Cosa sapere prima di licenziarti

Quali sono le domande che fanno la differenza quando decidi di diventare freelance e di lasciare il posto fisso? Ecco i punti che devi risolvere prima di decidere definitivamente.

Vedi, settembre è così: tutti vogliono cambiare, tutti vogliono migliorare qualcosa. Spesso la metamorfosi si traduce in lasciare il lavoro e intraprendere la carriera di freelance, di libero professionista. Ma cosa sapere prima di licenziarti?

Cosa sapere prima di licenziarsi
Cosa sapere prima di licenziarti?

La scelta è stata dettata dal senso di libertà collegato alle ferie: hai conosciuto gente nuova, hai chiacchierato con vecchi amici di villeggiatura, qualcuno ti ha detto: “Ehi, ma quale ferie finite. Io sono freelance e gestisco come voglio la mia vita”.

Il problema: c’è tanta disinformazione, ma soprattutto ci sono tante speranze dietro l’idea di lasciare il lavoro fisso per intraprendere la carriera di freelance.

Certo, l’avventura ha un richiamo forte. E tu credi di avere le carte in regola per abbandonare il nido, per volare con le tue ali fino a toccare il cielo. Sono sicuro, è così. Ma prima rispondi a queste 10 domande che ti faranno tremare le gambe.

Pagherai un bel po’ di tasse ogni anno

Cosa sapere prima di licenziarti? Inizio con un destro in faccia. Senza pietà, senza preliminari. Questo è l’argomento che ogni aspirante freelance cerca di glissare quando deve considerare i pro e i contro. Ci sono tanti vantaggi, tante aspettative. Ma il commercialista ha fatto il quadro della situazione: lo stato è il tuo socio occulto.

Un socio che con il regime dei minimi è di minoranza, ma rischia di diventare di maggioranza con una partita IVA ordinaria. Quindi non mettere la testa sottoterra quando intavolano l’argomento tasse e imposte: informati, fatti spiegare tutto.

Lo sai che il primo anno non paghi tasse e il secondo arriva la stangata? Lo sai che la gestione dei soldi da elargire allo stato è tua e che non devi spendere il tuo patrimonio? Equitalia aspetta solo questo. Affidati a un buon commercialista.

Lavorerai tanto e senza alcun orario

Superato il dogma del cliente che ha sempre ragione (perché non ha sempre ragione), bisogna anche saperseli conquistare i clienti. E qui arrivano le rogne.

Mosso da infinita passione, il freelance si lancia senza paura in nuovi progetti e ogni giorno rischia di essere risucchiato nel vortice del lavoro senza fine.

lavoro
La libertà del freelance.

Sai di cosa sto parlando, vero? Questa vignetta descrive perfettamente questa dimensione. Nessun fine settimana, nessuna pausa, nessun viaggio di piacere, orari di lavoro che farebbero invidia alla buonanima di Stakanov.

Il freelance si ammala di lavoro. Non riesce a liberarsene. Gli impegni lo inseguono in ogni angolo della sua esistenza pubblica e privata. Decidi di ritagliarti un po’ di tempo per fare sport, per uscire con gli amici o con la dolce metà. Cosa sapere prima di licenziarti? Non c’è soluzione: il telefono continua a suonare.

Hai dei buoni clienti da contattare?

Vuoi diventare freelance senza avere già una base per lavorare? Sei un pazzo, ecco cosa sei. Abbandoni la certezza del posto fisso per l’insicurezza del mondo freelance e non hai neanche un cliente in agenda. Questa è pura follia, non puoi muoverti così.

5 domande che ti devi fare prima di licenziarti
Ti piacerebbe lavorare così, vero?

Il tuo desiderio di diventare freelance è sacrosanto. Ma prima devi avere dei clienti, devi fare in modo che il passaggio dal lavoro dipendente a quello freelance sia semplice. Per fare questo devi sovrapporre per un periodo le due attività.

