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[Prima parte] Fare blogging nel 2015: la mia idea

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Mettiamola così: la mia idea è pessimista ma non troppo.

Come ogni anno si avvicina il momento delle previsioni, delle visioni, delle interrogazioni. Cosa sarà del mio universo professionale? Ci sarà ancora lavoro per i SEO? E per i social-cosi? Renzi spazzerà tutti via con una stangata sulle partite IVA che ci costringerà a chiudere? O a emigrare?

fare blogging

Non mi invento niente, l’Italia sta diventando un paese da evitare. I dati parlano chiaro: aumentano le persone che lasciano il paese e diminuiscono gli immigrati. Nessuno vuole rimanere.

Però non voglio girare il coltello nella piaga. Le tasse le abbiamo pagate, le fatture restano sullo scaffale, si procede sempre con incertezza. Ma in fin dei conti questa è la realtà: prendere o lasciare.

E qual è la realtà? Cosa vuol dire essere blogger? L’anno che verrà sarà migliore o peggiore di quello precedente? La mia idea è chiara. Molto chiara. Accomodati, te la racconto nei dettagli.

Basta articolismo

La mia idea è questa: ridurre l’articolismo. Ovvero una pratica che non ha collegamenti con l’alcolismo ma porta qualche problema. Come l’assuefazione alla routine e all’immobilismo. Per articolismo io intendo i lavori sporadici che hanno come unico scopo la stesura di un articolo già stabilito.

Ovvero tu sei semplice esecutore. Questa pratica ti porta a dividere la tua giornata in articoli. Scrivi X articoli a un prezzo Y e guadagni XY. Non male per chi è all’inizio, ma questa è una prigione.

Una prigione invisibile che ti lega a un passato da dipendente che non può trasferirsi alla tua attuale attività di blogger freelance. Arrivati a un punto della tua carriera non puoi continuare a investire le tue risorse sull’articolo. Una articolo che – ben inteso – può darti soddisfazioni. Ma non per sempre.

Quanto lo puoi far pagare un articolo? E quanti articoli puoi scrivere in una giornata?

Punta alla strategia

Io ricordo sempre le parole di Andrea Girardi: devi muoverti prima, non devi aspettare, devi fare in modo che tutto sia pronto quando le cose cambieranno. Io l’ho già fatto una volta. Ora devo muovermi.

Devi creare la base per essere blogger freelance prima di aprire la partita IVA, e devi fondare la tua piccola impresa prima di finire il regime dei minimi. Quando arriva la partita IVA dei grandi non basta scrivere gli articoli: devi mettere insieme le forze, devi creare una rete di collaboratori.

Non puoi scrivere in eterno. O comunque non puoi scrivere come il ragazzo che si fa le ossa. Altri se le faranno. Fare blogging nel 2015 vuol dire – per me – passare al settore content strategy.

Ovvero pianificare insieme alle aziende delle strategie necessarie per far emergere un prodotto o un servizio. Il tutto legato, ovviamente, al mondo del blogging. Perché di una cosa sono sicuro: il blogging sarà sempre più centrale nell’attività delle aziende, dei singoli professionisti, dei freelance.

Essere blogger: tu cosa fai?

Se ti trovi nella mia stessa situazione, se anche tu vuoi abbandonare la semplice stesura degli articoli per fare un passo avanti, pensa a questa soluzione. Passare dalla scrittura alla pianificazione dei contenuti, all’elaborazione di strategie per raggiungere risultati, è lo step successivo.

E tu cosa fai? Resti articolista e continui a farti le ossa o decidi di essere veramente blogger?

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

15 Comments

  1. Il mio post sul blogging nel 2015 uscirà il 5 gennaio, ma sarà diverso, ossia sulle classiche previsioni dei migliori contenuti da pubblicare. In realtà pensavo che tu scrivessi una cosa del genere, ma hai invece puntato sul lavoro. 🙂

    Sto rivedendo anche io le mie strategie e l’idea è di cambiare tutto. Ma è prematuro parlarne.

