La notizia è questa: gli studenti di informatica trovano centinaia di tesi abbandonati nei cestini della spazzatura. E giustamente si indignano perché non è questo il modo giusto di trattare la cultura.

Ho provato un senso di smarrimento nel guardare questa foto. Non capita spesso, sai? Di solito guardo e passo avanti, non posso soffermarmi su ogni dettaglio e su ogni foto scomoda. Ma ieri è capitato.

tesi di laurea

Perché tutto ciò? Perché ho perso i miei punti di riferimento? Perché io scrivo, conosco le fatiche che si nascondono dietro la stesura di una pagina. E conosco anche i patemi della tesi.

Quanto vale una tesi di laurea?

La accettano, non la accettano, la scrivi mentre studi gli ultimi esami di notte e di giorno. Inizi a capire il significato del lavoro freelance quando scrivi la tesi di laurea: niente orari, niente giorni di festa. Hai una scadenza e la devi rispettare.

La tesi di laurea è un esercizio di scrittura, in alcuni casi la prima prova degna di tale nome. Ma non tutti la rispettano, e la lanciano nella spazzatura. Questa cosa mi riempie di tristezza.

studente

Anche perché potrebbero essere usate in mille modi diverse, magari per ampliare le biblioteche delle carceri che vogliono offrire ai detenuti la possibilità di studiare (troppo da paese civile, vero?).

Certo, ci sono tesi che meriterebbero questo trattamento. Tesi copiate da Wikipedia. Ma questa non è una buona scusa per liquidare in questo modo un pezzo di cultura nato dall’impegno di uno studente che ha confidato nelle istituzioni universitarie.

Il mio consiglio per lo studente

Fregali a questi dinosauri. Dai il massimo, impegnati, lavora come sei abituato a fare. Non mollare, non lasciarti influenzare da un malcostume che rappresenta la punta di un iceberg chiamato Italia.

Il nostro è un paese duro per chi decide di lavorare come freelance, ma anche per uno studente che insegue i propri sogni. O quantomeno vorrebbe trovare un lavoro degno di tale nome.

Il punto è questo: se il messaggio che lasciate ai giovani è questo, se il frutto della loro fatica verrà lanciato mestamente in un cassonetto, avranno fiducia in un professore che dovrà leggere la tesi di laurea?

Avranno fiducia in uno stato che arriva a prendersi il 50 di tasse per offrire servizi e tutele pari a zero? Avrà fiducia nel cliente che troverà mille scuse per non pagare, e potrà farlo perché gli strumenti per ottenere il compenso sono mille volte più onerosi del compenso stesso?

Avrà fiducia? E tu hai ancora fiducia? A te la parola.

Riccardo Esposito
Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

12 COMMENTI

  1. Io ne trovai buttate nei cestini del bagno di Giurisprudenza. Era il 1989, credo, più o meno. Le tesi che consegni alla facoltà fanno quella fine prima o poi. E tu hai buttato i tuoi soldi.

    Il mio consiglio è invece: le tesi che dovete dare alla Facoltà e al relatore rilegatele nella versione più economica possibile.

    • Però quella che tieni a casa curala. Io ho un bel ricordo della tesi: ho lavorato sodo, ma ho fatto un bel lavoro. E la conservo con affetto. Dicono che la tesi sia un passaggio inutile, una perdita di tempo: scrivere la tesi – invece, secondo me – è importante.

      Ma tu, Daniele, hai studiato Giurisprudenza?

      • No, io non sono laureato, tanto meno in Giurisprudenza 😀
        Ho studiato Geologia, ma poi ho lasciato perdere dopo il servizio militare.

        Se avessi scritto una tesi, non l’avrei di certo buttata. Ne avrei fatto un ebook 🙂

  2. Ciao! Io studio presso questo dipartimento ed ero li il giorno che è successo questo fatto. Per prima cosa questa pulizia è stata fatta da un professore che voleva liberare gli armadi di tesi tra gli anni ’80 e gli anni ’90 per far nuovo spazio, e a parte il modo poco saggio di farlo, non ci vedo nulla di così denigrante per noi studenti; è assurdo pensare che ogni tesi fatta venga poi conservata in eterno e addirittura incensata dal relatore/correlatore di turno 🙂
    Seconda cosa: giuro che non capisco il caso montato da quel giornalaccio online che è repubblica online. Non credo che all’estero non buttino le tesi troppo vecchie, o sbaglio?
    Per quanto mi riguarda, la tesi io l’ho scritta per me stesso e per mia soddisfazione personale, ne ho una bella copia a casa per ricordo e la copia lasciata in segreteria l’ho pagata 5€ (senza rilegatura che non è un problema), la copia lasciata al relatore non è un obbligo, è una buona usanza per ringraziare chi ci ha seguito per 4-5-6 mesi di lavoro (di nuovo, inutile pensare che poi questi si conservino la tesi cartacee per 100 anni, contando che l’informatica è una scienza che cambia così rapidamente nel tempo).
    In più ormai, finalmente, tutto può rimanere archiviato in digitale, con buona pace di chi non potrà montar più “casi” quando qualcuno farà tasto destro – cancella 😉

    • Ciao Simone,

      In primo luogo credo che le persone vivano anche di simboli e non solo di materia. Buttare le tesi (ovvero la cultura creata da uno studente) nella spazzatura è un gesto che acquista dei significati. Magari indiretti, ma li acquista. E buttare le tesi nella spazzatura, parere personale, non è un bel segnale da dare. Credo che ci voglia educazione anche nel recuperare spazio negli scaffali.

