Vuoi diventare il Re Mida del blogging?

Quali sono i vantaggi di un blogger che trasforma in oro tutto ciò che tocca? Ecco una serie di valutazioni che puoi mettere in campo per migliorare la tua attività di scrittore online.

La storia di Re Mida è affascinante, ricca di sfumature e di rimandi alla vita contemporanea. Dionisio conferì a Mida il potere assoluto: “Caro mio, da oggi tutto quello che toccherai diventerà oro”. Molti blogger sono proprio come Re Mida.

re mida del blogging
Il Re Mida del blogging.

Sempre sulla cresta dell’onda, trasformano in oro ciò che toccano. O meglio, che pubblicano. Sono quelli che scrivono solo per il piacere di portare idee online, e di riempire il blog con contenuti istintivi. Senza pensare alle conseguenze.

Questa è la forma pura del blogging. Scrivere al netto del calendario editoriale, senza valutare cosa porterà una determinata azione. Spesso questa formula è vincente. Le persone riconoscono un valore che pochi blogger possono ancora offrire.

Re Mida e l’onestà intellettuale

Ti mostro come sono, senza filtri. Questa è una condizione spettacolare: il tuo concetto di contenuto di qualità coincide con quello del pubblico. Non devi muovere un dito, devi solo continuare a scrivere per il web. Eppure questa è un’eccezione.

Nella maggior parte dei casi la realtà è diversa. Ed è impietosa perché crea una barriera invisibile nei confronti dei lettori. Una barriera invisibile e difficile da superare. Tu scrivi e dall’altra parte non ottieni risposta. Non arrivano risultati o riscontri: poche visite, pochi commenti, niente link in ingresso, nessun contatto lavorativo.

Scegli gli argomenti che preferisci e scrivi come ti suggerisce il cuore. E cosa succede? Niente. La tua idea di contenuto di qualità è diversa da quella dei lettori.

Le persone non ti seguono. Rispondi a domande già chiarite. O che nessuno vuole. Ecco perché il Re Mida del blogging deve conoscere le opinioni e le esigenze.

Questi dati non sono semplici da estrapolare, si trovano in discussioni legate al tuo blog o nelle community. Puoi avere delle informazioni impostanti anche dai tool disponibili online. La tua abilità? Riuscire a fondere e a interpretare questi dati.

Per approfondire: perché è importante conoscere il target

Leggere i bisogni del pubblico

Questa è la grande sfida del blogger: riuscire a leggere i bisogni del lettore, accontentare la sua ricerca di informazioni per risolvere quel problema specifico.

Oppure scaturire quell’emozione. Il tutto senza perdere di vista il proprio stile, la propria anima di webwriter. Lo so, non è facile. Ma è possibile. In che modo?

Devi conoscere l’opinione dei lettori. Cosa vogliono? Cosa chiedono? Ci sono diversi modi per dare una risposta alle domande. Io trovo la soluzione in questi punti.

Strumenti quantitativi

Google Analytics, Search Console, Google Keyword Planner, Google Trend, Ubersuggest, Google Suggest, Semrush, Seozoom, Answer The Public e tutti i tool che mi permettono di capire cosa cercano le persone legate al mio target.

Strumenti qualitativi esterni

Commenti dei blog legati al tuo argomento, forum, pagine Facebook, community, discussioni sui social. In questo caso è utile utilizzare Tweetdeck e Hootsuite.

Strumenti qualitativi interni

Sbocchi che permettono di lasciare opinioni. Puoi utilizzare i commenti e i form informazione, ma ci sono soluzioni differenti: questionari, sondaggi online, chat, post lasciati sui social e sul blog per chiedere nei commenti l’intervento dei lettori.

Questo intervento può essere utile per capire dove dirigere la prua, cosa scegliere per il tuo blog. Magari quale argomento affrontare e che tipo di post preferiscono i lettori. Ovvero quelle persone che stanno alla base del successo.

La differenza tra un blogger che guadagna e uno che bivacca è questa: la sua capacità di intercettare è soddisfare la domanda di un pubblico (anche ristretto).

L’arte del compromesso di Re Mida

Secondo te è importante conoscere l’opinione dei lettori? La maggior parte delle risposte ha puntato su una via di mezzo: conoscere sì, assecondarle fino alla morte no. Una buona via di mezzo. Seth Godin ha chiuso i commenti del blog per questo:

“Comments permanently changes the way I write. Instead of writing for everyone, I find myself writing in anticipation of the commenters. I’m already itching to rewrite my traffic post below” (Why I don’t have comments).

