Come capire quanto vale il tuo lavoro freelance

C'è bisogno di esperienza prima di aprire una partita IVA. In primo luogo per capire quanto vale il tuo lavoro come libero professionista. Questo ti consente di diventare un ottimo freelance.

Domande sempre più frequente tra i miei contatti. C’è sempre qualcuno che mi chiede: “Ma secondo te quanto devo chiedere per questo lavoro? Devo capire qual è la giusta retribuzione? Come posso capire quanto vale il lavoro di un freelance?”.

Quanto vale il tuo lavoro?

Che domande… La giusta retribuzione è quella vantaggiosa per te. Il tuo obiettivo deve essere la cifra più vantaggiosa. Che non è la più alta in assoluto.

Potresti arrivare a cifre astronomiche. Nessuno ti vieta di sognare. La realtà ti aiuterà a tornare con i piedi terra. Ma il dubbio della retribuzione (quanto vale il tuo lavoro) è un problema che tormenta i freelance, e in particolar modo i web writer.

Chi sta iniziando non sa come muoversi, chi ha esperienza di agenzia è confuso. “Ok – pensa il web writer che vuole diventare freelance – in ufficio era chiaro. Otto ore di lavoro per una certa somma al giorno e portavo a casa una somma”.

No al lavoro in agenzia

In questi casi mai partire dal lavoro fisso. La somma che percepivi in agenzia non deve essere il tuo punto di riferimento: devi incassare di più perché, come freelance, guadagnerai di meno. E sai perché?

Hai un socio occulto che di chiama stato, e che ogni anno ti chiederà una somma assurda per pagare le pensioni ai tuoi genitori. Il primo anno sarà festa grande perché non dovrai versare le tasse, ma non gioire. Le pagherai il secondo anno insieme a quelle dell’anno in corso. Praticamente verrai preso a calci in bocca dallo stato. Fa male. Quindi conserva la percentuale delle tasse: non spendere quei soldi.

Parti dalla professionalità

Non devi partire dal guadagno che percepivi in agenzia. E da cosa? Prendo esempio dalla mia esperienza personale: parti dal valore che dai alla professionalità.

Non iniziare dal valore che tu web writer freelance dai al tuo lavoro ma alla tua professionalità. Attenzione, in questo caso c’è una differenza netta. Capire quanto vale il tuo lavoro vuol dire ragionare in questi termini:

  • Un’ora della mia vita vale 20 euro.
  • Per fare questo lavoro ci impiego 2 ore
  • Ok, dammi 40 euro.

Io credo che sia giusto dare valore non solo al lavoro ma anche e soprattutto alla professionalità. Ovvero all’impegno profuso nel tempo per ottenere un risultato.

Quanto vale il tuo lavoro

La base fissa (20 euro a ora) vale nella fase zero della tua carriera freelance. Ma nel corso degli anni hai acquisito esperienza, giusto? Questa esperienza si paga. Fai formazione? Segui corsi? Leggi libri? Investi denaro e tempo per migliorarti?

Questo si paga. Ogni passo teorico fa parte della tua professionalità. Ma anche ogni caratteristica, come la tua capacità di cogliere una soluzione al volo e capire esattamente cosa devi fare un un determinato momento. Questo si paga.

quanto vale il tuo lavoro
Il freelance al lavoro.

Questo è il modo giusto per capire quanto vale il tuo lavoro, per dare un valore all’operato di un freelance e nella fattispecie di un web writer. Lo hai notato anche tu?

Non ho dati numeri certi. Delusione? Perché? Non posso darteli perché non li conosco, solo tu li puoi sapere. Io posso consigliarti un metodo (e te l’ho consigliato) per capire quanto vale il tuo lavoro, ma non posso dirti quanto vale il tuo lavoro.

Solo tu lo sai. Però voglio darti un piccolo aiuto. Ecco, secondo me un web writer freelance con una buona esperienza non dovrebbe scendere sotto i 40 euro a ora.

Poi ci sono situazioni che ti possono portare ad aumentare (argomenti difficili) o a diminuire (rapporti continuativi) la cifra, però la base è questa secondo me.

Per approfondire

La tua opinione

Questa è la mia ricetta per capire quanto vale il tuo lavoro. Ed è una ricetta personale: nel mio caso funziona, ma forse tu segui una strada differente e altrettanto valida. Perché non me la descrivi? Lascia la tua opinione qui.

Pubblica i tuoi consigli e le tue domande nei commenti: scriviamo insieme una piccola guida per i freelance (novelli e non) che cercano un punto di riferimento.

26 COMMENTI

  1. Anche secondo me è sbagliato fare un costo fisso a ora: dipende da cosa devo scrivere. E comunque in genere dipende dal progetto in corso.

