Hai già incontrato il cliente che non ti merita? Non far finta di niente, sai di chi sto parlando. Prima o poi tutti i freelance lo incrociano, con le conseguenze drammatiche che già conosci.

Perché il cliente che non ti merita è diverso da quello che non paga. In alcuni casi è più insidioso, addirittura più pericoloso. Il cliente che non ti merita mina la tua autostima. E ti distrugge.

blogging webwriter
Sei speciale, ricordalo.

Questo individuo è puntuale, paga sempre, rispetta le scadenze. Ma non apprezza il tuo operato. Niente. In nessun modo. Non lascia mai trasparire vibrazioni positive, e non risparmia critiche.

Lavora e basta!

Non capisce, non vuole capire, capisce ma per qualche motivo assurdo ha deciso di ignorare il tuo lavoro: il profilo del cliente che non ti merita è vario, complesso, Difficile da tracciare.

Ma c’è una verità che incornicia tutte le varianti elencate: tu non sei per tutti. Ci sono clienti che ti usano per coprire un buco o, peggio ancora, come uno strumento per eseguire volontà altrui.

La tua professionalità viene messa da parte, e tutto quello che proponi passa in secondo piano. Devi solo eseguire. Brutta situazione per un professionista che ha studiato, ha seguito corsi e webinar per migliorare le proprie conoscenze.

Scelta utopica

Sai cosa dico? Devi abbandonare questi clienti. Devi lavorare con due e o tre realtà capaci di valorizzare il tuo operato e di pagare bene. Basta. Punto. Non hai bisogno d’altro.

Soprattutto, non hai bisogno di chi non ha fiducia nelle tue capacità. Anche io ho vissuto questa situazione e non è piacevole. Ti consuma lentamente. Mina le tue sicurezze, il tuo umore.

fiducia
Twitta: La fiducia nella bontà altrui è una notevole testimonianza della propria bontà

Questo, ovviamente, è un discorso idealtipico. Non sempre è possibile abbandonare un cliente, soprattutto se rappresenta una buona entrata. Essere freelance è possibile, ma non puoi fare troppa selezione. Altrimenti come le paghi le tasse?

Però non puoi dare il massimo. No, non è possibile. L’impegno totale e cieco del freelance arriva solo quando c’è un rapporto paritario, di piena a fiducia. Solo quando c’è dialogo e confronto.

Mi rivolgo a te, cliente

Vuoi sfruttare le qualità del freelance? Parla, confronta, chiedi. Affidati alle sue competenze, confida nelle persone che ti circondano. Se non ti convincono salutale: il vantaggio del freelance è proprio questo. Non sei vincolato.

Ma gratifica il freelance quando se lo merita. Fai sentire la tua soddisfazione. Altrimenti avrai solo un triste esecutore al tuo fianco, e non una personalità brillante.

[Tweet “Vuoi il massimo dal freelance? Devi motivare!”]

Il rapporto umano è importante: le persone non vivono di solo denaro, hanno bisogno anche di gratificazione (conosci la gerarchia dei bisogni e la relativa piramide di Maslow?). Tu devi essere in grado di motivare le persone che ti circondano, che lavorano con te.

La tua opinione

Ovviamente questa analisi è incompleta perché manca la tua opinione. L’opinione di chi lavora ogni giorno e conosce questa realtà. Solo con la tua esperienza sarà completo: lasciala nei commenti!

8 COMMENTI

  1. I tuoi post sono sempre interessanti, caro Riccardo, ma questo è eccezionale.
    E’ una riflessione che sto facendo da un po’ anch’io: gratificare, dare valore a quello che viene fatto per te, ringraziare. Sono solo alcuni dei segnali che distinguono clienti che vogliono essere seriamente innovativi da altri che, legati a logiche vecchie e ormai tramontate, pensano inutilmente che “tenendo sulle spine” il collaboratore con la logica del “io ti pago quindi posso fare tutto”, si ottengano i migliori risultati.
    Ai primi indirizzo tutto il mio sostegno e incitamento, ai secondi di essere trattati come loro trattano gli altri.

    • Il cliente che ti tiene sue spine… Che balordo! Basta un attimo per capire che lavorare bene vuol dire lavorare con persone capaci di valorizzare il lato umano del professionista.

      Certo, c’è anche chi riesce semplicemente a eseguire, ma io voglio cercare di limitare questi casi. Anche questo vuol dire essere freelance.

  2. I tuoi post fanno sempre riflettere. Aggiungo solamente che il discorso resta valido al 100% anche per un dipendente, sostituendo la figura del “cliente” con quella del “datore di lavoro”.

