Perché fare il copywriter?

Sai cosa significa diventare copywriter? Ecco cosa sapere prima di iniziare il percorso e la relativa gavetta per conquistare nuovi clienti. Ma anche per avere le giuste soddisfazioni nel campo.

Già, perché fare il copywriter? Semplice, è un mestiere misterioso e figo. Misterioso perché quando dici alla gente ciò che fai, questa ti guarda con la faccia a punto interrogativo obbligandoti ad aggiungere qualcosa di banale (scrivo per il web).

Perché fare il copywriter?
I motivi sono diversi.

Figo perché ti senti troppo figo ad avere un lavoro che ha un nome inglese, che ancora pochi conoscono e che è semanticamente vicino al mestiere dello scrittore.

Ma quali sono le prospettive lavorative per chi fa questo mestiere? Il copywriting è vario, ma ritengo che le offerte per un copywriter si possano dividere in tre grandi gruppi: offerte di lavoro, offerte di assistenza ed offerte di beneficenza.

Offerte di lavoro

Sono quelle dove un’azienda cerca professionisti, anche alle prime armi ma talentuosi, per una collaborazione saltuaria o fissa che sia retribuita.

Ed è proprio la retribuzione a fare l’offerta di lavoro. Ma nel panorama lavorativo attuale questa tipologia di offerta è – ahimè – molto rara.

Offerte di assistenza

In questo caso un’azienda cerca professionisti, possibilmente molto abili al lavoro, per una collaborazione fissa e molto impegnativa, retribuita in modo fantasioso.

  • Alcuni ti permettono di inserire il codice Google Adsense.
  • Altri ti dicono di trovarti gente per fare pubblicità sul tuo articolo.
  • Poi ci sono quelli che ti mettono i link di affiliazione.
  • Altri ancora ti promettono fior di quattrini arrivati alla soglia del milione di visite, condite da circa 100.000 condivisioni social. Secondo te qual è il migliore?

Offerte di beneficenza

Le aziende, ma anche singoli imprenditori, cercano volontari per scrivere sul loro blog, che fin da subito ammettono di non avere soldi per pagarti, almeno fino a quando non saranno primi su Google e tu avrai già scritto la Divina Commedia.

Torniamo con i piedi per terra

Questa analisi è una considerazione ironica del mondo del lavoro del copywriting. Purtroppo la realtà è più dura di come l’ho descritta, e lo dico per esperienza. Scarse sono le offerte di lavoro serie dove si parla di retribuzione.

O almeno di una retribuzione degna di essere chiamata tale. Non sono pochi quelli che offrono una miseria per un articolo. E sono molti quelli che offrono una retribuzione in base alla pubblicità e/o al numero di visite. E nessuno ti dice “Bravo”.

Da leggere: come diventare copywriter professionista

Perché fare il copywriter?

Perché credo che sia uno dei mestieri più belli al mondo per cui vale la pena lottare ed impegnarsi. Ma soprattutto perché c’è una passione alla base, una grande soddisfazione nel sedersi davanti a un monitor e lasciar correre le dita sulla tastiera.

E tu perché hai deciso di fare il copywriter? Ti è capitato anche a te di rifiutare (o accettare) offerte di lavoro che sfiorano la beneficenza? Ti aspetto nei commenti.

Articolo su come diventare copywriter scritto da Valentina Dainelli (Too Much Tuscany), guest blogger per My Social Web: provaci anche tu!

20 COMMENTI

  1. Beh, diciamo la verità io, almeno all’inizio, avevo un gran spirito da crocerossina.
    Dall’alto della mia ingenuità e della voglia che avevo di scrivere ho accettato qualsiasi pagamento, anche il più ridicolo. Ma adesso basta.
    Il copywriter è uno di quei mestieri che si fanno con passione, anzi che non si possono fare senza passione, ma è anche preparazione, coinvolgimento, studio e professionalità. Insomma, un bel mix di tutto questo. Un mix che va pagato e va pagato bene.
    Sogno un futuro in cui i copywriter del web avranno le loro soddisfazioni, e la professione sarà finalmente riconosciuta anche con un codice dedicato.
    Perché ho iniziato a fare il copy? Perché ci sono nata. E ora è il caso di farci anche qualche soldino 😉
    Rinnovo ancora i complimenti per il tuo blog, sempre interessante.

  2. Conosco bene l’ambiente dell’editoria, sia tradizionale (carta soprattutto ma anche radio e tv minori) sia online. Scrivere è il mio mestiere a tempo pieno dal 1999 anche se io scrivo contenuti un po’ particolari (analisi finanziarie… ero un gestore di fondi comuni, mi sono messo in proprio da 13 anni, non gestisco più, mi limito ad analizzare e commentare per un po’ di clienti tra cui giornali e siti, appunto) e però contemporaneamente (mi sento un po’ Jackill e Hyde…) di tanto in tanto provo a far crescere progetti miei come Mondivirtuali.it.

