Chi sono i lurker?

Di Riccardo Esposito | Pubblicato il

L’assenza dei commenti su un blog è l’incubo principale di chi inizia a scrivere e pubblicare articoli. Anzi, è uno dei principali perché il primo posto tocca all’assenza di visite. La colpa è anche dei lurker, ovvero chi legge e non commenta.

Definizione di lurker su internet.
Definizione di lurker su internet.

I commenti non arrivano e lo sconforto prende il sopravvento. “Forse non scrivo bene – ti chiedi – oppure non sono interessante. O forse devo aumentare le visite”.  Le vuoi aumentare? Ecco 11 consigli per avere più click sul tuo blog.

Ma ti assicuro che per aumentare i commenti non hai bisogno solo di visite. Tutto si basa su una serie di principi. Ecco 5 elementi di psicologia spicciola per capire (e snidare) chi legge e non commenta. Ovvero i lurker di blog, social e forum.

Chi sono i lurker, definizione

I lurker (inglese to lurk, osservare di nascosto) sono gli utenti che leggono i post di una community – forum, social, blog – ma decidono di non commentare. Le ragioni possono essere diverse e non riguardano solo i commenti ma anche gli UGC di:

  • Trustpilot.
  • Google Group.
  • Tripadvisor.

I lurker, quindi, si tagliano fuori dal postare contenuti propri. Per alcuni blogger sono dei free-riding, persone che prendono i benefit senza dare nulla on cambio.

Da leggere: come disabilitare i commenti WordPress

Dimensioni del fenomeno lurking

Spesso ci chiediamo quali siamo i numeri del lurkering, questa pratica che spinge le persone a usufruire dei contenuti lasciati online dalle community senza partecipare attivamente alla creazione del valore. Di base è accettato un periodo di lurking.

Ma spesso si va oltre, anche perché la regola dell’1% è chiara: “La percentuale dei soli fruitori (lurker) di una comunità virtuale è enormemente superiore a quella dei collaboratori attivi a quella stessa comunità”. Ecco uno schema di esempio.

la regola dell'1%
Le proporzioni del coinvolgimento online – Fonte immagine.

Perché i lurker non commentano?

Il fenomeno del lurkering – frequentare senza partecipare – è variegato e con sfumature differenti. Però ci possono essere delle cause da combattere per aumentare i commenti WordPress o del forum. Ed evitare l’internet lurker.

Spesso i lurker hanno timore

Questo è il ragionamento che sviluppa chi ama lurkare, e arriva sul post e non trova commenti. Perché devo iniziare io? Se nessuno ha commentato un motivo ci sarà. Il numero dei commenti rappresenta una riprova sociale: è proporzionale al successo.

Arrivi su un blog e trovi una bella discussione. Trovi messaggi articolati, idee, opinioni. E trovi anche risposte interessanti. Bene, in questo caso è normale lasciale un commento. Rappresenta un elemento attrattivo nei confronti dei lettori

A volte è sufficiente iniziare una fase virtuosa per sbloccare i lurkert. Quando arriva un messaggio non rispondere con una semplice affermazione, con un: “Grazie per il commento”. Usa gli inneschi, domande di rimando che spingono a rispondere.

Assenza di un’opinione

Gli articoli dovrebbero fornire sempre il punto di vista dell’autore. Altrimenti sono una semplice esposizione del fatto: sono una cronaca dell’evento, un contenuto che puoi ritrovare nella fonte ufficiale. Perché dovrei commentare un articolo arido?

Spesso i blogger sfruttano la leva dell’opinione per creare click baiting: vanno controcorrente, spiazzano il lettore e pubblicano articoli che vanno contro l’opinione diffusa. D’altro canto spingere troppo sul click baiting può essere pericoloso.

pubblico lurker
Gestire i luker nella community.

Puntare sull’opinione personale è una cosa buona. Il lettore lurker legge il tuo punto di vista e lascia il suo: può darti ragione, può criticare, in ogni caso è spinto a lasciare un commento. Se non c’è punto di vista non c’è invito al commento.

Le opinioni estreme possono attirare l’attenzione, possono portare tanti commenti. Ma possono anche rovinare la tua immagine online. E questo non è un prezzo da pagare per aumentare i commenti. Devi trasformare il tuo pubblico in una tribù.

Completezza del contenuto

A volte il post è veramente ben fatto, è completo. Hai pubblicato un tutorial utile, e hai affrontato tutti i punti necessari per ottenere risultati. L’argomento è chiuso.

Può essere una delle cause che spingono i lettori a non commentare. In poche parole: non c’è nulla da aggiungere. Questo non vuol dire che devi pubblicare articoli incompleti (ci mancherebbe) ma che devi suggerire tu qual è il punto di sviluppo.

La chiusura dell’articolo non deve essere un elenco di call to action o una sintesi del lavoro svolta: prova a suggerire una possibile strada per sviluppare l’articolo. Perché c’è sempre qualcosa da aggiungere, anche quando hai esaurito l’argomento.

Da leggere: cos’è e a cosa serve la netiquette

Possiamo fare de-lurking?

Conoscere la psicologia del lettore non vuol dire avere la soluzione. Quello dei commenti è un terreno friabile, non è facile trovare la chiave per stimolare i lettori.

Devi trattare il lettore con i guanti, con i riguardi riservati a chi può dare molto all’economia del blog. Prendi spunto dai commenti dei lettori, chiedi pareri e opinioni, dimostrati interessato a quello che dice il lettore nelle community.

