È un modo di dire che si usa dalle mie parti, ti piace? Si usa per descrivere un’attività poco remunerativa. Meglio buttare le pietre a mare, ovvero meglio dedicarsi a un lavoro inutile e senza senso.

tasse

Immagino che questo concetto, in un modo o in un altro, sia passato nella mente dei tanti freelance che in questo periodo hanno affrontato la dichiarazione dei redditi. Praticamente un incubo.

Ne parlavo ieri con Paolo Ratto su Twitter: la realtà fiscale in Italia è insostenibile. Anche con il regime dei minimi la situazione non cambia, o cambia poco. Soprattutto se sei al primo anno e devi affrontare il doppio versamento dell’INPS.

L’INPS. Un apparato che ha smesso di funzionare 10 anni fa, e che utilizza i tuoi soldi per tappare le carie lasciate dal magna magna generale.

Lavori per lo stato

Sai perché tutto questo ti rode? Perché tutto questo serve a mantenere uno stato che se ne frega: uno stato che non ti tutela, che non offre servizi, che non è presente nei momenti di difficoltà e non perde occasioni per rubare.

rapina
Rapina al salvadanaio – Flickr

Sì, hai capito bene: lo stato ruba. Ruba quando usa i soldi pubblici per soddisfare bisogno personali, per aiutare l’amico dell’amico, per organizzare baccanali e cenette dalle sfumature poco chiare.

Questo non è un post fuori tema. Anzi, credo che non esista un post migliore per affrontare l’argomento lavoro. Perché possiamo sfoderare tutte le tattiche che vogliamo, ma c’è poco da fare quando lo stato si frega la metà di quello che guadagni.

Spirito libero (e pratico)

Uno dei vantaggi dell’essere freelance è la propensione alla praticità. Quando devi badare ai tuoi affari diventi rapido, scaltro, veloce. Altrimenti soccombi. E pensi sempre in termini utilitaristici.

Il mondo gira intorno al dare e avere. Paghi per qualcosa, e quel qualcosa lo pretendi perché sei abituato a soddisfare le esigenze dei clienti. Clienti che a loro volta pretendono. E spesso non pagano.

Quindi, rivolgo un paio di domande a tutte le forze politiche: voi esigete una montagna di denaro dal lavoratore indipendente. E strozzate le aspettative. Ma cosa date? Cosa fate? In che modo lo agevolate?

Mi piacerebbe sviluppare questa discussione, sul serio.

Riccardo Esposito
Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

15 COMMENTI

  1. Caro Riccardo,
    tu scrivi..(.voi esigete una montagna di denaro dal lavoratore indipendente).ti posso garantire che lo pretende anche da quello dipendente.
    E come tu ben sai uno stato in difficoltà economiche grosse sai dove va a prendere il denaro più facilmente? dal pubblico dipendente.
    Quest’anno si paventava l’idea della tredicesima dei pubblici dipendenti, be è per lo stato è la prima e facile risorsa da attingere in caso di crisi.
    Certo è vero io ho un mensile diciamo così un po “sicuro” al mese, ma le cose stanno cambiando, vedi la cassa integrazione al gemelli di roma, i licenziamenti al San Raffaele.
    E’ anche vero che ci sono lavori come il tuo forse, che richiedono anche 14 ore di lavoro per potersi prendere poco più di un altro che ne lavora 8 al giorno, lo so, ci sono tantissime dinamiche da prendere in considerazione.
    Non voglio fare rettorica a nessuno, me ne guardo bene, ma come posso spiegarti che anche io pubblico dipendente mi chiamano a lavorare di notte, e non mi pagano dal mese di ottobre dell’anno scorso?. Io dico che abbiamo un potenziale, tu hai un potenziale, penso che lo stai fruttando al meglio, i tempi arriveranno, dobbiamo solo resistere, ed insistere.
    un caro saluto

    • ciao!

      sicuro, anche il dipendente ha una bella mazzata da superare. Ma non hai idea della.rabbia che ti sale.quqndo.devi mettere mano ai tuoi soldi per pagare tasse inutili… almeno al dipendente li tolgono in busta paga… magra consolazione.