      Punto numero due: recupero delle tesi. Si regalano a qualche istituto, si usano nelle carceri o negli istituti. Si regalano a studenti che stanno preparando tesi simili. Immagino che si possano fare mille cose diverse con una tesi. Si potrebbero anche restituire ai legittimi proprietari.

      Non credi?

      • 🙂 che il gesto sia stato infelice non ne discuto e bisognerebbe biasimare il singolo docente colpevole del fatto. Mi sembra “assurdo” montare un caso, come stanno facendo le maggiori testate nazionali, per delle copie personali a cura di un docente che ha deciso di liberarsene (docente non più in attività tra l’altro), testate che fanno passare come “incivili” tutti i professori, tutti gli studenti e l’intero dipartimento di informatica. Senza contare che l’università mantiene sempre copie delle tesi, liberamente consultabili, in biblioteca.

        Il tuo discorso fila, è il caso da cui è partito tutto che non mi è piaciuto per nulla!

        • Assolutamente Simone,

          La differenza tra caso nazionale e indignazione costruttiva è netta. Mi interessa poco puntare il dito verso il singolo docente o magari l’addetto alle pulizie che esegue un ordine. Pensiamoci però: come possiamo ridare vita a una tesi di laurea vecchia?

          E se si digitalizzasse tutto? Che immenso archivio di conoscenze…

  3. Personalmente credo che gettare il lavoro che gli studenti (che lo abbiano realizzato perché è prassi di fine carriera universitaria o semplicemente per soddisfazione personale) così come avvenuto in questo caso sia una mancanza di rispetto verso la cultura in generale. Qualunque produzione seguita ad un lavoro onesto – tralasciando le tesi scopiazzate da Wikipedia o con all’interno interi pezzi di monografie – va valorizzato e non lasciato a marcire in un cassonetto qualsiasi. Esattamente come con il book crossing possono essere organizzate tantissime iniziative per dare una nuova vita alle tesi “in esubero”. Oltre a quelle già citate da Riccardo, esistono altre soluzioni possibili: penso a qualcosa tipo #adottaunatesi, allo scambio di materiale fra facoltà, regalare le tesi in questione ad istituti privati, fondazioni, scuole. Insomma, i modi ci sono, è la voglia che manca.

    • Da un lato manca la voglia, da un altro lato manca l’educazione al rispetto. Il rispetto degli altri. Quelle tesi racchiudono il lavoro di persone come me e come te, dovrebbero essere rispettate anche quando si fa spazio nell’archivio.

  4. Ciao Riccardo!
    Sei per caso a favore del carcere duro? Leggere alcune tesi di laurea potrebbe venir interpretato come un inasprimento della pena. A parte gli scherzi, gettar via libri, è davvero un brutto gesto.
    Si potrebbe risolvere la questione rendendo superflua la consegna della copia stampata. Solo supporto digitale, a discapito della poesia. Un risparmio che però farebbe bene anche all’ambiente.
    Simone

  5. “Magari per ampliare le biblioteche delle carceri che vogliono offrire ai detenuti la possibilità di studiare (troppo da paese civile, vero?)” ahahah, che bel sogno!

    La mia segreteria aveva una intera biblioteca dedicata alla vecchie tesi e tesine, impolverate e mal tenute. E la terza copia che esige il professore? Ne vogliamo parlare? Ma a cosa servono?

    Eppure, la maggior parte di loro contiene preziosi testi e preziosi test di laboratorio con analisi e risultati! Sì, si potrebbero recuperare in mille modi diversi! “E se si digitalizzasse tutto? Che immenso archivio di conoscenze… ” Parole sante!

    E invece no! Soldi soldi e soldi, e una mancanza totale di servizi, di aiuti, di consigli, di sbocchi lavorativi (pura fantasia).. sono stata così contro questo sistema dell’università, che al Sud poi un velo pietosissimo sull’organizzazione, ho sempre provato a fregarli a sti dinosauri, spesso sola, tant’è che alla fine scema anche la volontà di combattere contro ogni singola cosa in questo paese.

    Grazie Riccardo, avevo dimenticato questo pezzo de La meglio gioventù, io ci sto provando da un paio di mesi, e lo ripeto a tutti: se potete e se avete ambizioni, andate via, finchè siete in tempo lasciate questo iceberg! L’Italia è solo il ricordo del bel paese (che comunque stanno svendendo), davvero impossibile da viverci ora 🙁 !

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