Ancora oggi ascolto storie di amici e colleghi che devono sopportare l’angheria del pagamento definito in base ai risultati ottenuti. Risultati che, secondo la mia esperienza, sono quasi sempre zero.

Chissà perché. Forse perché qualcuno – forse chi deve pagare – non ha nessun interesse a mostrare dei risultati. Ma queste sono illazioni, non voglio certo generalizzare. No, non è intenzione.

risultati
Fonte immagine: Flickr

Voglio solo dare un consiglio: se la tua azione non è perfettamente misurabile in modo indipendente, e se non hai il pieno controllo delle azioni, non accettate pagamenti in base ai risultati.

Anche a me hanno proposto di lavorare e di essere pagato in base ai risultati. Di scrivere e di essere pagato in base alle vendite ottenute grazie a un testo. Grazie a una newsletter. Grazie a un post o a una landing page.

Secondo me tutto questo è assurdo

Ma che io vado da un salumiere e gli chiedo: “Dammi 100 grammi di cotto che me ho una cena stasera, se faccio bella figura te lo pago”. Ma tu la bella figura la fai grazie al centrotavola, ai bicchieri, al primo piatto. E anche grazie al cotto.

Stessa cosa per un sito web. I risultati arrivano perché è usabile, perché è posizionato, perché ci sono immagini qualità, perché fa una buona azione social e anche perché ha dei contenuti di qualità.

Anche e non solo

Ovviamente questa è una riflessione che riguarda l’universo web writer ma può essere ampliato a diversi settori. Anche perché la condizione essenziale per avere successo prescinde da quello che facciamo online e riguarda quello che vendiamo online.

Pensiamo sempre alla qualità dei contenuti. Sulla qualità di chi lavora online. Ma riflettiamo sulla qualità del bene o del servizio offerto dalle aziende? Puoi fare SMM, SEM e SEO, e puoi farlo ad altissimi livelli, ma se un servizio è scadente riceverà delle pessime recensioni.

E le persone lo scarteranno a priori. Questo cosa significa?

Risultati che non arrivano e specialista che non viene pagato. “Mi dispiace, non abbiamo ottenuto i risultati”. E grazie, vendi un servizio che fa schifo acqua da tutte le parti!

Morale della favola

Attenzione a chi offre lavori retribuiti solo in base ai risultati raggiunti. Un bonus può andare bene, ma assicurati che ci sia una base fissa. Io ho avuto delusioni in passato, ma oggi ho le spalle forti e non accetto più lavori pagati solo in base ai risultati.

Non faccio generalizzazioni, ripeto, ma il mio lavoro è solo una parte del meccanismo per ottenere buoni risultati. La pensi anche tu così? Tu accetti lavori pagati in questo modo?

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13 COMMENTI

  1. Cerco di essere sintetica, ma ci tengo a raccontare questa mia esperienza. Luglio, mando CV qua e là: mi risponde uno tipo di un’agenzia di Roma (lui, in pratica, è l’agenzia). Preliminarmente, ci sentiamo tramite Skype: lui spiega che necessita di un collaboratore, che è impegnato nel web marketing e che da solo non riesce a gestire tutto, che cerca una persona capace interessata a seguire un progetto il quale, ovviamente, non può impegnare meno di un anno. Fin qui, ancora tutto bene; forte di un appoggio a Roma che poi, la solita fortuna, mi viene pure meno, vado in capitale per incontrare il signore, il quale fa chiaramente capire che: 1. mi paga per uno stage 500 euro- buono, ma poco per un full-time a Roma; 2. non è interessato a far fare uno stage breve (e questo già va contro la definizione di stage): necessita della sicurezza che il collaboratore sia disposto a seguirlo per oltre un anno; 3. paga in base a come vanno le cose- nel senso, che lui continua a tenerti in “stage”, ma la possibilità di darti qualcosa in più è assolutamente variabile; 4.voleva mettermi alla prova per un mese, senza darmi 1 euro, naturalmente; 5. ammette, tranquillamente, che la sua vecchia collaboratrice dopo un anno e mezzo se n’era andata- e chissà perché- avendo deciso di aprire la sua propria agenzia- però, con che coraggio fare certi passi quando addirittura con lui guadagnava anche fino a 700 euro?
    Morale della favola: me ne sono rimasta a Napoli. Certo, in questa situazione ha pesato moltissimo il fatto di dovermi trasferire in un contesto sicuramente poco economico: col passare dei mesi, da un punto di vista economico, ci sarei andata solo a perdere. Ad ogni modo, qualcosa, in questa faccenda, mi fa pensare che il signore avesse necessità di un socio, non di un collaboratore. Faccende delicate; ed io me ne son tornata a Napoli delusa per l’ennesima volta.
    Buona giornata Riccardo!

