Tutti odiano il lavoro sottopagato, pochi riescono a rifiutarlo. Ma qualcosa si muove.

Ho letto con piacere la notizia: un web designer, Giacomo Drudi, ha bocciato un lavoro offerto da Repubblica. Il quotidiano di Scalfari cercava una persona disposta a lavorare per 2 euro all’ora.

lavoro

Il costo di 2 caffè. I dettagli del compenso: 1.000 € per 2 mesi dalle 12:30 alle 21:30, da lunedì a venerdì. Praticamente un suicidio. La morte della professionalità, un esempio di lavoro sottopagato.

E lo sai cosa ha fatto Giacomo? Ha rifiutato il lavoro e ha messo nero su bianco questa terribile offerta di lavoro. Bella mossa Giacomo, questa è la strada giusta. Questa è la direzione da seguire. Rifiutare il lavoro sottopagato è indispensabile per far crescere la professionalità.

Ma questa piaga non si risolve facilmente. Si nasconde. Il lavoro sottopagato distrugge il sottobosco professionale, brucia le opportunità di chi investe in formazione e specializzazione.

Il lavoro sottopagato distrugge il lavoro

D’accordo su questo punto. E il lavoro gratuito? Regalare lavoro professionale è un danno per chi vende le proprie competenze. Ieri mi è arrivato un commento interessante che mi ha fatto riflettere:

“Tu stesso consigli risorse dove avere immagini a GRATIS… hai pensato che stai togliendo anche tu un pezzetto di lavoro a qualcuno?”.

Sì, un pezzetto di lavoro lo porto via. Magari non io che raccolgo solo i siti di immagini gratis, ma il dono nel web marketing può negare guadagno. Perché pagare qualcosa se posso averla gratis?

Studiare una risorsa di qualità da regalare può essere una carta vincente in una content strategy: il dono è utili per aumentare la viralità del tuo sito, per fare lead generation, per guadagnare link.

Questo significa mettere i bastoni tra le ruote a chi crea e vende i contenuti? Può essere. Ma il social web è questo: le risorse sono raggiungibili, il mercato è aperto, tutti possono raggiungere tutti.

lavoro sottopagato

Il lavoro sottopagato distrugge la professionalità, ma la possibilità di donare il proprio lavoro ti permette di intercettare opportunità e creare interazioni difficili da riprodurre in altro modo.

Tutto questo può essere visto come una provocazione nei confronti dei professionisti. Ma il social web è anche nuove frontiere da attraversare, orizzonti da scoprire. Il lavoro sottopagato è una cosa, il lavoro donato è un’altra: nel primo caso il professionista deve reagire combattendo il malcostume.

Nel secondo caso, invece, può cogliere le opportunità del social web per farsi notare. Per dare una marcia in più alla propria attività. Solo chi dona può ricevere. Sei d’accordo?

15 COMMENTI

  1. Ma poi le immagini gratis possono servire a chi si deve fare il banner per il blog personale o a chi magari serve un’immagine generica. Ma per raggiungere una qualità professionale l’immagine gratis non basta, ci vogliono le competenze. Mi sbaglio?

    • Ciao Carlotta, non ti sbagli. Il prodotto gratuito che il blogger o il fotografo dona deve essere di qualità, certo. Ma non può e non deve coprire tutte le esigenze: per questo il professionista deve essere capace di incrociare queste esigenze lasciate scoperte. Io credo che il lavoro si concentri nelle nicchie lasciate scoperte, sei d’accordo?

  2. C’è una notevole differenza. Quando hai un bar, visto che parliamo di caffè, puoi lavorare a prezzi stracciatissimi al punto di arrivare al fallimento, oppure puoi lavorare a prezzi in linea col mercato, o anche posizionarti più in alto. Nel primo caso rovini il mercato. Ma se offri un caffè ad un cliente abituale, o anche la colazione completa di quando in quando, allora si chiama “oliare la macchina”, non “rovinare il mercato”.

    • Secondo me la percentuale di chi preferisce le immagini gratis al professionista è molto bassa. E chi lo fa probabilmente non ha bisogno di un fotografo di alto livello, non ha bisogno di un professionista. Quindi amen. Secondo me, ovvio.

