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Il Webwriter diventa Web Content Specialist, secondo IWA Italy

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IWA Italy, la sezione italiana dell’International Webmasters Association/The HTML Writers Guild, ha elaborato i profili professionali del Web in linea con l’Agenda Digitale Europea.

Questo per identificare le competenze richieste, ma anche per delineare la nostra essenza professionale. Un passo importante per chi è stato sempre scambiato per un tecnico informatico.

webwriter

La lista dei profili (21) la trovi su SkillProfile.eu. Sai qual è la sorpresa: i webwriter non ci sono. O meglio, sono compresi nei Web Content Specialist:

Il Web Content Specialist si occupa di produrre contenuti, sia testuali che multimediali dei quali è direttamente responsabile, che siano efficaci per una risorsa Web.

Secondo te è giusto “buttare” i webwriter nel calderone? Ho girato la domanda ai colleghi sparsi per il web: mi conoscono, mi “sopportano” e hanno deciso di aiutarmi in questa ricerca.

Ecco le opinioni di una piccola (ma gagliarda) delegazione di webwriter italiani.

Annarita Faggioni

Da tempo cercavamo una definizione per il nostro lavoro. Adesso arriva la classificazione di “Web Content Specialist” e ci lascia l’amaro in bocca.

Saremmo semplici creatori di contenuti? No. Servono fantasia, impegno, conoscenze e una penna attenta alle novità. Meglio Web writer, che almeno ci dà la presunzione di chiamarci “Scrittori del web” – Piacere di Scrivere.

Valentina Lepore

Ci confrontiamo quotidianamente con una professione camaleontica, non solo creativa in sé, ma per i modi in cui viene declinata: oggi curatori, domani attenti analisti, contemporaneamente artigiani della parola e sacerdoti del marketing perché il web è fluido e viaggia ad una velocità che è difficile inquadrare in schemi fissi.

Questa nostra poliedricità è ciò che rende eccezionale la nostra professione, ma chi questo lavoro lo offre spesso la riduce ad una flessibilità utile solo a legittimare le richieste più disparate.

Per questo credo che un’etichetta non possa oggi essere in grado, da un lato di rappresentare la ricchezza di una figura professionale e in generale di un panorama in continuo divenire come quello del web, e dall’altro di garantire quel riconoscimento professionale a cui in cuor nostro tutti aspiriamo.

Se tanta strada dev’essere fatta, è quella che va nella direzione di un cambiamento culturale che non esiste solo in virtù degli standard burocratici – Valentina Lepore.

Matteo Aldamonte

Credo che, di fatto, lavorare coi contenuti oggi si inserisca in una serie più ampia di attività da portare avanti e di canali da considerare per veicolare al meglio il proprio messaggio.

contenutiScrivere e lavorare con le parole è fantastico. Ma è chiaro come il web renda i limiti della scrittura flessibili: ci sono più aspetti da tenere in considerazione e sui quali dover essere pronti, necessariamente. Ecco perché ritengo sia corretto parlare di questa figura come di colui che crea contenuti “che siano efficaci per una risorsa Web”, creandoli “anche in base alla piattaforma che lo dovrà ospitare”.

In generale, poi, credo che quelle individuate dall’IWA Italy siano delle linee guida utilissime e soprattutto un primo passo molto importante nei confronti del quale porsi in un’ottica costruttiva e di collaborazione. Gli scenari che si aprono, in questo senso, sono considerevoli

È naturale che in questa prima fase, subito dopo la pubblicazione, si possano individuare delle criticità Matteo Aldamonte.

Camilla Cannarsa

Il termine web writer si limita alla scrittura, allo scrivere per il web. Il termine web editor si confonde con lo strumento usato per creare pagine web (Wikipedia). Sono definizioni che hanno sempe dato un limite alle mie competenze e che non ho mai trovato abbastanza soddisfacenti.

Ma a quanto pare, dal 14 febbraio sono ufficialmente una web content specialist ovvero seleziono, progetto, scrivo e gestisco i contenuti di un sito, di un blog, di un portale o di un social network. Le mie competenze sono state racchiuse in un unico ruolo, dandomi la possibilità di definirmi professionalmente.

Non male come inizio, staremo a vedere se dare un nome alle professioni del web servirà davvero, professionalmente, a qualcosa . Camilla Cannarsa.

Francesca Oliva

Appena ho visto i profili ho avuto un sussulto di gioia. “Era l’ora” ho pensato. Poi ho letto. Ben 4 (o 5?) profili rivolti al Social Media, uno solo per la scrittura. Beh, Web Content Specialist, è giusto sì, ma, forse, troppo ampio.

