Lo so, è un titolo forte. Un titolo che rischia di attirare le antipatie di chi subisce gli effetti negativi del lavoro precario. Pensi che io non conosca il problema? Sbagli, so di cosa sto parlando. Siamo tutti precari.

Siamo stati, siamo e saremo precari. La percentuale di lavoratori che hanno la fortuna di definirsi a tempo indeterminato è esigua, minima, ridotta ormai ai minimi storici. Il motivo è semplice: non vale la pena, non conviene. Il lavoratore fisso non è economicamente conveniente.

lavoro precario
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La colpa è delle aziende o del sistema? È nato prima l’uovo o la gallina? Il profitto è la pulsione che muove tutto, il primo motore immobile per dirlo con le parole della Bibbia. Perché rinunciare al profitto e investire in lavoratori fissi quando posso avere tanti piccoli precari da spremere come limoni?

Il capitalismo becero ma con le gambe corte ragiona in questo modo. D’altro canto ci sono anche aziende che vorrebbero investire in dipendenti stabili ma rimangono strozzate dalle tasse che sono troppo alte.

Questa è la nuova era lavorativa: prendere o lasciare. Ill lavoro fisso non esiste più, e questa non è una fase di transizione: la precarietà non se ne andrà. Ci accompagnerà per il resto della nostra vita e noi abbiamo un compito: dobbiamo cogliere gli aspetti positivi del lavoro precario.

Cioè, dici sul serio?

Il lavoro precario ha dei vantaggi? Sono difficili da individuare. La nostra mente è fatta in modo tale da percepire la sicurezza come valore assoluto. Siamo stati abituati a questo, non possiamo fuggire dal concetto di sicurezza: fa parte del nostro DNA.

Il corto circuito si crea quando siamo costretti alla precarietà. Ma ti sei mai fermato a riflettere su questa condizione? Cambia prospettiva, e prova a pensare ai vantaggi della precarietà. Riesci a individuarne uno?

Te lo suggerisco io: la crescita. Essere precario vuol dire crescere, migliorare, creare nuove strade e mettersi in gioco continuamente. Essere precario vuol dire sfidare i propri limiti, essere precario vuol dire aggiornarsi in continuazione e riuscire (forse) a realizzare i propri sogni.

[Tweet “Il primo vantaggio del lavorio precario: ti costringe a diventare ogni giorno una persona migliore”]

Cosa ti offre, invece, il lavoro dipendente? Una comfort zone nella quale ti appisoli, ti rintani, cerchi di coccolare le tue paure e la tua ansia. Ci sono ambienti stimolanti, certo. Essere dipendente non vuol dire solo lasciarsi andare. Ma comandare è un compito difficile, e non tutti sono tagliati per questo ruolo.

Per approfondire:

I vantaggi del lavoro precario

In alcuni casi il dipendente si trova in una situazione di stallo, di apatia. Non riceve stimoli, non sente la necessità di aggiornarsi, di migliorare, di mettersi in gioco. “Il lavoro è qui, per il prossimo anno sono ok. Poi vedremo”. Non funziona così, mi dispiace. Mentre navighi nella tua apatia il mondo va avanti, Cosa succederà quando ti ritroverai senza contratto? E quando faranno mobbing nei tuoi confronti?

oscarSpero che non accada mai. Spero che la tua decisione di diventare freelance sia spontanea. Perché abbracciare la precarietà totale – parere personale – ti dà molti vantaggi. Ti forma, ti permette di scegliere come e con chi lavarare, ti costringe a migliorare la forma e la sostanza. Ma soprattutto ti permette di essere indipendente rispetto alle decisioni altrui.

Non devi aspettare il prossimo contratto, non devi aspettare il prossimo rinnovo. Devi impegnarti al 100%, devi dare tutto. Tutto. Devi svegliarti alle sei di mattina per avere il tempo di fare tutto. Io lo faccio. Io do il massimo per pubblicare gli articoli miei e dei miei clienti.

