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Quando Google ti aiuta a scrivere meglio

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Ripeti con me il mantra del webwriter: scrivere per gli umani e non per Google.

Qual è il principio chiave della scrittura online? Mettere al centro il lettore. Sempre e comunque. Guai a scrivere per i motori di ricerca: non esiste webwriter sulla faccia della terra disposto a dire il contrario.

content creation

Mai. Neanche sotto tortura. Neanche se gli viene data la possibilità di pubblicare quel romanzo che giace da anni nel cassetto. Perché conosce i danni del SEO copywriting portata all’estremo. E conosce la piaga della keyword density.

Sai cosa è la keyword density, vero?

La percentuale della keyword più importante rispetto alle altre parole del testo. In nome della keyword density sono stati commessi (e vengono ancora commessi) i peggiori crimini linguistici.

È una sofferenza leggere testi che barattano la buona scrittura con un vantaggio SEO. Un vantaggio che in realtà non esiste. E che non è mai esistito secondo le dure parole di Enrico Altavilla:

La keyword density non è mai stata usata dai motori di ricerca moderni per stabilire quanto un documento è attinente ad una query (…) L’unica ragione per la quale la keyword density è diventata un argomento comune tra i SEO è che la sua comprensione è alla portata dei licheni.

Il concetto è semplice e immediato da cogliere: secondo te basta ripetere una parola all’infinito nel testo per avere un buon posizionamento? Allora vince chi riesce a inserire più volte una determinata keyword. Mi sembra un limite impossibile da ignorare, e anche i motori di ricerca la pensano così.

Quindi, la keyword density è una metrica inutile. È una cagata pazzesca. Non devi scrivere per Google ma per le persone, e per rispettare questa regola puoi usare proprio la forza di Mountain View. Esatto. Il paradosso è questo: la macchina ti aiuta a creare un prodotto migliore per l’uomo.

Grazie a Google Suggest

Una delle funzioni più utili per chi si occupa di web writing è Google Suggest. Ovvero la possibilità di completare le ricerche appena digiti le prime parole della query. E sai qual è la rivoluzione del completamento automatico? L’algoritmo suggerisce la ricerca in base alla frequenza della ricerche.

scrivere online

Google Suggest completa la frase prendendo spunto dalle ricerche delle altre persone. Quindi ti permette – attenzione, questo è il passaggio fondamentale – di sapere cosa cercano gli utenti su Google. Grazie a questa funzione puoi scrivere per gli umani, non per i motori di ricerca.

La puoi usare per decidere il topic principale del tuo articolo dopo aver verificato la sua bontà con il Google AdWords Keyword Planner (guarda l’esempio pubblicato su Moz), ma io lo uso anche per completare un articolo e per affrontare argomenti correlati che potrebbero interessare il lettore.

Quindi Google Suggest è uno strumento decisivo per la buona scrittura online. Questa è la mia opinione, ma non sono solo. Leggi anche il parere di due colleghi: Benedetto Motisi e Simone Bennati.

L’opinione di Simone Bennati

simone

Quando mi trovo a individuare un nuovo argomento capita che la mia scelta passi anche da Google. O meglio, dai suggerimenti di Google. I suggerimenti, infatti, mi danno modo di capire – dato un argomento di partenza – quali sono le keyword che gli utenti utilizzano più spesso nelle loro ricerche.

Faccio un esempio. Voglio scrivere di un tool utile a scaricare le foto di un profilo Instagram: vado su Google, scrivo nella barra di ricerca “Instagram scaricare foto” e mi appunto le ricerche suggerite.

Questo metodo mi fa capire se l’argomento che ho scelto è valido o meno. Ma mi offre anche un utile suggerimento per definire la struttura del titolo del post: qui le keyword sono fondamentali.

L’opinione di Benedetto Motisi

benedetto

Scrivere per Google è scrivere per gli utenti (e viceversa). Sono convinto di questo assunto sulla scrittura online (trovi un mio articolo per approfondire l’argomento su Your smart blog), non fosse altro che lo stesso motore di ricerca offre un servizio scoppiettante come i fuochi del Monte Fato, un tool sotto gli occhi di tutti come la Terra di Mezzo lo è per l’occhio di Sauron.

