Come abbandonare l’approccio dei commodity content (ma cosa sono?)

Di Riccardo Esposito | Pubblicato il - Aggiornato il

I commodity content sono testi, articoli o contenuti multimediali generici e privi di un valore aggiunto differenziante. Il problema di questo tipo di approccio al web copywriting riguarda l’indifferenza che hanno i contenuti creati in questo modo in un contesto in cui l’AI ha causato un’inflazione delle pubblicazioni tutti uguali e contribuisce, dall’altro lato, a creare risposte sintetiche attraverso l’AI Overview di Google.

  • Sposta l’attenzione dal valore assoluto al valore relativo tra le opzioni.
  • L’esca deve essere peggiore del target per spingere verso quest’ultimo.
  • Fondamentale nelle strategie di pricing per aziende come la Apple.
  • Bisogna fare attenzione a non confondere l’ossimoro con l’antitesi.
  • Va utilizzato per migliorare l’architettura delle scelte senza ingannare.

Questa è la tempesta perfetta per il web copywriter. Ma è anche il momento per dire addio ai commodity content. C’è l’intelligenza artificiale che minaccia il mondo: permette a tutti di creare contenuti di qualità (almeno apparentemente) con un prompt.

commodity content

Un tempo si parlava di capacità di creare il comando perfetto, oggi i vari LLM sono così avanzati che se ne fregano del prompt engineering, almeno sul lato della scrittura testi per i siti web. Però ti stronca anche le pubblicazioni online e lo fa in due modi: insozzando al rete con una marea di blog post tutti uguali e proponendo una sintesi autoprodotta (AI Overview) su Google che soddisfa già appieno la domanda dell’utente.

Per emergere devi fare i salti mortali. Io sono dell’idea che siamo nell’epoca d’oro, nel Klondike del web writing: solo chi riesce ad abbandonare i commodity content per abbracciare l’information gain conten può avere successo in questo modo.

Cosa sono i commodity content, definizione

I commodity content sono contenuti web senza valore aggiunto. Attenzione, questo non significa che sono creati male o che hanno qualche problema intrinseco. In passato si parlava spesso di thin content, contenuti poveri che venivano penalizzati da Google.

Non è questo il punto, il commodity content non è semplicemente una pagina web con poco testo: è un lavoro che magari è anche completo e ben strutturato ma non dà valore a ciò che è già disponibile online. Quindi la domanda è: in un mare di testi e pagine simili, che motivo c’è di mostrare la tua se è uguale a quella di decine di domini?

La risposta te la puoi immaginare. Ed è perfettamente aderente all’origine stessa del nome: chiamiamo i contenuti commodity perché questo è il nome, nel settore finanziario, che diamo alle materie prime come acciaio e petrolio, intercambiabili a prescindere da chi le produce. I commodity content sono standardizzati, generici.

Quali sono le caratteristiche di questi contenuti?

Il concetto di base: sono intercambiabili. Non cadono nella definizione di contenuti duplicati ma sono comunque tutti uguali. Se leggi un articolo che rientra nella categoria dei contenuti commodity sarà uguale a dieci o venti simili, creati con la stessa tecnica.

Ovvero, quella di andare su un LLM come ChatGPT o Claude, fare una richiesta e copiare il risultato. Senza aggiungere alcuna nuova prospettiva. E senza una fase di editing umano, data-journalism o integrazione di casi studio. In questi commodity content mancano citazioni specifiche, dati proprietari, interviste a specialisti.

O magari aneddoti collegati all’esperienza diretta della tua attività come esperto del settore. E questi sono tutti elementi già fondamentali per l’approccio EEAT dove deve emergere l’esperienza, l’autorevolezza e la competenza dell’autore per creare fiducia.

Prima – in alcuni casi – bastava coprire un argomento in modo schematico per posizionarsi su Google; oggi questo schema ripetitivo non è più sufficiente. Ecco perché devi trovar eil modo di superare con successo i commodity content.

Perché sono un problema lato SEO?

I contenuti commodity sono una palla al piede perché ti danno l’illusione di aver risparmiato tempo con un piccolo trucco di magia. Scrivere contenuti con l’intelligenza artificiale è soddisfacente ma è il diavolo che fa le pentole senza i coperchi.