Devi mantenere rapporti con i tuoi clienti già quando sei sul posto di lavoro. Anche perché la decisione di lasciare l’impiego fisso non arriva da un giorno all’altro.

È un’idea che maturi nel corso del tempo. Ecco, in questo periodo devi già curare i contatti con i tuoi clienti. Così quando prenderai una decisione non dovrai passare un solo giorno a casa a girare i pollici. Ti assicuro che questa soluzione funziona.

Il passaggi dalla vita da dipendente a quella da freelance è meno traumatica se già sei in contatto con dei clienti. In questo modo puoi gestire un contatto diretto con il lavoro che ti aspetta, e non devi trascorrere periodi di inattività in attesa di lavori.

Se stai progettando di fare il grande salto inizia a lavorare sulla rubrica professionale: le spalle coperte ti renderanno più forte davanti ai dubbi.

Devi saper trovare nuovi lead

No, sul serio. Se mi dici che vuoi iniziare a lavorare come freelance e non hai un blog rischi di farmi venire un colpo. Forse ti illudi di non averne bisogno perché hai già una buona lista di clienti, e credi di essere al sicuro. Con le spalle coperte.

Ma sai che il freelance ha sempre bisogno di nuovi clienti? Hai sempre bisogno di nuovi contatti per sostituire i clienti che chiudono i lavori, ma anche per crescere e trovare nuove occasioni. Ecco, avere un blog vuol dire puntare sul principio dell’inbound marketing: ti fai trovare dalle persone che hanno bisogno di te.

Con un blog puoi creare contenuti, pillar article, ebook da distribuire ai clienti. E pubblichi landing page per trasformare i lettori in contatti. La domanda: quando aprire un blog? Quando non ne hai bisogno. Così può crescere con calma.

Rischi di essere visto come esecutore

Deve affrontare il cliente che ti considera un automa al servizio dell’azienda. Ecco, sei diventato un dipendente. Un dipendente senza privilegi, facile da licenziare.

Il cliente è un bimbo nel girello. Può muoversi, può decidere alcuni punti. Ma tu devi seguire il movimento e imporre la tua professionalità. Il trucco per non perdere il cliente? Cosa sapere prima di licenziarti? Devi sempre dimostrare.

Lavorare con altri clienti prima di lasciare i posto fisso ti permette di prendere confidenza con l’universo freelance. Un universo fatto di soddisfazioni personali.

Ma anche di maggiori responsabilità. Tu hai eseguito il lavoro e tu devi gestire il cliente: questo significa disponibilità telefonica, email mandate alle 15.00 per un lavoro che deve essere pronto alle 15.17, richieste impossibili da realizzare.

Il freelance dimostra la competenza

Esatto. La tua libertà come lavoratore indipendente passa attraverso una sana e robusta dimostrazione di competenza. Devi conoscere il settore, il tuo settore.

Non si tratta di vanagloria: descrivi le tue azioni, giustificale con argomentazioni forti, spiega tutti i passaggi e prepara dei campi prestabiliti di completa libertà per il cliente. Ma imponi sempre il tuo volere sui punti più importanti.

Il cliente deve scegliere tutto? No, ci mancherebbe. Il freelance dovrebbe sopportare torture indicibili: sfondo fucsia, musiche in home page e copy pessimi.

Cosa sapere prima di licenziarti? Essere freelance con partita IVA vuol dire anche capire le persone. Una personalità abituata a comandare i propri dipendenti si comporterà allo stesso modo con te. Soprattutto se sarai troppo accondiscendente.

E tu devi documentare ogni azione con la professionalità che ti caratterizza. Solo così puoi combattere una persona tronfia, convinta della propria onniscienza.

Tu hai le competenze per agire nel modo giusto, e devi abbandonare se il cliente vuole spingerti verso una dimensione che non ti rispecchia.