Metafore fantasy a parte, parlo di Suggest: prova a digitare una qualsiasi query/domanda su Google e vedrai che il menu a tendina offre quattro (di solito) tipi di autocompletamento fra le variabili più trend.

Se le variabili ti sembrano poche, puoi spulciare in fondo ai risultati le “ricerche correlate” o utilizzare dei tool in grado di potenziare Suggest come Ubersuggest oppure l’italianissimo SuggestMrx.

Spremili fino in fondo, cerca tutte le query di questo mondo e vedrai quanto è semplice scoprire le ricerche che le persone effettuano. Ecco perché Google puoi aiutarti a scrivere meglio per gli utenti.

E tu come usi Google Suggest?

Mountain View mette a disposizione uno strumento importante per scrivere meglio, per dare alle persone le informazioni che cercano. Come sempre, non devi essere schiavo dei dati confezionati dall’algoritmo, ma unire le informazioni prese da più fonti per avere un quadro delle intenzioni.

Io uso Google Suggest e il Keyword Planner, ma osservo anche le discussioni che nascono nei forum, sui social, nei gruppi, nelle Fan page. Questo serve a capire i topic interessanti ma anche il tone of voice del pubblico. Ma adesso voglio la tua opinione: secondo te Google Suggest è utile?

Un webwriter può ignorare Google e vivere felice? Lascia la tua opinione nei commenti.

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

8 Comments

  1. Grazie mille dello spazio concesso, Ric!

    Hai aggiunto alla fine degli strumenti molti preziosi per ascoltare (listening) le domande inespresse su Google: i gruppi su Facebook del tema su cui si deve scrivere, o i cari vecchi forum.

    Well done e ancora grazie 🙂

    • Guarda, io credo che tutto quello che facciamo con i testi – in fin dei conti – non è altro che il tentativo di dare una risposta ai problemi della gente. C’è chi ha bisogno di informazioni concrete, chi vuole una spalla per piangere e trovare conforto (magari dopo aver pagato le tasse). Tu devi capire cosa vuole la gente, e Google Suggest è solo una parte del puzzle.

  2. Buon articolo ma keywords density non centra con keywords suggerite e neanche con keywords correlate sono 3 cose diverse! La densità delle keywords e frasi ripetute servono sia a Google (che non capisce nulla di quello che scriviamo) e sia agli utenti per spingerli a compiere un azione… poi ognuno la pensa come vuole.

    • Ciao Carmelo,

      Chiaro, c’è sempre un’opinione differente. Ma per me il concetto è chiaro: ripetere allo sfinimento una keyword serve a poco e a niente. Al massimo a farti penalizzare. Per quanto concerne lo spingere le persone a compiere un’azione basta una call to action ben fatta.

      • poi dipende in un blog scrivi in modo più naturale e facendo uso di slang anche perchè il tuo obiettivo è spingere a commentare e far ritornare gli utenti…

  3. Riccardo ti seguo perchè sai comunicare bene… poi qui c’è gente divertente! però a parte le 10 Cagate SEO io parlo per cose fatte! agendo sulle keywords density ho posizionato molte pagine finora (non mie di clienti) e triplicato il fatturato e contatti grazie ad alcune keywords e keyphrases ripetute 🙂

  4. Vorrei fare una domanda, secondo te Google Suggest può essere indicativo anche per chi si rivolge ad una “nicchia”? Io ad esempio scrivo anche di tisane e piante officinali per un target B2B, Google suggest usato in questo ambito è meno indicativo e potrebbe portarmi fuori dai reali interessi dei miei lettori? Grazie

    • Ciao!

      Come la maggior parte degli strumenti, Google Suggest lascia dei dati grezzi. Questo significa che devi interpretare e incrociare i risultati con altre fonti. Nel tuo caso è decisivo il lavoro etnografico: vai nel campo di studio e osserva cosa fanno gli attori. ovvero, frequenta le community dove trovano spazio i tuoi potenziali lettori e ascolta le conversazioni. Poi un passaggio per Google Keyword Planner può dare ulteriori informazioni sui volumi di ricerca.

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