Lo ripeto. Il futuro è il personal blogging.

Guardati intorno: cosa vedi? L’authorship impone nome e cognome agli articoli per impreziosire le serp con il tuo volto (almeno per ora è quella la sua utilità) ed è ormai scomparso il redazionale.

personal blogging
Punto tutto sul personal blogging – Fonte Gratisography

Ricordi? Ogni tanto appariva il post pubblicato dalla redazione. Un articolo anonimo che oggi ha il sapore di una lettera anonima, una di quelle preparate con i ritagli di giornale per esigere un riscatto.

Non mi dire… ancora pubblichi a nome della redazione? Un bel problema, ma sei ancora in tempo: abbandona questa abitudine e metti un volto ai contenuti. È il personal blogging a dettare il passo.

Cosa significa?

Partiamo dalla base: cosa significa fare personal blogging? In una parola: esporsi. Esporsi a 360 gradi. Il blogger ora deve metterci la faccia, ma non solo da un punto di vista identificativo.

La base la conosci: usa l’authorship per dare un volto ai contenuti, nella pagina “chi siamo” inserisci nome, cognome, contatti, foto. Firma i tuoi articoli e pubblicali con un nome ben preciso.

[Tweet “Oggi fare personal blogging vuol dire mettere in prima fila la persona, l’autore #mysw”]

Ma non basta. Fare personal blogging vuol dire scrivere e condividere in prima persona. Fare personal blogging vuol dire puntare tutto sulla credibilità dell’individuo. Approfondiamo questi punti.

La scrittura

Oggi la scrittura, dal mio punto di vista, è lontana dal linguaggio aziendale. Non c’è una redazione che parla ma un individuo, un blogger. Con un bagaglio di esperienze e conoscenze.

Al lettore non interessa conoscere la voce aziendale. No, per niente. Vuole leggere le parole di un pari, di una persona che si pone a un libello personale e condivide il proprio sapere. La scelta stilistica è importante in questi casi (termini semplici, sintassi lineare, uso della prima e seconda persona singolare) ma anche la presenza di un’opinione personale gioca un ruolo decisivo.

scrittura

Il motivo? L’opinione è sinonimo di esperienza, di personalizzazione, di unicità. Un assolo Jazz è unico, speciale. Un vestito artigianale è unico, speciale. Stesso discorso vale per un post.

Fare la lista dei migliori plugin WordPress non ha senso oggi. Ha senso (e anche molto) fare una lista dei migliori plugin descrivendoli in base alla tua esperienza personale.

La credibilità

Questo è fondamentale. Scrivere come un individuo è importante, essere fieri del proprio lavoro e condividerlo anche. Ma è qui che si determina la forza del personal blogging: nella credibilità.

Io blogger (parlo in generale) lavoro perché ho un nome che mi sostiene. Perché quando le persone leggono il mio nome pensano: “Ehi, io lo conosco. Questo tizio è in gamba”. E leggono il mio articolo.

ruolo blogger

Questo non vuol dire che devi vivere di glorie passate. Non puoi farlo. Sul web il valore si riconosce, devi dare per ricevere. Non si sfugge a questa regola. E devi puntare sulla tua immagine.

Come si guadagna credibilità? Come si diventa un punto di riferimento del settore? Come si dà forza alla propria immagine? La strada è in salita, ma i punti li conosciamo tutti: scrivere tanto e bene, partecipare alle discussioni, essere presenti agli eventi, donare qualità.

Ma raccoglierai i tuoi frutti. E se continuerai a mantenere un livello qualitativo alto le persone riconosceranno al volo il tuo nome. Un nome che si legherà ai tuoi testi e farà da garanzia.

Questo è il personal blogging

E questa è la mia idea sull’evoluzione del settore. Ora aspetto la tua nei commenti: secondo te il blogging si muoverà verso una valorizzazione dell’individuo, dello scrittore? Ho scritto cose giuste o credi che il mio punto di vista sia sbagliato?

