Tu non hai bisogno di un web writer

Ci sono aspetti del lavoro di web writer che non puoi ridurre, non puoi sminuire. Ogni tanto qualcuno ci prova ma devi sempre combattere chi non riconoscere la tua professionalità.

Ho chiuso la settimana con un paio di articoli dedicati al lavoro del web writer. Ho letto e scritto con passione, cercando con i lettori un punto che diventi trampolino di lancio per una nuova mentalità.

web writer

Una nuova mentalità professionale. Questa riflessione mi ha dato molto, ma mi ha anche lasciato l’amaro in bocca. Vuoi sapere perché? Vuoi sapere cosa ho capito leggendo i commenti lasciati alla fine dei post, e nelle discussioni di Linkedin?

Ci sono persone con pensieri diversi

Troverai sempre prospettive diverse, non sei (e non sono) il padrone della verità assoluta. Ma è un piacere scoprire i sentieri, gli incroci che seguono queste prospettive.

C’è sempre da imparare: scrivi un articolo pensando alle riflessioni dei lettori, e scopri che hai fatto centro. Ma solo da un lato. C’è un altro lato che la pensa diversamente. E te lo fa notare.

Per approfondire: come guadagnare online

E che lavorano in modo diverso

Percepiscono il tempo lavorativo in modo diverso e ritengono utile guadagnare 6 euro per un lavoro poco creativo, tipo catena di montaggio. Mille articoli in una settimana, magari in un giorno…

Io non posso lavorare in questo modo. Per me la scrittura è fusione tra emozione e tecnica, non sequenza indistinta. Capitano periodi stressanti, a volte sembro Charlie Chaplin in Tempi Moderni, ma non può essere sempre così. Almeno per me.

Ma anche vivono in maniera diversa

Persone che seguono principi differenti. Principi che hai rifiutato. E quando proponi il tuo punto di vista, rispettabile quanto il suo, non ti ascoltano.

Puoi rispondere commento dopo commento, colpo su colpo, ma il risultato sarà zero. Perché queste persone guardano il mondo da una prospettiva altra, e credono di poter gestire la realtà in modo diverso.

Mi correggo, in modo migliore. Ma questo non è un dato significativo: ognuno fa il bello e il cattivo tempo nel proprio angolo di mondo.

copywriter

Nel frattempo continuo la mia battaglia riformulare il concetto di web writer: un professionista che studia, ottimizza in chiave SEO, riflette, definisce il contenuto in base al target, scrive.

Da leggere: come trovare nuovi clienti online

La tua opinione sul web writing

E soprattutto il web writer rifiuta le logiche finte imprenditoriali (perché il vero imprenditore non ragiona così) del “prima porti i risultati e forse se ti pago”.

Liberi di pagare poco e ricevere poco. Ma non dite di aver bisogno di un web writer: il web writing è un’altra cosa. Sbaglio? Lascia un commento, lascia la tua opinione.

Riccardo Esposito
Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

17 COMMENTI

  1. Come non essere d’accordo? La pratica di scrivere articoli relativamente lunghi per portali che pagano 2/3 euro a pezzo (altro che 6) mortifica il talento e distrugge il mercato. E soprattutto svilisce l’importanza di una scrittura ricercata, che aiuti l’autore/committente a fare uno sforzo per sviluppare compiutamente la propria personalità.

    • Ciao Antonio!

      Grazie per il tuo commento! Secondo te come fa un webwriter a mantenere alto il profilo professionale? Deve accettare lavori pagati poco?

  2. Vabbeh, ma la risposta è scontata 🙂

    Purtroppo molti scrivono pezzi a 2 euro (o peggio ancora facendosi pagare 1/2 cent a parola) perché, seppur preparati, non hanno nessun tipo di sbocco professionale.

    Lo sforzo di chi vuole fare della scrittura una professione dovrebbe essere di concepire il proprio lavoro come quello di un dentista, un medico o un avvocato: la qualità e la professionalità, in ogni campo, si devono pagare il giusto.

    Se poi riteniamo che il nostro talento debba essere impiegato per una giusta causa meglio donarlo senza ricevere nulla in cambio: ma sotto costo mai!

    • Esatto, come un medico. Perché dobbiamo ragionare in modo diverso? Vero, non salviamo vite. però facciamo un lavoro complesso.

  3. Ciao Riccardo,
    il pensiero degli altri a volte (o spesso?) è davvero molto distante dal nostro… difficile da accettare… Io credo che “lo scrivere a 6 euro” può essere un fatto provvisorio e momentaneo ma poi ci si deve evolvere… volendo uno step necessario di gavetta per crescere? ok, però poi si deve crescere e far girare la ruota…
    Quello che tu chiami “punto di vista imprenditoriale” anche io lo capisco poco, e dall’altra parte, capisco anche poco “il punto di vista vittimistico”… Una giusta via di mezzo, lavorare tanto, rimanere umili ed etici, crescere portando avanti a noi sapere e valori etici… Perchè crescita professionale implica a mio parere anche crescita ed esempio di tanti altri valori…
    E per finire un consiglio spassionato che ho testato su me stesso: “buoni clienti portano solitamente buoni clienti”. Vi capita di effettuare un bel lavoro con una persona corretta e che vi riconosce il giusto valore? Cogliete l’occasione perchè con buona probabilità parlerà bene di voi a persone a lui affini 🙂
    Ciao e buon lavoro!

    • La maggior parte delle persone con cui lavoro è così: apprezza quello che faccio, non ha problemi con i prezzi, sfrutta nel migliore la disponibilità che do.

      Loro pagano un webwriter, io mi comporto come tale!

