Meglio scrivere in prima o in terza persona?

La scrittura in prima persona è diretta, emotiva, un esercizio narrativo pensato per impattare; la scrittura in terza persona, invece, è più articolata ed è perfetta per i romanzi complessi.

Scrivere in prima persona significa raccontare dal punto di vista dell’autore. Io scrivo e lo faccio raccontando quello che vedo, ciò che faccio. Stile personale, semplice, diretto. È simile a quello di un diario: mi calo nei panni del protagonista.

Meglio scrivere in prima o in terza persona?
Come vuoi scrivere il tuo romanzo?

Per diventare scrittore professionista, però, devi conoscere la differenza tra scrittura in prima e in terza persona per narrare i fatti e raccontare la storia.

Perché se la prima soluzione è perfetta per avvicinare autore e lettore, la seconda diventa uno strumento formidabile per chi vuole scrivere meglio. Attenzione, non c’è una scelta preferenziale. Solo differenze da mettere in evidenza. Iniziamo?

Scrivere in prima persona

Questo significa parlare al lettore, scrivere un testo e raccontare gli eventi con gli occhi di chi li vive. Sei tu al centro dell’episodio, del fatto citato nel romanzo, nell’articolo, nella novella.Quali sono i vantaggi di questa scelta stilistica?

  • Immediatezza.
  • Semplicità.
  • Forte impatto.
  • Essenziale.

Un testo scritto in prima persona è d’impatto, feroce. O comunque pensato per mettere in evidenza fatti e personaggi molto interessanti, poco meditativi e di grande azione. Altro vantaggio di questa tecnica narrativa: il legame tra autore e lettore.

Ci sono svantaggi? Certo, scrivere in prima persona limita al qui e ora. Difficile fare un passo indietro nel tempo o di lato in un altro luogo. Lo stesso vale per descrivere luoghi e situazioni: lo stile immediato della scrittura creativa si paga.

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Io narrante e io narrato, cosa significa

Nella scrittura in prima persona bisogna ricordare due concetti fondamentali: l’Io Narrante, chi racconta la storia, e l’Io Narrato. Ovvero il protagonista. Spesso, anche se scriviamo in prima persona, questi elementi non corrispondono.

Questa condizione avviene quando il narratore racconta i fatti a distanza di anni. In questo modo una coincidenza tra Io Narrante e Io Narrato si verifica solo alla fine.

Esempio di scrittura in prima persona

Il Nome della Rosa di Umberto Eco è un romanzo scritto in prima persona in cui l’Io Narrante e l’Io Narrato non corrispondono, quindi c’è una distanza temporale tra chi racconta e chi è raccontato. Ecco un esempio di testo in prima persona:

Giunto al termine della mia vita di peccatore, mentre declino canuto insieme al mondo, mi accingo a lasciare su questa pergamena testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui mi accadde di assistere in gioventù, sul finire dell’anno del Signore 1327. Che Dio mi conceda la grazia di essere testimone trasparente e cronista fedele di quanto allora avvenne in un luogo remoto a nord della penisola italiana, in un abbazia di cui è pietoso e saggio tacere anche il nome. ”

Quindi, come puoi ben capire, scrivere in prima persona non vuol dire essere stilisticamente meno validi. Spesso rappresenta una scelta di comodo ma anche un canale obbligato se si vuole dare suspense e tensione alla narrativa.

Scrivere in seconda persona

Esiste anche questa possibilità nell’universo della scrittura creativa. ma è molto rara e rappresenta un esercizio stilistico complesso perché si narrano le vicende di un protagonista ricordandolo, appunto, con la seconda persona. Quindi con il tu.

Scrivere in terza persona

Meglio scrivere in prima o in terza persona? Questa seconda soluzione consente di gestire il medium della scrittura in modo differente, più articolato. Scrivi guardando i fatti dall’esterno, sei la voce narrante che racconta i fatti dall’esterno.

Questa soluzione narrativa è perfetta per gestire racconti articolati, con cambi di tempo e di luogo. Puoi guardare in posti e in momenti diversi con facilità ma ha dalla sua parte un grande ostacolo: scrivere in terza persona non è facile.

Scrivere in terza persona vuol dire mettere da parte l’Io Narrante, ovvero quando la voce del narratore corrisponde con quella del professionista, per raccontare i fatti con gli occhi di un personaggio esterno. Questa soluzione ha più sfaccettature.

Terza persona limitata

L’autore del testo descrive i fatti con gli occhi di un personaggio e ha una visione limitata ai suoi sensi, non ne sa più degli altri e vive l’evento in modo personale. Quindi limitato. Può esserci una terza persona limitata oggettiva o soggettiva:

  • Nel primo caso il narratore elenca i fatti.
  • Nel secondo caso elenca e valuta gli eventi.

Ricordiamoci sempre come si scrive in terza persona: bisogna fare molta attenzione ai pronomi che devono seguire sempre la formula decisa a monte (quindi lui, lei, egli, ella, esso, essa, loro, li, etc.) evitando quelli in prima e in seconda persona.

Terza persona onnisciente

In questo caso la voce del narratore ha tutto a disposizione. Conosce i dettagli degli eventi. Meglio scrivere in prima persona o in terza? Con questo stratagemma dell’onniscienza puoi essere il vero domus, il padrone del tuo racconto.

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Scrivere in prima persona o in terza?

Non esiste un meglio o un peggio ma una convenienza stilistica: la prima persona è perfetta per racconti e articoli in cui la distanza tra autore e lettore deve essere limitata, dove c’è bisogno di vicinanza. E in cui il protagonista regna.

Narrazioni con grande tensione – giallo, thriller – hanno bisogno della narrazione in prima persona perché gli eventi si snocciolano all’improvviso. Nessuno è a conoscenza dell’assassino. La terza persona, invece, è perfetta per romanzi intricati che si svolgono attraverso tempi, luoghi e personaggi differenti. Tu quale preferisci?

Riccardo Esposito
Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

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