Il Ministro del Lavoro Poletti è tornato sulle pagine dei quotidiani a causa delle sue dichiarazioni sul lavoro. Il ministro, infatti, da qualche tempo propone la sua idea: stage non retribuiti d’estate per aiutare i giovani a capire cosa è il lavoro. Meglio in azienda che a spasso per la città.

Dal fondo si alza una voce: “A Pole’ ma vacci te a lavora’ gratis”.

Poletti incalza: “Gli stage lavorativi possano essere fatti anche d’estate se è una scelta volontaria”. Quindi nessun obbligo, ma una possibilità per i giovani. Queste dichiarazioni (Ansa) hanno sollevato una polemica infinita. Anche Fiorella Mannoia ha risposto via Facebook a Poletti dividendo la platea.

Lavoro gratis poletti
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“Ma andate a lavorare voi che da una vita vivete con lauti stipendi pagati da noi. Andateci voi a fare volontariato. Il lavoro si paga!”. Il lavoro si paga. Poletti vuol far lavorare i ragazzi gratis, il mondo intero si alza con forza e sbatte i piedi. Chi ha ragione secondo te? Poletti è il nuovo Barbablù?

Un mondo buono (ma solo nella pubblicità)

No, Poletti non è Barbablù. Però è un furbone. In fin dei conti ha detto una grande verità: i ragazzi devono imparare subito a lavorare in azienda, devono inserirsi nel processo produttivo.

Poi fa l’esempio dei figli che d’estate scaricano le casse al mercato. Bene, ottima scelta. Io abito a Capri, e d’estate tutti i ragazzi lavorano nelle strutture alberghiere. Lo fanno per scelta, non perché sono costretti. Però c’è una differenza con quello che ha detto il ministro: la retribuzione.

Le persone vengono pagate. Il ragazzo viene pagato. Poco, sicuramente. Ma quella è la fase in cui si fa la gavetta. Il tuo lavoro vale poco. Però c’è un impegno quotidiano che deve essere riconosciuto.

Poletti fa gli interessi delle aziende. E invece di abbassare le tasse regolarizza la beneficenza.

Se vuoi lavorare gratis puoi farlo. Così la famiglia, invece di andare a mare, rimane in città e manda il figlio in azienda a lavorare gratis con la speranza che venga assunto. Ma in che mondo viviamo?

Per approfondire: mi licenzio e divento freelance… ma aspetta!

Però i ragazzi devono farsi le ossa

Io non dimentico, io ricordo quello che ho scritto. Ricordo che ho più volte elogiato il lavoro gratuito. Ma non quello del ministro Poletti. Il lavoro non remunerato non è per forza un male. Più volte ho declinato i vantaggi di un lavoro svolto per la visibilità, e ho anche cantato le lodi di una buona gavetta.

lavoro poletti

Lavorare per la visibilità. Lo so, ti sta salendo la rabbia. Però ti assicuro che i migliori lavori li ho trovati così: collaborando con persone e progetti senza un fine economico. Lavorare gratis può essere veramente il trampolino di lancio per trovare nuovi clienti e guadagnare di più.

Pensa a tutte le volte che ho preparato un intervento per promuovere Fare blogging: ho lavorato gratis, ho regalato dei contenuti a qualcuno che ha organizzato un evento. Ma ha dato visibilità al libro.

Devi valutare con cura il tuo impiego. Devi scegliere, non devi buttarti a capofitto sul primo stage che trovi. Parti da una posizione svantaggiata, non hai competenze e devi farti le ossa. Ma è inutile rimanere sei mesi a fare fotocopie: devi trovare una condizione che ti permetta di imparare.

Per approfondire: arriva il momento di dire “basta” al lavoro gratuito.

Perché non mi fido di Poletti?

Perché ho paura che in questo modo il lavoro gratuito diventi una norma e non una scelta. Sono d’accordo sulla necessità di farsi le ossa, e sull’utilità di alcune collaborazioni.

Però parlare di lavoro gratuito sistematizzato (per quanto volontario) vuol dire appiattire tutto, e trasformare i ragazzi in un piccolo esercito di nuovi schiavi. Il lavoro gratuito deve essere una scelta ponderata, non la soluzione che lo Stato mi trova per impiegare l’estate.

E tu manderesti tuo figlio in azienda durante i mesi estivi? Lascia la tua opinione nei commenti.

11 COMMENTI

  1. Un modo per insegnare ai giovani cosa è il lavoro? No un modo per le Aziende per avere dei lavoratori da sfruttare senza pagare.

    Il lavoro, qualsiasi tipo lavoro a partire dallo stage, deve essere pagato (naturalmente in base alle proprie capacità) perché la persona per farti guadagnare a te Azienda investe il proprio tempo !!

    Questo è il mio parere

  2. Il lavoro gratuito non è lavoro. È volontariato se la scelta è del lavoratore, è schiavitù se la scelta è del datore di lavoro (anche se a volte la schiavitù è stata cmq più redditizia di alcune esperienze lavorative odierne).

    L’idea di Poletti è… suvvia non farmi scrivere improperi di prima mattina. Ma magari mi sbaglio, magari in realtà è ottima. Anzi io suggerirei che la famiglie paghino le aziende che prendono i ragazzi a lavorare: in fondo si prendono un rischio e gli insegnano un mestiere, quindi è giusto che vengano retribuite.

