Nell’articolo pubblicato qualche giorno fa (7 regole per scrivere la prima bozza), un lettore ha lasciato un commento interessante. Un commento che mi ha costretto a riflettere.

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Gli spunti per la scrittura arrivano dal mondo online o da quello offline? Questa è la domanda chiave del commento. Ho risposto subito, ma sono tornato più volte sul quesito.

Mondo online o mondo offline, mondo online o mondo offline…

Quando lavori come webwriter non puoi fare a meno dell’universo internet. Basta fare un po di web surfing per essere inondato da informazioni interessanti. Utili. Fondamentali.

Io uso la rete per lavorare. Ma non solo. Anche io, modesto webwriter e blogger, racconto la vita offline. Racconto la mia esperienza, quello che vivo tutti i giorni quando lavoro. Quando parlo con i colleghi e con i clienti.

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Ecco, i clienti. Secondo te Francesca a chi pensava quando ha scritto questo post? L’ispirazione è arrivata dalla rete? No, da un’esperienza vissuta offline. Anzi, da diverse esperienze.

Un esempio più efficace

Ieri su Rainews 24 ho avuto la fortuna di ascoltare il racconto di Domenico Quirico, il giornalista de La Stampa tenuto prigioniero per 5 mesi in Siria e rilasciato pochi giorni fa.

Domenico, nel corso dell’intervista, ha lanciato un concetto chiave:

Io non posso fare il giornalista come un entomologo che studia le formiche dall’alto. Io non posso raccontare i bombardamenti dalla frontiera con le testimonianze di chi sta scappando. Io devo essere presente sul posto, devo sentire il rumore delle bombe, devo provare gli stessi sentimenti di chi vive quella situazione.

Perfetto. Vede, sente, racconta. E scrive. Esiste uno scrittore migliore di chi vuole provare sulla propria pelle ciò che deve raccontare? Lui ne ha pagato le spese. Spese salate.

E io credo che, anche nel mio piccolo mondo, sia necessario vivere ciò che si racconta. E che si scrive. Per quanto possibile, certo. Per quanto possibile.

La tua opinione

Secondo te è giusta questa riflessione? Un webwriter deve per forza vivere ciò che scrive o può sostituire la realtà con le informazioni che trova in rete? Lascia il tuo commento: sarà una bella discussione!

 

17 COMMENTI

  1. Ciao Riccardo,
    io scrivo ciò che vivo, sulla pelle…
    Racconto l’esperienza, quella che fai sul campo.
    On-line sicuramente raccolgo informazioni, pareri; cerco il confronto con colleghi e non ma tutto parte dall’esperienza reale e dalle emozioni che provo.
    Per emozionare bisogna saper fare emozionare.
    Per coinvolgere bisogna essere coinvolti.
    Io diversamente non riesco a fare…

  2. Io penso che il vissuto offline sia la principale fonte di ispirazione per chi scrive: non riesco a immaginare di cosa si possa scrivere se non delle proprie esperienze. Al di là di quello che penso dell’informazione borghese, Quirico ha detto una cosa sacrosanta. Tuttavia, quando lavori sul web, parte delle tue esperienze offline… la fai online! Inoltre con la Rete puoi confrontare ciò che vivi con ciò che vivono altre persone. Il pubblicare un’esperienza, come ad esempio ha fatto Francesca, è già un confronto coi lettori.

  3. Sono d’accordo con te Riccardo che l’esperienza di vita vissuta conti molto più che una realtà osservata attraverso un vetrino, stile entomologo. Non condivido invece l’esempio del giornalista Quirico. Chi sceglie di raccontare quello che accade in zone di guerra (come ad es. hanno ffatto le due Simone di qualche anno fa…a proposito chissà che fine hanno fatto o Enzo Baldoni con il suo fare così naif) espone sè e i propri cari e a volte il proprio paese. Dici che ne ha pagato le spese. Solo lui? E Baldoni che ha lasciato una vedova e degli orfani?

    • Ciao Fabio,

      Non sono d’accordo. Ci lamentiamo del giornalismo patetico che conducono i giornalisti politicizzati, poi abbiamo un esempio di storia vissuta sul campo (tragicamente) e cosa facciamo? Lo critichiamo.

      Chi scrive storie deve viverle sul campo. A sue spese. A spese dei propri cari. E a volte anche il suo paese ne paga le conseguenze. E quindi? Ognuno a casa sua e tanto piacere? No, mi dispiace. Non credo che questa sia la giusta direzione.