Ma la soddisfazione è tanta

Ho rifiutato posti di lavoro fissi, e l’ho fatto perché ora non voglio essere dipendente di un’unica persona. Perché essere dipendente in alcuni casi appiattisce, svilisce, sminuisce la creatività. Ora voglio essere libero di andare dove voglio. Voglio chiudere con tre cosigli ad altrettante figure:

  • Freelance – Tieni duro. E soprattutto non svendere il tuo lavoro. Non lavorare per pochi euro, non prestarti alle promesse di chi ti dice “in base a quanto guadagno io guadagni tu”. Puoi anche lavorare gratis ma solo per chi ti dà la possibilità di far conoscere realmente il tuo nome. Gli altri devono pagare. E anche bene.
  • Dipendente – Inizia a migliorare il tuo nome. Inizia ora, immediatamente. Acquista un hosting e lavora sulla tua tua autorevolezza. Devi farti un nome e devi fartelo subito attraverso la pubblicazione di contenuti di qualità e la creazione di una rete virtuosa di conoscenze (i social servono a questo, sai?).
  • Datore di lavoro – Rispetta le persone che mandano avanti la tua azienda. Loro sono il motore dei tuoi affari, e la loro felicità corrisponde a un unico dato: produttività. Un dipendente felice è un dipendente produttivo. Certo, ci sono mille fattori che ruotano intorno a questo equilibrio. Ma alla base c’è sempre la felicità dell’essere umano.

Questo è il mio consiglio: il lavoro precario non è il male assoluto. È una condizione che devi accettare. La devi accettare e utilizzare a tuo favore. Per crescere, per migliorare la tua condizione. Sono un pazzo a pensare questo cose, vero?

15 COMMENTI

  1. Ora stai facendo proprio l’avvocato del diavolo: tutti desiderano quello che da noi si chiama “o’ post” . Forse saprai anche quanto è difficile spiegarlo ai propri genitori: non se ne capacitano!

    • Fa parte del mio lavoro di blogger affrontare i lati meno scontati. Fare l’avvocato del diavolo, a volte, vuol dire dare un calcio alle proprie certezze e spingere il singolo verso la presa di coscienza: o’ post non esiste più. O comunque sarà molto difficile ottenerlo.

      Questo i genitori lo capiscono?

  2. Non lo comprendono i più giovani, come possono comprenderlo loro? Vero è, che almeno per me, è difficile lo stesso trovare il lavoro “precario”, ma la differenza notevole lo fa il cambiamento di mentalità: da quando mi sono abituata all’idea, tutto, nel suo essere comunque complicato, mi appare più realizzabile.

  3. Di certo è un punto di vista non comune, ma c’è un aspetto che credo tu non hai toccato. Per poter fare un lavoro da freelance occorre un certo bacino affiliato di clienti. Spesso il precario è un impiegato che è diverso dall’essere autonomo.
    Credo come te che il lavoro precario sia o sarà la norma. Cosa manca allora? Una corretta regolamentazione.
    Hai letto il libro Bianco, tanto acclamato, e tanto odiato. E’ l’esempio lampante della distorsione che oggi abbiamo nella comunicazione.
    E’ chiaramente descritto come sarà il lavoro di domani, precario appunto. Ma non si ferma solo a quello (ti invito a leggerlo se non l’hai già fatto).
    Inserire in un contesto selvaggio, non regolamentato la formula del precariato è da criminali. Come lo è inserirlo in un contesto con disoccupazione alle stelle come quello attuale.
    Così si finisce per essere ricattati e ricattabili da chi, fa imprenditoria dubbia, e sono in tanti, credimi.

    • Per il discorso dei clienti il punto è questo: devi iniziare a creare un bacino di potenziali clienti prima di lasciare il lavoro. Come? Ad esempio con il blogging, iniziando a farti conoscere online.

  4. Bellissimo articolo! Sembra fatto apposta per me che mi trovo nella situazione di lavoratore dipendente a tempo indeterminato che vuole rendersi indipendente e autosufficiente. Mi trovo con un bambino di un anno e sono pronto a dare le dimissioni e rischiare tutto per tutto, preferisco osare piuttosto che continuare ad eclissarmi giorno dopo giorno. Grazie Riccardo.

    • Attenzione alle decisioni prese d’impulso: hai ragionato bene (presumo di sì), hai delle garanzie seppur minime sul lavoro freelance?

