Sei stato stagista? Ricordi quella sensazione di disagio e inadeguatezza? Un brivido corre lungo la schiena e si presenta come il dolore fantasma di quelle persone che non hanno più la mano. Ma continuano a sentire fitte al pollice e all’indice. Sì, è un paragone macabro ma rende l’idea.

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Non sei più l’ultima ruota del carro ma ricordi ogni dettaglio. Ora sei un professionista affermato, sei un freelance che può inviare preventivi di tutto rispetto. O forse sei in una fase di crescita e ti fai largo in questa giungla. Lo puoi fare solo se sei stato stagista, solo se hai iniziato dal basso.

Perché così impari a rispettare il prossimo. Spesso questo valore viene dimenticato. Negli uffici si parla di efficienza, obiettivi raggiunti, visite da aumentare e processi di inbound marketing per conquistare nuovi clienti. E si dimentica il rispetto, continuando a spremere collaboratori e colleghi.

Calpestando la dignità

Chi è stato stagista non si comporta così, è attento ai dettagli. In un progetto web fa attenzione, cerca di rispettare tutti. Anche l’ultima ruota del carro perché spesso riserva delle sorprese nascoste.

Come potrebbe essere diversamente? Lo stagista non può mai scrivere il suo parere, non può mai esprimere la sua opinione, deve essere sempre pronto e disposto a soddisfare le esigenze del superiore. Al tempo stesso viene considerato come ingranaggio sostituibile in qualsiasi momento.

Ecco l’errore: sminuire questa figura. Sei stato stagista? Bene, sai quanta energia stai sprecando lasciando questa risorsa nel dimenticatoio. Sai quanta passione si trova nelle mani di questi ragazzi che, con la giusta guida, potrebbero fare la differenza in un’azienda.

Cosa significa essere stagista?

Stipendio basso, poche responsabilità, lavori noiosi, cazziatone sempre pronto. Chi oggi crede di poter dettare legge ha vissuto questa condizione. Solo che ha dimenticato l’ansia dei primi giorni, quando andate a prendere il caffè ammortizzando con buon viso gli sfottò di tutti.

Va bene così, ti tocca. La gavetta non è un passaggio asettico per imparare tanto e bene: è una trincea. Devi conquistare ogni briciolo di sapere, devi lottare con i denti. Non solo per portare a casa qualche competenza, anche per sopravvivere alle ingiustizie della vita da stagista.

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Non hai voce in capitolo, non hai potere contrattuale. Puoi accettare o andare via. Perché sei in una condizione di inferiorità, ma puoi reagire e arrivare già pronto. Essere l’ultima ruota del carro ha un vantaggio: puoi solo salire e lo puoi fare in fretta se ti presenti come stagista con delle competenze.

Certo non puoi avere le capacità di in un senior e neanche di un junior navigato. Ma puoi seguire i consigli che ho lasciato nell’articolo cosa studiare per diventare un professionista del web. Una buona esperienza personale, magari su blog, e una formazione su misura possono fare la differenza. E trasformare la gavetta in un completamento, non in un’occasione per lasciarti sfruttare.

Mollare gli ormeggi

Devi capire qual è la condizione giusta per cambiare aria, per lasciare il posto o chiedere una promozione. Il momento migliore? Quando ti rendi conto che la tua vita in azienda è limitata, quando non ti cacciano solo perché devono sfruttarti, quando la routine prende il sopravvento, quando non hai niente da imparare, quando i rischi sono troppo bassi: ecco è arrivato il momento.

L’ultima ruota del carro viene messa in sicurezza, deve svolgere operazioni semplici e poco impegnative. Capisci che è il momento di andare avanti quando tutto questo ti va stretto. Qui deve entrare in gioco l’imprenditore, quella persona in grado di far quadrare i conti e gli equilibri.

Un consiglio: non lasciare la tua posizione fin quando non hai già una situazione in ballo, o magari dei clienti da curare. Io consiglio sempre di lavorare sul blog personale dal primo giorno di lavoro in modo da intercettare potenziali clienti e datori di lavoro.

Lascia una porta aperta

Questi sono i buoni propositi che lascio allo stagista, a chi sta iniziando oggi la propria avventura. Ora voglio dedicarmi ai buoni padri di famiglia, ai superiori che gestiscono questi capitali umani. Signori, detto in poche parole: lo stagista non è uno schiavo, non è il vostro servitore personale.

Lo stagista è un bene prezioso. Banale come concetto, vero? Eppure molti lo dimenticano, e credono di poter sfruttare una persona a costo zero (o quasi) per eseguire un lavoro noioso, duro, inadeguato alle attitudini personali. Solo perché quella persona non grava sulle casse dell’azienda.

Cambia prospettiva, prova a pensare questo: lo stagista sarà il tuo futuro responsabile. Sarà lui a gestire i tuoi affari, sarà lui a chiudere i contratti migliori e a raggiungere gli obiettivi più alti.

Lo stagista è la tua risorsa più importante perché può crescere insieme a te, non è viziato da altre voci.

E ha l’argento vivo nel suo cuore. Puoi dargli le indicazioni giuste per sfruttare quella passione fresca, acerba e ancora ruspante che tu hai dimenticato. Hai archiviato in un cassetto per fare posto alla riflessione, alla saggezza, all’esperienza. Va bene, ne hai bisogno. Così come hai bisogno della forza di chi ha ancora voglia di sognare e di fare grandi cose. Il tuo ruolo? Creare le condizioni giuste per farle, per rendere i sogni realtà.

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La tua opinione

Lo so, lo so: non sempre lo stage è un momento di crescita, a volte diventa semplice occasione per sfruttare l’individuo. Questo è sbagliato da una prospettiva umana e da quella imprenditoriale: lo stagista può diventare una punta di diamante, un fuoriclasse da mantenere nel proprio team.

