Ti ricordi quando parlavo di ultimi giorni di Pompei per le partite IVA? Tutto un bluff.

La notizia fa fare i salti di gioia ai futuri freelance: torna il vecchio regime dei minimi. Ovvero torna quel regime che vanta aliquota Irpef al 5% e limite di fatturazione pari a 30.000 euro.

regime dei minimi

Voglio essere esatto: non è corretto dire che torna il vecchio regime dei minimi. Questa forma fiscale, infatti, è stata prorogata al 2015. Ovvero per quest’anno è così, poi si vedrà (fonte Il Sole 24 Ore).

Il vecchio regime dei minimi doveva essere sostituito con un regime forfettario con aliquota al 15% e soglia di fatturazione a 15.000 euro. Considerando anche il minacciato aumento dell’Inps al 28/29% sarebbe stato un salasso. Anzi, sarebbe stata la morte di una fetta di lavoratori indipendenti.

Non ascoltare che vede le partite IVA legate al regime dei minimi come uno specchietto per nascondere finti dipendenti. Cioè, esiste questa possibilità. Ma ci sono anche tante persone che scelgono la strada freelance. Persone che vogliono far fruttare le proprie competenze in modo diverso.

Ma gli imbecilli non pagano mai?

Ok, la mia riflessione è questa: perché dobbiamo sperare un ritorno al vecchio regime dei minimi? Perché dobbiamo far tremare migliaia di lavoratori con una soluzione che non avrebbe lasciato scampo? Voglio dire: 15% di aliquota e soglia di 15.000 è sinonimo di decesso fiscale. Non guadagni niente.

A rigor di conti hai lo stesso introito di un pensionato minimo. Ma nel frattempo devi lavorare, devi inseguire i clienti che non pagano, devi contrattare prezzi e devi difendere la tua professionalità contro chi pensa di saper fare il tuo lavoro. Ecco, il lavoro: sai cosa succede quando prendo un abbaglio?

Perdo il lavoro. Sai cosa succede quando produco qualcosa che viene etichettato come idiozia da tutto il globo terrestre? Perdo il lavoro. E sai cosa succede a un politico quando partorisce un nuovo regime dei minimi che – da un punto di vista matematico – non lascia scampo?

Rimane in parlamento. Perché? Lo so, non esiste la risposta. Anzi, esiste. E la conosci anche tu. Rimanda al vecchio motto del Marchese del Grillo: “Mi dispiace… Io so’ io e voi non siete un cazzo”.

Tutto qua. Un semplice sfogo. Volevo condividerlo con te.

Torna il vecchio regime dei minimi: la tua opinione

“Notizia interessante per i freelance. Ma io sono un dipendente. Io ho il posto fisso”. Sul serio? Presentamelo questo distributore di posti fissi. Mi dispiace interrompere i tuoi sogni ma oggi i posti fissi sono finiti. Adagiarsi su queste finte certezze vuol dire ritrovarsi con una scottante delusione quando arriverà il momento. Non è detto che arrivi, certo, però oggi è un tuo dovere essere pronto.

È tuo dovere ascoltare la voce dei freelance, è un tuo dovere aprire un blog e iniziare a costruire ora il tuo nome (non quando ne avrai bisogno). È tuo dovere riflettere sulla possibilità di diventare freelance.

Non lo si diventa da un giorno all’altro. Non tutti sono pronti per questo mondo. Chi pensa di licenziarsi e di diventare freelance con facilità sbaglia di grosso. La condizione del freelance è dura ma ricca di soddisfazioni: devi essere in grado si fruttare i lati positivi e ammortizzare quelli negativi.

Ma secondo te il governo ha fatto bene a far tornare il vecchio regime dei minimi?

Hai deciso di sfruttarlo? Inizierai una nuova avventura con questo regime? Oppure sarà solo un modo per continuare a nascondere precariato aziendale? Aspetto la tua opinione nei commenti.

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12 COMMENTI

  1. Riccardo, questo post mi piace molto. Però secondo me la guerra tra dipendenti e freelance è un abbaglio. Leggo spesso blogger che sostengono la loro scelta come migliore di quella del lavoratore dipendente. È una guerra tra poveri, e vorrei che tu vedessi il lordo e il netto nella mia busta. Mi hanno abbassato gli assegni famigliari perché guadagnavo troppo (?), e le detrazioni nella mia tredicesima erano quasi pari alla somma degli 80 euro renziani percepiti nel 2014. Sono d’accordo con tutte le rivendicazioni dei freelance, davvero, ma questo continuo confronto mi mette sempre nelle condizioni di dire “io la freelance non la farò mai perché ora sto messa molto meglio”. E questo è falso.

    • Ciao Polly,

      Assolutamente no, nessuna guerra. Anzi, come dico anche nell’articolo, il dipendente deve essere informato sul mondo freelance perché non c’è una separazione netta tra i due mondi. Ma soprattutto non c’è più il reale vantaggio dell’essere dipendente: sei precario, le pressioni fiscali mettono in difficoltà tutti.

      Da parte mia non c’è un “noi dobbiamo combattere, vuoi (dipendenti) state sereni”. Dobbiamo informarci e migliorare la nostra posizione insieme. Ecco, questo è il mio obiettivo.