Google ha depositato brevetti1 legati all’information gain (guadagno di informazioni) perché punta a premiare le pagine che offrono informazioni nuove o con un valore incrementale specifico rispetto a ciò che l’utente ha già letto altrove. Se il tuo articolo è la fotocopia di altri dieci già, sarà quasi impossibile il posizionamento stabile.

Mi è capitato un cliente con un sito web alimentato solo da articoli che riassumevano contenuti già presenti online. Il dominio era nuovo, necessitava di autorevolezza, ma riempito di questi articoli senza information gain ha dato un risultato angosciante.

Ovvero, zero indicizzazione. Anche perché le risorse di Google non sono infinite: se un sito – tra l’altro con zero trust – continua a pubblicare pagine a basso valore, il motore di ricerca potrebbe ridurre la frequenza di scansione del dominio, ignorando anche le sezioni potenzialmente più valide o i nuovi aggiornamenti del sito. Qual è il risultato?

Google vuole – dal mio punto di vista, secondo la mia esperienza – ripulire la SERP dai contenuti creati dall’AI solo per i motori di ricerca. Per avere speranze nel mondo della GEO e dell’AEO i tuoi contenuti devono offrire qualcosa di effettivamente nuovo.

Qual è il meccanismo dell’information gain score?

Ora, per capire bene qual è la strada da seguire per implementare un lavoro di web copywriting adatto a superare il nodo dei commodity content devi conoscere la teoria.

Spulciando nel documento dedicato al brevetto già citato, Google ci spiega tutto: come funziona il concetto di information gain che ti permette di superare i competitor? Non ti aspettare rivelazioni magiche, bottoni speciali da premere o tag che ti consentono di ottenere il risultato atteso. Alla base c’è tanto lavoro di ricerca e content creation.

Considerando due blocchi di documenti, quelli già visualizzati dall’utente e quelli non ancora scoperti, l’algoritmo calcola l’information gain score di una risorsa online.

information gain score
Il meccanismo dell’information gain score secondo Google.

Il punteggio valuta anche la pertinenza del testo rispetto alla parola chiave, ma misura soprattutto la quantità di informazioni uniche, dati incrementali o risposte inedite.

Se una pagina ripete gli stessi concetti, le definizioni e i dati di un articolo già cliccato, l’information gain score sarà basso, anche se la SEO della pagina è impeccabile.

In sintesi, Google sceglie di premiare e portare in evidenza la risorsa che massimizza l’apporto di novità e valore aggiunto, riducendo la ridondanza informativa nella SERP.

Come superare i contenuti commodity?

Il primo consiglio a chi vuole superare il problema dei commodity content non è solo quello di scrivere di propria mano i testi, ma anche di renderli unici grazie all’uso di informazioni di proprietà. Ad esempio grazie a sondaggi e ricerche di mercato: dai i questionari ai tuoi clienti o ai follower sui social per estrarre statistiche sul tuo settore.

E poi? Trasforma i dati anonimi della tua attività quotidiana in informazioni utili che nessuno ha mai letto. Anche l’uso di esperienze sul campo che diventano case study è importante. Se ti occupi di un servizio o di un prodotto, esegui test diretti e condividi i risultati numerici, positivi o negativi che siano. Prova anche la tecnica dell’intervista.

Come superare i contenuti commodity?
Immagine generata con Gemini.

In cosa consiste? Prima di scrivere, intervista il professionista vive il problema sul campo tutti i giorni. Questo fornisce a Google un’entità autorevole associata al contenuto. Ancora un consiglio utile? Interroga il customer care e i commerciali.

Chiedi quali sono i dubbi reali e specifici che i clienti sollevano durante le trattative o l’assistenza. Spesso queste sfumature non hanno ancora un volume di ricerca tracciato nei tool, ma intercettano un intento di ricerca ad altissimo tasso di conversione.

Il concetto base è questo: analizza cosa si posiziona meglio nella SERP e dai qualcosa in più. non stiamo parlando di blocchi di testo inseriti solo per fare brodo e per aumentare il volume: puoi anche scrivere di meno, togliere e raffinare.

  1. Contextual estimation of information gain score, US 2020/0349181 A1 ↩︎

Riccardo Esposito

Sono un senior copywriter e un web writer freelance specializzato in AI e scrittura testi per landing page. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online (bio di Riccardo Esposito).

Categoria: Scrivere

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