avere un controllo diverso del lavoro. Prima c’era qualcuno che dettava i tempio, ora sei tu a guidare la musica.

Lo farai? Ci riuscirai? Chi ha frequentato l’università ha dei vantaggi in questo caso: ha già un metodo di studio indipendente, è nel meccanismo che ti vede artefice del tuo successo. Per me è importante decidere quando fare cosa. Una condizione diversa, ormai, sarebbe impensabile.

E sarebbe impensabile non poter decidere il team di lavoro. Uno dei compiti del freelance è avere un’agenda con i professionisti utili per un determinato progetto. All’inizio ti muovi da solo perché i lavori grossi non arrivano, poi bussa alla porta un’occasione interessante e capisci l’importanza del team. In ufficio tutto questo è imposto dall’alto, come freelance sei tu a decidere con chi lavorare.

Ci sono persone che usano i social per lanciale messaggi velenosi, per punzecchiare, per fare spam: sono pazzi! Facebook è uno strumento fondamentale per creare liste di contatti in base a competenze precise. Non ti piace? Usa le liste di Twitter.

La diversificazione conta

Questa è la soluzione per restare a galla quando sei freelance: diversificare le entrate, non puntare tutto su un unico settore. Così puoi testare nuove strade e scegliere la più conveniente, quella che ti permette di guadagnare di più. E poi la diversificazione ti consente di preservare la tua partita IVA quando un settore è in crisi. Detto in altre parole, non chiedono più i testi ma ho la formazione.

Non voglio limitarmi alla questione utilitaristica: per me è impossibile dedicarmi a un unico aspetto del lavoro. Mi piace fare formazione, ma anche scrivere e lavorare sul piano editoriale dei miei clienti. Non voglio limitarmi, ma in un ufficio strutturato dovrei chiudere gli orizzonti e limitare la mia libertà.

E tu ritorneresti in ufficio?

Questi sono i motivi che mi spingono a rimanere nel modo freelance. Ho avuto offerte per ripensare questa situazione? Sì, ma ho rifiutato. Oggi sono così, libero e itinerante. Posso fare formazione in giro per l’Italia e lavorare a casa. Vicino alla mia compagna e alla mia famiglia.

Pr ora rimango libero professionista. E tu? Ci sono dei motivi che ti spingono ad abbandonare il mondo freelance? La vita è dura, le tasse sono alte, ma riusciresti a tornare dietro alla scrivania dalle 9 alle 18? Aspetto la tua opinione nei commenti.

24 COMMENTI

  1. Mah, io a volte sì, tornerei in ufficio. O forse no. Tornerei ad un contratto a tempo indeterminato, ma di telelavoro. Saranno due figli e un mutuo, sarà che aprire partita iva significa non arrivare a fine mese, perchè prenderei meno di quanto non faccia adesso con la ritenuta d’acconto… Sarà che non sono una coraggiosa, ma esiste la via di mezzo no?

    • Guarda, la verità è questa: non puoi aver paura. La partita iVA non è per tutti, io non mi sento di consigliare e di indicare una strada. posso dire solo che le soddisfazioni te le togli se hai la vista lunga e le spalle forti.

  2. Al costo di spegnermi velocemente: NO. Non tornerei a fare il dipendente : l’unica cosa che potrebbe farmi vacillare è – ma vah 😀 – se chiavassero tanti di quei soldi da farmi pensare “ma si, sticazzi”.
    Solo che i rapporti gerarchici mi farebbero schizzare di testa dopo qualche mese, conoscendomi. è già successo, e sta mezzo ricapitando seguendo alcune situazioni dove sono richiesto più come intern.
    Per carità, non vuol dire che sono un lupo solitario, se ci sono competenze che mi mancano è vitale lavorare in team… MA.. con professionisti con i quali riesco a instaurare un certo rapporto.
    La vera magagna è che sono una persona orrenda lo so.
    E poi se penso di dovermi mettere in macchina ogni dannato giorno per andare a lavoro, già ora mi parte l’embolo di finire sulla cronaca locale, sezione nera.

    my two cents (di cui uno allo Ztato, l’unico vero svantaggio da lancialibera: le tasse).