  4. Ciao Riccardo, ti seguo sempre e i tuoi articoli non sono mai banali, vorrei essere più attiva ma il mio lavoro non sempre me lo permette, spesso leggo i tuoi articoli alla sera. Ti parlo della mia esperienza, scrivere di argomenti non conosciuti è estremamente difficile, come è difficile fare una buona analisi su qualcosa che non si conosce. Puoi documentarti con tutto il materiale possibile, ma alcune situazioni vanno vissute in prima persona altrimenti diventa impossibile descrivere le sensazioni. Il caso di Quirico ne è la prova, non puoi essere un inviato di guerra se non la vivi. Tutto ciò comporta rischi che lui ha pagato in prima persona con la consapevolezza che per essere un bravo giornalista di guerra non puoi raccontare frottole standotene seduto ad una scrivania qualsiasi. Tutto questo, contestualizzato, deve essere applicato anche al nostro mestiere. Personalmente, pur essendo donna, pur non utilizzando le macchine di cui parlo, devo conoscere perfettamente il mondo delle attrezzature per il movimento terra, sapere i loro difetti, devo bazzicare nei cantieri, parlare con gli operai e respirare tanta polvere. L’esperienza e la professionalità fanno il resto.

      • Ciao Riccardo, io mi occupo principalmente di vendite, ancora la mia azienda non ha un blog ma l’intenzione è quella di crearne uno, collaboro invece con alcune riviste del settore, dando pareri sulle macchine e le attrezzature per il movimento terra. É un mondo che in Italia sta attraversando il periodo più difficile della sua storia, per questo motivo 2 anni fa ho giocato la carta dei social network, con notevoli soddisfazioni per me e per l’azienda. Ora, oltre a seguire l’intero mondo web aziendale, mi piace seguire anche qualche professionista del settore come te. Devo dire che ho ancora tanto da imparare 🙂

  5. Credo che qualsiasi risorsa sia buona per apprendere. Iniziare a informarsi. Penso però sia differente raccontare volendo lasciare una testimonianza provata di qualcosa (un fatto, un avvenimento, ecc.), oppure esprimere un’opinione, la propria, su di esso. Nel primo caso ritengo che sia necessario vivere in prima persona l’evento per poter cogliere tutte le sfumature necessarie a narrarne lo svolgimento. Nel secondo questo non è strettamente necessario. Non vuole dire che non lo si debba fare, ma non penso sia fondamentale.

    Faccio un esempio, molto banale, per semplificare il concetto espresso. Non credo si dovesse partecipare al lancio del nuovo iPhone per scrivere qualcosa su di esso. Credo si dovesse partecipare all’evento per raccontarne la storia, lo svolgimento, l’entusiamo, il mood.

    Cosa ne dite? Banale? Condividete?

    • Certo. Raccontare cosa è successo durante la presentazione dell’iPhone è possibile grazie alla lunga maratona di blogging, ma la presenza sul campo ti permette di sviluppare termini, periodi, paragrafi completamente nuovi.

      Certo, il webwriter professionista può creare un testo appassionato, coinvolgente. Ma non c’è storia: la presenza dà una marcia in più. Anche per la raccolta dei materiali, delle foto e dei video, delle opinioni dei presenti.

  6. Le cose più belle da raccontare sono quelle che si vivono giorno dopo giorno, i viaggi, le esperienze con i clienti, collaboratori e partners. La rete può aiutarci a sviluppare meglio un argomento.

  7. Ciao Riccardo, mi sfugge il motivo del perchè il tuo paese debba pagare le conseguenze (riscatto, accordi sottobanco che mai sarabbo resi pubblici, rischi per altre terze persone magari impegnate a salvarti la pelle con un blitz) del tuo seppur nobile operato.
    A spese dei propri cari merita una riflessione ancora più profonda. Immagino che i tuoi cari se tu fossi un Quirico o un Baldoni condividano le tue scelte ma la tua smania di raccontare senza rete vale il rischio di estreme conseguenze? Immagino la tua risposta sia affermativa. Ne prendo atto e la rispetto anche se non la condivido come tu non condividi il mio punto di vista.

    • Non è una questione di condividere o meno, ma di affrontare un argomento in modo diverso. In primis, preferisco che lo stato affronti le spese di un bliz piuttosto che lo stipendio di un parlamentare. Ma questo per dire.

      Riguardo ai parenti… beh, è la sua professione. Se ne prende i rischi e i parenti devono accettare. Pensi che sia più dignitoso lavorare in una fabbrica come l’ILVA e sapere che quasi sicuramente morirai per un brutto male? Cosa dovrebbero fare i parenti degli operai?

      E i militari? Vanno in missione ma i parenti non reagiscono? Sono scelte, sono rischi. Li accetti tu, li accetta la famiglia.

  8. Il tema che hai sollevato(posso darti del tu?) è molto interessante,penso che vivere ciò che si scrive crei una connessione,anche emotiva,tra chi legge e chi racconta e tutto ciò lo rende più vivo e veritiero.

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