Ho speso tanto inchiostro digitale per affrontare il tema del lavoro mal pagato. Anzi, abbiamo speso: i commenti lasciati dai lettori (quindi anche da te) hanno completato gli articoli che ho pubblicato.

periodo di prova
Accetto o non accetto? – Flickr

Ma lo sfruttamento del lavoro creativo ha mille facce. Non si limita a salutare il freelance con una pacca sulla spalla e un politically (un)correct: “non c’è budget ma puoi fare tanta esperienza”.

Il lavoro sfruttato veste anche i panni del periodo di prova. O meglio, della consegna di un lavoro a costo zero. Ti è capitato, vero? Nel webwriting funziona più o meno così:

  • Contatto il webwriter.
  • Chiedo un preventivo.
  • Mi fingo interessato.
  • Lo accetto ma sottolineo che…

“È solo una prova. Servono un certo numero di articoli per valutare il lavoro. Poi è ok, già lo so che ci troveremo bene. Solo che ci servono degli articoli per valutare il tuo stile, il tuo modo di scrivere”.

“Ok – e qui sei già sospettoso – quanti articoli ti servono”?

“30. Uno al giorno per un mese. Perché – e qui inizia il capolavoro –  uno ci serve per definire il target, uno per identificare le discrepanze, uno per capire se sei disposto a condividere il progetto…”.

Alt, fermi tutti

Io credo che questo non sia un modo serio di lavorare, e soprattutto credo che sia un modo come un altro per sfruttare le persone oneste. E in, particolar modo, di sfruttare il freelance.

Ricapitoliamo. Vuoi una prova del mio lavoro? Ti lascio il portfolio con i blog che curo. Vuoi capire come me la cavo con l’argomento che vuoi affrontare? Ti scrivo un post. Te ne scrivo due.

Ma 30 articoli sono un mese di lavoro. Cosa mi dice che tu non vada di forum in forum cercando giovani webwriter (ma anche web designer o seo) per recuperare materiale gratis in eterno?

Ecco la mia idea

Lo so, forse sono malfidato e penso male del tuo modo di fare gli affari. Ma le regole le scriviamo insieme: ti lascio un articolo di prova su PDF con testo non selezionabile. Questo significa che non puoi fare copia e incolla. Se devi solo leggere e valutare non è un problema, giusto?

[Tweet “Il periodo di prova? Va bene, ma fino a un certo punto #mysw #freelance”]

Non va bene? Provo a venirti incontro, magari ti mando due articoli di prova ma poi basta: il lavoro gratuito me lo scelgo io, quando voglio io. Non scendo a patti con chi cerca di ottenere contenuti a costo zero.

La tua opinione

Ti lascio la mia: il periodo di prova può essere accettato fino a un certo punto (limite mio è uno o due articoli). Poi si passa avanti, a meno che non ci siano conoscenze e accordi particolari.

Non è una legge e non è una strada da seguire a occhi chiusi: è il mio punto di vista. Il tuo, invece, qual è? Hai avuto esperienza di periodi di prova infruttuosi? Aspetto il tuo commento!

Riccardo Esposito
Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

14 COMMENTI

  1. Una volta fui assunto da un’azienda, con regolare contratto a tempo indeterminato. C’era un mese di prova: ma sotto contratto, con stipendio, mutua, permessi e ferie pagate. Tutto regolato.

    Ecco: questa è la mia idea di periodo di prova.

    Nella scrittura la vedo così, immedesimandomi in uno che cerca un web writer: se lo contatto, è perché ho letto cosa scrive e m’è piaciuto. Il periodo di prova è solo per vedere se è in grado di scrivere quello che gli commissiono e se consegna in tempo. Ma sarà pagato, mi pare ovvio.

    Nel campo della scrittura funziona anche in un altro modo: collaborazione totalmente gratuita. Ne ho visti di siti che cercano autori, ma scrivono chiaramente che il “lavoro” si intende volontario.