Devi saper lasciare il cliente

Io ho il mio modo di lavorare, ho la mia tecnica. Il cliente ha bisogno di un testo? Bene, sono qui per questo. Preferisce usare una parola? Perfetto, correggiamo.

Tu mi paghi per decidere cosa e come scrivere. Come professionista non posso fare quello che tu consigli: per caso un dentista si comporta in questo modo?

Cosa sapere prima di licenziarti
E non deve produrre solo denaro.

Bene, io credo che in questi casi il freelance debba essere disposto a lasciare. Rischiando di perdere il lavoro, certo. Ma deve spiegare al cliente che sta sbagliando, sottolineando l’errore, e che non può procedere con il lavoro.

Perché è un progetto fallimentare. Lo so, è una scelta difficile ma necessaria. Non prendere decisioni affrettate, muovi i passi con la giusta calma, non agire d’impulso. Soprattutto, assicurati di avere già altre occasioni di lavoro.

Come? Lavorando bene con il tuo blog. Partecipando alle conversazioni e facendo conoscere il tuo nome online. Facendo networking, conoscendo le persone giuste.

Basta un attimo per dare idee sbagliate sulla tua persona: basta un attimo e sei diventato/a un dipendente senza contratto, con tanti obblighi e nessun privilegio.

Non sei libero di fare ciò che vuoi

l freelance in Italia non è ricco e non è libero. Cosa puoi fare per ribaltare la situazione? Te lo dico io: devi iniziare darci un taglio. E a gestire il tempo.

Esatto, hai capito bene. Devi definire dei tempi dedicati al lavoro ed esclusivamente a quello, e dei tempi dedicati solo ad altro. Il freelance non è un impiegato.

Ma questo non significa immolare la propria esistenza al lavoro. Devi imparare a gestire il tempo come un vero freelance. E devi limitare le perdite di tempo.

Devi lavorare con intelligenza, devi parlare con i clienti e cercare di non disperdere le energie verso attività inutili, senza sbocco. Per approfondire l’argomento dedicato all’aumentare i guadagni come freelance ti lascio questo post e un’ottima infografica.

cosa sapere prima di licenziarti

Secondo te, invece? Come gestisci la tua vita da freelance? Riesci a staccare e a dare il tempo necessario alla tua vita? Il freelance, secondo te, è libero?

Il giorno libero a tutti i costi non esiste

La vita del freelance è così, piena di sacrifici. Lavorare il sabato e la domenica per me è la norma, e non lo faccio perché sono masochista. Lo faccio perché la passione è forte, gli impegni devono essere portati a termine e i clienti hanno bisogno del mio lavoro. Quindi capita di lavorare nei week end, il 24 dicembre, il 15 agosto.

Vuoi operare otto ore al giorno e di chiudere all’orario stabilito? Vuoi rispondere alle email solo quando sei in ufficio. E quando lavori da casa cosa fai? Come ti organizzi? Cosa sapere prima di licenziarti? Semplice, si lavora molto di più.

In the U.S., homebound employees are logging three hours more per day on the job than before city and state-wide lockdowns, according to data from NordVPN, which tracks when users connect and disconnect from its service. 

Bloomberg

La verità: il tempo da dedicare ai clienti si raddoppia. Ma quello che hai a disposizione è sempre lo stesso. Anzi, se il tuo ufficio è a casa rischia di dimezzarsi.

Ma se le cose vanno bene (e devono andare bene se vuoi sopravvivere) questa riflessione sulla libertà diventa utile quanto una bottiglia d’acqua in spiaggia.

Non puoi avere paura di fallire

Ultimo step, quello che definisce realmente la tua possibilità di far parte del club. Tutti i punti elencati possono essere risolti in poco tempo e con minimo sforzo (almeno credo). Questo passaggio, invece, può essere decisivo, insormontabile.

