Hai raggiunto il tuo sogno: le persone ti pagano per scrivere. Sei un web writer. Sei un blogger freelance, una persona che riesce a guadagnare grazie alla creazione di testi e articoli.

Tu scrivi, il cliente paga. E tutti sono felici. Ti vedi come un antico scrittore che entra nelle grandi corti medievali e scrive sonetti per i propri signori in cambio di vitto, alloggio e denaro.

scrivo per lavoro

Ti pagano per scrivere. Un bel traguardo, non credi? Hai trasformato la tua passione in una professione. Questo vuol dire che non lavorerai un solo giorno nella tua vita: hai svoltato.

Ma le passioni non sono facili da ingabbiare. La scrittura non è una semplice operazione, è sinonimo di creatività. Una creatività che spesso viene affogata dalle richieste professionali.

Essere speciale oggi

Ieri un lettore ha lasciato nei commenti una domanda interessante: come posso essere creativo, come posso essere eccezionale nel mio lavoro, se ogni parola viene messa sotto esame? La creatività è indispensabile per dare ai tuoi contenuti una spinta evolutiva, ma se viene frenata da continue contestazioni il blogging diventa simbolo di immobilismo.

Il blogger viene inteso come semplice articolista. Ovvero come persona che deve eseguire un compito così come gli viene descritto. Della serie: “Tu mi dici quello che devo fare e io lo faccio”.

Poi le cose non funzionano ed è la colpa è tua. Perché ovviamente non hai eseguito il compito con la precisione con cui ti è stato chiesto. E le tue giornate passano così, tra articoli ricchi di “Siamo leader del settore” e comunicati stampa camuffati da post (che nessuno leggerà).

Il problema: come sconfiggere il cliente che non paga.

Questione di equilibrio

Voglio rispondere alla domanda che mi hanno girato nei commenti: come essere speciali quando ti controllano ogni sillaba? Semplice: non puoi. Sul serio. Io non conosco la soluzione.

La creatività ha bisogno di libertà d’azione, ha bisogno di confini elastici. Per questo il tuo lavoro deve puntare alla formazione delle persone che sono a capo di questo progetto. Devi indicare la strada.

Devi far capire qual è la direzione da seguire .

Ma soprattutto devi giustificare le tue azioni. Ci sono clienti che ti lasciano un progetto in mano e ti dicono: “Fai quello che credi, tu sei il professionista e tu sai cosa fare”. Ecco, io amo questi clienti.

Poi ci sono quelli che credono di poter fare il lavoro al posto tuo. Perché hanno fondato un’azienda, e perché conoscono il cliente. Sanno cosa vuole. E quindi sanno anche come scrivere sul web.

Per approfondire: quando il cliente ruba il lavoro.

Io sono il professionista

Il tuo compito, a  questo punto, è semplice: devi presentarti come un professionista, come una persona che sa quello che fa. Devi descrivere le tue azioni, le devi giustificare. Questo passaggio dà autorevolezza alla tua voce. E chi si trova di fronte a te dovrà prendere una decisione.

Forse accetterà il tuo punto di vista, o forse continuerà a proporre il suo punto di vista. Continuerà a imporlo. Però lo farà con una consapevolezza diversa: tu hai dato il tuo punto di vista, hai espresso il tuo parere personale e hai dato il tuo parere. Per emergere dobbiamo cambiare registro.

Ovviamente nessuno può costringere un datore di lavoro a prendere la direzione che hai indicato, ma la chiarezza deve essere la base di partenza del tuo operato: una persona intelligente apprezza sempre un parere che contrasta (con genuinità e senza malizia) con la routine quotidiana.

Da leggere: come guadagnare di più con il tuo lavoro freelance.

A te la scelta: ti conviene rimanere?

Da un punto di vista remunerativo è un lavoro che non puoi perdere? Quali sono i motivi che ti spingono a preservare questo contatto? Nell’immaginario collettivo il professionista è libero di lasciare il lavoro che non lo soddisfa, in realtà ci sono sempre degli equilibri da rispettare.

Anche quando trasformi la tua passione in un lavoro ci sono compromessi. E quando hai il fiato sul collo devi eseguire altrimenti sei fuori. Il mio consiglio è semplice: lavora sulla formazione, cerca di far capire perché vuoi prendere determinate scelte.

Questo è l’unico modo per lasciare libertà ai tuoi testi. O almeno questa è la strada che conosco. Secondo te è un metodo utile? Funziona? Anche tu hai questo problema? Lascia al tua esperienza nei commenti.