      • Scusa Riccardo, dalla tua risposta ho la sensazione di essermi espresso malissimo. Intendevo: c’è differenza tra rovinare il mercato e regalare (o donare se preferisci) una qualunque risorsa (foto, articolo, tools…. un caffè). Sono assolutamente d’accordo con te. Prendendo il discorso foto ad esempio, a me non serve il lavoro di un professionista, mi va bene tutto e se è gratuita tanto meglio. Però, quando mi serve qualcosa di diverso, ovvero di professionale, vado da quello che mi ha “donato” la foto. Come per il blogging, o qualunque altra attività: vedo cosa fai, vedo come lo fai, valuto e nel momento in cui ho necessità di un professionista ti cerco. Diciamo che è un po’ come se la rete mi permettesse di fare un giro di prova su un’auto nuova, poi so da chi comprare e quale auto acquistare. Vedo in questo senso le risorse gratuite date da tanti, tu per primo con ogni articolo doni un pezzetto di professionalità. Sono sicuro che sia la punta dell’iceberg di quanto puoi fare quando lavori su commissione, come è giusto che sia. Però intanto mi fai fare il giro di prova e io sono sicuro che quell’auto non è senza freni, ha il cambio in ordine e l’aria condizionata funziona bene 🙂

  3. Secondo me ti sbagli. Lo dici perché non svolgi attività di fotografo. Certo che fa molto comodo avere foto gratis, se devi usarle, quello sì. Ma c’è una tale sovrabbondanza di foto gratis, se non gratis a prezzi stracciati (pochi cents), che…

    • Ciao Sara,

      Può essere. Però il concetto è semplice: questa è la realtà dei fatti. Oggi il social web permette di fare questo, di diffondere immagini gratuite per ottenere visibilità, fidelizzazione e altro ancora. Ora tu fotografo che fai? Trovi anche tu una soluzione per cavalcare l’onda o sbatti i piedi a terra e resti a guardare il mondo che passa?

      Lo so, è difficile. Ma è difficile anche per un webwriter combattere contro i portali che vendono testi preconfezionati e chi scrive articoli per 50 centesimi. Alla fine, però, c’è chi non si accontenta e si rivolge a un professionista.

      • Scusate se mi intrometto nella vostra discussione, ma non riesco a capire una cosa: perché un blogger che lavora gratis compie un’azione sbagliata, mentre un fotografo che lavora gratis no. Entrambi potrebbero avere come motivazione la “visibilità”. Un giovane blogger potrebbe decidere di scrivere gratis per una, due, dieci aziende in modo che poi, magari, qualcuno lo noti per il suo stile e lo assuma.

        La realtà dei fatti è che oggi in Italia spesso non viene premiata la professionalità in nessun campo. Foto carine con le nuove macchinette e programmi le può fare chiunque, e per quello che servono.. le posso prendere gratis. Lo stesso vale per i testi, anche mio nipote\cugino sa scrivere, che ci vuole? Lui nemmeno lo pago…

        Io non lavoro nel web e non so fare foto, per cui forse non posso capire, ma ci sono volte in cui l’esperienza vale più del denaro e ci sono lavori che non accetterei per tutto l’oro del mondo. Quello che so è che le campagne contro chi accetta o meno dei lavori sono sbagliate. Ognuno ha la sua motivazione e criticarla a priori mi sembra inutile e scorretto.
        Scusate per la lunghezza del commento.

  4. Ciao Riccardo. Sto seguendo la vicenda con molto interesse da qualche giorno, e sono rimasto coinvolto nel dibattito in un sito. Un ragazzo, col quale mi trovo d’accordo, sosteneva che Drudi ha fatto male a rifiutare solo per il compenso basso: perche’ anche se sottopagato, anche se solo lavoro di due mesi senza prospettive future, e anche se non proprio in linea con i suoi studi, quel posto gli avrebbe permesso di entrare, seppure brevemente, negli uffici di Repubblica, dove avrebbe potuto essere fianco a fianco con i professionisti del settore e cercare di crearsi una rete di contatti. Tu cosa ne pensi?
    Un’altra domanda. Il post Drudi l’ha pubblicato su LinkedIn, non su Facebook (non ha questo profilo social): secondo te ci sono differenze in termini di visibilita’, o il contenuto (e in particolare questo contenuto, legato alla tematica del lavoro su un social network inerente) ha la stessa probabilita’ di viralizzarsi?