    OK, qual’è il problema a monte? Che l’editoria “old style” sta tramontando e con essa un modello di business inizialmente basato solo sui proventi della distribuzione (le copie vendute), poi misto distribuzione e pubblicità (almeno dagli anni 80 sempre più importante), ora quasi esclusivamente sulla pubblicità. Il che porta un editore che non abbia capitali molto consistenti e visione molto lungimirante a campare così: assumo pochi giornalisti (meglio se con uno o due anni di cassaintegrazione così mi tolgo i contributi), moltissimi stagisti (che pago tre euro e posso sbattere fuori quando mi pare), faccio giornali copia&incolla di agenzie, più un po’ di colore locale, più tante “facce” di amici che potrebbero farmi avere pubblicità (aziende, politici…). E faccio il giro delle sette chiese per i centri media cercando di intercettare quanti più big spender possibili (e quindi spesso evito di parlarne male o addio pubblicità).
    I new media? Il web, i social-cosi? Il business model è identico ma non può manco per un centesimo sperare (ancora) nella vendita di contenuti. Devi fare milioni di pagine viste, venderti le skin del sito, piazzare pop up, pop under, sondaggi sponsorizzati, sezioni “ad hoc” (dello sponsor) etc etc etc. E venderti i dati degli utenti, cui far arrivare tonnellate di mail promozionali…
    I copywrighter/scrittori/giornalisti/autori che fine faranno? Ah, bella domanda, per Granieri (che cita tante fonti in questo suo pezzo: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=285&ID_articolo=114) forse si dovranno cercare un altro mestiere o meglio un altro modo di essere pagati. “Il posto fisso fa schifo” cinguettano (non solo su Twitter) i nostri politici. E gli editori (non solum sed etiam) tagliano le retribuzioni fisse e le sostituiscono con retribuzioni/costi variabili. Molto variabili. A volte per necessità (se un progetto è piccolo o trova chi l’aiuta quasi gratis et amoris dei o semplicemente finisce lì, senza manco essersi fatto notare nel mare magnum del web mondiale) spesso per convenienza (chi i soldi ce li ha se li sarà pur fatti in qualche modo, mica facendo il benefattore…). Aggiungiamoci che i contenuti in Italiano se va bene arrivano al 5%-6% dell’utenza mondiale… e quindi certi business model che in America (e in lingua Inglese) reggono in Italia è inutile manco guardarli…. non so, mi sembrano tempi “ferocemente” competitivi, mettiamola così. Spesso da entrambi i lati del tavolo virtuale…

    • Chi scrive per mestiere non può permettersi il lusso di illudersi. La realtà è dura e dobbiamo rimboccarci le maniche per essere sempre competitivi, per accontentare il cliente senza svendere la nostra professionalità e cercando di portare sempre il pane a casa. Il valore della scrittura non è ben chiara, ancora non hanno preso coscienza del potere di una parola giusta al posto giusto. La carta stampata no comment! Se con il web riesci ad avere una buona visibilità se ci sai fare, quando entri nel circuito dei giornali e ti illudi di poter diventare una firma di rilievo… sei fregato!

  3. Indubbiamente mai svendersi. Però temo che sia a causa di cambiamenti tecnologici (sempre più web, sempre meno carta, sempre più mobile, sempre meno fisso, sempre più video sempre meno testo) sia culturali (sempre più contenuti autoprodotti e autodistribuiti, sempre meno broadcasting, sempre più domanda di “free” sempre meno o sempre poca di “pay”) il contenuto, persino quello eccellente e che dunque richiede eccellenti autori, sia ormai solo un fattore (e non necessariamente quello preponderante) della funzione produttiva nel settore editoriale, online o carta che sia il supporto.

    E questo, credo, porta al fenomeno cui assistiamo (assieme ai limiti italici legati a lingua, gap culturale/tecnologico con altri mercati, comportamenti opportunistici, mancanza di capitali/investimenti etc)… La vera sfida è proprio portare a casa la pagnotta senza svendersi ma trovando un modo diverso e più funzionale (in tutti i sensi, pure quello morale) di “vendersi” ai propri clienti da un lato e lettori dall’altro. O no? 😉

  4. Partiamo da un presupposto: la creatività e la scrittura è una passione, ma ci si nasce. Sono dell’idea che saper comunicare e saper descrivere un cielo azzurro facendo sognare il lettore è qualcosa che appartiene al dna di una persona.

    Detto questo, aggiungo anche che siamo in un periodo molto difficile, dove la crisi economica ed esistenziale dei singoli ha portato decine di persone a svegliarsi un giorno con un’idea: oggi inizio a scrivere (nel web o meno).