Riccardo Esposito
Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

11 COMMENTI

  1. Per dare credibilità al proprio lavoro, bisogna metterci la faccia… In passato ero scettico a questa cosa, però oggi vedo che più interagisco con i miei lettori nelle varie community/social, più tutto il mio lavoro viene apprezzato

  2. Ric, non c’è dubbio!
    Nel mio piccolo, quando non trovo la fonte, il nome o l’immagine dell’autore, tendo a passare altrove ed a non fidarmi.

    La faccia bisogna mettercela nella vita quotidiana reale come in quella web.
    Credibilità, prima di tutto.

    Ciao!!

  3. Secondo me invece alcuni blogger vivono di glorie passate, come le chiami tu, io invece dico che campano di rendita. Vedo alcuni post che davvero non dicono nulla e hanno centinaia di condivisioni. Questo significa che le persone condividono il nome del blogger e non sanno neanche riconoscere il contenuto di qualità quando lo vedono.

    Riguardo al blog aziendale ho una domanda: se sei tu a scrivere i post per un’azienda, chi firma quel post?

    • Sono assolutamente d’accordo con Daniele, articoli vuoti supercondivisi. Meglio essere lettori attenti anche di blogger non molto conosciuti puntando alla sostanza degli articoli. Ci sono nomi per così dire altisonanti che francamente mi pare producano contenuti piatti, vivono di rendita?

    • Ciao Daniele, riguardo al discorso del blogging aziendale ho preso una decisione: firmo io, metto la faccia ma si fa come dico io. Nel senso che non pubblico roba di altri o spazzatura. Si segue una linea editoriale, va bene. Ma il tono di voce e lo stile resta il mio.

  4. Verissimo, io non seguo dei blog, ma delle persone. Le fonti sono sempre di più, quindi preferisco “spendere” la mia attenzione con cura. Se faccio una ricerca su Google e nella SERP vedo le foto dei blogger che apprezzo (e che ormai riconosco a colpo d’occhio), vado subito su quel risultato e so già che non sarà una perdita di tempo.

  5. D’accordo con Daniele e Diego, ma anche sulle tue argomentazioni. Forse un pochino ottimistiche e l’ottimismo non è il mio forte. Mettendoci “tutta questa faccia” troppo spesso i lettori si legano e simpatizzano per una persona che dà ben pochi contenuti.

  6. Condivido quello che hai scritto, ma trovo molta verità anche nelle parole di Daniele e Diego. Ho spesso la sensazione che alcuni blogger ricondividano sui social i post di quei blogger che fanno lo stesso con loro. Non so se dietro un tacito accordo, per pura simpatia o spinti da altre tattiche di visibilità. Sono arrivata a pensare che molte volte condividano un post senza neppure aver letto ciò che vi è scritto. Condividono e basta! Ecco forse spiegato perchè ci sono dei post vuoti nei contenuti e molto condivisi sui social.

    Ovviamente concordo sul fatto che bisogna metterci la faccia per creare credibilità, ma davanti ai post di certi travel blogger (cito loro solo perchè appartengo a questa “categoria” – anche se mi sento anni luce lontana dalle logiche che la governano) mi ritrovo alla fine a chiedermi “quello che scrivono lo pensano davvero o l’hanno scritto solo perchè pagati da qualche agenzia per il famoso link-building o perchè invitati a un blog tour?”. E’ un dubbio che mi assale sempre più spesso e sul quale ho ragionato molto fino a prendere delle decisioni nette sul mio modo di operare.

    Ci ho riflettuto talmente tanto che qualche mese fa ho scritto un post in cui ho dichiarato la mia modalità di ricera di blogger credibili e le caratteristiche che hanno i blogger che più amo (spesso sconosciuti ai più!). A un certo punto ho scritto “io sento che ci sei TU dietro a quell’iconcina minuscola sul tuo profilo” e “se ti seguo nel mare magnum della blogosfera è perchè MI PIACI TU” Immagino fosse questo il senso profondo delle tue parole e mi permetto quindi di indicarti il post in questione (http://viaggiebaci.wordpress.com/2014/01/29/sai-perche-tra-mille-blogger-seguo-proprio-te/) per sapere cosa ne pensi.
    L’argomento mi interessa … 😉

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