Devi scrivere come mangi

Devi sempre curare la forma e la grammatica. Ma vuoi sapere qual è il punto di partenza per avere sempre un buon riscontro dal tuo pubblico? Devi essere te stesso quando decidi di scrivere.

La settimana scorsa ho tentato di mettere in ordine la mia libreria, e mi sono ritrovato a sfogliare vecchi libri universitari. Quanti ricordi, quante ore passate a studiare, quanto sudore versato solo per imparare a scrivere come mangi.

Scrivere come mangi
Devi scrivere come mangi.

La nostalgia ha subito lasciato posto al disappunto. Leggevo ma non riuscivo a cogliere il succo del discorso, cercavo di individuare il nocciolo della frase ma era impossibile. O almeno io non ci riuscivo. Il motivo è molto semplice.

Un assaggio di demenza senile?

O magari un anticipo di esaurimento nervoso? Niente di tutto questo: semplicemente non sono più abituato all’approccio egocentrico della scrittura accademica, una scrittura difficile per definizione.

Ma i concetti complessi hanno bisogno delle parole e dei tempi giusti per essere espressi, soprattutto quando parliamo di grandi apparati teorici. E come la mettiamo con il burocratese statale? Non deve esprimere niente di particolare ma è incomprensibile. Cosa accomuna una norma comunale con una pubblicazione universitaria?

La distanza tra l’autore e il lettore

Buona parte dei professori universitari non ha bisogno di farsi capire: sei tu che devi capire. Allo stesso modo al burocrate non interessa scrivere un testo alla portata di tutti: siamo noi che dobbiamo avvicinarci al significato. Non il contrario, sai?

scrivere come mangi
Segui la regola di Beppe Sevegnini per scrivere bene.

Da qualche parte Beppe Severgnini ha detto: “Non è il lettore che non capisce, è lo scrittore che non si è spiegato”. Chi scrive dovrebbe seguire alla lettera questo consiglio, sposare la semplicità e lavorare sempre per gli utenti. Sempre!

Questo non significa piegarsi al capriccio di ognuno, ma intercettare esigenze, bisogni, limiti e possibilità dei lettori. Sei tu che devi farti capire e non loro a sforzarsi.

Scrivi come mangi è un’esagerazione

Non possiamo scrivere così come capita. Scrivi come mangi non è un dogma da seguire alla lettera ma un modo per riassume bene il concetto: scendi dal pulpito, usa i termini che la tua audience mastica tutti i giorni, semplifica la struttura dei periodi.

piramide rovesciata
La piramide dell’informazione.

E soprattutto lavora sulla semplicità. Prendi esempio dalla regola della piramide rovesciata nel giornalismo: un testo semplice, informativo e ben strutturato vale oro rispetto a tanta fuffa buttata giù solo per far vedere che hai scritto qualcosa.

Devi sempre scrivere come mangi

mucca viola

A volte capita che devi riprendere in mano un libro per motivi diversi da quelli indicati in questo articolo. Magari perché vuoi evidenziare un concetto interessante incontrato qualche anno fa o vuoi ripetere dei concetti diventati fumosi col tempo.

C’è sempre bisogno di riprendere vecchi libri letti e riletti. E così mi è capitato di sfogliare La mucca viola di Seth Godin, un punto di riferimento per il mondo del marketing. Un libro straordinario ma scritto con una semplicità unica.

Possibile che un libro così importante sia così chiaro, così cristallino nell’enumerazione dei concetti? Ebbene sì, questi libri esistono! Devi acquistarlo. Ora. Subito.

22 COMMENTI

  1. Condivido. Però, sai che? Io ho imparato tantissimo leggendo. Si alla semplicità, ma anche alla possibilità di arricchire il vocabolario e il modo di esprimersi. Non so quanto sia vero ciò che dice B. Severgnini, delle volte il lettore, a mio avviso, non si impegna. 😉
    Ps: il Marshall prende solo polvere o viene anche utilizzato?

    • @Laura – La ricchezza del linguaggio è importante, infatti il mio motto è less is more ma non esagerare! Quello che condanno è il piacere nel creare distanza tra autore e lettore. Io su My Social Web non spiego ogni volta cosa è una serp, immagino che il lettore medio lo sappia. Ma la mia scrittura è semplice e lineare (almeno spero). Ricchezza non è sinonimo di complessità 🙂
      Il Marshall? Accidenti se viene utilizzato!

      @Imma – E Il Mediaevo non era il peggiore. Ti ricordi i testi di Frudà…

      @Francesca – Grazie! Sempre gentilissima. Sai cosa, i clienti ci pagano per fare questo lavoro. Noi non paghiamo i lettori del nostro blog per leggerci e dopo la seconda parola che non capiscono se ne vanno…

  2. Sono pienamente in sintonia con quanto scrive Riccardo in questo post che trovo straordinariamente attuale e vero. Leggendo, mi è venuto in mente quando, anche io studente nonchè collega del dott. Esposito, ho aperto il libro “Il Mediaevo”, puro burocratese per raccontare semplicità. Gli scrittori dovrebbero scrivere come mangiano, per consentire a noi lettori di leggere come mangiamo!!!

  3. Quanto hai ragione! Spesso alcuni clineti mi chiedono di correggere qualche bozza e rimango allibita. Persone semplicissime che parlano tranquillamente, scrivono invece come se si fossero reincarnati in Dante Alighieri.
    Parole desuete (e anche questa eh 🙂 ), periodi complicatissimi, punteggiatura esagerata o inesistente. Correggo e poi penso: “Oh, ma perché non scrivi come parli?”.
    Complimenti, altro post azzeccatissimo 😉

  4. Qualsiasi testo rivolto al pubblico può – e deve – essere scritto in modo da poter capito da chiunque velocemente. Fermo restando che alcuni termini tecnici e scientifici sono da imparare, la costruzione delle frasi e dei periodi deve essere chiara e semplice.

