Voglio iniziare il 2014 con una riflessione dedicata al mio universo lavorativo: quello dei webwriter, degli scrittori che si affannano giorno dopo giorno sulla carta digitale di siti, landing page, blog.

Ma un po’ di riposo no, vero?

Lo sai, posso chiudere il Mac ma non posso spegnere il cervello. E così, tra un sorso di spumante e una danza di fine anno, ho sviluppato una riflessione nell’intimo della mia scatola cranica.

scrivere macchina
Il duro lavoro dello scrittore

Una riflessione – a tratti difficile da affrontare – fondamentale per ogni webwriter che si rispetti: l’abissale differenza tra scrittura amatoriale e l’attività di un webwriter professionista.

Non sto parlando dei semplici obblighi, dell’aspetto esecutivo. I principali doveri di un webwriter freelance li trovi qui, in uno dei migliori – secondo il mio punto di vista – articoli di My Social Web.

Io mi riferisco al nodo che frena la tua creatività, che può spegnere il fuoco sacro. E che può decretare l’insuccesso della tua attività di scrittore professionista al servizio di più clienti.

Di cosa sto parlando?

Del nulla. Sto parlando del nulla agli occhi di un profano. Perché quello che ti spinge a scrivere ogni giorno non lo puoi spiegare facilmente. Non è una semplice passione: è un bisogno, un desiderio, una spinta forte e decisa verso l’azione. Verso la scrittura.

Non si scrive perché si ha qualcosa da dire ma perché si ha voglia di dire qualcosaEmile Cioran riassume il mio punto di vista. La voglia di dire qualcosa regna sovrana nell’animo di chi scrive.

scrivere

La voglia, il desiderio di scrivere, è come un fiume che travolge tutto. Un fiume fortissimo.

È capitato anche a te, vero? Strana sensazione: ti lasci guidare dalla passione e le pagine traboccano di grandi contenuti, di articoli e riflessioni capaci di soddisfare la fame dei lettori.

Ma cosa succede quando cerchi di trasformare questa passione, questo spirito gioviale e produttivo, in una professione? Semplice: l’incanto si interrompe, la magia cessa, il meccanismo si inceppa.

Perché questo accade?

Semplicemente perché le passioni sono come i cavalli imbizzarriti che i cowboy cercano di domare durante un rodeo: sono libere, potenti. E non si piegano, non adattano alle esigenze professionali.

Tra lo svolgere un lavoro odioso e il trasformare la propria passione in professione ci sono decine di stadi intermedi. E questi stadi a volte spesso sono difficili da superare.

[Tweet “La passione per la scrittura? Un cavallo imbizzarrito che scalpita e scalcia “]

Il tuo obiettivo è semplice: devi far combaciare passione per la scrittura e professione. Ma quando lavori per un cliente non puoi costringerlo ad accettare il tuo stile o gli argomenti che preferisci.

Devi accettare soluzioni che non ami, devi scrivere articoli che ti lasciano indifferente. E lo devi fare bene. Lo devi fare con la professionalità che ogni cliente può e deve pretendere da un webwriter.

Altrimenti sei fuori mercato. E questo non è un buon risultato, vero?

La soluzione

Sei il Picasso della scrittura? Immagino che la risposta sia negativa, quindi ti aspetta un percorso tutto in salita. Io conosco solo un modo per affrontare questo percorso: agire e consegnare i lavori.

pablo picassoCi sono scrittori che possono permettersi di scrivere in totale libertà, e vivere con i profitti di questo lavoro. I poveri webwriter come te e me, invece, sono costretti a lavorare su richiesta del cliente.

Ma il segreto è semplice: devi consegnare, devi accontentare il cliente e regalare sempre un’attenzione in più. Devi essere moralmente forte e capace di superare le divergenze tra la tua passione e il compito che devi portare a termine. In questi casi l’esperienza è importante, ma a volte non basta.

Io credo che per superare il problema sia necessario un impegno mentale. Un impegno che ti spinga ad accettare la tua natura di webwriter e a inviare la passione verso gli sforzi necessari.

Nei momenti peggiori penso, ragiono, parlo a me stesso. “Non sei in fabbrica a piegare ferro – mi dico – ma sei un webwriter freelance. Devi combattere per questo privilegio”. Funziona sempre.