  2. Ciao Riccardo,
    per me il periodo di prova inteso come lavoro gratis per xxx tempo non esiste.
    Spiego meglio: quando inizio a lavorare con un nuovo cliente posso eventualmente evitare di stipulare un contratto annuale ma andare step by step analizzando i risultati.
    Non posso invece proporre (nel mio caso) idee creative a “uffa” solo per dargli modo poi di poterle utilizzare come meglio credo.
    Cosa diversa è se decido di partecipare ad un Tender: so che farò delle proposte che verranno pagate solo nel caso in cui io lo vinca. Le regole sono chiare fin dall’inizio e posso decidere se partecipare o meno.
    Il cliente deve capire che il lavoro, anche se nel mese di prova, che tu gli fornisci deve essere remunerato adeguatamente. Nel caso in cui poi non fosse soddisfatto può recedere dall’impegno, nel frattempo però il tuo tempo prezioso che gli avrai dedicato e che quindi avrai sottratto ad alto deve essere pagato!
    Io non propongo mai periodi di prova nemmeno nel caso in cui si tratti del lavoro dei miei collaboratori.
    Faccio un esempio, che in questo caso ti riguarda: propongo il blog ad un mio cliente e propongo il professionista (tu) che più si addice e che penso possa svolgere un lavoro top.
    Chiedo al cliente di seguirti sul tuo blog, di leggerti sui social, di scandagliare più articoli possibili e di farmi sapere se concorda con me sulla scelta.
    Il cliente conferma e passo al preventivo da accettare o no, senza periodo di prova gratis.
    Si inizierà a lavorare insieme e ci si terrà in contatto per analizzare i risultati del blog, si apporteranno migliorie e si crescerà insieme.
    Ecco questo è il percorso ideale.
    Se il cliente mi avesse chiesto: fagli scrivere xxx articoli per noi e poi vediamo avrei risposto di no. No perchè esistono già un portfolio e un blog da valutare… servono altre prove?
    Io dico no al periodo di prova gratis!
    Sbaglio?

    • Ma certo.

      Ho usato il parametro “mese di prova” perché esistono veramente casi in cui chiedono 30 articoli per poter valutare. Assurdo secondo me.

      E qualche articolo di prova, invece? Vale lo stesso ragionamento?

      • Ciao Riccardo,
        è come se mi chiedessero qualche design di prova prima ancora di aver iniziato a lavorare insieme. NO!
        Accetti il preventivo con anche le sue clausole e io ti presento le bozze su cui poi andiamo a lavorare.
        Ecco questo è il mio pensiero.
        Troppo rigida?

  3. Essendo io alle prime armi, ed essendo più che altro una Social Media Marketer, mi richiedono sempre una prova in modo da stabilire SE raggiungo il risultato prefissato o meno (ovviamente con tempistiche di 1 settimana/1 mese!!!). Ora, sono d’accordo che bisogna raggiungerlo l’obiettivo, ma possibile che se questo non si raggiunge, o non subito, non meriti neanche 1 euro? Il premio a risultato raggiunto non dovrebbe essere l’unico salario del mio lavoro a mio parere!

    • La mia opinione?

      Nella maggior parte dei casi (non sempre) questi obiettivi vengono fissati in modo inverosimile per poter dire “ecco, non li hai raggiunti quindi non ti paghiamo”. Un classico. Io ti do un consiglio: cerca di operativizzare questi obiettivi, ovvero di collegarli ad azioni precise e di far capire che determinate vette non possono essere raggiunte in un tempo minimo e/o con risorse limitate.

      Se non accettano e se non vogliono contrattare su questo punto, secondo me, sono in malafede e vogliono solo sfruttare.

      Secondo te?

    • Per fortuna non mi è mai capitata una richiesta simile, ma la vedo assolutamente in malafede e quindi da evitare. Per fare un buon lavoro devi prima capire chi sono le persone della community e come rapportarti con loro: una settimana(!?) è assurdo. Il mio consiglio per far valutare il tuo lavoro, specialmente all’inizio, è quello di portare buoni esempi con progetti personali o social che hai gestito dove ritieni di aver fatto un buon lavoro.

      Forza e coraggio 🙂

  4. “Provo a venirti incontro, magari ti mando due articoli di prova ma poi basta: il lavoro gratuito me lo scelgo io, quando voglio io. Non scendo a patti con chi cerca di ottenere contenuti a costo zero.”

    Condivido al 100% anche perchè, se proprio devo scrivere gratis, preferisco scrivere per me stesso 🙂

  5. ciao Riccardo, concordo pienamente sulle soluzioni che proponi per non farsi sfruttare – la malafede in giro è tanta -, e una soluzione per tentare di evitare le trappole è confrontarsi con persone e aziende strutturate. Ricordando che comunque nulla è certo, oggi. La collaborazione gratuita non porta da nessuna parte. Poi, io posso scegliere di scrivere per una nota testata perché il mio nome/brand acquista visibilità: è uno scambio. Se il periodo di prova significa lavoro gratis, sono d’accordo con Francesca, non esiste. Grazie al web abbiamo infiniti strumenti per capire chi è la persona cui sto chiedendo un servizio. Perciò, Alessia, diffida da chi vive la tua giovinezza con un solo scopo: avere qualcosa senza dare nulla nulla.