Le opinioni dei lettori influenzano la mia scrittura, e io non voglio cambiare. Non posso modificare lo stile solo per il singolo, solo in previsione dei commenti. Devo scrivere per tutti. L’opinione granitica di Seth Godin non fa una piega.

E forse anche tu hai pensato qualcosa del genere: devo seguire sempre le opinioni dei lettori? Fino al punto da sporcare la mia essenza? Io sono un essere pensante, ho uno stile e degli interessi: non posso diventare schiavo del pubblico.

Qui puoi fare la differenza

Vuoi continuare a scrivere su un diario personale o vuoi diventare un blogger professionista? In quest’ultimo caso devi puntare all’obiettivo, ed è solo il pubblico a decretare il successo di un contenuto. E poi di un blog. Solo il pubblico ha potere.

blogging
Diventa il Re Mida del blogging.

Io non credo che un blogger debba diventare schiavo delle opinioni. Può lavorare sull’affrontare temi cari ai lettori senza perdere il proprio stile. Senza abbandonare la mano (vale a dire lo stile) che caratterizza la tua scrittura online.

Per approfondire: 3 consigli per sedurre i lettori

Vuoi diventare Re Mida del blogging

Devi trovare il giusto equilibrio per riuscirci. Io lavoro da anni su questo punto, e ancora devo migliorare. Il vero snodo del blogging è questo: riuscire ad accontentare i lettori senza svendersi, senza perdere le proprie caratteristiche.

Le caratteristiche che ti rendono unico. Questo è il tuo obiettivo: trovare un buon compromesso. Non deludere il pubblico, non mortificare la tua arte.

Io credo che sia questa la chiave per pubblicare contenuti di qualità, alimentare un pubblico sempre fedele e gestire un blog di successo. La tua opinione qual è?

6 COMMENTI

  1. Mi interessa la forma pura del blogging. Voglio scrivere per il piacere di scrivere, voglio scrivere delle mie passioni e raccontarle agli altri, ma devono piacere a me prima di tutto.

    • Certo, questa è la forma migliore. Quella che tutti preferiscono in fin dei conti? Ma con i risultati? Come facciamo?

  2. Ciao Riccardo, quello che apprezzo di più del tuo post è il consiglio di “ascoltare”. Spesso mi capita che chi mi legge mi vede in un modo che non corrisponde a me e a quello che voglio fare. Ad esempio il mio blog personale è identificato come un mamma-blog, in realtà io ho iniziato a scrivere prima di diventare mamma, buffo vero? Molte blogger con le mie stesse passioni si dirigono verso la strada dell’ e-commerce, cioè si mettono a vendere le loro creazioni, ma anche questo non fa parte della mia personalità. Ecco quindi che forse sono io a confondere i miei lettori , perché sono io a non aver deciso dove andare. Ascoltare di più sarà il mio lavoro personale.

    • Sempre difficile gestire l’idea che gli altri hanno di te e quella che tu vuoi far trasparire. Io di solito consiglio di muoversi nel modo più naturale possibile, ma a volte non basta. Sto lavorando molto sul rapporto tra autore e lettore, leggerai presto qualcosa su questo tema.

  3. “Molti blogger sono come Re Mida: sempre sulla cresta dell’onda, trasformano in oro tutto ciò che toccano.”

    1) Molti? Davvero?
    2) Forse andrebbe definito meglio il concetto del “trasformare in oro tutto ciò che si tocca”.

    Prima si legge “Sono quelli che scrivono solo per il piacere di portare il proprio pensiero online, e di riempire il blog con contenuti istintivi. Senza pensare alle conseguenze.” poi invece “Ti mostro come sono, senza filtri.Questa è una condizione spettacolare: il tuo concetto di contenuto di qualità coincide con quello del pubblico. Non devi muovere un dito, devi solo continuare a scrivere per il web. Eppure questa è un’eccezione. Nella maggior parte dei casi la realtà è ben diversa. “

    Allora l’equazione “spontaneità” = successo è la norma, quella norma che è comune a “molti blogger” oppure è “un’eccezione”?

    “La tua idea di contenuto di qualità è indirettamente proporzionale a quella dei lettori.
    Non scrivi male. Ma le persone non ti seguono. Rispondi a domande già chiarite. O che nessuno reputa importanti.”