      Felice che ti sia piaciuto il post 🙂

  2. Concordo su tutta la linea. Ritengo che ognuno debba fare del suo meglio, non adagiarsi sugli allori del posto a tempo indeterminato (che non esiste più) oltre ad avere empatia e solidarietà con le altre classi di lavoratori.
    Posso darti la mia personale visione delle cose, dopo 20 anni di lavoro dipendente a tempo indeterminato, sono stata licenziata dall’oggi al domani in base alla legge Fornero, per motivi economici. Fortunatamente avevo un’attività ‘parallela’ che coltivavo da un paio d’anni e un blog, che mi ha dato visibilità, conoscenze, anche se per ora pochi introiti. Ora mi propongo come libera professionista, ma non potendo farlo sfruttando la p.iva che ho già (una SRL con soci e oggetto societario diverso) dovrò optare per il regime dei minimi. Però sono fiduciosa. Ho idee e collaborazioni. Sarà un grande 2015 🙂

    • Il trucco è questo: avere sempre un piano B, una via di fuga. Hai fatto bene a coltivare la tua attività parallela, hai fatto bene a puntare sul blog.

  3. Io sono dipendente a tempo indeterminato, ma nonostante questo passo buona parte del mio tempo libero a studiare argomenti che mi interessano perché condivido quanto detto nel post; il posto è fisso oggi, ma non è detto che lo sarà anche in futuro. Bisognerebbe incentivare anche i freelance part-time, dipendenti con buone idee che vorrebbero provare a lanciarle, ma non si sentono ancora sicuri di lasciare il posto, purtroppo in questo caso la tassazione davvero distrugge ogni idea

    • Un consiglio: costruisci il tuo piccolo impero oggi, non domani. Apri il tuo blog e inizia a farti conoscere. Più aspetti e più sarà difficile far fruttare il tuo blog.

  4. Ciao Riccardo,

    io faccio parte di quei futuri freelance gioiosi di cui parli.

    Essendo stato licenziato dall’azienda in cui ero dipendente a tempo indeterminato da un mese all’altro, dopo aver usufruito degli ammortizzatori della disoccupazione ho deciso di intraprendere la strada del freelance (soprattutto per una questione di autogestione del proprio tempo/lavoro e soddisfazione personale) e nel mentre ho rifiutato una proposta di lavoro a tempo determinato.

    A dicembre, quando c’è stato l’allarmismo del nuovo regime dei minimi ho deciso di non aprire la partita iva perchè non mi sentivo ancora totalmente pronto e di aspettare ancora un pò.

    Il nuovo regime era alquanto insostenibile e ho iniziato a valutare anche soluzioni di lavoro freelance all’estero (dove le condizioni sono migliori): ora, con questo ritorno ai vecchi minimi, credo che a breve aprirò la P.Iva in Italia con tutte le buone intenzioni.

    Ciao!

    • Grande Marco, il tuo commercialista ti consiglierà al meglio. Anche perché questa è una caratteristica essenziale del nostro lavoro: abbiamo bisogno di un bravo consulente che ci aiuti a far quadrare i conti.

  5. Io vorrei dare la versione “femminile” della questione.
    Lavoro “in proprio” da quindici anni. Prima in società ed ora, da una anno e mezzo, come freelance.
    Tra le due società di cui ho fatto parte, ho lavorato come dipendente. A parte le certezze oramai finite del lavoratore dipendente, ho riscontrato che essere lavoratrice dipendente e madre è un’impresa titanica. Quando ho deciso di non volere più lavorare in società con qualcuno, ho trovato la soluzione di essere freelance la più adeguata al mio ruolo di madre oltre che unica soluzione lavorativa percorribile.

  6. Hai fatto bene a scrivere su questo argomento. La decisione è giusta e speriamo non valga solo per un anno. Il Governo e lo Stato dovrebbero cercare di incentivare, aiutare e stimolare chi ha idee e voglia di lavorare, chi è disposto a fare sacrifici e chi rischia per fare qualcosa in autonomia sfruttando il proprio bagaglio di esperienza e competenza.
    Io sono nella stessa situazione di Marco e Maria Cristina…stringo i denti e vado avanti con entusiasmo!

    un saluto
    Massimo

  7. Ciao ragazzi, ho seguito con ansia gli sviluppi di questo decreto correttivo in quanto io mi trovo in una posizione critica e vi spiego il perchè. Ho aperto p.iva nel 2008 e nel 2014 ho compiuto i tanto “odiati” 35 anni, quest’anno sono passato al regime ordinario e speravo tanto che eliminassero il maledetto limite di età che il governo Molti ha introdotto. Tra l’altro questo limite di età crea una sleale concorrenza perchè se due professionisti uno di 34 anni e uno di 36 presentano la loro offerte ad un cliente, il professionista di 36 anni viene penalizzato a monte perchè nel suo compenso c’è anche l’IVA al 22%, che non per colpa sua ma è il fisco che gliela impone. Quindi si configura una sleale concorrenza.
    Scusatemi per lo sfogo, buon lavoro a tutti.

  8. Un regime di tassazione al 5% è troppo bello per durare ancora molto: è stato varato pochissimi anni fa per tamponare una situazione occupazionale disastrosa e dubito che reggerà ancora per più di un paio di anni. La vera ingiustizia è l’inps quasi al 30%, praticamente parificata a quella dei dipendenti ma senza coperture per malattia, infortunio, e tutto quello che per il dipendente è invece coperto. Seguiamo gli sviluppi e facciamoci sentire!

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