La paura di sbagliare alberga in tutti noi, ma tu la devi superare. La devi affrontare e sconfiggere, o almeno la devi rilegare in un angolo: non deve essere un ostacolo alla tua attività. Puoi fallire, puoi sbagliare, puoi sempre fare di meglio. Ma ora sei freelance, non hai un superiore che verifica il tuo lavoro e poi lo consegna al cliente.

come diventare freelance
Requisito decisivo per avere successo come freelance.

Cosa sapere prima di licenziarti? Te lo dico con chiarezza e semplicità: ora sei tu la verifica. E sei tu il parafulmini delle lamentele del cliente. Ma anche il riferimento quando arrivano le congratulazioni. Non puoi vivere nel timore.

Consegna il lavoro, passa al prossimo task, migliora la tua attività con la formazione. Un consiglio per evitare problemi? Alza i prezzi ed evita i clienti che si trasformeranno in rogne. Questo è l’unico modo per sopravvivere.

Da leggere: come creare un buon preventivo

Cosa sapere prima di licenziarti?

Domanda diretta. Io ho elencato le domande utili per capire se sei pronto ad affrontare la vita del freelance. Adesso la parola passa a te, lettore.

Le risposte sono positive? Hai la stoffa del freelance? Non puoi essere pronto per affrontare con serenità un passo così importante: è normale avere paura.

Ma l’importante è avere consapevolezza delle difficoltà. Essere freelance non è un gioco, non è uno scherzo. Metti in campo tutte le tue abilità, il tuo patrimonio, il tuo tempo. Allora, sei pronto? Raccontami la tua esperienza nei commenti.

10 COMMENTI

  1. Buongiorno Riccardo, articolo molto interessante. Condivido alcune cose, ma altre… be’…preparati a farti venire un colpo, perchè io non solo ho lasciato il mio lavoro a tempo indeterminato, in una multinazionale molto rinomata, per diventare freelance, l’ho fatto a 39 anni, età in cui questo mondo ti giudica peggio che vecchio, inesistente; l’ho fatto senza periodi “cuscinetto”, cambiando città (900 km di distanza), sapendo zero di come si gestisce un sito web, un blog, i social network, e senza un-cliente-uno! Sei svenuto? 🙂 Ovviamente ho raccolto molte informazioni (ho investito, in questo, diverso tempo), mi sono fatta affiancare da professionisti di fiducia (commercialista, avvocato, assicuratore, web desinger… ho investito denaro) e molte cose le sto imparando in corsa: inbound marketing, gestione blog, gestione sito… il mio core business è il management innovativo, perciò materie ben diverse da quelle; da qui, le mie giornate di lavoro durano 24 ore e le mie settimane sono di 7 gg lavorativi, ecc. Proprio come dici tu. Avevo un sogno da realizzare, e soprattutto, una vita da rispettare per rispettare me stessa. È dura, durissima, soprattutto perchè non puoi permetterti il lusso di smettere di credere in te. Mai. “La paura non appartiene al mondo freelance”: sacrosanto! Finalmente qualcuno lo dice a chiare lettere! Lascia che aggiunga qualcosa ai consigli che lasci qui. 1 – Se diventi freelance (imprenditore di te stesso) non lo fai solo per ottenere la libertà, hai un motivo più forte, molto più forte: il rispetto verso te stesso, quando la realtà che ti circonda non è come la credevi tu: decidi di avere un ruolo attivo nella progettazione di questo mondo folle, perchè se non lo fai, non puoi lamentarti che esso non ti assomigli! 2 – Un detto bellissimo dice: “Abbiamo tutti due vite: la seconda inizia quando ci accorgiamo di averne solo una.” 3 – La conoscenza abbatte le paure, quindi investi sempre in formazione!! Tutto ciò che non sai e ti serve sapere, lo puoi imparare, fra l’altro con grandi benefici sull’autostima direi (carburante fondamentale quando viaggi in autonomia). In questo il web ci aiuta tantissimo, quindi … lunga vita ai leader di pensiero, di valore come te, da cui possiamo ricevere tanto. Non siamo soli! 4 – Quando parti da zero come me, usa la tecnica per trovare clienti, esiste, fallo! Dovrai avere grande pazienza, non demordere. I frutti si raccolgono alla stagione giusta, se sono ancora acerbi, occorrono ancora azioni migliorative, impara a individuarle.
    Ecco, forse è da foolish people fare come ho fatto io, ma avevo la mia unica vita da onorare.
    Ti saluto con un’altra frase che mi ha ispirato tanto nel periodo della scelta, della decisione “più decisiva” della mia vita: “fa’ che sia il cuore a decidere la meta e la mente a trovare la rotta”. Spero possa aiutare qualcun altro a capire che bisogna usare la testa, e non dimenticare il cuore. Solo questo ci può rendere persone vere, professionisti seri.
    Angela

