Ma dico subito.

Perché gli esseri umani sono come le spugne: vivono un’esperienza e la fanno propria. La assimiliamo. Ma questo vale anche in chiave negativa.

Quando un individuo si forma attraverso l’errore, o si abitua a una prassi poco corretta, rischia di appesantirsi con una zavorra inutile. Una zavorra fatta di continui rimpianti e ripensamenti.

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E le zavorre, lo sai, sono utili solo a chi non vuole spiccare il volo. A volte possono servire, certo: svolgono una funzione. Ma le devi abbandonare se vuoi raggiungere la vetta.

Lo so, è difficile cambiare le abitudini sedimentate. L’uomo è un animale abitudinario e tende a ripetere le stesse azioni. Per comodità, per paura di dover affrontare un’azione sconosciuta.

Forse pericolosa.

Ma è pericolosa solo per i tuoi sensi, per il tuo cervello rettile che cerca di rimanere rintanato nelle sue certezze. Le zavorre sono zavorre e le devi abbandonare. Punto.

Te ne suggerisco un paio, mezza dozzina, per iniziare a fare veramente blogging.

1. Testo lungo

Il dogma della lunghezza del testo è difficile da superare. Sei cresciuto/a con il mito del tema lungo che equivale al tema buono. La quantità è sinonimo di fertilità, di conoscenza. Ovviamente per chi è affezionato a un’ottica miope.

Una visione ben graduata della realtà sa bene qual è il giusto rapporto tra qualità e quantità.

Walter Benjamin ha cambiato il mondo della sociologia con “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, un testo che conta circa 50 pagine. Questo significa che…

[Tweet “Non hai bisogno di scrivere tanto per scrivere bene. Devi scrivere il giusto.”]

2. Serietà

Molti blogger confondono la serietà del proprio operato con la scrittura inamidata, ferma, granitica. Credono che basti scrivere come un burocrate per apparire credibili.

Io mi pongo al lato opposto di questo ragionamento e dico: scendi al livello del tuo lettore, parla con la gente, non disdegnare l’intercalare se avvicina la scrittura al tuo amico che ti legge ogni giorno.

3. Immagine

I siti di immagini stock sono utili, e i blogger comprano abbonamenti vantaggiosi per scaricare decine di foto al giorno e avere massima libertà di utilizzo.

Le foto si comprano e si pagano. Ma c’è un dettaglio da valutare: la sinergia tra il testo e tutto ciò che è rappresentato dalle immagini. Che devono essere ottime da un punto di vista qualitativo, ma non solo.

Le immagini devono comunicare. La zavorra in questo caso è semplice: non basta avere un abbonamento a Fotolia o iStockphoto per lavorare bene. Devi seguire delle regole come quelle che ha individuato Hubspot.

Io, ultimamente, sto sperimentando con buoni risultati le citazioni su immagini modificate con semplici programmi online. Trovi l’elenco qui.

4. Sintesi

La sintesi è tua amica. Quante volte hai letto su questo blog che devi scrivere e tagliare, tagliare, tagliare fino ad arrivare a nocciolo della questione?

Non rinnego, anzi. Sottolineo. Ma per dare risalto alla sintesi devi ricordare di non tagliare il necessario. Di non tagliare quella parola, quell’espressione capace di comunicare bene e meglio con il lettore. Non si vive di sola chiarezza: anche le emozioni devono essere nutrite.

La sintesi è importante, ma non devi esagerare.

5. Grammatica

Ci sono delle zavorre nei falsi miti della grammatica italiana. O almeno in quella grammatica italiana che insegnavano (e insegnano ancora) a scuola. Qualche esempio?

Onesto: la virgola prima della “e” mi dà tranquillità, mi permette di gestire le pause con elasticità. Così come un periodo formato da una sola parola: lo condanni?

Certo, scrivi un paragrafo in questo modo e ti leggono solo i telegrafisti.

Io credo che sia sbagliato mettere dei paletti inutili. Questa non è una porta aperta all’ignoranza grammaticale. L’errore resta errore. Punto. Ma non devi limitarti.

6. Prima e dopo

Qualcuno ti ha suggerito di mettere gli elementi più importanti di un articolo all’inizio. Il lettore deve trovare quello che cerca: non può perdere mezza giornata per individuare le informazioni che hai promesso nel titolo.

Tutto vero. Ma c’è un altro livello da esplorare e sfruttare: la chiusura del testo.