Però penso al passato e anche al futuro. Intanto qualcosa si è smosso. Vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno? Io sì.

Questo non toglie che, come al solito, le cose vadano un po’ riviste… insomma, “buona la prima” non si può mai dire in questi casi, neppure stavolta 😀 – Francesca Oliva.

Chiara Casablanca

In linea generale, le classificazioni rigide non mi entusiasmano: chi lavora nel settore della comunicazione è un creativo e la creatività non sopporta le etichette. Credo fortemente nell’elasticità, nella capacità di gestire mansioni tra loro complementari e, soprattutto, di semplificare: alla domanda “Che lavoro fai?” rispondo “Mi occupo di comunicazione”.

Inizio un po’ a soffrire per l’eccessiva presenza di termini descrittivi. Spesso le mansioni da svolgere spaziano dall’online all’offline, da testi brevi alla gestione di piani editoriali più complessi, da aggiornare periodicamente.

Nessuna definizione potrà mai comprendere ogni aspetto del nostro lavoro, secondo me. In ogni caso, un riconoscimento ufficiale delle professioni digitali è un passo avanti – Chiara Casablanca.

Daniele Imperi

Non sono d’accordo sulle specifiche del Web Content Specialist, non se in quel profilo sono inseriti i web writer. Ci sono competenze che esulano dal lavoro di chi scrive per il web, come l’usabilità e la conoscenza della lingua inglese parlata.

Non concordo in genere su questo bisogno di creare delle etichette per chi lavora sul web. Chi si occupa di scrittura – di creazione di testi – va considerato a parte, come una figura professionale a sé stante – Penna Blu.

Cristiana Tumedei

Includere i webwriter nella categoria dei Web Content Specialist non sarebbe un problema, a mio avviso, se non fosse per le lacune che rilevo analizzando il profilo delineato. Leggendo il documento originale, infatti, credo manchino tutta una serie di competenze che un bravo webwriter deve possedere.

blogger

Mi riferisco alla parte relativa all’analisi, lo studio e la progettazione dei contenuti. Con mio grande rammarico, leggo che le competenze linguistiche vengono relegate ad una “buona conoscenza della lingua italiana”. No, perdonatemi ma non sono d’accordo.

Vorrei che smettessimo di far passare il messaggio che un webwriter sia un professionista che semplicemente scrive bene in italiano. Io credo che siamo chiamati a sviluppare una profonda conoscenza del linguaggio e degli stili, unici elementi che ci consentono di arrivare al destinatario finale dei nostri scritti – Cristiana Tumedei.

Valentina Falcinelli

Personalmente credo che un documento non debba in alcun modo influenzare né i web writer, né altri professionisti. A tal proposito, parlando con Valerio Notarfrancesco ho scoperto che, in un documento precedente, si parlava di html5 sostenendo che dovesse essere adottato come standard nel 2022. Poco dopo, la correzione: 2014.

Nel nostro settore i confini vengono disegnati a matita ogni giorno, quindi vivo questa pubblicazione a cuor leggero – Pennamontata.

Riccardo Esposito

Arriva anche la mia opinione. Un’opinione negativa perché noto superficialità nei confronti dei webwriter. Anzi, dei creatori di contenuti. Costretti a condividere un’unica soluzione.

Solo una, nella quale si incontrano persone che scrivono e che creano video. Il lavoro svolto dall’IWA Italy non è definitivo, può dare solo un’indicazione di massima, ma è così difficile pensare a un web fatto di contenuti (e specialisti) differenti?

La tua opinione

L’undicesimo intervistato sei tu? Non limitiamoci solo al mondo dei webwriter: secondo te, i profili individuati dalla IWA Italia rispecchiano realmente la situazione professionale nel nostro paese?

Lascia la tua opinione nei commenti e sviluppiamo insieme questo discorso!

Vuoi approfondire l’argomento?

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libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

9 Comments

  1. Mah, a parte la mania degli anglismi invece di sforzarsi con l’italiano, il latino e il greco, va be’, è solo servilismo linguistico e non c’entra.
    La questione dei lavori è sempre molto confusa, e le etichette non sempre bastano per indicare tutte le conoscenze e competenze che servono, ma solo come guida per chi usufruisce dei servizi offerti dal lavoratore (per dirla in sintesi). Non so se la guida dell’IWA è efficace in tal senso, bisognerebbe osservarla caso per caso, ma riguardo ai web-scrittori, penso che metterli come “gestori di contenuti” sia troppo generalizzante.