    • Però io non chiudo definitivamente la porta. Nel senso: ci sono dei professionisti che lavorano con aziende in sede, hanno partita IVA ma poche collaborazioni fidate. Non è un po’ come essere dipendente?

      Le gerarchie interne… noi freelance abbiamo una mentalità diretta, rapida. Non voglio essere borioso am è così: andiamo verso la soluzione. Deve essere così perché abbiamo già mille guai da risolvere. L’azienda invece ha bisogno di burocrazia, approvazioni… Parlo di aziende medie e grandi, chiaro.

      O anche piccole?

      • Alla fine il rischio del freelance è quello di avere non un capo ma tanti capi. IMHO è un discorso anche di percezione: una cosa è farsi percepire come “il signor Wolf” che risolve i problemi, chiamato apposta; una cosa come un dipendente da pagare meno.

        • Il rischio di essere un dipendente da pagare meno e sempre disponibile è sempre in agguato. Senza dimenticare quelli che ti “usano” per 30 giorni e poi di smollano pensando di aver già capito tutto del tuo lavoro…

  3. Non potrei mai. Orari e luoghi prestabiliti non fanno per me. Sono sempre stata nomade, e stare ferma in un posto per me è come vivere in gabbia!

    • Ciao Claudia,

      Ti capisco perfettamente. Orai anche io sono entrato nell’ottica. però una cosa che non ho perso: lavorare dietro alla scrivania. Non riesco a farlo altrove.

      Ah, poi mi sveglio presto la mattina. Insomma, sono freelance ma mi comporto come un dipendente 😀

  4. Mai Riccardo, Mai! Al limite mi allineo con Ben e potrei considerare la cosa per un periodo molto limitato in cambio di uno spropositata quantità di soldi (ma a 6 zeri) e poi durerei poco comunque.

    • Mi dovrebbero dare le libertà che oggi mi godo. Tipo il piacere di decidere in autonomia se una cosa la devo fare oppure no. E poi una barca di soldi.

  5. Io ho ancora i piedi in due staffe. Lavoro full time da dipendente ( lavoro che
    nulla ha a che fare con la mia attività freelance) e mantengo collaborazioni free lance con ritenuta d’acconto. Il problema è che il mio lavoro da dipendente occupandomi 10 ore al giorno favorita il secondo. Passo tutto il giorno a fare qualcosa di cui non mi importa niente in attesa che arrivi la sera per leggere, scrivere e documentarmi. Non riesco a prendere una decisione perché la mia attività freelance è troppo limitata ma nello stesso tempo è limitata perchè poco è il tempo che ho da dedicargli. Forse la migliore soluzione per me sarebbe lavorare part time da dipendente e vedere se sono in grado di sviluppare un’attività autonoma. La verità è che non sono mai riuscita a fare un lavoro dipendente nel mio campo ma ho sempre ripiegato su altro per avere una busta paga ma il risultato è un senso di ingabbiamento costante. Forse voi che avete più esperienza potete darmi qualche consiglio.

  6. Ciao!
    Sono nella stessa situazione di Stefania e mi piacerebbe chiedere a @Riccardo proprio questo: qual è stata o qual è la molla che fa sì che ci si dedichi davvero a essere freelance?
    Grazie per questo post, molto molto interessante!

    • C’è chi diventa freelance perché ha argento vivo nelle vene, c’è chi pensa di poter fare di più e vuole sviluppare un’idea che l’azienda non approva, c’è chi viene messo con le spalle al muro. Qual è la molla? Sempre diversa per come si presenta, sempre uguale nella sua essenza: la voglia di andare oltre.

  7. Io ho scelto la via della partita Iva per disperazione. Non sopportavo più le gerarchie, le burocrazie e mille altre cose dell’essere dipendente. Ho fatto bene? Non so, ma ho fatto. E più si ha coraggio più non si torna indietro. Una cosa è certa: ne so più di 4 mesi fa, ho guadagnato più o meno lo stesso ed ho vissuto meglio. La vita è evoluzione continua, mai dire mai a nulla.

