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Petaloso: quando nasce una parola

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Per un attimo ho invidiato il protagonista di questa storia. Anche io inventavo parole nei compiti in classe e la reazione della maestra era diversa. Molto diversa. Ho seguito la vicenda con interesse e ho fatto il tifo per Matteo, bimbo che frequenta la terza elementare nel ferrarese.

petaloso

La maestra Margherita Aurora assegna un compito: trovare due aggettivi per ogni nome. Matteo consegna il quaderno e la penna rossa segna un errore: petaloso non esiste. La maestra, però, apprezza l’idea dell’alunno e chiede una valutazione all’Accademia della Crusca.

Petaloso può diventare una parola? Sai come vanno queste cose: ci provi, ma senza tante speranze. Le aziende non rispondono ai clienti, figurati l’Accademia Della Crusca. Perché dovrebbe perdere tempo con le richieste di una maestra e le fantasie di un bambino che inventa aggettivi?

La risposta inaspettata

Sorpresa, l’Accademia risponde alla maestra Margherita e a Matteo con una lettera. Non con una banale email, ma con una lettera di carta. Sì, quelle che si mandano con i francobolli e con le buste. Il contenuto ha stupito tutti, ecco un estratto che ho preso dal sito La Repubblica:

La parola che hai inventato è ben formata e potrebbe essere usata in italiano così come sono usate parole formate nello stesso modo (ed. peloso). La tua parola è bella e chiara. Perché entri in un vocabolario, bisogna che la usino tante persone e tante persone la capiscano. Se riuscirai a diffondere la tua parola tra tante persone e tante persone in Italia cominceranno a dire “Come è petaloso questo fiore”, ecco allora petaloso sarà diventata una parola dell’italiano.

Maria Cristina Torchia, della redazione Consulenza linguistica della Crusca, sottolinea che esistono casi simili. Ma indica anche il percorso che deve affrontare la nuova parola: tante persone la devono capire e usare per essere inserita nel vocabolario. Poco male, il primo passo è fatto.

Anche perché questa storia ha raggiunto le vette dell’informazione italiana, il premier ha retwittato la notizia ed è nato un hashtag. Domani sarà già scomparso dalla giostra di Twitter ma ha lasciato dei concetti utili per chi lavora nel mondo del blogging, del social media marketing e della scrittura online.

Non mollare mai

Una piccola lezione di vita divisa in due punti differenti. In primo luogo la storia di Matteo ha sottolineato l’importanza dell’errore. Siamo abituati a evitare le inesattezze e le sviste perché hanno conseguenze chiare: punizioni, rimproveri, voti negativi. Nessuno ama sbagliare.

Dall’errore può nascere qualcosa di interessante: uno spazio per la riflessione e per la crescita personale. Una crescita che si basa sull’analisi delle azioni svolte e su quelle da mettere in campo.

Senza dimenticare il messaggio che lancia la maestra Margherita: confida sempre nelle tue azioni, e sopratutto nelle idee. Io credo che questi punti siano importanti per la creatività e per chi lavora ogni giorno con testi, immagini, codice e video. Magari con una partita IVA alle spalle.

Per approfondire: come trasformare un errore in un’occasione.

La lingua è viva

Uno dei punti che mi ha spinto a scrivere l’articolo che stai leggendo: la lingua italiana è viva, mutevole e sempre attenta ai cambiamenti. Ha le sue regole, non puoi improvvisare, ma ci sono anche margini creativi. Come quelli utilizzati dal giovane Matteo che ha descritto un fiore con una formula nuova. Petaloso non esiste ma potrebbe diventare di uso comune.

Ed è qui che la pratica diventa norma. Oggi abbiamo assistito al possibile ingresso di una parola nel vocabolario grazie alla riflessione di Matteo. Ma grazie, soprattutto, ai social media: l’Accademia Della Crusca ha risposto con una lettera (e ha fatto bene), ma la spinta è arrivata dal web.

Facebook e Twitter hanno dato una forte spinta alla notizia. Oggi tutti parlano dell’aggettivo petaloso perché l’argomento è diventato virale: una storia positiva, divertente, capace di attirare le discussioni del pubblico. Ma anche le attenzioni dei brand, delle community, dei personaggi famosi.