    Ok, mettiamo di essere in questa condizione.
    Ciao aspiranti Re Mida del blogging, sedetevi pure in cerchio e iniziate a raccontarvi.
    Com’è che dite? I vostri contenuti sono l’alfa e i vostri lettori vogliono l’omega? (Perché se “la tua idea di contenuto di qualità è indirettamente proporzionale a quella dei lettori” alla fin fine è di questo che stiamo parlando: siete agli antipodi). Allora vi dirò una cosa che potrebbe farvi male: prendete in considerazione l’idea che quello non sia il vostro pubblico. Non perché se quello è il tuo pubblico allora deve amarti incondizionatamente sin dai tuoi primi, timidi, goffi, passi, ma perché quando si ha visioni così diverse delle cose semplicemente si hanno idee diverse. Se c’è tutto questo divario tra te e (quello che ti ostini a credere sia) il tuo pubblico (e il divario è cospicui se parliamo di rispondere a domande che “nessuno reputa importanti”), ecco, se non solo tu e il “tuo pubblico” (virgolette d’obbligo) non vi guardate negli occhi né guardate nella stessa direzione allora, perdincibacco, mi sa che siete le persone sbagliate, gli uni per gli altri.

    A “Magari quale argomento affrontare e che tipo di post preferiscono i lettori.” iniziamo a ragionare. Questo sì. Questo si chiama interessarsi a chi ci segue. Ma ciò ha senso solo se abbiamo ottenuto chi ci segue già prima di modellarci sui desideri altrui. E non perché il compromesso è una cosa brutta e cattiva e no, io quest’acqua-non-la-bevo. No. “Semplicemente” (non è semplice per niente) perché se io vendo ananas chi mangia solo pesche troverà sempre la mia offerta al polo opposto rispetto ai suoi desideri. Inutile quindi continuare a chiedersi come preferiscono le pesche quelli che comprano solo pesche. Io pesche non ne ho.

    “In un post su facebook ho lanciato la domanda: secondo te è importante conoscere l’opinione dei lettori?”
    A me questa domanda sembra un po’ come chiedere “ti piacciono le persone false?”. Che risposte ci si può aspettare?

    Alla fine resto con un “e quindi?”. “E quindi?” che giro al Re di mysocialweb. Perché i commenti servono a questo no?
    E a rispondere al “e quindi?” inizio io. E siccome è sempre più difficile essere obiettivi con se stessi inizio parlando di te. Se io fossi passata di qui la prima volta e avessi reputato il tuo blog in antitesi con ciò che voglio/mi serve (giusto differenziarli perché non sempre coincidono) non mi sarei di certo aspettata che tu ti mettessi a analizzare con tutti i tool di questo strano globo terracqueo i miei possibili interessi fino a trovare un compromesso tra… No. Inutile. Come fissarsi con il proposito di stare con una persona che non ci piace per quello che è ma per quello che (siamo convinti, a torto) potrebbe diventare). Poi ok, capita di leggerti e non essere d’accordo (ma già il “non essere d’accordo” è diverso dal reputare totalmente inutile per me ciò che dici. Perché il disaccordo è comunque a modo suo un’occasione di confronto, il disprezzo o l’indifferenza per ciò che leggi no). Ma di base deve esserci almeno una lingua di terreno comune. Oppure non è blogging: è ostinarsi a cacciare farfalle con un retino bucato. (Sì, nel frattempo le parole sono diventate 700 :))

    • Ciao Monia,

      Ho pensato giorno e notte alla risposta. Vado per punti:

      1) Molti? Davvero? – Beh, se pensiamo anche allo scenario internazionale sì.
      2) Il concetto dell’equilibrio: mantenere il proprio stile e incontrare le esigenze del lettore. Non è un vendersi al miglior offerente ma soddisfare una domanda.
      3) A me questa domanda sembra un po’ come chiedere “ti piacciono le persone false?”. Nel post ci sono state risposte differenti, non c’è stato un livellamento delle risposte verso punti specifici.

      E quindi? Quindi il tuo lavoro non riguarda solo la scrittura, ma anche la ricerca. Ovvero il procedere per tentativi. Tu hai saltato questa fase perché hai lavorato prima con i social, le persone hanno imparato a conoscerti e poi a leggerti: hai creato la tua community dal basso. Le persone ti seguono, leggono i tuoi post e sanno cosa scriverai domani. Altri blogger partono dall’alto e cercano di infilare i contenuti negli interessi dei lettori. Tu hai fatto la tua scelta. Gli altri blogger invece…

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