    • Il mondo è un luogo complesso, a volte abitato da persone poco chiare. Questa storia ti ha lasciato qualcosa almeno in termini di esperienza?

  2. Prima di tutto, mi ha insegnato a stare alla larga da cose e persone poco chiare; in secondo luogo mi ha insegnato a selezionare meglio anche gli annunci a cui rispondo; in terza istanza, mi ha ricordato che le cose non sono mai facili- almeno per me- ma certamente nessuno può sentirsi in dovere di dirmi che non ho provato.

  3. Che cosa complicata Riccardo! Cioè, difficile esaurire un argomento così in poco spazio.
    Dal titolo, fermandomi al titolo, ti direi “e invece no: voglio il risultato”. Proseguendo la lettura mi trovo d’accordo, perchè vai nel dettaglio di un mestiere: il tuo.
    Il successo o meno di un’operazione fatta sul web non dipende solo da un articolo o una landing page, ma da mille altri fattori. Sarebbe quindi scorretto imputare un insuccesso solo a chi si è occupato di quel preciso tassello.
    Tuttavia non è un mistero che io abbia poca fiducia verso la rete per esperienze spiacevoli. Quindi per un certo tipo di lavoro ho fatto quel tipo di proposta, ma anche qui tu riprendi la possibilità parlando di controllo dei risultati. Ecco io per quella specifica proposta ero quello che rischiava, perchè i risultati non li avrei saputi (o toccati) io ma proprio chi avevo interpellato. Quanto al lavoro in sè, io spesso lavoro in base ai risultati, al 90% delle volte, ma sono anche in grado di misurarli. Ma è un lavoro diverso. Non so, credo che per pagare un webwriter in base ai risultati l’unica opzione accettabile sia nel momento in cui io e il webwriter abbiamo un’idea insieme e ognuno di noi ci mette del suo, poi si divide. Una sorta di joint venture. Se no non starebbe in piedi. Diverso il discorso con chi si occupa di vendita diretta, one-to-one: in questo caso diffido del venditore che vuole uno stipendio fisso invece che delle percentuali.

    • Io posso lavorare in base al risultato solo quando conosco bene il team, e solo quando conosco i dettagli del lavoro svolto dagli altri.

  4. Per evitare questo (purtroppo frequente) problema bisogna stipulare un contratto con ben descritti i tempi le modalità di pagamento, e possibilmente anche una parte di anticipo.
    In questo modo il cliente conferma l’intenzione di pagare per il lavoro assegnato, e il professionista conferma di rispondere alle esigenze espresse nel contratto.

  5. Ti ringrazio moltissimo Riccardo per questo articolo che mi ha illuminato su una situazione lavorativa che sto vivendo e che mi fa sentire un pò scomoda. Adesso credo di aver capito il perché 🙂
    In sostanza mi sto occupando di SMM per un’azienda senza aver ben stabilito “domanda e offerta” in quanto novella freelance che non vuole fare la parte di quella che viene super pagata. Ho fatto un preventivo che mi è stato dimezzato, e ho accettato lo stesso questa collaborazione… Il loro sito non è per niente posizionato ed è iper statico, io ho dato consigli anche in questo tema ma niente, loro pensano che tutto debba venire dai social, anzi, solo da facebook. I risultati non sono quelli sperati e adesso mi trattano come se avessi fatto male il lavoro. Altra cosa, finché mi occupavo da sola della fanpage gli insights erano positivi metre da quando non lo faccio più sono negativi… Spero di essermi spiegata, con l’impeto del volerti ringraziare magari sono stata poco chiara. Anyway, grazie 🙂

  6. Rispondo a @annalindab qui, che con 140 battute è impossibile:

    Come dicevo su Twitter, Riccardo oltre ad affrontare una situazione che lo tocca da vicino e che come giustamente ha replicato Andrea, la reputo inaccettabile, è andato oltre il suo settore lavorativo, toccando due punti fondamentali che riguardano anche le agenzie che offrono servizi di Web Marketing a tuttotondo:

    1) Puoi fare SMM, SEM e SEO, e puoi farlo ad altissimi livelli, ma se un servizio è scadente riceverà delle pessime recensioni.

    C’è poco da promuovere se manca il valore reale del prodotto/servizio, anche se un buon marketer potrebbe riuscire a manipolare il “valore percepito”, sulla lunga distanza il gioco terminerebbe. E qui ci ripossiamo collegare al tuo sfogo, che giustamente “comprendo” perché ci sono molte aziende che puntano sul far percepire un valore che in realtà non esiste, e chi lavora in modo etico deve affrontare e gestire anche questo problema, oltre a tutti gli altri. Un’agenzia o freelance che sia, se sa che non ci sono margini di miglioramento e che il prodotto servizio non ha “valore reale”, non dovrebbe accettare proprio la commessa, che sia pagata a risultato o meno!