Prova a elencare qualcosa a una persona. Sei in un bar e chiedi una tazza di cioccolata calda da accompagnare a una fetta di torta: il cameriere te ne elenca 10, tutte buone. Ma tu scegli l’ultima.

testo

Questo perché la tua mente ha completamente dimenticato tutte le scelte precedenti e si è concentrata su quella che la memoria ti ha permesso di focalizzare: l’ultima.

L’ultima torta vince. E probabilmente è quella che il cameriere vuole vendere a tutti i costi.

La tua opinione

Anche tu hai una zavorra da abbandonare? Anche tu hai superato un ostacolo inutile? Lascia la tua esperienza nei commenti e affrontiamo il tuo problema insieme: la tua opinione, come sempre, è importante!

16 COMMENTI

  1. Come sempre, un ottimo articolo Riccardo, direi un post illuminante.
    Non saprei che zavorra voler lasciare, in tutta onestà faccio un uso del mio blog veramente hobbystico, e non mi occupo troppo di scrivere. Ma se dovessi proprio dare un consiglio, è di lasciare (quanto possibile) ai tecnicismi dei vari cms la buona pratica di un seo, vedo testi sempre più mirati alle key, sta diventando un “leggere strano” in rete… 😉

  2. Ciao Riccardo,
    i testi troppo lunghi di solito li abbandono dopo le prime 5 righe a meno che non mi abbiano completamente catturato ma i casi sono rari. Lotto contro il tempo e ho bisogno di reperire subito le informazioni utili. Quindi a volte mi ritrovo a leggere solo porzioni di testo. Concordo sull’essere sintetici senza però dimenticare l’essenziale.
    Apertura e chiusura sono fondamentali: la mia insegnante di canto mi diceva sempre di fare attenzione all’attacco e alla chiusura perchè sono quelle che rimangono più impresse a chi ti ascolta.
    L’attacco perchè se è d’impatto catturerà l’attenzione.
    La chiusura perchè sarà l’ultima cosa che rimarrà impressa nella memoria.
    Se farai qualche imprecisione nel mezzo le persone se ne accorgeranno meno.
    Ottimo articolo, come sempre.

  3. Il primo e il quarto punto sono due concetti molto similari detti in maniera opposta. In ogni caso quello con cui mi trovo più in disaccordo è il primo punto. La lunghezza di un post non si può decidere a prescindere. Personalmente amo scrivere post lunghi e dettagliati (ma mi piace anche leggerli). L’importante è che le informazioni siano scritte in modo da alimentare l’interesse del lettore ed è importante, per questo motivo, aiutarsi con la formattazione (liste puntate, immagini che spezzano, grassetti, H1/H2). Si può tagliare, ma preferisco entrare nel dettaglio, spiegare ai miei lettori tutto ciò che c’è da sapere, usare metafore, dire la mia opinione rendendola complensibile, esplicare dati commentandoli oggettivamente e soggettivamente. Ho la certezza che la maggior parte dei miei post superi le 1000 parole (alcuni superano 2000 parole), ma sono anche sicura che il mio post sarà informativo e i lettori sanno di trovarsi di fronte ad un articolo completo.

    Per l’altro, come lettrice, spesso mi trovo ad articoli brevi con titoli mirabolanti che lasciano il tempo che trovano. Li leggo, ma non mi coinvolgono, non mi fanno imparare nulla di nuovo e, a volte, arrivano ad infastidirmi (quando c’è poco da dire, spesso si dice tanta fuffa). Non è un caso se i miei blog preferiti di settore siano JeffBullas, Social Media Examiner e WebInFermento. E sono tre blog che hanno articoli che molto lunghi ma hanno un seguito incredibile.

    Il post lungo non è una zavorra, anzi può essere un punto di forza. A mio avviso se non riesci a scrivere un post lungo e mantenere al tempo stesso l’attenzione dei lettori: hai potenzialmente un grosso problema a mio avviso (non ce l’ho con te, Riccardo, ma in generale: mi sono accorta che era una frase ambigua).

    Case on Point – Il mio post più letto è quello che ho dedicato agli hipster: è lunghissimo, ma la gente apprezza – http://www.acrossnowhere.net/2011/11/hipster-chi-sono-e-cosa-vogliono/

    • Attenzione, attenzione, attenzione!

