La tua attività di blogger e webwriter freelance si è arenata nella zona grigia. In quella zona non completamente negativa, ma capace di bloccare ogni impulso lavorativo.

Detto in altre parole: il lavoro c’è, i clienti ci sono, ma non ti permettono di guadagnare abbastanza. E ti rendono debole sul mercato del lavoro perché ti costringono a impiegare risorse per un profitto misero.

lavoro

È una situazione instabile, una situazione di stallo. Hai vissuto anche tu questa realtà, vero?

Si tratta di una situazione di stallo perché la nostra cultura, una cultura tipicamente italica, ci spinge a santificare in ogni modo possibile il lavoro che cade dal cielo. Il lavoro non si rifiuta mai, è un sacrilegio.

Ma è un sacrilegio anche quando offre pochi euro? E, soprattutto, è un sacrilegio anche quando frena la tua attività imprenditoriale? Esatto, un freelance è un piccolo imprenditore: investe, rischia, guadagna.

Ignorare questa caratteristica della tua attività vuol dire rimanere nella zona grigia. La strada per risollevare la situazione? Meno clienti che pagano bene, ovvero il principio di Pareto applicato alla filosofia freelance.

Meglio avere pochi clienti che determinano l’80% dei tuoi ricavi: questa soluzione ti permette di guadagnare di più ed evitare diverse seccature. Ma questa condizione presta il fianco a due problemi fondamentali.

Poche prospettive

Vendere un unico servizio costringe la tua professionalità alla miopia. Essere webwriter non vuol dire solo scrivere articoli di qualità: un webwriter può lavorare anche nel reparto Social Media Marketing.

Può organizzare piani di comunicazione, può anche lavorare nel mondo della formazione. Diversificare l’offerta vuol dire fare formazione, tanta formazione, per diversificare l’offerta e offrire un servizio migliore.

Instabilità

Puntare su un unico prodotto vuol dire rischiare di rimanere senza clienti nel momento in cui un contatto decide di rinunciare alle tue prestazioni. Soprattutto se segui il principio di Pareto: pochi clienti che rendono molto, infatti, è sinonimo di poche fonti di guadagno. Ne salta una e sei nei guai.

Poi c’è la prospettiva generale: oggi ci sono molte persone che investono nei blogger freelance. Ma non è detto che sia sempre così. Cosa farai quando gli imprenditori decideranno di formare i propri dipendenti?

Diversificare per superare la zona grigia

Esatto. Per superare la zona grigia – ovvero una situazione di stallo professionale – devi diversificare l’offerta. Per capire cosa intendo puoi dare uno sguardo a questa mappa mentale firmata da ProBlogger.

zona grigia

Ci sono i servizi, quelli legati alla tua attività ufficiale, ma poi c’è la vendita di prodotti fisici e virtuali (libri, corsi, webinar), c’è la consulenza, ci sono gli interventi dal vivo, c’è la pubblicità in tutte le sue forme.

Io credo che il futuro del freelance si trovi nella formazione. Le aziende devono scegliere tra pagare un freelance e istruire un dipendente: essere presente su questi fronti – ovvero offrendo servizi di qualità e ottima formazione – ti permette di coprire gran parte delle richieste.

Unico problema: hai bisogno di esperienza e competenze. Fare formazione è un’arte e non puoi improvvisare. Certo, da qualche parte devi iniziare: io ti consiglio di lavorare prima sulla teoria, sullo studio.

Formarsi prima di formare è importante. Poi viene la pratica.

La tua opinione

Secondo te questa è una buona strada per uscire dalla zona grigia? Il freelance deve diversificare o rimanere nel suo laghetto? La tua esperienza è importante per questo articolo: aspetto la tua opinione nei commenti.

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13 COMMENTI

  1. Da quando sono entrato nella “schiera” sto imparando molto di più perché faccio tanta formazione per attività diverse, ognuna con i suoi problemi. Quando avevo l’agenzia non mi confrontavo con così tante realtà. Per me la zona grigia semmai era quella in cui vivevo quando facevo l’imprenditore. Un freelance invece è un libero professionista. Per la mia esperienza, parliamo di logiche diverse. Per quanto riguarda i clienti sì, pochi ma buoni.