    2) Se la tua azione non è perfettamente misurabile in modo indipendente, e se non hai il pieno controllo delle azioni, non accettate pagamenti in base ai risultati.

    Per esperienza personale posso affermare che in molte occasioni ci è capitato di lavorare a risultati, alcune sono state positive e altre negative; quelle positive lo sono state perché la situazione lo permetteva, era tutto misurabile e dove non era possibile misurare entrava in gioco la fiducia del cliente, dove ti permetteva di avere delle credenziali che solo un “socio” potrebbe avere… Quelle negative sono nate dall’inesperienza e dal fidarsi troppo di alcuni volponi.

  7. Tendenzialmente evito commesse a risultato, ma a volte è inevitabile prenderne: nell’ambito SEO, in particolare, si fa una fatica enorme a definire un “risultato”, perchè il cliente tende a guardare la posizione su Google e tu NON PUOI promettere un bel nulla, a meno di essere un fuffaro di professione. Per quello io propongo sempre le metriche di Google (vuoi aumentare il CTR, le visite, le conversioni) e trascuro tutte le altre, anzi ormai quando mi chiedono “Link building” neanche rispondo perchè è la forma tipica, nel mio settore, dei lavori “a comoda commessa”. A differenza delle commesse tradizionali, in cui puoi definire obiettivamente la conclusione (10 articoli scritti bene o da cani, una app funzionante o buggata ecc.), nella SEO non è così, il cliente è tipicamente tra il finto tonto e l’ignorante cronico, specie se legge (e crede di capire) blog del settore, per cui trova sempre motivi per lui validissimi per ritardare i pagamenti, o non farteli mai arrivare.

    Da qualche tempo, ormai, per questa ragione vado sempre su un fisso mensile + incentivi, ma è anche vero che ho avuto esperienze positive anche sui lavori provvigionali (mi riferisco esclusivamente alla vendita di servizi mediante banner, che nonostante tutto ripaga nel medio-lungo periodo).

  8. Mi rendo conto che non è compito della web agency quello di aumentare il fatturato di una azienda cliente e so che è logico che un prodotto invendibile non potrà mai diventare il migliore sul mercato solo perché compare per primo nelle ricerche di Google. Ma mi sono bastati pochi libri letti e qualche master in web marketing per imparare e capire che troppo spesso “professionisti” senza scrupoli abbindolano poveri malcapitati (ignoranti nella materia) approfittando della difficoltà di interpretazione delle statistiche o dell’ “innamoramento” dell’imprenditore verso il suo prodotto o del suo impellente stato di necessità. E’ anche vero però che non spetta al web marketing l’immissione nel mercato di prodotti di “successo” e che a loro spetta solo il compito di architettare le strategie di posizionamento e vendita. La sinergia perfetta vorrebbe da un lato un professionista capace e onesto e dall’altro un imprenditore arguto e non improvvisato. Per conto mio continuerò a frequentare corsi e master e a leggere tutto quel che posso con il fine ultimo che non sarà di soppiantare la web agency ma di comprendere fino in fondo la natura, la qualità e l’efficacia di quello che pago..e non farmi fregare.

    • La conoscenza dell’imprenditore è ben accetta, sempre. Io sono favorevolissimo all’imprenditore che si aggiorna. Mi dà più occasioni di apprezzare il lavoro.

  9. Si può essere retribuiti in base ai risultati solo se si è partner (cioè soci) e tutta la filiera delle decisioni viene condivisa. Se io pubblicizzo il tuo prodotto e quando uno viene da te a comprarlo hai il negozio con i topi dentro, non posso vedere decurtato il mio guadagno, a meno che non sia responsabile anche io degli infiniti aspetti che determinano una vendita in più o in meno (anche la pulizia del negozio!) Ottimo articolo come sempre!

  10. I modelli dei contratti per l’ottimizzazione SEO dalle 2 pagine iniziali che si è partiti ne sono state aggiunte altre 2, e solo di clausole, poche volte si ha la fortuna di trovare un cliente che capisce cosa sta acquistando, ma non hanno nemmeno tutti i torti quelli che vorrebbero i risultati prima perchè una fregatura l’hanno già bella che ricevuta poco prima. Qui in Friuli una nota società, un tempo leader sulla carta color limone ha fatto piazza pulita vendendo siti a destra e manca con la promessa di un posizionamento che a loro dire sarebbe stato fruttuosissimo, non dicevano però che avrebbero posizionato quelle keywords che si, sembrano teoricamente valide ma poi hanno traffico zero, questi clienti comprensibilmente sono molto diffidenti ora.
    Saluti al sig. Riccardo, ha aperto un bell’argomento, bel post.

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