    IMHO il lavoro deve SEMPRE essere pagato. A volte sarà denaro, altre esperienza, insegnamenti ricevuti, scambio di favori, baratto, visibilità (quella vera – non quella millantata), ecc. ma deve essere pagato.
    Io sono un niubbo, so che le mie capacità sono ben diverse da quelle di un professionista e quindi lo sarà anche il valore del mio lavoro e di conseguenza il “prezzo” richiesto al cliente (a cui ho ovviamente chiarito a cosa è dovuta la differenza di costo dal preventivo a 4 cifre proposto dall’agenzia). Se trovassi un magister da cui far gavetta e apprendere il mestiere ci collaborerei senza pensarci un attimo e gli offrirei pure i pranzi (altro che trattare sullo stipendio). In entrambi i casi riceverei qualcosa che dal mio punto di vista ripaga per il mio lavoro.

    P.S.: Sai cosa mi è appena venuto in mente? La scena finale di Fantozzi va in pensione. :_(

  3. Il lavoro va pagato certo, ma essendo questa una scelta libera non vedo l’imposizione. Io posso parlare per quella che è la mia esperienza e dico che molti anni fa e un po’ ancora oggi, chi andava ad imparare un mestiere artigianale, inizialmente forse gli davano un piccolo rimborso spese e il motivo era proprio che di rimando ti insegnavano un mestiere. Quindi sta cosa esiste da sempre, solo ora alzano la voce i contrari..?

    • Beh, ora c’è una schematizzazione del lavoro gratuito. Prima imparavi il mestiere e lavoravi, ora per il benessere di pochi ci sono persone che prendono stipendi da fame. Quando lo prendono.

  4. Annosa questione questa :-). Lavorare gratis può essere un’opportunità, concordo senz’altro con te. Ma integrerei la frase con un gigantesco DIPENDE. Dipende dal progetto, da che livello di partecipazione e coinvolgimento hai, dalle tue competenze, dalle opportunità che possono scaturire dal farlo. Insomma il tempo è denaro, per tutti e va remunerato. Alcuni lavori possono valere il tuo tempo, gratis, in cambio magari di competenze, prospettive e di qualsiasi altra cosa possa immateriale possa ripagarti. Ma appunto: sostengo che una remunerazione debba esserci, monetaria o no, altrimenti diventa schiavitù e sciacallaggio sull’entusiasmo altrui, parola. Parola di chi ha lavorato gratis :-).
    Ciao!

  5. Questa visione data dal Ministro mi spaventa molto perchè finisce con l’insegnare un concetto sbagliato: che il lavoro non merita paga.
    Se vogliamo veramente insegnare ai ragazzi cosa è il lavoro, la retribuzione è un punto fondamentale.
    Poi ci sono diversi tipi di retribuzione. Non deve per forza essere monetaria. I lavori a gratis di cui parli spesso hanno una loro retribuzione in forma di pubblicità, conoscenze, apprendimento, ecc… possono essere veramente tanti i modi in cui essere ripagati.

  6. Io mi considero una vittima sacrificale dei contratti a progetto e degli stage, perché ho avuto il posto fisso a trent’anni (ora ne ho trentatré), e nemmeno rispecchia i miei studi e le mie aspirazioni.
    Lo stage gratuito ha un senso solo in un caso: tu vieni nella mia azienda, mi porti gli scontrini di ciò che spendi (in benzina, cibo ecc) e io rimborso le tue spese. Inoltre, ti retribuisco in FORMAZIONE e VISIBILITA’. Queste sono le due parole chiave, secondo me, le uniche che possano giustificare l’assenza di uno stipendio. Purtroppo però le aziende non sempre fanno propri questi princìpi, e lo stage diventa puro sfruttamento.
    In Italia esistono pochissime regole al riguardo, non c’è una vera tutela per il lavoratore, non ci sono decreti che prevedano – ad esempio – che gli stage gratuiti si possano fare solo sotto i ventotto anni, o nel primo anno dopo la Laurea. Persino la norma che prevedeva che lo stage dovesse essere accompagnato da un preciso progetto formativo è stata abolita, e il sistema giustifica uno sfruttamento generalizzato.

  7. Prima di tutto siamo cittadini e non lavoratori. Il lavoro non deve essere fatto gratis, neanche a scopo educativo, per concorrere “al progresso materiale o spirituale della società”.

    Scaricare le cassette al mercato sembra la soluzione contro la disoccupazione: al mercato c’è lavoro per tutti? Chi scarica le cassette ora?

    • I figli del ministro a quanto pare. Ma allora è vero che nessuno vuole lavorare? Il lavoro c’è ma nessuno lo vuole fare?

      • Per produrre lavoro servono i soldi. Nessuno deve voler laborare gratis.

        Persino la politica paga e non è un lavoro.

        Insisto nel dire che siamo cittadini e non lavoratori.

  8. Il ministro non si è inventato niente: oggi chi vuole diventare, per esempio, avvocato o commercialista, è costretto a fare anni di praticantato in cui per il 70% dei casi non viene pagato. Ma non si può legalizzare il lavoro non pagato, neanche se stagionale e finalizzato all’apprendimento di qualcosa: per quello esistono i contratti di apprendistato, che danno agevolazioni alle aziende.
    Il lavoro in quanto tale va pagato, è uno scambio: io ti offro la mia opera in cambio di una remunerazione monetaria. Se lo faccio a titolo gratuito si chiama volontariato. Salvo quei casi in cui non ho un diretto tornaconto monetario, ma ho comunque un guadagno (in termini di pubblicità, collaborazioni, rete di contatti, ecc), ma lo scelgo (più o meno).

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