Cosa significa far parte di un universo online?

Far parte di un universo online vuol dire guardare il mondo da una prospettiva diversa anche e soprattutto quando decidi di trasformare tutto questo in un lavoro retribuito.

Noi professionisti del web viviamo fuori dal mondo. Anzi, ci lanciamo in veri e propri universi online. E non ci rendiamo conto che siamo una minoranza, una minoranza stanca e poco influente. Lo so, non hai capito. Mi spiego meglio e approfondisco.

universi online
Studiare, fare l’università e lavorare online.

Ogni giorno scriviamo contenuti utili sui nostri blog, e cerchiamo di semplificare la nostra esistenza: sveliamo risorse, proponiamo riflessioni, risolviamo problemi.

Cos’è un universo online: definizione

Con questo termine intendiamo un neologismo che tende a definire spazi nei quali si stabiliscono delle community che condividono tempi, interessi, dinamiche più o meno variegate. Ma con il rischio di isolarsi dal resto del mondo.

Facciamo parte dell’università del web

SEO, email marketing, content strategy: sono universi online che si reputano fondamentali per le sorti di una strategia di web marketing. In realtà siamo dei piccoli puntini nello spazio e, come tutti nel mondo del lavoro online, ci lamentiamo.

  • I clienti non pagano.
  • Vogliono tutto e danno poco.
  • Non accettano consigli.
  • Ti considerano un esecutore.

Scriviamo articoli mossi dall’insoddisfazione e dalla frustrazione, discutiamo notte e giorno nei gruppi Facebook e nei forum. Altri universi online che sembrano definitivi, completi, unici. Ma non sono altro che spazi autoreferenziali. Molto chiusi.

universo online
Ecco com’è realmente il tuo universo online.

Cosa succede realmente? Ci muoviamo sempre con attraverso un’ottica tipica dei professionisti del web. Ignorando il punto di vista del nostro interlocutore.

Vivere in tanti universi online isolati

Noi operiamo in una bolla di sapone, in una piccola realtà isolata che si auto-alimenta senza contraddizione. Noi ce la suoniamo e noi ce la cantiamo.

La realtà è molto diversa. Possiamo ripetere all’infinito che gli articoli di qualità non possono e non devono essere pagati 50 centesimi, ma la verità è un’altra.

Basta inserire un annuncio del genere (50, 60, 70 centesimi a pezzo) per ricevere centinaia di candidature. Forse è la crisi? Forse è la poca attenzione ai contenuti?

Noi viviamo in un universo parallelo

Un universo fatto di belle parole che nel mondo reale si perdono, si ammortizzano. Si allungano come il vino quando viene invaso dall’acqua (che sacrilegio).

Oggi la mia riflessione (nata da una chiacchierata con Valentina Falcinelli) è questa. Secondo te, invece? Lascia la tua opinione nei commenti, come sempre.

16 COMMENTI

  1. Penso che abbiamo bisogno di uscire dal guscio.
    Di parlare con le aziende e di far vedere quello di cui siamo capaci, quello che si può fare lavorando bene.
    Non siamo ancora abbastanza bravi nel fare network in questa direzione.

    • Il problema è:

      – le aziende sono disposte a sentirci?

      – Le aziende riusciranno a capire come si deve lavorare nel web?

      – Le aziende sono disposte a investire (leggi: spendere soldi, tanti soldi per la loro comunicazione online)?

      La risposta alle 3 domande è no.

      • (io lavoro in azienda ma mi ritengo molto blogger, come forma mentis).
        Le risposte Imho sono:
        1) Ni: sono disposte a sentire la rete se vedono che c’è un ritorno nel farlo;
        2) Per ora no, forse con un certo ricambio generazionale e con la crisi;
        3) Assolutamente sì. Quindi forse dovremmo essere noi rete, a parlare all’azienda con la sua terminologia, se vogliamo i sordi XD

        • 1: non ne sono per niente sicuro.
          2: per ora no? Da quanti anni esiste il web? E le aziende ancora non sono pronte a capire come si deve essere presenti in rete? Le aziende, prima di gettarsi nel web, andrebbero formate da esperti della rete.
          3: dico di no. Almeno a quanto leggo in giro, agli annunci di lavoro che vedo e agli pseudo-clienti che mi chiedono preventivi.

          • IO dico solo una cosa: una volta ho pubblicato un articolo, e nei commenti si è scatenato il putiferio nei confronti di un grande nome (non dico se azienda, persona, ente).

            Sono stato contattato da una persona che si occupa della strategia social e mi è stato detto che nei commenti si era persa un po’ la bussola della cosa, e che erano state dette delle cose inesatte.

            Io ho detto: “ben, intervenite nei commenti. Fate sentire la vostra voce. Dite alle persone che stanno sbagliando. Altrimenti non cambieranno mai idea”.

            La risposta è stata: “per ora stiamo decidendo cosa fare e considerando i tempi decisionali non sarà semplice”.

            Le aziende, a volte, sono lontane anni luce dalle dinamiche social. E sembra che non vogliano ascoltare i segnali della rete.

  2. Ciao Ric e grazie per la menzione. Discutere con te di argomenti che ci accomunano – proprio come questo – è sempre fonte di crescita e riflessione.

    La verità non è solo una. La verità è poliedrica, ha mille sfaccettature. Una delle tante è che le aziende cercano di spendere il meno possibile. Poi si ritrovano con testi ORENDI e devono ripagare per averne di nuovi. Un’altra è che pur di lavorare ci si svaluta all’inverosimile.

    Io credo che le aziende, rispetto a qualche anno fa, stiano iniziando a capire l’importanza di testi scritti bene. Quello che dobbiamo fare noi, professionisti della scrittura, è battere su un punto, uno soltanto: la qualità. Alla fine – speriamo un po’ prima (LOL) – ci ripagherà.