  5. Ho appena concluso un master in marketing&comunicazione e voglio proseguire con il web marketing (l’ideale sarebbe il turistico, ma sono flessibile). Non ho esperienze particolari; per adesso scrivo e dalla settimana prossima inizio a gestire una pagina Fb per vendere un libro: può essere l’occasione buona per mettere in pratica quanto appreso in questi mesi. Come Alessandro Mazzù ci ha detto alla lezione che ha curato al master, dobbiamo essere in grado di colpire attirando l’attenzione. Mi sto attrezzando per stupire, dunque. Non è per niente facile e già ho acchiappato la prima batosta al progetto presentato al master: so fare un piano di marketing, ma non è bastato per colpire chi era lì per osservarci. Grandissimo momento di abbattimento, ma adesso sono di nuovo in forma per imparare cose nuove e metterle in pratica. Se non mi fossi abituata all’idea del “precariato”, non mi sarei ripresa tanto facilmente!

    • Questo è un terreno in cui bisogna farsi le ossa anche prendendo batoste. In un modo o in un altro le abbiamo prese tutti le batoste. L’importante non è solo rialzarsi ma anche migliorarsi. Prendi la batosta? Capisci dove hai sbagliato, ti rialzi e continui evitando lo stesso errore.

  6. Ho scoperto da poco il tuo blog, una piacevole scoperta. Complimenti Riccardo, ti seguirò sicuramente. Per quanto riguarda l’articolo, sono al 100% daccordo ma se riferito ad un giovane che ha tutto il tempo per affermarsi. Mettersi in proprio richiede molto tempo, costanza e soprattutto testa libera dalle pressioni e depressioni. Un padre di famiglia non può permettersi un lavoro precario. Ecco perchè i giovani devono cambiare prospettiva e iniziare il prima possibile il proprio progetto autonomo. Se me lo permetti voglio linkare il mio articolo sul come superare un fallimento. Credo che a tutti i freelance sia successo almeno una volta:) http://www.aprireazienda.com/come-superare-un-fallimento-personale/

  7. Cosa vuoi che ti dica…io concordo al 100000% con questo articolo, credo sia la realtà del mondo del lavoro ora. Affrontarla a viso aperto cercando di migliorare noi stessi e sfruttare le nostre personali abilità e’ la cosa migliore da fare 🙂

  8. Prima di tutto, distinguiamo tra freelance e precario. Il primo è un libero professionista, il secondo è di solito interno all’impresa, ma con contratto temporaneo e compensi generalmente poco dignitosi.
    Psicologicamente, poi, il freelance è uno che tiene molto alla sua indipendenza (anche nel senso letterale dell’essere “non dipendente”), mentre il precario è uno che vorrebbe essere “più dipendente” di quanto non sia.

    Detto questo – a conferma di quanto dice Riccardo – proprio in questo periodo sto vedendo di persona come il lavoro freelance stia soppiantando sempre più non solo quello dipendente, ma anche quello precario. Cioè non solo il lavoratore a tempo indeterminato non conviene più alle aziende e alle agenzie, ma nemmeno quello a tempo determinato, e neppure quello a progetto. L’agenzia di comunicazione in cui lavoravo (come dipendente) fino a un paio d’anni fa – e dalla quale me ne andai per fare il freelance, mantenendo comunque buoni rapporti – nelle ultime settimane ha praticamente dimezzato il personale. Risultato? Ora, dopo due anni, mi chiamano per affidarmi lavori in outsourcing.
    Possiamo vederla come la riscossa dei freelance o come la debacle di dipendenti e precari. Ognuno la sta vivendo a modo suo. Certo, io la vivo con un pizzico di soddisfazione pensando a chi un paio d’anni fa mi dava del matto.

  9. Lo dico da dipendente indeterminato nel pubblico dopo anni di precariato e libera professione e che ha cercato di fare tutto per vincere il c.d. “Posto fisso”.

    Il posto fisso è una gabbia dorata, la morte dell’anima per gli spiriti diversi, difatti io sto progettando un cambio di professione a ridosso dei 30 anni e subito dopo il mio matrimonio(la mia ragazza mi sta obbligando a cambiare lavoro, perchè non sopporta più vedermi cosi triste).

    Paradossalmente ero più felice quando cambiavo spesso lavoro e sentivo la voglia di crescere e di raggiungere. Riconosco che alcuni non abbiano questi bisogni, altri si.

    La differenza tra un precario e un freelance(o libero professionista), e che al secondo le cose vanno bene, il lavoro lo soddisfa su tutti i piani.

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