Perché spesso accade il contrario? Qual è stata la tua esperienza? Hai avuto la fortuna di incontrare persone lungimiranti che hanno creduto in te? Racconta la tua avventura nei commenti.

11 COMMENTI

  1. Valorizzare le persone è un lavoro complesso Riccardo, che poche aziende riescono a fare e spesso anche i mostri sacri come Google cadono in errori tali da alimentare un turn over insostenibile. Comunque concordo, si parte dallo stagista che è sempre prezioso.

    • Però proprio nelle piccole realtà si potrebbe lavorare meglio, senza eccessi e senza esasperazioni. A volte tutto questo non è dato da un’esigenza specifica, ma da incapacità. Proprio come dici tu. Dobbiamo impegnarci di più, ecco.

      • Guarda Riccardo più che semplice impegno è proprio questione di metodo. Purtroppo la dirigenza parte sempre dal presupposto che a stimolare una persona siano i soldi, il che è vero solo in parte e solo per chi ha retribuzioni davvero bassissime. Superata una certa soglia (intorno ai 2000 euro mensili) le cose cambiano totalmente e la questione finanziaria assume sempre meno importanza. Se poi superi i 70.000 lordi (LORDI!) la questione si ribalta totalmente. Il problema sta nel capire esattamente in un dato contesto cosa serva e direi che nel tuo articolo già delinei un buon punto di partenza.

  2. Ciao Riccardo!
    Ho lavorato all’Università come tutor junior nel passato. In pratica ero una stagista. Non è stato facile gestire i toni, le ansie e i modi, a volte poco gentili, di tutte quelle persone che popolano il mondo universitario. Però ho imparato da tutti, sia da quelli che mi hanno trattata con stima sia da quelli che mi hanno trattata con sufficienza. Ho appreso la disciplina. Lo rifarei. Anche con il blog sono tornata stagista, sì, a 30 anni. Ho scritto gratis per un bel po’ di tempo. Lo rifarei. Ho guadagnato quella carica che mi ha permesso di non arrendermi e ho capito la strada da percorrere.

    • Ogni esperienza può darti qualcosa, a volte è anche merito di chi la vive, della sua capacità di assorbire e sfruttare al meglio tutti i punti utili. Poi c’è chi si lamenta e basta, ecco. E non è un atteggiamento utile.

  3. Grazie per questo articolo Riccardo. Molti di noi sono passati da questo step nelle loro carriere e non è stato facile. Condivido il tuo messaggio. Chiaramente come stagista è molto più facile esprimere le proprie qualità in ambienti poco strutturati che richiedono impegno diretto e assunzione di responsabilità. La gerarchia delle grandi aziende definisce maggiormente i ruoli e i compiti, innescando anche comportamenti competitivi da parte dei colleghi e difensivi da parte dei superiori. Tutto ciò è normale, ma tra la ricerca di modalità di ingaggio più collaborative, come suggerisci e le dichiarazioni ufficiali secondo cui il management deve guidare le aziende con la paura e con la violenza (vedi le recenti dichiarazioni del presidente dell’Enel) sta tutta la drammatica arretratezza del pensiero manageriale e organizzativo in Italia. Io stagista lo rimarrò sempre, nel cuore.

    • Porta con te sempre il ricordo e l’esperienza dello stage, con un passo verso l’evoluzione però. Per il discorso Enel… guarda, ho già scritto la mia opinione qui https://www.mysocialweb.it/2016/05/19/dipendenti-cambiamento/

  4. Dalla mia pluri esperienza da stagista è stato un piacere leggere questo articolo in cui mi sono ritrovata pienamente.
    Spesso infatti accade ciò che è scritto nell’articolo ma posso dare testimonianza con la mia esperienza che esistono anche delle eccezioni.
    Proprio di recente ho terminato un periodo di stage presso un’agenzia di Comunicazione online – Muse Comunicazione – che ha comportato tanto impegno, studio e pazienza.
    I primi giorni di stage sono stati duri, pieni di dubbi e titubanze sul lavoro che mi venivano chiesto da svolgere, ma con un sano e sincero confronto con la Tutor aziendale siamo riuscite ad affrontare e superare il tutto, insieme.
    Non mi sono mai sentita inferiore a nessuno, ma ben integrata sin da subito.
    Dovrebbero essere tutti così gli stage!

    • Ciao Claudia,

      La tua testimonianza è importante perché è questo il punto: formazione unita al lavoro. Non sempre il periodo di stage è così, ma io confido nelle aziende che sanno muoversi in questo mondo.

  5. Ciao Riccardo, complimenti per l’articolo!
    Anche io sono stata una stagista, credo che il gap tra l’università e il mondo del lavoro sia enorme e molte volte quando si inizia un tirocinio è difficile gestire tutte le informazioni, ma sono convinta che tutto sia formativo e soprattutto trovarsi in un ambiente che ti stimoli e ti valorizzi penso sia fondamentale ai fini dell’efficacia e dell’efficienza del risultato.

  6. Ciao Riccardo, grazie per aver scritto quest’articolo!
    Io ho dovuto affrontare diversi periodi da stagista anche in settori diversi e quindi mi sono ritrovata nelle tue parole. Ritengo che la difficoltà maggiore sia quella di dover affrontare un “lavoro” di cui si ha poca conoscenza e quindi ci si faccia un po’ prendere dalla paura di dover imparare una moltitudine di cose e di non saperle gestire in maniera adeguata, portando di conseguenza ad un risultato non idoneo ai fini di un possibile futuro più stabile in azienda.

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