  2. Concordo con Fabio, io dipendente azienda privata. Guardo il lordo in busta e guardo il netto e sono ben diversi. Non è una consolazione veder depredata ogni mese la mia busta paga, soprattutto se ti fai due conti e scopri che il sistema contributivo ci lascerà tutti in mutande, sperando che quando andrò in pensione esista ancora la pensione minima.

    • Questa situazione riguarda tutti, nella sostanza non ci sono differenze. ovviamente metto l’accento sulla realtà che mi riguarda, quella dei freelance, ma mon voglio sminuite la rabbia del dipemdente.

  3. Ecco perché negli ultimi 3 anni sono stato più all’estero che in Italia. Tutte le mie attività sono in giro per il mondo e non ho intenzione di pagare tasse italiane. Serve fare qualche ricerca e qualche investimento per rimanere nel legale, ma ne vale la pena.

  4. Riccardo che brutto argomento che hai tirato fuori… proprio in questi giorni sono in una profonda crisi. Io sono nel regime agevolato, il regime dove le tasse regionali sono bassissime e la INPS è in gestione separata e quindi usata per i dipendenti e non per me stessa medesima che la verso. In questo regime non c’è studio di settore, questo significa che si paga solo sul netto che effettivamente viene fatturato. Bene, vantaggioso, no? E dov’è la fregatura? Che siccome non paghi IVA e paghi poco di addizionale (la mia è IRPEF, ma garantisco che esiste in ogni provincia) PUOI versare il doppio della INPS. Quindi DEVO pagare la INPS per il 2012 + importo uguale per il 2013.
    Facendo due calcoli a braccio: 4% addizionale irpef + 27% INPS 2012 +27% INPS 2013 = 58% del netto. Capito? 58%.
    Per i dipendenti devo dire questo: sono stata dipendente metalmeccanica e poi artigiana, mi sono trovata BENISSIMO. Malata? sto a casa. Maternità? sto a casa. permessi, ferie ecc ecc. C’è da afre più tardi? fo gli strordinari. Sono pagati poco? Lo so già prima e posso rifiutarmi (sopra le 20 ore, sotto no).
    So quanto pagano i dipendenti e so quanto girino le palle a vedere le buste sempre più basse, ma, e lo dico per esperienza personale, non c’è paragone con la vita di merda che facciamo noi freelance (dal punto di vista economico). Se mi ammalo? Nessuno mi paga. Se rimango incinta? Sì, è prevista una maternità, ma solo e solo calcolata sul fatturato dell’anno precedente. Tipo: 2010 fatturi 100.000 euro, paghi le tasse per 100.000 meno le spese. 2011 fatturi 5000 euro? rimani incinta nel 2012? Chi se ne frega se prima hai pagato uno stonfo di tasse: tu avrai la materinità per i 5000 (quindi più o meno 50 euro al mese).
    Ragazzi, conosco i dipendenti, lo sono stata e lo è mio marito. Voi avete tutte le ragioni e nessuno nega i vostri diritti. Ma lasciateci lamentare dei nostri, perché un freelance diritti non ne ha. Deve pagare e basta.
    Scusa Ricky se mi sono dilungata troppo.

    • ciao francesca

      hai fatto bene a dilungarti. La nostra situazione è complessa e merita spazio per essere affrontata. Io nel mio piccolo ho messo a disposizione questo post: parlarne è già qualcosa.

      • Concordo con Francesca che ha fatto bene a parlarne dettagliatamente. Sono libera professionista da quando nel 1995 alla ditta per la quale lavoravo (periodo di prova) ho detto che ero incinta. Bene, mi hanno detto “Apriti la partita IVA e continui a lavorare con noi”. Non vi dico i tempi durissimi che ho passato. Ne sono uscita indenne grazie anche all’appoggio (economico) del mio compagno. Adoro la mia indipendenza ma come ha detto Francesca, noi diritti non ne abbiamo. ZERO. E si paga per avere il NULLA… La cosa si fa pesante quando ci sono dei figli di mezzo a cui vorresti dare delle certezze ma non sai quando, chi e come ti pagano i clienti mentre l’IVA è una cosa improrogabile.
        Non è un lamentarsi, ma una constatazione dei fatti.
        Grazie Riccardo per questa discussione e grazie Francesca per il tuo commento.

