Partiamo da una riflessione: la lingua italiana è un monumento da rispettare, ma non è immutabile. E soprattutto deve essere utilizzata con intelligenza.

So cosa stai pensando. Un webwriter ha sposato la causa della buona scrittura, deve rispettare la lingua italiana. È un nostro dovere, me ne rendo conto.

grammar nazi

Ma come studioso della comunicazione voglio sottolineare che noi scriviamo per un pubblico, non per compiacere l’Accademia della Crusca.

Non voglio elogiare la grammatica zoppicante, non voglio l’amnistia per chi confonde accento e apostrofo. Ma voglio che sia ben chiara l’importanza del target.

La lingua è in continua evoluzione e non possiamo chiuderla in una gabbia di norme. Ci sono regole che dobbiamo rispettare, ma non possiamo seguire il sussidiario della prima elementare.

Un periodo non inizia con la congiunzione, non mettere la virgola prima della “e”…

L’errore di grammatica resta errore di grammatica, e io lo condanno. Ma la forma gergale, il neologismo, il linguaggio giovanile possono avere motivo di esistere un alcuni casi.

 Ad esempio quando c’è un rapporto stretto tra l’autore del blog e i lettori, quando mi rivolgo a un target capace di accettare e apprezza – magari con il sorriso sulle labbra – le evoluzioni linguistiche.

La sintesi di questa riflessione: la grammatica è importante, è una componente FONDAMENTALE nella professionalità di un webwriter. La qualità e gli errori di grammatica sono due poli opposti.

Ma esistono dei casi in cui la forma colloquiale può avere dei risvolti positivi nell’ottica del blogging.

Secondo te?

12 COMMENTI

  1. Non so, dipende da cosa si intende per linguaggio giovanile. Nei miei blog diverse volte appaiono commenti scritti come al cellulare (nn, xché, ecc.): beh, no, quelli li edito e basta.
    Neologismi: anche qui dipende dal neologismo. Blogger che inventano aggettivi dovrebbero studiare un dizionario, perché se quegli aggettivi non esistono, non esistono e basta.
    Non vedo quali risvolti positivi possa avere nel blogging il linguaggio colloquiale, o almeno vorrei capire con alcuni esempi. Rispondendo ai commenti io lo uso questo linguaggio, sempre nei limiti della decenza.

    • Ciao Daniele,

      Nel caso delle abbreviazioni SMS sono d’accordo con te. Riguardo al neologismo non mi riferisco esclusivamente a “invenzioni” del blogger ma a formule che si usano in una determianta situazione. Mi viene in mente il termine “scialla”: fa parte della lingua italiana? No, ma è usato in una determinata subcultura. E un blogger che si rivolge a quella cerchia può usarlo per avvicinarsi al lettore.

  2. Il blog comunque è formato da testi scritti e come tali non possono contenere deliri, specie se si tratta di contesti professionali. Cosa diversa è il blog è il passatempo di un quindicenne, ma quello di certo non può essere un esempio. La comunicazione scritta qualunque essa sia quando è ufficiale deve rispondere ai parametri necessario affinchè il messaggio giunta compiuto. Insomma perchè mai scrivere cose incomprensibili. Nella rete gira un sacco di ignoranza non la si deve certo incentivare. 😉

    • Ciao Eleonora,

      Bando ai deliri e alla grammatica selvaggia. Massimo rispetto per la propria audience, soprattutto nei contesti ufficiali. Ma attenzione a non esagerare con espressioni e formule ufficiali: si rischia di cadere nel burocratese.

      Per dire, anche tu hai usato espressioni gergali nel commento 🙂

  3. Ciao Riccardo,

    per me la qualità di un testo risiede nel contenuto quanto nella forma. Il rispetto della grammatica è fondamentale per chi scrive o almeno per chi lo fa per professione. Proprio non mi capacito davanti ad un “pò” o ad un “qual è”. Ma ammetto (infatti lo appena fatto :D) di usare la congiunzione all’inizio di un periodo. Credo che doni continuità e fluidità al discorso. E poi, si può essere colloquiali anche nel rispetto della sintassi.

  4. Molto dipende dal tipo di post che si sta scrivendo, dal tipo di messaggio che si vuole dare, dal personaggio che si vuole essere e soprattutto dal senso che vogliamo dare al tutto.

    Esistono post scritti volutamente per dare il senso del parlato, come una persona che riprende il filo di uno stream of consciousness mai interrotto, è da condannare? Se fosse una precisa scelta stilistica?

    Immaginiamo un post di un blog che inizia così: “E comunque ve lo dicevo io…”

    Quell’autore mi sta parlando, con delle lettere scritte, ma sta parlando…

    Ovviamente la grammatica è sovrana, ma si deve distinguere tra scelte stilistiche ed errori.
    Per quanto riguarda i neologismi, secondo me sono i benvenuti, saperli usare con intelligenza o parsimonia è un’arte difficile. Basta non fare la fine di Cetto Laqualunque: “Infattamente, qualunquemente, poimente…”.

  5. Grammatica e forma colloquiale.. sono due cose distinte e separate! E’ ovvio che il linguaggio giovanile dà i suoi frutti (se parliamo di blog o social media), ma la grammatica è un’altra cosa. 🙂
    Articolo piacevole ed essenziale come sempre e immagine costruita ad arte! Complimenti 😉

  6. Sebbene tutto dipende dal tipo di post, dal tipo di messaggio che si vuole dare, da chi si vuole impersonare e dal senso che vogliamo dare, rimane prioritaria la responsabilità sociale di chiunque si rivolga ad un uditorio o platea di lettori. Ce l’ha chi ha coscienza e consapevolezza della sua influenza, con senso civico e della comunità.

    Proporre disvalori disgreganti di una comunità, per esempio con l’eccessivo settarismo da target ristretto, la proposizione di modelli linguistici aggressivi, poveri, vittimisti o manipolatori, deve trovare il difficile equilibrio con la scelta stilistica che concede varianti, neologismi, gergalismi e forme colloquiali giustificate dal contesto.

    Trovare la quadra spesso è arte. Non si può sempre piacere a tutti.

  7. Ma’, in genere io mi lamento soprattutto degli anglismi usati con troppa facilità. Ma in genere sono d’accordo: la lingua si evolve, ma lentamente.

  8. Per dare un contributo ulteriore a questo post, e per dimostrare ancora una volta il mio amore per la grammatica, consiglio la lettura dell’ultimo articolo firmato da Luisa Carrada http://blog.mestierediscrivere.com/2013/01/07/la-precisione-non-e-un-dolce-di-lusso/

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