    Ci ritroviamo, ora, in un mix di professionisti (quelli li riconosci subito) e persone che, non trovando altro a fare, iniziano a fare “gli articolisti”. Normalmente questi ultimi accettano cifre vicine ai 0,50 cent a pezzo, roba da pazzi. Comunque, con la grande invasione dei non-professionisti il nostro settore è andato in declino. Ti contattano per un lavoro, presenti loro il preventivo e ti senti dire (magari): “Ah ma sei matta? C’è chi lo farebbe per il 60% in meno”.

    Bene, allora vai. Vai e fai scrivere chi ti prende meno della metà. Tanto poi il risultato si vede. E’ bene ricordare che abbiamo iniziato tutti “dal basso”, le esperienze son servite a crescere professionalmente e anche se erano poco retribuite, all’inizio son state una mano santa per imparare. Ma chi ha iniziato a fare questo lavoro, pur prendendo poco, lo ha fatto per passione. Lo ha fatto per amore della scrittura. Lo ha fatto perché è il sangue che ti scorre nelle vene che ti obbliga a farlo. Non perché non c’è lavoro o ci si gongola all’idea di non fare un bip e stare davanti al pc tutto il giorno.

    Ora siamo in un momento in cui i professionisti devono farsi forza e andare avanti, perché il loro lavoro rimarrà solido nel tempo, mentre la pochezza di chi offre 0,50 cent a pezzo verrà ben presto ripagata e i nuovi fanciulli attratti dal web troveranno un posto in qualche bella azienda.

    Tutto questo discorso per dire cosa? Che si, puoi anche accettare di lavorare per poco, se sei agli inizi. Ma mai se quello che stai facendo lede la tua dignità. Se sei a quel punto, torna indietro, perché è la strada sbagliata. Retromarcia, sosta, inserisci la prima e via, riparti verso la tua passione. Solo se hai quella sarai in grado di sopportare questo lungo inverno di crisi che stiamo vivendo.

    PS: perdonate la lunghezza!

    Beatrice

  5. @Beatrice Ciao! Io sono Valentina e ho scritto l’articolo e sono anche una di quelle persone che accettano 50 cent ad articolo. Sia perchè sono agli inizi – è da circa un anno che ho intrapreso la strada del SEO-copywriter freelance – sia perchè ritengo sia meglio fare che non fare.
    Non penso che questo offenda la mia dignità, perchè il lavoro nobilita l’uomo, o donna che sia. Credo piuttosto offenda la dignità di certe aziende che come dici tu “la pochezza di chi offre 0,50 cent a pezzo verrà ben presto ripagata“.
    In cuor mio spero di riuscire presto a guadagnare col lavoro che faccio e credimi che mi ci sto impegnando molto. Sto cercando di seminare per poter raccogliere i frutti quando sarà il momento.
    Quindi oso sperando che la fortuna mi premi, mentre tengo le dita incrociate dietro la schiena!
    Quindi: in bocca al lupo a me e a tutti voi!

  6. Ciao Valentina!

    Tu fai bene a provare. Provare, studiare, riprovare. L’esperienza vuol dire moltissimo! Ma 0,50 cent, a mio avviso, sono davvero molto pochi! Son d’accordo quando dici che è meglio fare che non fare, ma c’è un limite.

    Il fatto che tu sia così appassionata è un punto a tuo favore, così come l’avere un tuo blog. Questo dimostra che non sei una dei tanti che si è svegliata una mattina con la voglia di guadagnare qualcosina. Ma proprio per questo io cercherei di spostarmi su altre cifre, almeno da 1,50 euro e oltre per pezzo, che considero ancora poco.

    Che ne pensi?

  7. @Beatrice Ciao Beatrice,

    no infatti non mi sono svegliata una mattina decidendo di fare il copywriter.Bensì la scelta di perseguire questo mestiere è il frutto della mia evoluzione professionale insieme alla passione per scrivere e soprattutto al piacere immenso che provo nel “giocare” con le parole.
    Mi occupo di contenuti e di scrittura di contenuti dal 2006, anche se non ho subito capito che fare il copywriter sarebbe stato il mio mestiere. Come ti ho detto è da circa 1 anno che ho deciso di intraprendere la strada della freelance – ma in totale sono quasi 3 anni che sto cercando di imparare il mestiere. La scelta è stata in parte imposta, perchè quando è nato mio figlio non ho più avuto un lavoro.
    Ho due blog e realizzo applicazioni per iPhone e Android per la visita ai borghi della Toscana (mio altro grande amore). Insomma mi do da fare, parecchio, ma i risultati economici sono pochi.
    Quindi magari guadagnare 1,50 ad articolo! Ma come fare? Come ho scritto nell’articolo le proposte di pagamento sono molto fantasiose al momento e pochissimi quelli che ti pagano. O forse sono io che non so cercare.
    Mi puoi dare qualche dritta?