  3. Riccardo buongiorno e buon venerdì!
    Non so come sia possibile ma questa è telepatia: oggi con questo articolo mi hai letto nella mente.
    Quando i clienti si rivolgono alla mia agenzia non so perchè ma mi aspetto che si fidino e si affidino ma non è sempre così.
    E’ pesante dover diventare un mero esecutore quando sai di aver consigliato il meglio, quando sai di avere le competenze per farlo, quando sei certo del valore del lavoro presentato e sì, lo ammetto, mi stresso!
    A volte è possibile dir di NO e opporti ad un progetto che sai già sarà “fallimentare” ma a volte invece non lo è proprio: a fine mese dobbiamo arrivare tutti no?
    Io cerco di parlare con i clienti senza usare un gergo tecnico, cerco in qualche modo di erudirli e di dargli tutte le informazioni necessari a comprendere il fine ma… e qui chiedo a te: quando un cliente è tassativo e non è aperto al dialogo ma fisso sulle sue convinzioni, cosa fare?
    Io spiego, rispiego, cerco articoli di blog, cerco esempi pratici ma a volte mi scontro contro un muro e mi sembra di non vedere la soluzione.
    Attendo il tuo punto di vista!
    ps: poi ho anche dei clienti splendidi sia ben chiaro, sì perchè quelli cmq esistono 🙂

    • Ciao Francesca,

      Bella domanda. Io scelgo tra tre opzioni: porto avanti il lavoro e ingoio il rospo, rifiuto il lavoro, combatto ed evangelizzo. Di solito mando avanti la giostra quando mi rendo conto che è solo una questione di cattivo gusto, e ovviamente non metto il lavoro nel portfolio.

      Interrompo tutto quando mi rendo conto che la collaborazione può essere dannosa per me (facendomi perdere tempo) e per il cliente (che mi chiede azioni balorde). Poi evangelizzo quando ci sono margini di miglioramento. Ma senza esagerare: a volte il cliente ruba le tue conoscenze e le porta al solito nipote che per 10 euro fa tutto.

      Secondo te è una buona strategia?

      • Ciao Riccardo,
        adotto la tua stessa strategia e cerco di seguire il mio istinto.
        A volte basta una frase, un atteggiamento del cliente per farti capire in quale direzione cercherà di andare, dovremmo farci più attenzione.
        Pur essendo diventata abbastanza scaltra nell’annusare i clienti che vogliono far perdere tempo o quelli che stanno cercando di estorcerti informazioni per poi far fare il lavoro a “mio cugino”, qualche volta ancora capita di ricaderci. Sai quando?
        Quando non seguo il mio istinti e abbasso le difese.
        Se pensi possa essere d’interesse quest’ultimo pensiero avrei già un articolo che mi gira in testa, fammi sapere!
        Grazie mille per il tuo feedback, come sempre sulla stessa lunghezza d’onda.
        Buon sabato

  4. Si decisamente utile, perché effetivamente si basa su un esperienza diffusa, e fa leva su un senso di frustrazione comune, dando un barlume di luce, una tenue speranza.

    Se posso mi aggiungo nella discussione dandovi la mia esperienza, l’autostima deve venire da noi stessi non dai clienti. Dovrebbe essere quel senso di soddisfazione che si genera dal lavoro fatto bene, da una costante ricerca ed aggiornamento, in tal caso, non è importante se il cliente ti merita o meno.

    Ma la qualità del lavoro che offri e la tua consapevolezza di tale qualità. Se non c’è questa sicurezza allora è un problema sia con il cliente che non ti merita che con quello che ti merita… Perché la radice è altrove non nel cliente.

    Perché altrimenti è facile che diventi un alibi per giustificarsi, e non uscire dalla propria “Confort Zone”. Mentre se il lavoro che fai è gratificante per te, allora non c’è problema alcuno, e credetemi se ogni volta che fai un lavoro sei motivato e magari impari qualche cosa di nuovo alla fine, se il cliente comprende o meno, è un so limite. E spetta al consulente cercare di renderlo cosciente di tale limite e di aiutarlo a superarlo, o comunque di fornirgli tutti gli strumenti necessari per farlo, poi a lui il passo, tutto sommato se lui non capirà ci sarà sicuramente qualcun’altro a cui si potrà vendere il frutto di un lavoro di qualità basato su una ricerca attiva e costante, che fornisca sempre un ampio corredo di informazioni oltre che di strumenti.

  5. Ciao Riccardo,
    e per chi inizia adesso la sua storia da freelance? Deve far suo questo consiglio o inizialmente può essere utile ingoiare un po’ di rospi? 🙂

    Ciao e complimenti, come sempre.

RISPONDI AL COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here