Questo è il modo che io uso per aumentare i commenti. Secondo te questi sono i punti giusti per lavorare sulla psicologia del lettore che non commenta?

Riccardo Esposito

Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

Categoria: Social network

13 commenti su “Chi sono i lurker?”

  1. Ecco, questa è una bella discussione. A volte cerco di capire perché alcuni posto vengano più commentati di altri, mentre alcuni ricevono diversi “mi piace” e nessuno li commenta. Solitamente, preferisco dare “input”- o almeno ci provo- perché non mi sembra utile, come hai giustamente fatto notare, chiudere l’argomento: dopo gli altri che aggiungono? Dovrebbero limitarsi al “sì, sono d’accordo”? Così non mi piace, è proprio noioso. Credo, tuttavia, di dover affinare l’abilità nell’applicare questi principi. Ciao Riccardo!

    1. Riccardo Esposito

      Ciao Bruna, scusa per il ritardo della risposta.

      C’è sempre un problema di fondo: accontentare tutti. Qualcuno sostiene che i post debbano essere completi, delle piccole enciclopedie. Altri preferiscono lasciare aperto uno spiraglio (anche polemico) in modo da sfruttare la carica emotiva delle persone. Spesso, infatti i blogger fanno leva sulle emozioni per ottenere commenti.

      E’ normale, va bene. Solo che devi scegliere: meglio essere completi e rispondere a una domanda o puntare alle emozioni? Mi piacerebbe avere la tua opinione.

      🙂

      1. La scelta non sarebbe assoluta e dipenderebbe, in ogni caso, dal tipo di post. Se dovessi scrivere, ad esempio, un articolo sulle migliori App per viaggiare, punterei alla chiarezza e alla completezza; se dovessi scrivere un commento su una mia esperienza (di un viaggio, di un libro, ecc) cercherei di parlare alla “pancia” del lettore.
        Buona domenica!

  2. Pensa, i miei lettori sognano invece i post con ancora zero commenti perché si è creata fra loro una gara a chi arriva per primo! Oo
    Anche qui, comunque, troppi calcoli secondo me. Io non bado a come scrivo ciò che scrivo, se ci metto call to action, se espongo e basta, se faccio articoli chiusi. Dopotutto a volte si ha bisogno di un tipo di post e altra volte si ha bisogno di altro… no?

    Moz-

    1. Riccardo Esposito

      Prima o poi ti porterò come case study nella formazione: tu non hai bisogno di calcoli, Miki, tu sei perfetto così. Il giorno che farai dei calcoli sul tuo blog perderai sicuramente qualcosa. Vai avanti senza guardarti intorno. Anzi, il mio blog continua a leggerlo 😉

  3. Io la guarda in una maniera diversa: I commenti sono una componente che andrà a decretare la qualità complessiva della pagina. Ritengo sostanzialmente inutile spingere il lettore a rispondere con una serie di domande se poi queste risposte non apporteranno alcun valore al post anzi, lo possono danneggiare. Alla fine come tu spesso dici nei tuoi post dev’essere un qualcosa di naturale e non forzato (come la condivisione dei post ad esempio). Anche dal punto di vista SEO è un ottima cosa avere i commenti all’interno del proprio sito e non su server esterni, purché questi ci siano e siano di qualità. Come avere solo commenti di qualità? Beh, qua ci si potrebbe collegare a tanti tuoi post sulla selezione del pubblico e delle fonti. Insomma….è un gran bel lavoraccio!

    PS: Chiedo scusa per il commento a metà precedentemente pubblicato, ma devo accidentalmente cliccato sull’Invio. 😉

    1. Riccardo Esposito

      Una cosa posso assicurarti: è un lavoraccio. Io l’ho fatto in passato. oggi sono qual, vivo con il mio blog, ho il mio pubblico. Ti assicuro che alla fine qualcuno ce la fa. Però è difficile, ci vuole impegno quotidiano anche nella gestione dei commenti.

  4. Ciao Riccardo,
    credo purtroppo che la sindrome da “mordi e fuggi” sia una pratica molto diffusa.

    La soluzione può dipendere dalla capacità di ognuno di noi nel creare un seguito affezionato di lettori, una sorta di comunità fatta di persone che vedono nel nostro blog un luogo dove ritrovarsi con altri appassionati, e non solo un distributore di contenuti stile Take away.

    Per me è ancora presto per parlare di seguito appassionato, ma ci sto lavorando 🙂

    1. Riccardo Esposito

      E devi lavorarci sempre, ogni giorno, con continuità. L’unica certezza è questa: non è un obiettivo facile da raggiungere. Ma lo puoi raggiungere, questo è sicuro.

  5. Immagino che non commentare un blogpost che mi da consigli su come migliorare le interazioni nei blog sia davvero il colmo. 😀 Innanzi tutto grazie degli ottimi consigli! Il “foglio bianco” è sempre la parte più spaventosa, per i blogger che aspettano il primo commento più che per chi si trova dall’altra parte a doverlo scrivere. L’innesto è sempre un’ottima soluzione, non solo nei blog ma anche nei commenti delle pagine social genera interazione e crea un bel senso di community. Anche il tone of voice da il suo contributo nell’aumentare le interazioni quando è colloquiale e personale piuttosto che freddo, asettivo ed “eccessivamente professionale”.. o sbaglio?

    1. Riccardo Esposito

      Certo, il tone of voice è fondamentale. Ti permette di entrare in sintonia con il lettore e di creare un rapporto stabile, amichevole. Più ti allontani e più rischi di scoraggiare i commenti.

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