    • Concordo perfettamente con te: c’è un mondo di incompetenti e imbroglioni che si approfitta della troppa ingenuità che c’è ancora in Italia.
      Puntare sulla qualità, sono certa, alla lunga pagherà. Temo però che ci sarà ancora molto da aspettare.
      Penso anche, come Riccardo, che parliamo troppo a noi stessi e a quei pochi che ci ascoltano e che sanno già benissimo come stanno le cose. Siamo autoreferenziali, ma non credo che cambiando tono e argomenti troveremo nuovi lettori, semplicemente perché questi non ci sono.

      • Sai cosa, Eleonora…

        Parliamo della nostra realtà e lo facciamo con parole nostre. Con parole che ci appartengono. Possiamo fare diversamente? Quanto impegno ci vuole per comprendere i linguaggio delle aziende o di chi ci commissiona i lavori? Loro hanno voglia di comprendere il nostro punto di vista?

        Effettivamente, a me sembra che questa volontà non ci sia.

        • Sono d’accordo con te, Riccardo, ci ammazzeremmo a trovare un nuovo linguaggio (che forse non ci piacerebbe nemmeno tanto) per dei lettori che non esistono.
          Nessuno viene qui a leggere. E se anche arrivassero gli interesserebbe? Io credo di no, ci bollerebbero come ragazzini che si lamentano e non conoscono i problemi delle vere aziende.
          Non penso di essere una ragazzina che si lamenta (non sono più ragazzina, se non altro), ma ogni tanto sento come mancanza il fatto di non avere idea di come funzioni la gestione di una grande azienda.
          Del resto ho anche la certezza, per le esperienze che ho fatto e le cose che ho visto, che in Italia ci siano troppi imprenditori presuntuosi e per niente interessati al benessere dei loro dipendenti (figuriamoci di eventuali lavoratori dell’indotto).
          Quindi, sinceramente, finché ci sarà questa gente, non mi interessa essere capita o capire.

          • Ciao Riccardo, Eleonora, Valentina. Concordo con Valentina, i clienti non solo stanno iniziando a capire l’importanza di essere sul web ma a volte ne sanno (o almeno credono di saperne) di più dei professionisti del settore. Personalmente ho a che fare con direttori marketing di aziende che partecipano a seminari sulla seo e sul social media marketing, perché è diventata per loro una passione. Non condivido la questione degli universi paralleli. Il webwriter, come il copywriter, dovrebbe saper scrivere su qualsiasi argomento (tra l’altro a mio parere è il lato più bello del nostro lavoro). Il cliente non ha nessun interesse a capire te e il tuo lavoro (e anzi, meno entra nel merito e meglio è 😉 ). Al contrario il tuo lavoro dovrebbe essere proprio quello di entrare pienamente nel suo mondo. Mettiamo che il tuo cliente abbia un sito di formaggi, e vuole che tu scriva per il suo blog. A quel punto tu dovrai sapere tutto, ma proprio tutto sui formaggi, fino ad averne la nausea. Solo entrando pienamente nel mondo del tuo cliente potrai scrivere i famosi contenuti di qualità.

            • Ciao Daniele,

              Forse non sono riuscito a chiarire il punto: io non sono favorevole al discorso degli universi paralleli. Io credo che gli universi dell’autore e del cliente debbano fondersi. Mescolarsi. Scoprirsi a vicenda.

              Noi dobbiamo sapere tutto di loro, ma loro devono sapere perché noi facciamo determinate scelte e perché scegliamo determinati prezzi.

  3. Ciao, io la penso come Valentina…
    Continuiamo a proporre qualità nei nostri servizi e a dare sempre il massimo.
    Ci sarà chi lo capisce e chi non ma non per questo sono disposta ad offrire un lavoro scadente e sotto pagato.
    Difendo la reputation mia e della mia agenzia e confido nel fatto che prima o poi verrò ripagata per questo.
    Prima lavoravo con un’agenzia estera e devo ammettere che era più semplice. Quando parlavi di copy, di Marketing, di Comunicazione non sbarravano gli occhi senza sapere di cosa stessi parlando e sapevano già che i lavori di qualità hanno un costo.
    In Italia siamo un po’ indietro e il segreto sarebbe nell’istruzione…mah non so…cambierà mai qualcosa?
    Tu pensi ci sia una soluzione?

    • Una soluzione…

      L’unica soluzione che conosco e che cerco di applicare ogni giorno: parlare. Parlare con il cliente. Spiegare con cura il motivo delle mie scelte e dei prezzi. Non è facile, a volte non riesco a spuntarla.

      Ma va bene lo stesso.

  4. vedo dai commenti e dal post che questo ambito si possa accomunare a quello della traduzione: molti clienti richiedono una qualità che le loro tariffe non permetteno. La traduzione è una realtà quotidiana e con l’arrivo di tecnologie che permettono di creare memorie da riutilizzare (parlo di traduzioni tecniche) ha permesso di abbassare i costi, ma ciò non vuol dire mantenere la qualità. Il problema principale è l’ignoranza di molti che pensano che tradurre sia un lavoro abbastanza semplice se sai bene la lingua, invece richiede tecnica, tempo e precisione. Farlo capire è sempre molto difficile e soprattutto legato al “quanto mi fai spendere”. Inoltre, non credo sia un fattore di crisi, se le tariffe di molti traduttori sono basse, è semplicemente un loro voler lavorare a queste condizioni, magari senza badare troppo alla qualità. Alla fine il costo rispecchia il contenuto (nella maggiorparte dei casi)

    • L’unica cosa che possiamo fare per uscire da questo universo online: puntare sul personal branding. E crescere sempre.

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