    • Pochi ma buoni. Ma anche diversificare le attività, giusto? Io credo che questa sia la chiave per sopravvivere: trovare nuovi canali di guadagno, testare quelli più vantaggiosi e remunerativi.

  2. Diversificare sempre. Ok i clienti, pochi ma buoni, ok creare connessioni e fare di formazione “cantera” ovvero trovare un filone in cui farsi un seguito e non esaurire la miniera come fanno tutti.
    Ok anche – se avanza il tempo – lanciarsi su progetti personali.

    Ecco, questo è quello che distingue un freelance da un monostipendio.

    Le incertezze adesso ci sono, per tutti, meglio essere scimmie attaccate a più rami e non a uno solo.

    Perché se si spezza, il leone (mercato) di sotto non aspetta altro.

  3. Lo sai che sfondi una porta aperta con queste tesi Riccardo! Certo che funziona, e funziona anche bene. Tutti quelli che raggiungono risultati soddisfacenti applicano questo modo di pensare. Purtroppo come dici tu nell’articolo, in Italia si fatica a capire che la guerra dei prezzi è deleteria. Ma è proprio mentalità tutta Italica, anche il freelance che non si rende conto (di pancia, perché di testa lo sa benissimo) di essere un imprenditore a tutti gli effetti. Appena esci dal nostro paese trovi schiere di P.I. che stanno molto meglio delle nostre, ma soprattutto per una questione di approccio: le tasse si pagano salate anche all’estero.

    • All’estero però – almeno così dicono – i pagamenti arrivano con precisione, senza tante storie. Qui a volte per avere due soldi…

      • Si sono puntualissimi. Ti dico di più: se vai a lavorare (fisicamente) all’estero, quando (rarissimo) c’è, il rischio di non essere pagati viene da datori di lavoro italiani. Triste, ma purtroppo facciamo brutta figura anche fuori.

  4. Interessante. Perchè in un articolo futuro non ci racconti come uscire dal grigio tunnel del “sono appena diventato freelance e non riesco a guadagnare perchè non ho clienti”? Insomma, per i novellini come me 😉

  5. Personalmente sono convinto dell’importanza di diversificare, sia come dicevi per ridurre i rischi di restare scoperto, sia per aumentare competenze acquisite, infine per rendere più variegato il proprio portfolio man mano che si cercheranno nuovi clienti…

  6. Lo trovo abbastanza scontato il fatto di diversificare ma senza esagerare.
    Il fulcro è che non fa per tutti la strada del freelance in ambito informatico secondo me.
    Per ambito informatico intendo tutto a 360°, dal web all’attività di programmatore… ai sistemi alla sicurezza…
    Devi essere un ottimo tecnico e un ottimo commerciale se vuoi sbaragliare la concorrenza. Non è facile.
    Inoltre bisogna stare attenti a non diversificare troppo. A volte è un buon business specializzarsi in determinati ambiti, specializzarsi così tanto che arrivi ad essere il migliore. Con tutti i rischi del caso…
    Non credo di essere uscito dal tema dell’articolo in quanto si fa un mix tra vita da blogger e vita da freelance.

    • Può essere abbastanza scontato, ma quanti lo fanno. Quanti soccombono (professionalmente) perché non seguono o non conoscono questa semplice regola?

  7. Bene, evidentemente devo andare anch’io a leggermi il post su “Come cominciare”. Il paradosso è che ho iniziato a scrivere articoli mentre ancora mi stavo laureando, e adesso, che faccio il dottorato, non è cambiato molto. Se scrivo per me, scrivo “a gratis”, se scrivo per gli altri, idem, il ritornello è che prima o poi ci sarà una retribuzione, ma prima del poi perdo la pazienza e me ne vado. Spero che le cose cambieranno, per me e per gli altri stagisti oltre i termini della decenza. Per dovere di cronaca, anche il dottorato non mi viene retribuito.

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