    Ho fatto un preventivo qualche settimana fa, con un tot a cartella editoriale. Il tipo mi risponde che il suo budget è di 3-5 euro ad articolo. Tanti saluti. A parte il fatto che la parola “articolo” non significa nulla in termini di lavoro, ma posso guadagnare 3 euro, magari lordi, per un’ora di scrittura?

      • 3 euro per 3 minuti è già una cosa ragionevole per gente come voi. Bello l’articolo Riccardo, che poi 20 euro lordi l’ora se lavori 8 ore al giorno e 5 giorni a settimana fanno circa 1600 euro netti al mese. Se come riferimento prendi un dipendente che porta a casa 1500 euro al mese per 14 mensilità e ne lavora 11 in effetti guadagna 23 (e rotti) euro lordi per ora lavorata. E tu specifichi per iniziare e come limite minimo, e poi che non basta fare un clcoo oso in ore o ti metti alla stregua di un idraulico che ne chiede 30 (se va bene). Insomma, giustamente poni la questione sul lavoro a monte, lo studio, la preparazione etc.. (io comunque se dovessi far scrivere per me gente come voi due mi aspetterei e accoglierei, una richiesta superiore ai 3 euro al minuto)

        • Io non faccio prezzi a ore, per me non ha senso. Chiedo un tanto a cartella o, al massimo e secondo i casi, a parola.

        • Quando vuoi, André. Sono a tua disposizione.

          Comunque ti confido un piccolo segreto: dopo l’estate devo cambiare modello di business. Meno, meno, meno… Per guadagnare di più.

  2. Ciao Riccardo,
    faccio esattamente il tuo stesso ragionamento: “quanto vale un ora della mia vita?”. Io poi che non sono un webwriter puro ma anzi mi occupo molto spesso di SEO e web design volto al web marketing, metto anche “quanto spendo per questo lavoro in software/collaboratori/qualunquecosaservaperlaqualespendosoldiinpiu?”.
    Penso che il problema principale non sia quello che percepiamo noi come guadagno giusto, quanto il cliente è capace di “giustificare” come sua spesa. Ogni persona sa che dal macellaio la carne costa tanto e che alla coop la carne costa meno (e ha una qualità di altro livello). Ma il 90% della gente che avvicino per questo tipo di servizi, o che si avvicina con solo la sua necessità in testa, tende a pensare che i nostri siano lavori “facili” e che costino “tanto”, pur avendo un prezzario davvero basso a dirla tutta ( purtroppo penso ci sia bisogno di fare un compromesso sopratutto nei primi tempi di una nuova attività). Penso che il problema principale sia proprio questo: non c’è cultura per quanto riguarda i nostri lavori.

    • Non c’è cultura, sono d’accordo. Ma credo anche che sia nostro dovere fare in modo che si diffonda.

      Non credi?

      • Certo! Purtroppo però parlo anche di 50enni abituati alle “mosse” all’italiana, che non si fidano troppo di chi, cercando di venderti qualcosa, tentano anche di spiegartela. Sai bene anche tu che una fonte “neutra” tende a convincerli maggiormente 🙂

  3. Che casualità, mi trovo in questi giorni ad avere questo happy problem (stabilire un compenso) e questo articolo è caduto a pennello 😀

  4. Costo orario = Reddito desiderato /12 (mesi dell’anno) / 22 (giorni lavorativi medi mensili) / 8 (ore lavorative)

      • Sì. Ovviamente bisogna dimensionarsi su un reddito ottimale ed è un buon metodo se comunque hai la sicurezza di poter contare su qualche accordo di “lungo periodo” che costituisce la base dei tuoi compensi.

    • In linea di massima è giusto, in realtà non tiene conto di tutti gli imprevisti, secondo me vai inevitabilmente sotto, dovresti metterci un moltiplicatore imprevisti almeno *1,5 😉

  5. non sono d’accordo solo su una cosa:
    “…Quindi conserva la percentuale delle tasse: non spendere quei soldi, non è roba tua. ”
    SBAGLIATO!
    E’ ROBA TUA, solo che un ladro legalizzato se ne impadronirà senza che tu possa nemmeno lamentarti.

    Per il resto: bene! bravo! come sempre.. 😉

  6. Anche io, come Nicola, ho fatto un calcolo del mio costo orario molto simile a quello proposto da Nicola qui sopra (lo spunto parte da qui http://cpiub.com/2013/11/il-prezzo-della-creativita/ ) e so che sotto a quello non posso andare.
    Poi da qui aggiungo, a seconda della prestazione richiesta e dell’esperienza che posso offrire, un plus.
    Infine, subentra il tipo di rapporto: è un nuovo cliente? È una collaborazione continuativa? E così via.
    Di recente mi è capitato che un cliente, per un intervento grafico che ho stimato €100, avesse ricevuto preventivi che chiedevano molto meno, addirittura solo €25. Ecco, ho detto chiaramente che posso ritoccare di qualcosa nel caso in cui la collaborazione si faccia costante, e allora, invece di 100+100+100 ecc., farò uno sconto; altrimenti possono andare da chi ha chiesto €25.