La tua esperienza

Tu riesci a lavorare come blogger o webwriter rispettando le tue passioni? Riesci ad accontentare sempre il cliente, dando sempre un motivo in più per scegliere i tuoi servizi? Lascia la tua opinione nei commenti: affrontiamo insieme l’argomento.

Riccardo Esposito
Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

11 COMMENTI

  1. Ciao Riccardo, ti leggo da poco ma da quando ho cominciato non mi faccio sfuggire un solo post perché trovo sempre spunti di riflessione interessanti. Ti scrive qualcuno che al mondo del lavoro, purtroppo, ancora si é solo affacciato, mi sto specializzando con un buon master e studiando quotidianamente leggendo libri e articoli che reputo interessanti per la mia crescita. Quindi alla tua domanda posso solo risponderti dicendoti quel che mi aspetto. Credo che il rispetto per la propria passione rischi di scontrarsi con l’esigenza di soddisfare il cliente, che corrisponde a dargli ciò che desidera. Mentre la scrittura come dici tu é come un fiume in piena e lo scrittore desidera assecondare questa energia usando il proprio cervello e il proprio sentire. Penso che scrivere per accontentare qualcuno imponga sempre un sacrificio. Per chi sente dentro l’impeto incontenibile della scrittura come esigenza, credo che l’unico modo per sentirsi appagato realmente sia tenere uno spazio personale, un blog ad esempio, e per il resto mettere a disposizione il proprio talento per lavorare su richiesta.

    Valeria

    • Ciao Valeria,

      Grazie per il tuo commento. Io credo che la professione del webwriter sia paragonabile a quella dell’equilibrista. Devi trovare il giusto compromesso – il giusto equilibrio, ecco – tra la tua passione e gli obblighi professionali.

      Non è facile, ma è possibile.

      Poi è ovvio che ci siano dei lavori capaci di stuzzicare i tuoi interessi e altri che passano inosservati: difficile occupare 8 (quando va bene) ore al giorno solo con attività interessanti.

      Secondo te questo punto di vista è giusto?

      • Sì, assolutamente. Hai trovato le parole migliori per risolvere la questione, l’equilibrio é la chiave 🙂 penso che si possa raggiungerlo solo con la pratica e l’ esperienza.

  2. Ciao Riccardo,
    ottimo spunto di riflessione.
    Come hai scritto, purtroppo noi non siamo semplici scrittori e non possiamo godere dell’ozio letterario. Scriviamo su commissione, quindi per forza dobbiamo incanalare la nostra creatività in viuzze sempre diverse per ogni cliente. Dopotutto, il nostro essere creativi ed eclettici sta proprio in questo. Capire poi cosa passi per la mente del cliente, è un altro discorso.
    Poter scaricare la passione repressa scrivendo finalmente per sé stessi e non per altri, è un buon metodo per mantenerla attiva.

  3. Io sono redattrice online da diversi anni e devo dire che la creatività e lo stile personale sono importantissimi. Se un cliente mi commissiona di scrivere content per il suo sito o gestire il suo blog, lo fa in primo luogo per lo stile personale che io riesca a trasmettere, per la creatività con cui riesco a impostare un piano editoriale (spesso senza materiale fotografico o testi disponibili). Io propongo e il cliente approva o non approva. Raramente ho trovato clienti che ti facciano un briefing dettagliato o che sapevano come impostare il content.
    Buon anno a Riccardo e tutti i lettori 🙂

    • Ciao Joja,

      Io di solito chiedo al cliente di completare un documento con una serie di domande necessarie per individuare le sue necessità. Per il resto il blog serve anche a questo: il cliente legge i tuoi articoli è può rendersi conto subito dello stile che hai.

  4. Ciao, io non sono una webwriter anche se ho aperto un blog da pochissimo funzionale al mio lavoro. Però quello che hai scritto è analogo ad ogni professione creativa. Pochissime star si possono permettere di fare e produrre lavori che amano, o comunque in minima percentuale. La maggior parte si deve piegare al mercato, ma l’importante è fare ogni cosa nella maniera più seria e professionale. Sapessi quante volte in passato ho dovuto progettare arredamenti che non mi piacevano lontani anni luce dai miei gusti, ma ho sempre cercato di farlo al meglio a prescindere. Auguri e buon lavoro!

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