    • L’essere freelance ti costringe a imparare di più. Non voglio creare una divisione ostile tra libero professionista e dipendente, am quando hai le spalle coperte ti adagi. Ma è proprio questo l’aspetto buffo: il dipendente dovrebbe essere più attivo del freelance, dovrebbe essere più attento alla formazione e al personal branding.

  8. Mi sono ritrovata molto in quello che hai scritto, dai rapporti gerarchici alle lavatrici. Per un po’, nella mia vita da freelance, ho frequentato anche un coworking per uscire di casa ed è stato un ottimo compromesso. Oggi, visto che anche io alterno attività di copywriting a formazione, sono spesso in giro e quando sto a Bologna, mi piace l’idea di essere a casa, anche per potere gestire meglio la vita familiare (leggi: bambina). Una delle cose che amo di più dell’essere freelance è proprio quella consapevolezza che devi avere un occhio al presente e uno puntato sul futuro, non puoi mai permetterti di lasciare andare il cervello per conto suo. Una delle cose che apprezzo maggiormente è il tempo flessibile per fare sport, che in questo momento, per me, è anche un modo per attivare un circolo virtuoso tra mente e corpo che mi fa vivere e anche lavorare meglio. Ogni tanto, tipo oggi, a stare in casa mi sarei sparata, ma immagino che accadrebbe il doppio delle volte in ufficio 😉

    • Essere freelance vuol dire avere la mente affilata. Attenzione, non voglio parlare male dei dipendenti: solo che questa condizione ti illude di poter rimanere fermo e immobile nel tuo orticello. In realtà non è un orto ma un pantano nel quale rischi di affondare. Che ha la partita IVA deve valutare diversi fattori, chi è dipendente si illude di dover affrontare solo un capo.

  9. Io, invece, sto pensando di aprire la partita Iva perchè 9.00 /18.00 è un’utopia e avere solo 3 ore di vita tua per casa, cena, affetti, sport, passioni e sano cazzeggio mi sembrano davvero poche. Ora sono in un limbo, tentata dalle entrate fisse del lavoro dipendente e combattuta al pensiero di intraprendere una strada che mi porterebbe a conoscere molti professionisti validi, molti team di lavoro diversi e molti responsabili marketing.
    Che fare? Ve lo dirò quando deciderò.

    • Informaci. Scegli al meglio, non importa cosa: scegli solo quello che fa bene a te. Lo so, è difficile capirlo. Però devi essere analitica e decisa.

  10. Grazie mille a Riccardo e a tutti quelli che hanno parlato di gerarchie nei commenti. Penso sia il mio tabù, convinta come sono che, se non sopporto le gerarchie, è perché sono ancora un’adolescente anarcoide nell’animo, incapace di adattarsi. Grazie per farmi sentire meno sola in questa mia voglia di andare oltre, in questo essere nomade 🙂 La paura resta, ma ci sono cose più forti.

    • A volte le gerarchie sono necessarie. Altre volte, invece, ci vorrebbe solo buon senso. Spesso il lavoro dipendente diventa il luogo in cui un capo impone il proprio punto di vista solo perché è tale. Non va bene così.

  11. Io al momento faccio entrambe le cose: lavoro in ufficio la mattina (lavoro dipendente part-time) e lavoro da casa il pomeriggio (SEO freelance). Non è facile organizzarsi e il week end raramente si stacca, però la sicurezza del contratto a tempo indeterminato è – per ora – impagabile. TFR, ferie e malattie pagate.. non è facile rinunciare da un giorno all’altro.

  12. Brava Alessia,
    lavoro a partita iva, ma per un’azienda che sfrutta le PI per non assumere, ma ci tratta come dipendenti con i malus sulle parcelle se non rispetti tempi e procedure. Tornerei volentieri ad un tempo indeterminato (mai avuto per altro), primo perchè ora anche lavorando nei we e 11 h 1/2 al giorno la parcella di fine mese è bassa tanto che si fa fatica a pagare le tasse, secondo per andare in vacanza senza il patema di aver parcellato ancora meno degli altri mesi e terzo per i vantaggi che il contratto dà ad esempio la mutua. Sono privilegi di cui mi piacerebbe giovare ogni tanto!

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