  4. Condivido con Francesco.
    Sono Nicoletta Polliotto e sono alla guida di Muse Comuncazione.
    Credo fermamente che con la nostra creatività e fantasia tutte italiane e tanta professionalità possa crescere una nuova generazione di agenzie, di freelance che lavorino con qualità, passione, talento e tecnica!
    Ma è importantissimo educare i clienti, a comprendere cosa è un progetto di promo-comunicazione di qualità.
    Quindi scrivo sul mio blog (Comunicazione nella Ristorazione), sono Guest Blogger (anche su FormazioneTurismo), insegno web marketing per il turistico -alberghiero, partecipo a seminari ed eventi.
    E condivido, condivido, condivido.
    E cerco di scegliere i clienti che comprendono e discriminano la qualità delle proposte che gli vengono presentate.

    Ci provo! E voi? 🙂

    Sorrisi
    Nicoletta

    • Ciao Nicoletta! L’educazione dei clienti è uno dei passi decisivi della nostra attività. A volte è più importante del lavoro stesso, quindi hai tutto il mio appoggio.

  5. Fino ad ora ho avuto poche esperienze come webwriter “dipendente” e sempre a titolo gratuito, ma non per questo l’attività era meno stimolante. Quando scrivo un articolo provo un misto di sensazioni che mi fa stare bene: in quel momento so che sto facendo una cosa giusta ed appagante. In linea di massima però penso che non si debba mai e poi mai svendere la propria abilità: un conto è donarla ad una causa, un altro è venderla al miglior (peggiore) offerente.
    Comunque caro Riccardo, con questi tre post hai suscitato un grande interesse in me sull’argomento e non mancherò prossimamente di trattarlo anche sul mio blog e di citarti… o forse potrei avere un’idea migliore… mi sa che ti contatterò presto! 😉

    • Ciao Wester,

      In fin dei conti questo è il mio obiettivo: stimolare idee, riflessioni, nuovi punti di vista. Quindi ti ringrazio. Per il resto sono a tua disposizione.

      A presto!

  6. La ragione come sempre sta nel mezzo. Ho iniziato la mia carriera di giornalista e comunicatrice nel 1992. Scrivevo articoli per i quotidiani a 15 mila lire. Che non è molto diverso da quello che offrono ora. Ma a quel tempo avrei lavorato anche gratis pur di vedere la mia firma su un quotidiano. Nel 1997 sono arrivata a 20 mila lire per gli articoli del quotidiano, ma avevo un giro di collaborazioni con listini molto diversi, arrivando anche a guadagnare 200 mila lire a pezzo. Poi quando mi sono stancata di saltabeccare come un grillo ho deciso di fare il salto vero e sono entrata in azienda occupandomi di comunicazione.

    Ho continuato a scrivere e quando la vita mi ha ributtato nel mondo dei giornali, eccomi di nuovo alle prese con queste cifre e con un mondo che nel frattempo non è più lo stesso: giornali on line che ti pagano a risultati, giornali di carta che non hanno soldi e ti pagano quando possono, portali, siti web, giornali on line.

    Ho deciso di selezionare (25 anni di esperienza varranno qualcosa o no?): accettando lavori che offrono un compenso adeguato (minimo 50 euro a pezzo per 6000 battute), lavorando gratis saltuariamente per le testate che non hanno soldi (o che pagano poco), ma solo se ne ho ritorno in visibilità e senza rinunciare alla qualità (li uso insomma come vetrina).

    Questo strategia paga? all’inizio no, si fa fatica. Poi devo dire di si: i lavori entrano e la considerazione delle aziende/testate è decisamente diversa.

    L’unica cosa a cui bisogna fare attenzione è quella di non entrare nella spirale del “ti pago poco/niente per cominciare e poi vediamo” perché in genere non porta a nulla. La professionalità deve essere pagata. Punto.

    Pagamento a risultato? si, ma deve essere un bonus on top all’emolumento per il lavoro fatto e consegnato (mi paghi per il lavoro che ti ho fornito e se va bene mi dai un premio).

    I giovani? La gavetta è inevitabile. Ma non deve essere infinita.

    • Chiaramente, prima o poi deve finire. Ma il problema è: chi lo decide? Ovviamente il lavoratore. Ma in base a quali principi?

  7. Caro Riccardo, leggere il tuo articolo mi ricorda i motivi per i quali ci siamo conosciuti: tu eri relatore a BdiBlogger, un evento che avevo ideato perché era sempre più forte l’esigenza di fare una distinzione chiara fra chi scrive e di questo ne fa una professione, e chi fa le “marchette” gettanfo discredito sul lavoro degli altri. Dal 2014 tanto è cambiato, ma abbiamo ancora tanta strada davanti. Tu continua in queste crociate: troverai sempre persone come me pronte a sostenerti e a metterci la faccia👏

  8. Penso entro la fine del 2018…sto valutando un paio di opzioni e poi sarai sicuramente il primo ad essere ingaggiato! Non puoi dire di no ^_^

  9. Non vorrei finire fuori discussione ma, pur leggendo l’articolo, non capisco il titolo ‘Non ti serve un web writer ..’. Premesso che questa figura è un pò cruciale sullo scenari delle figure professionali nate con il web ( io stesso pur non esercitandolo professionalmente nonostante “tutti i tentativi di trovare agganci” ma più che altro per passione). Convenendo con i commenti di qualcuno, ri-identificandomi in questa figura, trovo il webwriter sia la “chiave di volta” di tutto il castello e da cui in un modo o nell’altro dipartono le altre …

    • Si tratta di una provocazione. Non hai bisogno di un web writer ma di uno schiavo. Questo è il fil rouge.

RISPONDI AL COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here