  5. Mi sono pienamente ritrovata nell’attacco del tuo pezzo :). Il tempo a disposizione diminuisce, la comunicazione che vuole raggiungere l’ascoltatore si deve fare diretta. Tanti antropologi e sociologi che mi hanno formato ai tempi dell’università, complessi e strutturati (ho sempre creduto si beassero del loro scrivere difficile) non avrebbero avuto troppo successo nell’era del digitale, del web e della concorrenza spietata in fatto di contenuti! Contenuti complessi da chi ben li padroneggia possono essere esposti in maniera drasticamente semplice. Penso questo.

  6. Non mi ritrovo del tutto d’accordo con questo post.

    O meglio, io ho sempre trovato una proporzionalità indiretta tra argomento e linguaggio usato.

    Mi spiego meglio: all’università ho studiato Linguistica Generale e Applicata (appena laureato magistrale), per cui ho studiato per esami molto “hardcore” (con certi paper di linguistica veramente complicati) e per esami un po’ più “leggeri” (antropologia, giornalismo, et cetera.).

    La lingua usata nelle pubblicazioni accademiche in cui il contenuto è “importante” ha delle regole ben precise, che generalmente si basa su una certa ripetitività sintattica e lessicale, e questo aiuta, di fatto, chi deve comprendere e studiare. È una caratteristica, questa, che ho riscontrato in molte pubblicazioni di linguistica, ma anche leggendo qualcosa di chimica e biologia (un paio di volte mi son trovato a tradurre del materiale dall’inglese per un’amica).

    Va da sé invece che quando vuoi scrivere un paper di 40 cartelle su un argomento che in un mondo ideale saresti in grado di liquidarlo in 5 cartelle…

    Ed è lo stesso meccanismo per cui gli insegnanti delle materie più “leggere” – mi verrebbe da dire “inutili”, ma non vorrei far torto a nessuno (nel mio corso di laurea, penso a didattica delle lingue moderne, o alle solite letterature) – sono, spesso, i più stronzi!

    My 2 cents 🙂

    • Ciao Francesco,

      Grazie per il tuo commento. Ripetere un concetto più volte è giusto, così come l’uso di terminologie specifiche. Ma ti assicuro che in molti testi la sintassi viene presa a calci nel sedere, e senza alcun motivo valido.

      O almeno io non vedo l’utilità di un periodo di mezza pagina tempestato di virgole, parentesi e incisi. I concetti complessi hanno bisogno di spazio e parole per essere espressi, ma c’è un limite…

      PS – Risulto scontato se ti dico che ho studiato con piacere Ferdinand de Saussure?

  7. E’ la voglia di far notare quanto siamo bravi a scrivere, che ci porta a usare paroloni e frasi al limite dell’incomprensibile.
    Però è anche vero che molti “mangiano male” e se dovessero scrivere come mangiano…

  8. Concordo pienamente con il post: la scrittura deve essere semplice ed immediatamente comprensibile.
    Purtroppo però, soprattutto nel mondo accademico, ciò accade di rado. Anzi, di solito più un testo è oscuro e maggiore è il credito che si attribuisce all’autore. Io, ad esempio, sono un avvocato e mi rendo conto che molti autori di testi giuridici universitari, nonché la giurisprudenza, provano un perverso compiacimento nell’esprimere in maniera ostica concetti talvolta banali.

  9. Alcuni testi sono davvero improponibili senza alcuna necessità d essere così oscuri ma per il puro gusto di complicare le cose agli studenti.
    Ho deciso di seguire il tuo blog anche per imparare a scrivere meglio nel mio che, in quanto avvocato, si occupa ovviamente di diritto.
    Accetterei volentieri tuoi suggerimenti “su misura” al riguardo….;-)

  10. Non è esagerato dire “scrivi come mangi”, se mangi cose buone, ben preparate, capaci di saziarti e soddisfare anche gli altri 4 sensi e in più la memoria. Si dovrebbe dire “scrivi come mangeresti a casa della nonna”, forse?

  11. Scrivi come mangia e una sconcezza da ignorantoni patentati, chiunque la pronunci. E’ sempre il lettore che deve apprendere e chi scrive ha il compito di farlo nella miglior forma possibile. Esistono i vocabolari appositamente. Per quanto riguarda il sig. Severnini, ma chi è?

  12. Riccardo, lei pecca di presunzione e prima di parlare di persone che non conosce farebbe bene ad attestarsi in un contegno di prudenza. Non solo lavoro in questo campo, ma lo faccio da quando lei forse neppure aveva i pantaloni corti. Impari l’umiltà, a leggere nell’intento di apprendere sempre qualcosa e si liberi di quella spocchia che la rende persona che suscita moti di repulsa.

    • Le parole forti si nascondono sempre dietro profili anonimi. Lei conosce il mio nome e cognome: posso avere anche io l’onore? Altrimenti il suo prossimo commento cadrà come lettera morta.

      PS – Porto ancora i pantaloni corti. Ma solo d’estate. Ho ancora molto da imparare ma non da chi attacca a testa bassa. Le critiche le accetto solo da account verificati. Alla prossima ti fai un giro nello spam.

  13. La semplicità, che non deve essere confusa con superficialità, è la chiave vincente. Se riesci a spiegare un concetto complesso con parole semplici, allora hai fatto centro. I paroloni super tecnici servono solo per fare i cool con i colleghi.

    Quindi concordo con quello che hai scritto

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