Umberto Eco e il filtraggio delle informazioni online

Oggi per poter gestire al meglio internet e i social devi affrontare il tema del filtraggio delle informazioni. Di cosa si tratta? Per approfondire conviene dare uno sguardo a questo articolo.

Domenica sera. Sono nel mio studio, sto lavorando al video da caricare sul mio canale Youtube. Dalla televisione arriva la voce di Fabio Fazio che si rivolge a Umberto Eco che affronta il tema del filtraggio delle informazioni. Ora ti spiego di cosa si tratta.

 filtraggio delle informazioni
Come funziona il filtro informativo.

“In un mondo governato dal web, un web sempre più difficile da decifrare e ricco di informazioni fuorvianti, come possiamo fidarci delle fonti di informazione?”.

Umberto Eco temporeggia. Poi lancia la risposta, a mio avviso, definitiva e completa: “La conoscenza consiste nel filtraggio delle informazioni”. Fantastico. Ecco perché è giusto attribuire a determinati individui una caratura superiore.

Cos’è il filtraggio delle informazioni?

La nostra capacità di scegliere cosa guardare e filtrare le informazioni che ci arrivano. Si tratta di un concetto che si avvicina a quello di Filter Bubble, la bolla di filtraggio di Eli Pariser.

In questo caso parliamo dei sistemi di filtraggio, messi in atto dai vari social e motori di ricerca, che ci permettono di selezionare e scegliere risultati personalizzati. Quindi adatti alle proprie esigenze. I grandi media del web ti suggeriscono cosa vedere, e tu devi scegliere ancora.

Da leggere: Umberto Eco e Internet, sui social legioni di imbecilli

Cos’è, invece, la filter bubble (bolla di filtraggio)

Secondo la Filter Bubble di Pariser le persone si ritrovano in una bolla di informazioni che confermano il proprio pensiero. Umberto Eco ha dato ulteriore precisazione e ha imposto il compito di filtraggio delle informazioni.

Forse ha pensato a questa risposta una notte intera, forse è arrivata senza preavviso, o forse è frutto dell’esperienza. Poco importa. Quello che importa è la precisione.

 The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from You

Per approfondire il tema della bolla di filtraggio puoi acquistare e leggere il libro di Eli Pariser: The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from You.

Qui, leggendo queste pagine, puoi capire la teorizzazione delle filter bubble chi l’ha fatta, se la polarizzazione è dovuta agli algoritmi, qual è il ruolo di Bauman e altro ancora. Inizia a leggere ora.

Ma quindi non creo io contenuti?

Risposta: certo, un blogger crea contenuti. Così come li crea un giornalista. Entrambi arricchiscono il web con articoli dedicati ad argomenti più o meno utili.

Ma il processo creativo, spesso, è un rimescolare fatti già esistenti. In natura nulla si crea e nulla si distrugge: questo vale anche nella buona informazione online.

Ci sono articoli – i case study – che si fondano su esperienze concrete. Questa è una forma di conoscenza: io faccio degli esperimenti e creo nuovo sapere. Anche un case study però deve appoggiarsi a esperimenti precedenti, a lavori svolti da altri colleghi, per verificare tesi e non sbandierare ai quattro venti qualcosa di arcinoto.

Una persona che annuncia con squilli di trombe: “Ho scoperto che le call to action alla fine dei post permettono di aumentare il numero dei commenti” si copre di ridicolo, non credi? Basta una semplice ricerca per scoprire non è stata scoperta l’acqua.

Per Umberto Eco devi filtrare online

Puoi essere la fonte delle informazioni o diventare un filtro. Ovvero puoi inserirti tra il caos che impera sul web e il lettore smarrito in cerca di contenuti rilevanti.

umberto eco

Il concetto dell’informazione efficace online è semplice: la storia del content is king ha prodotto una quantità di contenuti mostruosa. Tutti vogliono un blog aziendale, tutti vogliono create contenuti da dare in pasto a Google e ai social. Ma chi può farlo veramente?