    • Ciao Giuseppe,

      Dipende. A volte negli uffici ci entri solo per spaccare pietre e non per inserirti. le grandi aziende fanno leva proprio su questo fascino per avere manovalanza a basso costo in eterno. Probabilmente Drudi non aveva bisogno di visibilità ma di soldi per pagare le bollette, e il tempo per un freelance è denaro.

      LinkedIn contro Facebook? Beh, se ha postato il messaggio sul primo gli è andata di lusso 😀

  5. Sono d’accordo con te Riccardo quando dici che il dono genera opportunità mentre il lavoro sottopagato è malcostume: tantissimi professionisti regalano ebook, risorse grafiche e in fin dei conti tutti gli articoli che noi blogger realizziamo si potrebbero considerare regali, mentre sicuramente c’è qualcun altro al mondo che prodotti del genere li fa pagare: ma, come dici, in questo modo generi opportunità da cui coglierai dei ritorni sotto altra forma.
    Per il lavoro sottopagato, personalmente, posso dire che lo ho accettato all’inizio perché effettivamente ne avevo da imparare, ma deve esserci un punto al quale tutti dicono “No”, come quel ragazzo, perché altrimenti non si smetterà mai di scendere ancora più in basso…

  6. Secondo me quel commento è pretestuoso e non devi sentirti responsabile di nulla, Riccardo…

    il primo punto interessante è la distinzione tra “risorse” (le foto gratuite sul web) e “competenze” e/o “consulenze” (il fatto che quel servizio possa essere fatto ad hoc o su misura per te): c’è una bella differenza, e se ci pensi i servizi gratuiti che trovi in rete sono raramente personalizzati. Quello che facciamo gratis in rete noialtri, del resto, riceve un introito in termini di contatti o di campagne pubblicitarie…

    inoltre trovi anche un sacco di software gratuito in rete (freeware ed altre alternative legali, intendo), eppure i programmatori lavorano lo stesso da sempre, e raramente si sognerebbero di criminalizzare chi mette in rete open source e/o software free: bisogna costruirsi un mercato, saper entrare in quello giusto e conveniente per te, altro che accettare qualsiasi cosa solo perchè l’offerta arriva da “uno grosso” (si tratta di uno dei non sequitur più diffusi e dannosi mai visti nel mondo del lavoro).

    Quell’offerta di lavoro è a mio parere spersonalizzante ed indegna, ma la cosa che mi lascia davvero perplesso è chi, tra i vari commenti a quel post, ha parlato di opportunità persa (sic) e che “ai miei tempi si facevano sacrifici ben peggiori”. Sintomatico dei troppi adepti del menopeggismo, e che evidenziano come il top del proprio retaggio mentale sia la sottomissione incondizionata al padrone di turno… per cui ci sarà sempre, e non dimentichiamolo, chi guarderà con aria scandalizzata questo freelance perchè “ha rifiutato l’offerta di un grosso quotidiano”.

    E dato che risaputamente il “pollo” da spennare lo trovano sempre, facciamo convergere domanda ed offerta: basterebbe fare un bell’ufficio di collocamento selezionando personale low-cost, giusto tra i tanti signori favorevoli ai “sacrifici” di cui sopra…

    • No Sal, non mi sento responsabile.

      L’unica responsabilità oggi è di chi non riesce a comprendere i meccanismi del lavoro, e di chi vuole a tutti i costi applicare regole vecchie a dinamiche nuove.

  7. In tempi di crisi le grandi aziende usano questa scusa per motivare il lavoro sottopagato… E visto che c’è fame sicuramente qualcuno accetta.

  8. 9 ore di lavoro per 1000 euro mensili 5 giorni a settimana?
    Dalle mie parti è solo un sogno!!! Purtroppo io lavoro dalle 8 alle 21 e mi pagano 25 euro al giorno (in media 3/4 volte a settimana.

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