    • Ciao Angela,

      Credo che il tuo esempio sia da prendere come riferimento. Cambiare tutto in un periodo della vita che invece ti impone certezza, stasi, posto fisso o quasi. Sei stata coraggiosa. Mi piacerebbe affiancare al il mio commento quello di Andrea Girardi, amico ed esperto di questo settore.

      Per adesso ti lascio una domanda: i risultati sono arrivati? i frutti sono maturi?

  2. I miei più sinceri complimenti ad Angela, le tue parole mi hanno davvero colpita! Sei in gamba, hai davvero molta stoffa e lo dico senza avere ancora il piacere di conoscerti. Cosa che spero accada presto!

  3. “Abbiamo tutti due vite: la seconda inizia quando ci accorgiamo di averne solo una” Mi piace questa Frase. Molto. Fa il paio con “non è mai troppo tardi per essere ciò che avresti potuto essere” ma è più bella, molto più bella. Complimenti Angela.
    Bene vediamo la cosa dal punto di vista dell’età da posto fisso e certezze Riccardo. Intanto comincerei con una considerazione: il posto fisso è una bufala. Non esiste sicurezza nell’affidare la propria vita nelle mani di un unico soggetto che non sai nemmeno chi sia. Che domattina si sveglia inverso e lascia a casa tutti con un’operazione folle che manda in fallimento l’azienda. Ad esempio. Poi vuoi mettere il piacere di gestirsi da soli senza nesssuno che decida quando devi andare in ferie, quando devi fare pausa caffè o andare in bagno? Il posto fisso va bene tra i 18 e 21 anni. Forse. Quanto al mondo che come dice Angela qui sopra, ti considera fuori… mah, non so, mai sentito parlare di Coco Chanel o Morgan Freeman? Due esempi a caso di gente che fino a 40 anni non era nessuno e poi ha cambiato tutto lasciando una certa impronta nel mondo.
    Lavorare per sé stessi è faticoso, ma non per la mole di lavoro in sé, perché si può sempre posizionarsi più in alto o più in basso a seconda delle esigenze personali. Magari non subito ma si fa. Lavorare per sé stessi è faticoso perché comporta un’assunzione di responsabilità della propria vita. Ti tocca essere adulto, mentre di solito le persone si limitano a comportarsi da adulti. Senza prendere la guida di sé stessi. Fino a che stai all’università e ti mantengono è tutto facile, non hai idea di come gira il mondo e non hai parametri per valutare quasi niente di ciò che accade fuori dal tuo giardino. Quando poi entri nel mondo del lavoro, fai esattamente la stessa cosa: un lavoro (come lo era anche studiare, che è una cosa impegnativissima e importante) e sei pagato (come mantenuto) per