Di Riccardo Esposito | Pubblicato il - Aggiornato il
Le preposizioni e congiunzione eufoniche ed, ad e od aggiungono la d se sono seguite da parole con la stessa vocale. Esempio: utilizzo “ed” quando dopo c’è la parola “ecco” o “entrando”. Ma ci sono delle eccezioni alla D eufonica.
La D eufonica è un elemento che si aggiunge a congiunzioni (E/O) e preposizioni semplici (A) per evitare che si incontrino due vocali simili. Rappresenta un elemento fonetico che consente di instaurare una buona alternanza tra consonante e vocale.

Anche se la regola per usare la D eufonica (dal greco euphonìa, suono armonico) è abbastanza semplice ci sono ancora molti casi in cui questa semplice indicazione viene ignorata. Meglio approfondire l’argomento e dare indicazioni sull’utilizzo di ed.
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Cos’è la D eufonica, spiegazione
L’aggiunta della consonante D (epitesi) a elementi di congiunzione e preposizione per evitare il bisticcio con la parola successiva che inizia con la stessa vocale.
La D eufonica affonda le sue radici nel latino con le particelle ad, et, aut e arriva fino ai giorni nostri passando per l’italiano antico dove si usavano anche ned, sed, ched.
Questo per indicare l’eufonia (aggiungere una consonante finale alla congiunzione o proposizione che incontra un altro elemento con la stessa vocale) di né, se e che. Oggi questi casi sono scomparsi per lasciare posto, solitamente, a ed e ad. Raramente od.
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Quando si usa la D eufonica?
Questa soluzione si usa nella lingua parlata e scritta. Riguarda il momento in cui si incontrano O/E congiunzione o la A preposizione con parole che iniziano con la stessa vocale. Questa D si aggiunge per evitare cacofonie ed errori fonologici. I casi:
- Preposizione ad al posto di a.
- Congiunzione ed al posto di e.
- Congiunzione od invece di o.
A volte la D eufonica, anche se è tecnicamente corretta, rende pesante la lettura. Questo è il caso di OD, che nella lingua scritta oggi tende a essere abbandonato.
Esempi, casi concreti e regole
Diamo qualche chiarimento su come e dove si usa la D eufonica. Come si scrive, a Anna o ad Anna? In questo caso la seconda opzione è quella giusta, ha un suon decisamente migliore. Andiamo nei casi particolari: meglio usare la forma e io o ed io?
Meglio ed io. Si tratta di un’eccezione in cui si aggiunge la D eufonica dove non servirebbe per preservare la pronuncia. Ecco qualche esempio di come si usa la preposizione ad e le congiunzioni ed/od nella scrittura secondo al grammatica italiana:
- Vivo ad Ancona.
- Ed ecco i miei amici.
- Visioni od odori.
La D eufonica è obbligatoria sempre?
No, non abusare della D eufonica. Non la puoi inserire a piacere: è un elemento ben preciso da dosare quando serve. Ovvero nel momento in cui si incontrano una congiunzione o una preposizione che crea cacofonia con la stessa vocale.
L’uso della ‘d’ eufonica, secondo le indicazioni del famoso storico della lingua Bruno Migliorini, dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale, quindi nei casi in cui la congiunzione e e la preposizione a precedano parole inizianti rispettivamente per e e per a
Accademia Della Crusca
Altri casi in cui è meglio evitare? Non si usa la D eufonica prima della H aspirata e prima di un inciso. Allo stesso modo si tende a non mettere questo elemento quando la parola successiva inizia con la combinazione ED o AD. Ecco alcuni esempi:
- Ho dato questo a Adamo (non ad Adamo).
- Si parla di Inferno e Eden (non ed Eden).
- Ho dato questo a Adolfo (non ad Adolfo).
- Ho visto case e edifici (non ed edifici).
Grammatica ed eccezioni alla regola
Anche se la D eufonica segue norme precise – aggiungere la consonante per evitare cacofonia di vocali delle congiunzioni e preposizioni – ci sono delle eccezioni:
- Ad esempio.
- Ad ogni modo.
- Ad eccezione.
- Tu ed io.
Questi sono esempi di combinazioni cristallizzate in cui la buona forma sonora ha vinto sulla regola. Una prova in più che conferma il buon senso della nostra lingua.
Categoria: Scrivere

Io la uso raramente, a dire il vero.
In alcuni casi la evito trovando un sinonimo, come “per esempio” anziché “ad esempio”.
Nel caso di vicinanza di vocali con accento differente non la uso: “e ecco”, perché è in effetti “é ècco”, quindi nella pronuncia non vedo un inciampo.
Non mi piace trovarla sempre a contatto di vocali, anche diverse, come fanno molti: ad uso, ed ultimo, ecc.
Percorso un po’ articolato. Perché cerchi di non usare la D eufonica?
Ed io che resto stupito da un articolo così chiaro ed esaustivo su questo “minuscolo” dettaglio 😉
Nei dettagli si nasconde la buona scrittura online e offline.
La regola dell’H aspirata erroneamente non la consideravo, articolo molto prezioso, grazie 🙂
Ciao, grazie a te per aver commentato il mio articolo dedicato alla D eufonica e alla buona scrittura.
Non mi piace il suono, tutto qui. E nel parlato non l’ho mai usata e raramente la sento.
Dai, se ti dico “ed ecco..” la senti. Anche se dico “Ad Anacapri…”.
Forse è anche questione di dialetto?
Nel romanaccio non si usa 😀
“So’ stato a Anzio”, per esempio.
O anche: “E eccote, finalmente!”
Probabilmente sì, anche il dialetto ha la sua influenza nell’uso della D eufonica.
È corretto scrivere “Ed unico”? Non mi suona molto bene, mi piacerebbe sapere un suo parere. Grazie.
Di regola no, non c’è bisogno della D eufonica in questo caso. La regola suggerisce di aggiungere la d alla e (quindi usare ED) quando la parola successiva inizia con la stessa vocale, quindi la e. In questo caso non sussiste la condizione e non c’è neanche bisticcio fonetico come avviene con “Ad esempio” dove pronunciare “a esempio” suona male.
Mi congratulo con lei, Riccardo rimango comunque basito, stupefatto dal livello di ignoranza che c’è in giro e in questo la rete forse è stata il colpo di grazia… Io ho avuto la fortuna di avere una madre che mi ha seguito con pazienza durante i miei primi passi nella grammatica italiana, è stata lei più della mia maestra alle elementari ha insegnarmi come parlare e scrivere evitando errori come la D eufonica, ma anche altri errori che ora leggo sul sito dell’Accademia della Crusca che pare siano accettabili, come le forme pleonastiche : ma però e a me mi, che comunque io le considerero’ sempre tali, assolutamente..!!
Ciao, grazie per il tuo commento. Anch’io a volte resto perplesso quando vedo che certe forme che consideravo errori ora sono accettate. La lingua cambia, è vero, ma è normale sentirsi un po’ spaesati.