  2. Scusa se sono il solito boro ma solo io ho pensato “chissene”?

    Considerando pure che chi lavora sul Web è soggetto a una re-definizione delle proprie mansioni ogni 5 anni – a tenersi larghi.

    Mi sembrano esercizi di inutilità, ovviamente IMHO.

  3. Ringrazio Riccardo e voi tutti per l’attenzione ai nostri profili e per i suggerimenti.
    Al Gruppo lavorano oltre 200 professionisti del Web, anche in rappresentanza di alcuni dei maggiori player del settore.
    Il nostro lavoro è stato, è e sarà sempre aperto al costruttivo apporto di tutti.
    Si tratta inoltre di un lavoro in progress, sempre attento alla volatilità del nostro settore.
    Mi farebbe piacere, quindi, vedervi impegnati per la prossima stesura dei profili, nella prossima release 😉
    Inviatemi pure un’email a info@skillprofiles.eu per richiedere la partecipazione e contribuire ai prossimi profili.
    Grazie ancora ed una buona giornata,
    ~ pasquale popolizio
    coordinatore Gruppo Web Skills Profiles

    • Ciao Pasquale!

      Grazie per aver lasciato il tuo commento. Apprezzo – e imamgino che apprezzino anche gli altri webwriter – la tua (vostra) apertura nei confronti delle nostre opinioni.

      In fin dei conti, questa è la voce di chi lavora tutti i giorni sul web we con il web 🙂

      Tieni d’occhio l’articolo: anche questo è un lavoro in progress e dovrebbero arrivare altre opinioni!

  4. Premessa: credo sia importante che si comincino a realizzare dei profili ufficiali. Altrimenti continuiamo a rientrare nel novero degli scribacchini o di chi millanta una professionalità inesistente.

    Impossibile, come hanno già detto meglio di me, pensare di poter definire l’apporto creativo di chi fa la nostra professione.

    Difficile, dato l’evolversi continuo delle nostre mansioni, tirare una linea di demarcazione tra le varie competenze (ne avevamo già discusso su G+).

    Tuttavia, visto anche il commento positivo di Pasquale Popolizio, visto che siamo agli inizi, credo ci sia ampio margine per lavorare alle classificazioni e definizioni.

    Io sarei positiva e propositiva.

    Certo fa tristezza pensare che sia sufficiente (hanno detto anche questo) una buona conoscenza della lingua italiana.

    Mi fa anche pensare l’associazione tra il nostro lavoro e il marketing. Credo che sia impossibile farlo senza una minima infarinatura, ma credo anche che chi lavora in modo specifico nel settore avrebbe qualcosa da dire.

  5. Faccio parte della task force di iwa e in particolare ho curato la figura del web content specialist. Come molti di voi sottolineano non vengono indicate alcune competenze necessarie per svolgere la professione di WCS . In effetti è vero, è stato tutto concentrato nella riga ‘buona conoscenza della lingua e della cultura generale’. Avevo scritto molto di più perché ritengo che per scrivere bene nel web occorra una buona, anzi, buonissima, conoscenza della lingua e una ben più ampia cultura generale, preferibilmente accumulata con formazione classica, ma è stato ritenuto pleonastico. In realtà è proprio sulle solide basi di conoscenza che, a mio avviso, si distingue fortemente un buon creatore e curatore di testi per il web da un altro, e, dunque, lo fa direttamente il mercato. In effetti è anche vero che queste competenze ormai devono esserci a prescindere, altrimenti tra refusi/logorrea/dialettismi il mercato esclude a priori, no? In più, ed è qui il vero scalino da salire e che fa crescere professionalmente, la conoscenza di tutte le forme e possibilità di comunicazione online che oggi sono fornite da Social, tool, aggregatori e quant’altro (testi e video, gif o 140 caratteri) devono essere conosciute, se non altro per scegliere cosa usare o meno nelle home che creiamo. Pasquale Popolizio può confermare che avevo scritto molto di più sulle competenze necessarie al web content specialist. Grazie

  6. Io credo invece che la figura del WCS debba rimanere, e si debba creare quella del web writer.

    Un WCS deve essere multimediale, a mio avviso, e capire quali contenuti sono più adatti alla strategia comunicativa di quel brand, sui social media, sul blog o in altre parti della sua web presence.
    Il contenuto è un concetto liquido che include tantissimo materiale, ogni elemento va usato al momento giusto e nel modo giusto. Per questo credo che il WCS sia una sorta di regista che sappia poi includere quanto prodotto da un Web Writer.

    Lungi da me voler indicare una gerarchia tra queste due figure, ma vedo il WCS più come un Content Jockey.

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