  8. Concordo con te che si leggono proposte molto, ma molto fantasiose. Siamo in un periodo difficile, dove si accettano un po’ tutte le cifre proposte per paura di non lavorare abbastanza, vista la crisi.

    Primo consiglio che mi sento di darti, basandomi su ciò che ho fatto anche io durante i miei primi mesi: cerca tutti gli annunci nei forum maggiori, girali tutti, uno per uno, a volte si trovano offerte decenti. Proponiti in maniera audace, sicura, professionale.

    Cerca i marketplace più conosciuti: Scribox a volte ha annunci niente male e mi capita di lavorarci un paio di volte al mese.

    Usa i social network per offrirti e scrivi guest post (come questo) per farti conoscere. Io ho fatto così. Forse già qualche anno fa era meno dura, vista la crisi sempre peggiore. Tu cerca, ogni giorno, sempre. Utilizza Google alerts per le offerte, fai ricerche sui motori di ricerca, conosci più gente possibile.

    Con me ha funzionato e spero possa essere lo stesso per te 🙂

  9. Non mi sono espressa, perchè non faccio la Copywriter di professione. Il mio lavoro (purtroppo o per bene?) è un altro… Tutta passione gratuita la mia! Magari un domani troverò il tempo di dedicarmici ‘a modino’ (espressione toscana/pisana).
    Ciao Ricky.

  10. Mi piace molto il taglio dell’articolo Ricky, è proprio quello che spesso leggendo blog di settore manca, un pizzico di ironia e creatività, e meno seriosità.. Greta work! 😉

  11. Io concordo con Beatrice, ci si nasce. Faccio (anzi facevo, adesso sono Project Manager qualsiasi cosa voglia dire) il copywriter da 22 anni e ho iniziato per caso, non sapevo neanche che esistesse questo mestiere. Volevo fare la giornalista ma sono finita in stage in una agenzia, ho imbroccato due campagne e mi sono detta che era un paradiso. Un posto dove mi pagavano per fare una cosa che non micostava il minimo sforzo.
    Detto questo, tornassi indietro, aprirei un chiosco da fioraia.
    Dover litigare con i clienti sul fatto che saper tenere una penna in mano (o una tastiera sulla scrivania) non fa di nessuno un copywriter, beh, per non parlare degli art o degli account (giusto un gradino sopra alle protoscimmie), in realtà il paradiso dopo un paio di anni è diventato amaro.
    Come fare per entrare? Proponiti per stage, periodi anche gratuiti (non troppo lunghi, max 2 settimane) per fare vedere che ci sai fare, che hai guizzo creativo. In tanti anni di stagisti/e, aspiranti etc. non ho mai negato una prova a nessuno, però è pur vero che ho confermato solo una persona fino a oggi.

  12. Post molto interessante, pero’ mi sembra che ci sia da riflettere sul fatto che in troppi, al giorno d’oggi, intendano il copy come una sorta di ripiego quasi hobbystico… ma avete visto i cosiddetti “paid to write” italiani che razza di articoli penosi propinano? In quanti forum si alzano al mattino per scrivere “salve, voglio guadagnare scrivendo – come devo fare?” “Sa, c’è la crisi, signora mia…”

    NO. Il lavoro del copy, come suggeriscono prima di me, è frutto di anni di lavoro, studio e passione ai limiti del masochismo (è vero, secondo me): questo nonostante sia declassato a lavoro di terz’ordine che chiunque con un PC in mano possa fare. È un lavoro così importante che anche Google, di recente, se n’è accorto…

  13. Vorrei intervenire per fare un piccola considerazione/sfogo, anzi togliete “considerazione” è tutto sfogo qui 🙂

    Visto che si è parlato di prezzi, su questo non mi pronuncio perché poi ognuno fa le sue scelte e ha il suo metro di giudizio, ma quello di cui mi piacerebbe parlare è la “qualità” del cliente 🙂 passatemi questo termine.
    Io dico che preferisco di gran lunga un cliente anche low budget, ma che sappia apprezzare il mio lavoro, mi tratti bene. mi paghi senza tergivesare, e mi dica anche “GRAZIE”;
    ad un cliente che può permettersi di pagarmi di più, ma che non sa trattarmi con dignità e cortesia, per me da lì viene tutto il resto 🙂

    Certi clienti, a livello umano, è meglio perderli che trovali, voi concordate?

    Vale

    • Ciao Valentina,

      Scusa se ti rispondo con ritardo. Hai già letto l’articolo che ho pubblicato oggi? Affronto proprio questo argomento!

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