questo. Punto. Ben altro è diventare sé stessi e prendersene oneri e onori. Certo tu Riccardo hai una responsabilità e non puoi raccontare che si può fare come ha fatto Angela. Trovo doveroso da parte tua specificare che sia difficile e faticoso e che la soluzione migliore è (spesso) fare un passo alla volta strutturandosi pian piano per avere un passaggio indolore. Lo consiglio io stesso ad alcuni clienti che sono in dubbio, ma… Sai Riccardo, si può insegnare tutto, ma una personalità aggressiva e motivata non si insegna: o ce l’hai o la trovi dentro di te. Quello che ha fatto Angela è quello che si fa quando prendi delle decisioni. Quelle dalle quali non si torna indietro. Alcuni funzionano provando a fare il salto con le spalle coperte, altri no. Ma tutte le volte che ho trovato una perla che sceglieva e si lanciava senza avere le spalle coperte, ho visto successi. L’ho fatto anch’io così. Sai è un po come quando vedi una ragazza e a un certo punto dici “è Lei” e tu lo sai che lei è Lei e non importa se le piaci o le sei antipatico o non le interessi… tu quella donna la fai innamorare e la sposi. E Festeggi le nozze di diamante con lei come fosse il primo giorno. Perché funziona così, è una cosa che senti dentro e ti scuote e ti brucia il sangue e non ci dormi di notte. Sono quasi certo che Angela non ci ha dormito la notte, non per la preoccupazione, ma per la voglia di farlo quel salto e poi si è buttata. E sarà un successo, enorme, qualunque cosa per lei significhi la parola successo. Perché funziona così. Certo forse sarebbe da sottolineare che non è mai un salto nel buio alla cieca, ma una cosa che fai quando hai grinta, intelligenza e una preparazione tali che sai di poter affrontare tutto da zero e concretizzare in tempi brevi. Alle volte brevissimi. Roba che fa paura a chi non ha grande fiducia in sé, e incomprensibile per chi non ha ancora tirato fuori la testa dal guscio. La cosa che fa meno paura a chi ha questo spirito è il non aver clienti o cambiare città e ambiente e trovarsi senza contatti e senza riferimenti. La cosa che invece preoccupa davvero, di solito è trovare ciò che alimenta la motivazione che c’è dietro, perché deve essere a prova di bomba. Perché di porte in faccia ne riceverai a migliaia, ma se la trovi (la motivazione inattaccabile) allora puoi essere così determinato che gli obiettivi che gli atri ritengono assolutamente impossibili, saranno solo alcuni dei tanti traguardi. (Che cosa curiosa, a ragionare per assoluti di solito sono quelli che in gioco non si mettono mai)