11 COMMENTI

  1. Secondo la mia opinione che concorda con la tua, è molto difficile esprimere la propria creatività e il proprio parere personale quando si lavora per conto di altre persone che non ti lasciano libertà di azione.
    Ritengo che il tuo consiglio sia molto utile però non credo che sia sempre applicabile, infatti penso che dipenda molto dall’ambiente in cui si lavora.

  2. Ciao Riccardo, hai ragione quando scrivi che la “creatività” deve essere elastica. Il confine è sottile tra la supponenza del committente e spesso anche quella del creativo. Bisogna avere la consapevolezza della propria professionalità, prendere posizione ma sempre con leggerezza e umiltà. È raro incontrare il cliente disposto ad ascoltare i buoni consigli, ma la vita dei “creativi” non sempre è perfetta e non sempre riusciamo ad “essere speciali”.
    A me è capitato di rinunciare a dei lavori che proprio non riuscivo a fare miei e nessun compromesso era possibile. Grazie per i tuoi consigli.
    Buona giornata
    Mimma

  3. sono d’accordo. Sto imparando anche io che ognuno ha la propria responsabilità. La nostra di professionisti del settore è spiegare (bene e chiaramente) il perchè delle nostre scelte. Il “datore di lavoro” ha la responsabilità del progetto finale e di seguire o meno la strada che viene indicata.
    sbaglio a pensare cosi?

  4. Grande Riccardo, come sempre hai azzeccato il punto.
    Oggi tutti pensano di saper fare tutto, si rivolgono a quelli che reputano professionisti ma poi pensano di decidere tutto loro. Se mi paghi per una consulenza, non sono obbligato a dire quello che ti aspetti di sentire. Poi puoi essere d’accordo oppure no, ma questo è un altro discorso.
    Da venditore mi hanno sempre insegnato che il cliente va istruito, perché lui non sa già tutto, anche se pensa il contrario.

  5. Non sono d’accordo sul fatto che facendo questa professione è come non lavorare. Per me, almeno, non è così. Se potessi scrivere quello che mi pare, ma non per i clienti, per me stesso, e guadagnare, allora sarebbe come non lavorare. Altrimenti non ha nulla di diverso dagli altri lavori.

    Sono d’accordo sul concetto della creatività: anche se scrivi a comando, devi comunque creare un contenuto là dove prima non esisteva niente. La creatività va a farsi friggere se capita il cliente che ti impone mille paletti.

    • Ciao Daniele, credo che Riccardo scrivendo “Hai trasformato la tua passione in una professione. Questo vuol dire che non lavorerai un solo giorno nella tua vita: hai svoltato” si riferisse al fatto che spesso il lavoro dei “creativi freelance” viene visto e considerato da molti come un NON lavoro. Molti considerano “lavoro” quella estenuante routine fatta di mezzi pubblici, ufficio, pausa pranzo, riunioni, stress etc etc. Non sanno che essere freelance è, a volte, molto più faticoso e stressante. Anche nelle condizioni peggiori bisogna fare la differenza, dare il meglio di noi.
      “Dovete credere al vostro prodotto, dovete credere nel vostro lavoro. Solamente un credo profondo genera l’energia e la vitalità che dà vita al vostro lavoro” Bill Bernbach
      Buona giornata

    • Diciamo che volevo sciogliere l’incanto che avvolge queste professioni. Trasformare una professione in lavoro vuol dire lavorare in ogni caso. Non siamo esenti da obblighi e scadenze.

  6. Grazie Riccardo! Io sposo la tua teoria, tengo molto a questo lavoro perché sento gli argomenti dell’azienda che seguo , molto vicini a me ( è già un punto molto importante). Io aggiungo ancora un’altra cosa, guadagnare non solo la fiducia del “capo”, ma anche di tutti quelli che gli stanno attorno di cui lui si fida e che con lui collaborano da molto più tempo di me! Scalerò la sua fiducia centimetro per centimetro.

  7. Penso che la creatività in questo campo debba avere la caratteristica di riuscire ad ottenere risultati concreti e su questi nessun cliente potrà obbiettare, anzi sarà costretto ad ammettere almeno con se stesso la capacità ed anche se non in modo palese sarà ben attento dal perdere un collaboratore che riesce a portare risultati positivi in termini di fatturato. Certo la creatività vera non dovrebbe nemmeno porsi come traguardo un risultato economico ma questa è la vita oltre che Internet. Altro discorso è quando un cliente pretende di imporsi su come devi fare il tuo lavoro con idee assurde che non portano a nulla, in questo caso a meno che il cliente non accetti di pagarti per un lavoro che non porterà a nulla è meglio perderlo che trovarlo.

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