Vedi che sono un blogger di parola?

In uno degli ultimi articoli ho chiesto di lasciare qualche idea nei commenti per il calendario editoriale. Oggi voglio affrontare il punto proposto da Niccolò: come superare il fallimento nel blogging.

superare il fallimento
La strada per la vittoria è lunga e tortuosa – Fonte Webhouse

Io credo che questo sia un ottimo tema. Fare blogging vuol dire fallire un numero infinito di volte. Chi lavora in quest mondo fallisce di continuo, e il fallimento prende ogni giorno forme differenti.

Un ritmo snervante vero? Ti elenco i principali ostacoli che ti faranno cadere:

  • Errori di grammatica.
  • Errori di battitura.
  • Scelta infelice dell’argomento.
  • Commento azzardato.
  • Immagine inadatta.
  • Fonti non citate (o citate male).
  • Argomento affrontato con superficialità.

Potrei continuare all’infinito. All’improvviso metti il piede in fallo e ti ritrovi a terra. Devi affrontare un mare di critiche e, soprattutto quando lavori per un cliente, devi risolvere problemi ciclopici.

Niente panico: superare il fallimento quando fai blogging non è impossibile. Anzi, è solo questione di abitudine. Vuoi sapere qual è il primo passo da muovere? Il lavoro sulla tua personalità.

Lavora sulla tua persona

Per superare il fallimento devi  inquadrarlo per quello che è: una fase della tua attività, una delle tanti fasi. Non puoi evitarla, così come non puoi evitare la pubblicazione di un articolo.

Il fallimento ci sarà sempre. Devi accettare questa verità per migliorare la produttività. Sì perché la paura di sbagliare, e quindi di fallire, è una tara per la tua attività. La paura ha conquistato la tua mente? Male, hai i giorni contati: un blogger è sempre sotto giudizio, spesso un giudizio critico.

Ricorda qual è la regola di Rudy: il numero delle critiche è direttamente proporzionale alla misura del tuo successo. Più sali lungo la scala della notorietà e maggiori saranno le opportunità di fallire.

Lavora sul pubblico

Il primo punto riguarda il tuo processo per l’elaborazione del fallimento; il secondo è rivolto al pubblico: ammortizza il fallimento, non nasconderlo e ammetti l’errore senza paura. Comunque verrà a galla. Al tempo stesso cerca di trasformarlo in un’occasione per ottenere visibilità.

Un fallimento può dare frutti virtuosi. Un commento negativo può trasformarsi in un’occasione per ingaggiare una conversazione, può portare visite e nuovi contatti. Sai quanti amici ho trovato così?

Ancora: affronti una brutta avventura, un fallimento epico. Questa è conoscenza. Il fallimento è conoscenza. La gente paga per conoscere gli errori dei propri colleghi per evitarli. E tu hai tante strade per trasformare un fallimento in conoscenza:

  • Un articolo sul blog.
  • Un case study da pubblicare su un altro blog.
  • Un’infografica che riassuma la disavventura.
  • Un intervento in un evento.

Secondo te cosa può catturare l’attenzione: l’ennesima enumerazione dei punti essenziali per fare qualcosa di bello e utile o un case study vissuto in prima persona? Quando Google – esempio marginale ma utile per farti capire – ha penalizzato My Social Web io ho risolto il problema rivolgendomi a un professionista. Nel frattempo ho scritto un articolo per rendere pubblica la mia disavventura.

Da leggere: come diventare copywriter.

Ritorna sul tuo operato per superare il fallimento

Hai affrontato il fallimento con stile. Hai ammesso l’errore alla tua coscienza (forse la più critica delle entità sulla faccia della terra) e hai tamponato l’emorragia di autorevolezza in pubblica piazza.

Ora devi sfruttare al massimo il valore intrinseco del fallimento: devi imparare. Ogni caduta è una lezione, non c’è altro da dire ma c’è tanto da fare. Ora arriva il momento dell’analisi: dove hai sbagliato? In cosa consiste il fallimento? Si tratta di un errore di distrazione (un refuso) o tattico?

C’è una differenza tra lo scrivere “qual è” con l’accento e lavorare su una nicchia già satura o puntare su contenuti visual inadatti al tuo blog.

Nel primo caso ti basta fare bagaglio dell’errore, nel secondo devi analizzare l’evento per capire come muoverti. Sono due situazioni diverse, ma entrambe protese verso il miglioramento.

Il miglioramento è l’unica soluzione per superare il fallimento nel mondo del blogging.

Non credi?

Riccardo Esposito
Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

4 COMMENTI

  1. In fin dei conti il fallimento fa parte della vita di tutti i giorni, la chiave sta proprio nel reagire. Però è anche vero che percepiamo il fallimento in maniera diversa; chi si sente un fallito perchè ha sbagliato grammaticalmente una frase e chi perchè non ha visualizzazioni al blog; chi per entrambi; chi per altro. Secondo te poche visualizzazioni possono considerarsi un fallimento? Magari derivante da una scarsa capacità di coinvolgimento da parte del blogger. So che sarebbe un discorso lungo, ma tu a grandi linee che ne pensi?

    • Ciao Nicolò,

      Poche visite. Io credo che questo sia un fallimento solo per chi si trova all’inizio della propria carriera. Poi bisogna iniziare a guardare alla qualità delle visite: ottieni i risultati? Voglio dire: all’inizio tutti puntiamo a ottenere più visite, ma tu cosa ci vuoi fare con questi click? Vuoi collezionarli o vuoi trasformarli in clienti?

  2. il tuo post mi ha ricordato una frase di Beckett che sento particolarmente mia
    “Ho sempre tentato. Ho sempre fallito.
    Non importa. Tentare ancora. Fallire ancora.
    Fallire meglio.”

    A volte il problema può essere il fatto di non aver ancora individuato/definito con esattezza il proprio target, e/o la discontinuità nella gestione del blog. personalmente mi sono accorta che “costringendomi” a una certa costanza, l’incremento (numerico) si vede, ma ora devo riuscire a risolvere la questione più ostica, e cioè l’incremento “qualitativo” dei lettori…la sfida si preannuncia ardua, ma per fortuna sono sufficientemente dotata di testardaggine 🙂

  3. Come ha detto Nicolò, il fallimento si trova in qualsiasi tipo di attività e, secondo me, bisogna sfruttare proprio la paura di fallire per riuscire a migliorarsi. E’ pure vero che un blogger sia particolarmente “sensibile” alle critiche. Io stesso leggendo questo articolo mi sono sentito criticato (in maniera indiretta, ovvio), per alcuni miei modi di lavorare. E sono anche convinto che questo non possa che essere un bene. In fin dei conti non è sbagliando che si impara, ma riconoscendo i propri errori dopo aver sbagliato. Purtroppo ognuno di noi deve far conto col proprio ego, principale nemico di noi stessi 😀

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