La creatività non manca mai

Esatto. La lingua è viva e la creatività nel campo del social media marketing è sempre affilata, pronta a cogliere il trend topic per portare acqua al proprio mulino. Semplice opportunismo o esercizio virtuoso? Secondo me la verità si trova a metà strada: ecco qualche esempio preso da Twitter e Facebook.

Instant Marketing a tutto spiano: si sono #petalizzati tutti i brand. Cosa ne pensate? #petaloso

Pubblicato da I Pirati Grafici su Mercoledì 24 febbraio 2016

Potrei continuare all’infinito. Brand, istituti, associazioni, progetti personali: tutti saltano a bordo del carrozzone social. Tutti cercano in qualche modo di intercettare il trend positivo di un argomento che ha catturato l’attenzione di un intero paese. Come sempre c’è chi critica, chi guarda la vicenda dall’alto in basso e chi commenta con un tono polemico: “Domani sarà tutto dimenticato”. Certo, come sempre.

Ora abbiamo petaloso

Può suonare come uno scherzo, come un evento divertente o di poco conto. Però hai avuto la fortuna di assistere alla nascita di una parola. Una nascita amplificata dai social. Forse domani tutti si dimenticheranno di questo aggettivo, forse nessuno userà petaloso per i prossimi cento anni e ci saranno sempre quelli che davanti a una notizia del genere risponderanno: “E ai marò chi ci pensa?”.

Non capita tutti i giorni di assistere all’evoluzione della lingua italiana, al passo netto di una parola che nasce dal basso. Perché questo è il punto più importante della vicenda: la lingua italiana cambia grazie alle persone che la usano. Non ci sono imposizioni dall’alto, ma evoluzioni dal basso.

La lingua è legata al popolo, si adatta ai tempi e alle esigenze. Oggi una parola può nascere da una buona idea anche grazie all’aiuto dei social: io credo che questo sia il punto più importante della storia. Sei d’accordo? Qual è la tua opinione? Userai petaloso? Aspetto la tua opinione nei commenti.

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

8 Comments

  1. Hai espresso esattamente il mio pensiero, ma aggiungo una postilla. Penso che la fonte del “clamore” che ha suscitato questa cosa sia un’importante lezione di marketing: tutto è partito da una base emozionale. Il bambino che si inventa una parola non è certo una novità, i bimbi lo fanno spesso, la parte emozionale è arrivata non solo dalla maestra che ha creduto in lui ma dal fatto che addirittura l’accademia della crusca abbia risposto e quindi abbia fatto una sorta di “carezza” a questo bimbo che si è trovato ASCOLTATO. E’ questo che ha fatto scattare la molla in tutti, l’emozione provata per questo bimbo che ha ricevuto la risposta. La vicenda ha una base emozionale molto forte, ha toccato il bimbo che è dentro ogni adulto, ed è un punto importantissimo del marketing. IMHO.

    • Ti dirò di più: secondo me questo è un evento epocale. Assistere alla possibile nascita di una parola non ha prezzo: un tempo ci volevano anni, oggi è questione di pochi giorni. Anche se il processo è ancora lungo.

  2. Che stranezza: tutta la vicenda, Crusca compresa, pare proprio la riproduzione pari-pari della puntata 22 della serie televisiva per bambini Sam e Cat, dal titolo Lumpaccioso…

    • Speravo in un tuo commento, Daniele, perché sei un purista della lingua italiana (o almeno io ti percepisco così). Esisteva l’esigenza? Non lo so, forse sì o forse no. Esisteva l’esigenza di peloso? Posso sostituire questa espressione con “ricco di peli” o “villoso”. La lingua italiana non segue una linea retta.

      • Sì, mi hai percepito bene 🙂
        Peloso, però, si riferisce a uomini, animali, oggetti. I petali invece ce li hanno solo i fiori.

  3. Tra pelosi e petalosi ci si capisce al volo: voglio dire che la lingua è “cosa viva”, in Italia come altrove. Provate a leggere una pagina dell’allora Padre Pio…
    E poi la lettera scritta dell’AdC: il sigillo che siamo di fronte ad un momento formale!
    Ora che la parola viva o muoia dipenderà solo da noi.

    • D’altro canto lo hanno ribadito più volte: quello che è successo non è sinonimo di ufficialità. Rappresenta solo un’opinione, ora il percorso di questa parola è in salita.

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