  6. Il denaro non ha solo un valore pratico, ma anche un forte valore simbolico. A prescindere dall’ammontare della cifra, il fatto che qualcuno ti dia dei soldi per quello che hai fatto (che può essere anche una piccola somma se è per il lavoro di prova), dimostra che comunque attribuisce un valore al tuo tempo e al tuo impegno.
    Tra il “gratis” e il “poco” c’è molta più differenza che tra il “poco” e il “tanto”. Io, sapendo di non lavorare completamente gratis, lavoro meglio, questo è sicuro. Ne consegue che per quanto io mi possa impegnare in un lavoro gratuito, a mio avviso quel lavoro non avrà mai la qualità di un lavoro retribuito. Quindi sarà un lavoro di prova che… non prova un bel nulla! perché eseguito in condizioni professionali non adeguate. E’ strano che questo tanti committenti non lo capiscano.

  7. Chiedo scusa se torno sull’argomento, ma mi è caro (come a tutti noi d’altronde).
    Riccardo, giustamente chiedi: e il guest blogging? o qualche articolo di prova soltanto?
    Hai ragione, il confine è labile e ci sono situazioni in cui il lavoro gratuito ci può pure stare, come d’altra parte hai tu stesso ricordato anche altre volte.
    Io non vorrei metterla troppo sul filosofico, però credo che alla fin fine la differenza la faccia il modo in cui “ti senti”.
    Voglio dire, se sei sincero con te stesso lo sai cosa provi mentre lavori. A ben vedere, puoi sentirti sfruttato anche se ricevi un regolare stipendio ma senti che il tuo lavoro non viene apprezzato abbastanza; oppure, per contro, può capitarti di scrivere delle cose gratis con entusiasmo, se senti che questo può aprirti delle opportunità. E in mezzo ci sono tante sfumature.
    Quindi, in linea di massima, ribadisco la mia idea che per un committente sia comunque poco dignitoso chiedere a un professionista di lavorare gratis (fosse anche per una sola volta, anche per un singolo articolo), ma d’altra parte ritengo che ognuno di noi debba di volta in volta ascoltare la propria coscienza e chiedersi: quanto vale per me questo impegno? quale ritorno posso sperare di avere? come mi fa sentire questa cosa? Se ti fa sentire male, se ti fa sentire frustrato, se la percepisci come una cosa ingiusta, allora quello è un lavoro da rifiutare. Se invece è un impegno che riesci ad affrontare con serenità e ottimismo, perché senti che potrebbe venirne qualcosa di buono, allora magari vale la pena di farlo, anche alla faccia di quel pezzente che non te lo paga.

  8. Ottimo articolo, Riccardo!
    Giusto quest’estate mi sono ritrovata a fare nel giro di 6 giorni il lavoro di 6 mesi!!! Una nota startup di Parma aveva pubblicato un’offerta per Social Media Manager e oltre al cv aveva richiesto 1 progetto di comunicazione con analisi di mercato per un cliente legato al food, 1 analisi sul sentiment (non so se avete presente cosa vuol dire analizzare CENTINAIA di link con dibattiti&co) e altro ancora. E il bello è che sono tutti ragazzi under30!
    Sto ancora aspettando di vedere il mio lavoro in rete sfruttato da qualche parte…

  9. Penso sia assurdo scrivere 30 articoli per prova. E anche 10 sono assurdi.
    E’ drammatico lo sfruttamento idiota che c’è in italia. Se tu sei venuto da me, hai già fatto una bella scansione e pensi che io sia il migliore secondo il tuo punto di vista. Ora però vuoi la certezza con una prova.
    D’accordo, una prova va bene.
    Se me ne chiedi 30 invece io ti rispodo:
    Ok, io te ne do 30 ma tutte le entrate che vengono da queste mie 30 prove tu mi corrispondi una % sull’utile ci stai?
    Se mi rispondi no, allora volevo ingannarmi perchè vuoi senza dare.
    Se mi rispondi si, io mi metto a lavoro, stimolato ancor di più dalla ricompensa.

    Ecco, perchè non vedo nessun imprenditore che dice, guarda (facciamo l’esempio della scrittura), voglio che mi scrivi una pagina di vendita, però ho bisogno di una prova. Questi sono 10 prodotti e tutte le vendite che sono merito della tua pagina, ricevi un 5%-10%-20% sull’ultime ti sta bene?
    caspita se mi sta bene!

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