Va bene, grazie a questo proliferano i copywriter e i blogger freelance. Però questo continuo pubblicare crea un eccesso di informazione: la quantità confonde la qualità, per l’utente diventa difficile individuare un determinato contenuto.

Lo ripeto: nulla da rimproverare. Il bello del web è proprio la varietà delle fonti, e la possibilità che viene data a tutti di diventare un nodo comunicativo rende il mondo migliore (secondo me). Però è un dato di fatto: è difficile orientarsi. Ecco, quindi, il contributo di Umberto Eco: la conoscenza consiste nel filtraggio delle informazioni.

Il concetto è noto. Chi fa content curation, ad esempio, filtra le informazioni. Arricchisce, contestualizza, distribuisce in modo da raggiungere persone.

Filtraggio delle informazioni nel blogging

Prova a svolgere il lavoro di Umberto Eco con il tuo blog. Secondo te è possibile? La mia risposta: certo, anzi è auspicabile. Questa è la strada giusta per fare blogging.

umberto eco fonte informazione
Crea la buona informazione.

L’articolo che stai leggendo sul mio blog, ad esempio, ha svolto il ruolo di filtro: ha estrapolato una frase dal programma Che tempo che fa e ha lasciato fuori il resto.

Lavorare ogni giorno, estrapolando informazione per far nascere nuovi contenuti di valore, vuol dire creare conoscenza. Una conoscenza specifica che i lettori amano.

Per approfondire: 40 regole per scrivere bene di Umberto Eco

Secondo te Umberto Eco ha ragione?

Per Umberto Eco la conoscenza consiste nel filtraggio delle informazioni. E io appoggio questa idea: il web è una fonte inesauribile in continua produzione che deve essere gestita. Puoi farlo con il tuo blog: devi diventare una fonte di conoscenza per i tuoi lettori. Questo significa anche filtrare le informazioni giuste. Sei d’accordo?

7 COMMENTI

  1. Credo nella recensione perchè è lo spazio dove si collocano spesso contenuti originali che non hanno bisogno di filtri se non quelli della tua esperienza. E la tua esperienza è unica. Un caso classico è quello di Tripadvisor dove qualche volta scriviamo una recensione dell’esperienza vissuta in un locale o un albergo. Questo contenuto è unico e più è autentico (ossia non forzato) e più ha la capacità d’influenzare.

  2. Sono d’accordissimo. Credo che il filtraggio delle informazioni e la selezione delle fonti siano alcuni dei pilastri del blogging. Estrapolare “frammenti di informazione per far nascere nuovi contenuti, vuol dire creare conoscenza”: condivido pienamente questo concetto perché in questo modo si possono creare contenuti di qualità. Se poi si aggiungono anche le proprie esperienze e il proprio punto di vista, come hai scritto già diverse volte, allora ancora meglio: i contenuti avranno più valore per i lettori.

    • Ecco, l’esperienza personale. Questo è l’ingrediente per rendere il tutto speciale. Filtrare le informazioni è ok, ma la qualità te la dà solo la giusta dose di esperienza personale. Non credi?

  3. Ciao Riccardo,
    quello che dici ( ‘creare’ non significa per forza ‘creare qualcosa di nuovo’) lo vedo confermato da quel che ha scritto Carmine Gallo a proposito di Steve Jobs. Ad esempio, il fatto che i caricabatteria Apple hanno l’ innesto magnetico dipende da un viaggio in India di S. Jobs. Lí avevano l’abitudine di cuocere grandi quantità di riso in grosse pentole che si riscaldavano con la corrente elettrica. In seguito a vari incidenti domestici in cui qualche bambino si era tirato la pentola addosso ustionandosi, avevano iniziato a fare il contatto elettrico magnetico, in modo che si staccasse facilmente senza rovesciare la pentola. Quindi S. Jobs non inventò nulla di nuovo, ma fu comunque una grande invenzione “riciclare” un qualcosa in un contesto del tutto diverso. Del resto, Eco ha spesso scritto che i libri parlano sempre di altri libri…

  4. Rovesciavano la pentola quando si inciampavano nel filo elettrico. Scusate, sto scrivendo con lo smartphone…

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