        • Inutile parlare delle aziende che costringono ad aprire la partita IVA al dipendente… è un discorso che ti penalizza in un modo incredibile e devi anche ringraziare perché è loro che fanno un piacere a te. O almeno questo vogliono farti credere.

          Voglio dare un consiglio a chi si apre una partita IVA e continua a lavorare come dipendente: molla tutto, diventa un professionista indipendente al 100%. Abbandona l’illusione del posto fisso e dello stipendio garantito: meglio rischiare e fallire che pregare qualcuno per non essere licenziato.

          Che poi se ti vogliono cacciare con la partita IVA lo fanno da un giorno all’altro.

          • E proprio quello che ho fatto dal 1996… e sono indipendente al 100% con – in questo caso – tutti i vantaggi di scegliere per chi lavorare 😉

  5. Caro Fabio e cara Pollyetcetc…
    Ma voi quando avete accettato il contratto di lavoro avete accettato come stipendio Il lordo? o forse si parlava di netto in busta?
    Avete idea di quanto costa un dipendente ad una azienda?
    Vi piacerebbe avere il netto in busta e poi pagarvi l’inps voi separatamente…
    ogni tre mesi…l’anticipo…il doppio anticipo….

  6. Ciao Riccardo, leggendo il tuo post ho pensato: “eh già…” Anch’io sono piuttosto stanca e sfiduciata, soprattutto perché noto che più passa il tempo, più la situazione peggiora. Agevolazioni, incentivi, bonus ecc. sono decisi, secondo me, meccanicamente, senza rendersi conto della realtà e di tutte le sue sfumature. Ok, è difficile accontentare tutti… ma alcune categorie sembra siano invisibili… Da anni sento pronunciare la stessa frase: “Dobbiamo sostenere i giovani”… Beh, nel frattempo i “giovani” di ieri sono diventati i “vecchi” di oggi, aspettando servizi e tutele che non avranno mai. Per rimanere ottimisti è necessario tanto coraggio. Secondo te… ne abbiamo abbastanza? 🙂

    • Mai mettere limite al peggio. Dobbiamo essere forti, sempre pronti ad affrontare il peggio. Se mi permetti aggiungo anche un consiglio: mantenere sotto controllo la situazione finanziaria. Detto in altre parole: dobbiamo risparmiare, dobbiamo tutelarci. Quando possibile.

  7. Confermo che non è per nulla facile. Bisogna distinguere tra rischio di impresa e costi fissi, anche senza guadagno. Un conto è non guadagnare nulla e questo è, secondo me, il rischio che uno accetta di prendersi. Un altro è dover pagare migliaia di euro per burocrazia, marche da bollo, diritti camerali, registrazioni, commercialista (in altri paesi è lo Stato che dice a te cosa devi pagare, non tu che devi pagare uno per sapere quanto pagare allo Stato), Inps fissa indipendentemente dai guadagni (da 0 a 14.000 euro i commercianti on-line, ad esempio, devono pagare più di 3.000 euro). Ad aggravare la situazione, la totale disinformazione, anche tra gli addetti ai lavori, su cosa sia meglio consigliare ad un professionista al debutto, verosimilmente non stra-ricco. Per non sbagliare ti trattano come se tu fossi un colosso del settore 🙂

    Sulle professioni del web nessuno sa nulla di certo. Questa è la mia esperienza di quasi un anno. L’unica alternativa che vedo è allearsi!
    E’ un argomento molto importante anche perché la disoccupazione aumenterà e non vedo come le persone tagliate fuori dal mercato del lavoro, pur intraprendenti, possano campare tra pressione fiscale, oneri di ogni genere e i post a 3 euro, tanto per citare un caso di sotto-remunerazione in voga sul web.

    • C’è bisogno di specializzazione. Devi lavorare sul brand e creare un passaparola che ti permetta di imporre prezzi di spessore.

      Questa è la mia idea.

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