    • Eccomi… raccolte tutte queste forti emozioni inaspettate, provo a rispondere con ordine.
      Riccardo, Andrea, per me il successo è il raggiungimento dei miei obiettivi, insieme alla realizzazione della mia mission personale: voglio contribuire a tenere alte le “saracinesche” locali, aiutare gli imprenditori del Sud a costruire aziende sane e competitive, di cui gli uomini possano condividerne gli obiettivi e soprattutto i valori.
      Il Sud è una terra troppo spesso abbandonata, e che invece ha bisogno di (e merita!) immenso amore. Credo che la chiave di tutti i nostri discorsi, possa essere qualcosa tipo “indossare un atteggiamento desiderabile”. Non saprei come dirlo meglio, ma posso riepilogare il concetto in una frase che devo avere già detto a qualcuno: ho smesso di chiedermi “cosa mi può dare la Puglia?” ed ho iniziato a chiedermi “cosa posso dare alla Puglia?”; rispondendo a questa domanda, ho trovato la soluzione della mia vita.
      Sia chiaro, non ho avviato una ONLUS, il mio lavoro deve portarmi a vivere dignitosamente; ho voluto però dare luce ad un’attività che pur nel suo piccolo sia un esempio del mondo che vorrei: un mondo dove non esistano barriere culturali e dove vivano esseri umani liberi; un mondo fatto di lealtà e fiducia, così come di innovazione e sostenibilità, di esempi che siano tanto fonte d’ispirazione, quanto ricalcabili.
      Avrete capito che ciò che occorre è TANTA pazienza e TANTA energia: la strada che ho davanti è ancora lunga e tutta in salita, avendola scelta però è un continuo imparare, scoprire, meravigliarsi, sfidarsi, ed è questo che amo e che mi fa sentire viva.
      Parlando di risultati (o frutti), Riccardo, ecco un breve bilancio del primo piccolissimo anno di vita di Handy Innovation (il 16 settembre accenderò la sua prima candelina!!  ): in soli 10 giorni l’ho creato, dalla partita IVA alla presentazione in fiera, ma era in me già da tempo, anche se non sapevo si sarebbe chiamato così; dopo un mese ero business coach allo startup weekend di Bari, e a dicembre avevo già il mio primo cliente!! … Per la seconda fattura è passato più tempo, tempo che ho usato per rivedere i miei piani e introdurre le prime azioni correttive, c’è sempre da imparare! Oggi, il mio giardino ha qualche frutto in maturazione ed ho tutte le intenzioni di prendermene cura. Poi ci sono anche i fiori, come questi scambi con voi: il loro profumo è stato inebriante!
      Andrea, tengo a precisare che la frase sulle “due vite” non è mia e non ricordo di chi sia, posso però certamente affermare che l’ho fatta mia. Anch’io non credo nell’esistenza del posto fisso, il mercato dà segnali continui di questo, sbaglia chi si illude del contrario. E ancora, grazie per avermi donato questa raffinata differenza fra l’essere adulti e il comportarsi da tali, alcuni mi hanno dato dell’incosciente.
      A tal proposito, e per dovere morale nel riportare la mia esperienza, preciso che io ero nelle condizioni di “strambare” la mia vita, non avendo figli di cui occuparmi o altri impegni che avrebbero potuto “appesantire” i miei movimenti. I momenti bui, poi, o le delusioni, le porte in faccia, come hai detto anche tu Andrea, SONO CONTINUE E TOSTE!!
      In sintesi, lungi da me cantare vittoria in alcun modo o spingere chicchessia a fare come me: ognuno faccia leva sui propri punti di forza e sia prudente in merito a quelli più vulnerabili, quando valuta certe decisioni. La mia scelta è maturata in lungo tempo e a valle delle circostanze della mia vita particolare. Il concetto chiave che vorrei passasse però è sicuramente: portiamo sempre attenzione al rispetto verso noi stessi, qualsiasi decisione preferiamo.

  4. Io posso raccontarvi la mia storia anche se non faccio per professione l’informatico. Sono un fisioterapista!
    Lavoro dopo la laurea per 4 anni in un grande studio, vedendo tante persone, e acquisisco esperienza. A 28 anni capita un occasione e mi licenzio per aprire il mio studio. Seguo i lavori e non scorderò mai, il mio primo giorno lavorativo da freelance: 0 pazienti! Comincio piano piano ad ingranare, creo piano piano la mia rete ed eccomi qui a 35 anni, con uno studio ormai divenuto una bella realtà romana nel centro storico!

    Dopo anni di soldi regalati a tanti pseudo professionisti del web, compro il primo libro di wordpress, acquisto il corso seo on line e mi metto a lavoro da gennaio di questo anno con una media di 10 utenti giornalieri. Oggi dopo 9 mesi sto a 1500 utenti al giorno ed il sito continua a crescere! Forse io sono malato per la perfezione,ma questo stimolo continuo che ti da solo l’essere freelance,non te lo darà mai nessuno! Certo non a 40 anni perché li i rischi sono tanti ma a 25-28 anni è giusto e doveroso provarci assolutamente!

    • Ciao David, la tua esperienza è importante e hai fatto bene a condividerla: bisogna iniziare da qualche parte e tu hai seguito un buon percorso. Soprattutto hai trasformato il tuo sito web in uno strumento di lavoro.

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