  2. Onoratissimo per la citazione. Fai così e mi confondi: tu sei Riccardo Esposito, uno dei miei punti di riferimento sulla rete. Detto questo, provo a commentare: Muoversi prima si, sempre, e nel tuo caso mi pare che ti sia già mosso con una velocità e precisione che porteranno solo ad una rapidissima crescita e una serie di successi. Peraltro, la direzione che stai prendendo mi interessa moltissimo e so già che anche in questa tua nuova avventura avrai da insegnare.

    • Non voglio essere un mito. I miti deludono sempre. Preferisco essere una persona di buona compagnia con la quale chiacchierare per avere dei consigli.

  3. Ciao, questo post capita a fagiolo! Sono in procinto di diventare free lance e proprio ieri facevo le stesse riflessioni sul blogging e sulla prospettiva di fare impresa più in chiave strategica che limitata alla produzione di articoli. Condivido con te la necessità di un nuovo approccio, certo non sarà semplice ma almeno potrò dire di averci provato.

  4. Ma se gli articoli sono il tuo prodotto, ridurre o smettere equivale a produrre meno quindi o pianifichi articoli autogeneranti come fa qualcuno oppure ti tocca. Comunque chi ha un blog non viene pagato per la quantità di articoli fatti

    • Il mio progetto è questo formare qualcuno l, fare in modo che mi aiuti a scrivere, supervisionare il tutto, dedicare più tempo alla pianificazione delle strategie di blogging.

  5. Fantastico post che apre tutta una prospettiva diversa e più matura sul mondo del web. Sono d’accordo sul fatto che i contenuti scritti di per sé sono diventati qualcosa a basso valore aggiunto (lasciando stare le cause, ma di fatto è così, anche se è brutto e triste). Il mio unico dubbio è legato a un punto che segnali anche tu: la rete di collaboratori. Da soli è, infatti, difficile se non impossibile individuare e implementare la strategia adeguata. Troppe competenze: scrittura, immagini, infografiche, sviluppo, analisi, etc.
    Trovando i collaboratori giusti la cosa è nei fatti possibili, il problema sono i costi. Le aziende (specialmente le PMI) hanno le risorse per fare questo e sanno cosa comprano? Non avrebbe più senso calare questo in un contesto b2b? Ci stai dicendo che fonderai la tua startup? 🙂

    • Vi sto dicendo che voglio trovare una soluzione per non rifiutare lavori e continuare a fare quello che amo: inventare. Non compilare. Come dice Jep Gambardella: “non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare …”

  6. Il problema secondo me è che le aziende in Italia non hanno ancora capito cosa sia il marketing in generale. Figuriamoci il content marketing inteso come strategia.
    Quindi sarà difficile trovare clienti che abbraccino questo approccio. Purtroppo siamo ancora al fammi un sito di poche pagine e che costi poco.
    Per quanto riguarda fare azienda in Italia e diventare grandi siamo ancora lontani. Secondo me fino a quando non cadranno le barriere create per proteggere il lavoro dipendente e creare la vera concorrenza non ci potrà essere libertà di iniziativa imprenditoriale.
    Riccardo, in Italia ci riduciamo a parlare di regime dei minini. Ma se ci pensi bene se tu fossi negli USA con i numeri che hai saresti già milionario.

    • Appoggio a piene mani l’ultimo punto: con quello che ho in mano all’estero potrei fare tanto. Un mio amico mi ha suggerito di andare in UK però resto qui. Sbaglio?

      • I numeri che si possono avere in Italia negli USA sono niente, secondo me. Oltre a questo devi considerare che per aprire un blog in inglese devi conoscere quella lingua meglio della tua, con tutte le varie sfumature. Non so quale sia il tuo livello di inglese, ma io là al massimo potrei fare lavori “umili”, non certo scrivere.

      • Non seguo e non conosco bene il mercato Inglese. Per me l’ideale sarebbero gli Stati Uniti. E’ vero bisogna conoscere la lingua ma penso che il problema più grosso sia quello di ricreare un’audience come quella che hai in Italia.
        Per quanto riguarda la tua nuova organizzazione hai pensato all’utilizzo di Assistenti Virtuali? Probabilmente spenderesti meno e non avresti il problema della gestione diretta di personale dipendente.

  7. Il problema non è solo del marketing, il problema è più ampio, tutti i settori sono nella stessa situazione.
    Chi può fugge perché in Italia si lavora per pagare le tasse.

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