Riassumo rapidamente la storia.

Sulle pagine del Corriere della Sera spunta una lettera speciale. Non è la missiva di qualche politico tormentato dalle attenzioni dei magistrati: c’è un sentimento ferito, c’è un dolore da segnalare.

Questa è la lettera di un marito che usa il Corriere per puntare il dito sui tradimenti della moglie. “Il nostro matrimonio è finito – sostiene l’anonimo Enzo – e oggi voglio raccontare il tuo tradimento”.

Lettera del marito alla moglie sul Corriere

Situazione delicata, anche perché la lettera del marito alla moglie infedele è ricca di dettagli in bilico tra ironia e malinconia. Sembra una storia triste, ma qualcosa non quadra: è solo una trovata pubblicitaria? Il sospetto diventa sempre più incisivo, e aumenta con la pubblicazione della risposta.

Lucia – la fantomatica moglie – risponde a tono, si difende e rilancia: la colpa è tua. Insomma, il teatrino va avanti anche quando ormai è tutto chiaro: la lettera del marito alla moglie è una pubblicità.

Obiettivo? Creare curiosità intorno a un programma che lavora proprio sull’infedeltà. Ovviamente non faccio nomi per non dare immeritata visibilità a questo tipo di contenuto, ma anche perché credo che questo sia un modo errato per fare pubblicità.

Sei un quotidiano nazionale

“Il consumatore non è un idiota, è tua moglie. Non mentire a tua moglie e non mentire alla mia”. In questi casi cerco sempre riferimento tra i grandi nomi, e David Ogilvy mi dà man forte per argomentare.

La lettera del marito alla moglie pubblicata sul Corriere, dal mio punto di vista, è un’informazione falsa: un contenuto creato a tavolino per ingannare il lettore, una pubblicità che si manifesta come qualcosa di diverso. E che sfrutta la natura non pubblicitaria per attirare l’attenzione del lettore.

Sto esagerando? No. Il messaggio pubblicitario sfrutta autorevolezza del giornale per farsi notare. Io leggo il Corriere e mi aspetto di trovare notizie verificate. Immagino che un contenuto sia veritiero e che la pubblicità sia immediatamente riconoscibile. Questo è un punto fondamentale.

La pubblicità non può e non deve apparire come qualcosa di diverso. Il Native Advertising trasforma la pubblicità in contenuto editoriale in linea con il calendario, con lo stile delle pubblicazioni interne. Diventa articolo del quotidiano, ma è riconoscibile come “contenuto a pagamento”.

E la lettera del marito alla moglie?

No, quella no. La lettera del marito alla moglie viene identificata come un contenuto bizzarro, ma non ci sono elementi per individuarne la natura pubblicitaria. E questo è un male: guerrilla marketing vuol dire insinuarsi nelle maglie della vita quotidiana con messaggi fuori dagli schemi. Ma sfruttare l’autorevolezza di un giornale per promuovere un programma non è una soluzione etica.

Il Corriere della Sera non può accettare una soluzione simile. Deve essere garante delle informazioni che appaiono sulle sue pagine, e deve chiarire i ruoli: notizia, pubblicità, lettera di un cittadino.

La tua opinione

La lettera del marito alla moglie sul Corriere doveva essere accompagnata da un messaggio in grado di chiarire la sua natura. Gli esperti del settore avevano intuito, i comuni mortali probabilmente no.

Non è vero che tutto può essere accettato. Ci sono dei punti che devono essere tutelati, e uno di questi è proprio la riconoscibilità del messaggio. Secondo te, invece? Lascia la tua opinione nei commenti.

Riccardo Esposito
Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

4 COMMENTI

  1. Gran bell’articolo riccardo. A questo punto mi verrebbe da dire: che tristezza! Un giornale, degno di nota, finisce per creare dei falsi pettegolezzi al fine di attirare altri media. Ormai sembra che sia tutto diventato un show americano, un arena di wrestling in cui la gente vuol vedere sangue, complotti e colpi di scena degni di nota.
    Pensavo che i servizi di Studio Aperto, che per l’80% riguardavano l’ultimo calendario della velina di turno e i sabato sera della riviera romagnola fossero già abbastanza, ma sono riusciti a superarsi ancora: ormai la nuova frontiera non sembra più parlare di gossip, ma addirittura crearlo di sana pianta.

    • Ciao marco,

      Purtroppo è così: i media ormai si svendono per un piatto di maccheroni. O forse qualcosa in più. ma in ogni caso è scomparsa l’etica della comunicazione.

      O non è mai esistita?

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