    • Il costo orario non puoi farlo per tutte le professioni. Nel copywriting secondo me no. Certo, se qualcuno mi dice “ti pago 5 euro ad articolo”, io gli rispondo che guadagnerei 5 euro, lordi magari, per almeno un’ora di lavoro, quindi tanto vale che vado a lavare i pavimenti e guadagno di sicuro di più.

      Non so se nella grafica fate sempre un costo orario. Io ho realizzato vignette umoristiche, che non è certo la stessa cosa, e facevo un costo in base a ciò che dovevo disegnare e allo scopo del disegno (dove andrà pubblicato?).

      • No, infatti, Daniele, non facciamo sempre un costo orario. Il costo orario va bene per tutte quelle produzioni che sono “standard” – che poi non sono molte a dirla tutta – mentre, per tutto il resto, si fa un preventivo a seconda del tipo di intervento richiesto.
        Questo presuppone però che io sappia che al di sotto di una certa cifra non posso scendere, altrimenti non pago i costi del mio lavoro.
        Ti dirò di più: ultimamente sto provando a testare un altro approccio ancora, ma non so se possa andare bene per i webwriter. Faccio una stima del progetto in termini di tempo e di creatività e la passo al cliente, dicendogli che all’ora, per quel progetto, costo x. Poi, se il progetto richiede di più, perché ci sono modifiche, perché intervengono aspetti non previsti, allora il cliente sa che per tutto quel che c’è di più, c’è appunto un costo orario; lo metto in allerta nel momento in cui mi sto avvicinando alla cifra pattuita, in modo che sia consapevole che il prezzo crescerà, perché il mio lavoro sta andando oltre. Non so se funzionerà, ma lo scopo è lavorare meglio, con meno interruzioni e modifiche (spesso astruse).

  7. Aggiungo alcuni punti alla questione. Diciamo che il lavoro medio è di 8 ore al giorno x 5 giorni (illusione spesso)……
    di questi 5 giorni almeno 1 lo devo dedicare ad aggiornamento e formazione propria (per migliorare la mia professionalità e quindi anche a favore del cliente). Dei restanti 4 almeno mezza giornata la devo dedicare alle incombenze dell’attività (banca, contabilità, burocrazia, ecc), alla fine posso dedicare 14 giorni al mese (3,5 x 4 settimane) al lavoro per i clienti. Considerando la mancanza di garanzie posso ragionevolmente stare sotto i 2000 euro mensili di incasso netti (non ho considerato le spese come ufficio, attrezzatura, ecc) ? Secondo me no. Considerando che il 50% va allo stato devo fatturare almeno 4000 euro che diviso 14 fa 285 euro al giorno che diviso 8 ore fa 35 euro/ora. Secondo me scendere sotto questa cifra significa non guadagnare ma investire….si può fare ma serve consapevolezza.
    Personale opinione si intende.

    • Quoto totalmente, qua la gente si dimentica che non si lavora 8 ore al giorno, che ci sono spese fisse, come ufficio, computer, software, commercialista.. Tassee.. senza contare comunicare coi clienti, fare i preventivi, le fatture il recupero crediti eccc eccc eccc eccc.

  8. Per aggiungere una prospettiva che credo possa aiutare, ritengo che sia un errore confrontare il freelance con un dipendente. L’errore nasce dal fatto che bene o male si fa lo stesso mestiere che prima si faceva da dipendente, o che fanno altri come dipendenti presso un’azienda. La realtà è che un freelance è un imprenditore. Un imprenditore di se stesso. E’ strano, ma bisognerebbe pensare a se stessi come “un’azienda”, lavorativamente parlando. Oltre al lavoro in se, si hanno dei costi (tasse, strumenti, servizi ecc), bisogna gestire il tempo e le risorse, bisogna promuoversi, investire (es: formazione e promozione), gestire la contabilità, fare customer care, pensare ad accrescere il business, sapersi vendere, gestire le trattative, e tanto altro… bisogna saper gestire un’azienda… di una sola persona, ma un’azienda.
    E’ necessario avere una mentalità da imprenditori, altrimenti è meglio cercarsi un posto fisso se no rischia di diventare molto molto difficile.

    • Certo, ottima aggiunta. Questo potrebbe essere il lato oscuro del lavoro freelance: non è per tutti, e quando vedi che non fa per te devi solo mollare la presa. No, io non sono per l’accanimento terapeutico: se le cose non vanno puoi continuare all’infinito ma la mentalità non puoi cambiarla.

      Che dici… Ci sta un bel post sull’argomento?

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