      Io non credo che il post lungo sia una zavorra. Mai detto questo! Non esiste una lunghezza definita a prescindere: dico solo che non si deve scrivere tanto solo per impressionare il pubblico, o per compiacere la propria megalomania.

      Se un’informazione deve essere scritta ha tutto il diritto di esserci. Ami i post lunghi di tre blog che seguo con attenzione. Guarda bene i post di Social Media Examiner: non hanno una sola riga in più del necessario!

      Ribadisco il concetto: il post lungo non è una zavorra. Il post inutilmente lungo è una zavorra.

      Tu non credi?

  4. Se posso dire la mia da lettore, se un articolo non rispetta le regole grammaticali, smetto subito di leggere. La “e” può stare vicina alla virgola solo se c’è un inciso di mezzo: non la ritengo una pausa, ma piuttosto una distrazione.

    • Ciao Luigi,

      Non la ritengo una distrazione, ma una scelta stilistica. Come suggerisce anche l’Accademia della Crusca,

      Ci sono casi più rigidi in cui la posizione della virgola risulta più vincolante dal punto di vista logico-sintattico (ad esempio, tra soggetto e verbo, tra verbo e complemento oggetto, tra un nome e un suo aggettivo, ecc.) ma, normalmente, l’uso della virgola resta una scelta stilistica personale.

      • Crusca o non Crusca, dicevo la mia da lettore. La “e” la virgola vicina mi infastidiscono come poche cose nella lingua scritta. Idiosincrasia personale? Quasi sicuramente, ma non riesco a convivere bene con questa cosa. 🙂

        • (Che poi il karma mi sia rivolto contro è un’altra questione, dato che ho commesso un errore sintattico nel post di cui sopra).

          • Impariamo a convivere con i nostri errori: fanno parte del nostro essere

            La lingua si evolve, non è fissa. Ci sono regole che devono essere rispettate, e confini che diventano porosi. Italiano, lingua che si trasforma e si adatta… speriamo in meglio!

  5. La “e” dopo la virgola la vedo una questione più stilistica che grammaticale. D’altra parte nella lingua parlata è comune fare una breve pausa prima di iniziare una frase che inizia con la congiunzione, anzi la rafforza. Secondo me rientra fra le libertà che ci si possono concedere (magari senza abusarne) per rendere l’effetto della scrittura più simile a quello del parlato.

  6. Scusa Riccardo, ho involontariamente ripetuto il tuo concetto sulla scelta stilistica, non avevo ancora visto la tua risposta a Luigi 🙂

  7. Ciao Riccardo,
    sicuramente il punto dolente è il 4, personalmente sto sempre alle prese con le “limature”. Per il punto 1 e 6 sto cercando degli equilibri, in base soprattutto ai feedback reali, ma il mio blog e neonato e quindi ci metterò un pò per prendere le misure.
    E’una continua sperimentazione!
    Ottimo articolo
    A presto!

  8. A questo proposito…in vista dell’imminente apertura del blog ho qualche dubbio sulle fotografie, o meglio le risorse, da utilizzare. Le soluzioni free non mi convincono. Sto pensando a un abbonamento a Getty Images et similia. Oppure Flickr…tu cosa mi consigli?

  9. La mia zavorra è non avere motivazione. Scrivo bene per chi compra i miei articoli e scrivo malissimo per i miei blog personali. Non so perchè, ma quando scrivo per me è come se mi stancassi, invece quando scrivo per qualcuno mi impegno al massimo. A volte, mi viene uno scrupolo di coscienza lancinante quando sto per vendere un articolo ben fatto per quei 5 dollari smorzati che non valgono nemmeno un briciolo del mio lavoro (a quel punto arrivo a pensare di usarlo per me, ma poi lo carico e lo invio al cliente).

    Tornando alle zavorre che hai espresso, credo che nel blogging sia importante “saper cambiare a seconda dei contenuti” e non decidere che un testo deve avere un registro informale o formale già a priori. Poi la grammatica si evolve, proprio per restare in contatto con le esigenze degli “scrittori” e di coloro che leggono, quindi non mi crea problemi mettere virgole e punteggiature varie a “testa di cane” (se ciò ha un suo senso). Il punto principale però è creare utilità… se scrivi male, scrivi 2 righe, sei anche troppo formale, non aggiungi immagini, ma poni la soluzione al problema (una originale)… beh lì hai comunque generato un buon articolo e non c’è zavorra che tenga.

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