Il processo produttivo del blogger si fonde sulla sinergia tra competenze tecniche e intuizioni, teoria e passioni, esperienza e intuizioni.

Gli ostacoli non mancano. Ma in alcuni casi è la tua mente a frenare l’azione. Il traguardo è davanti al te, puoi quasi toccarlo con mano. La tua percezione della realtà, però, rema a sfavore.

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Il motivo è semplice: non è facile mettere in discussione esperienze acquisite in precedenza e scelte sbagliate. La mente non è un hard disk, predilige la coerenza all’archiviazione.

Morale della favola? Devi scardinare le gabbie mentali e lasciare libero il processo produttivo. In questo articolo ti elenco i punti che ho affrontato, e le sfide che ho superato. Con successo, spero.

1. Paura di fallire

Impossibile sfuggire alla morsa del fallimento. Ma sbaglierai, poco ma sicuro. Sbaglierai e non potrai fare a meno di ammetterlo. Te lo dico con grande onestà: è capitato a me e capiterà anche a te.

Per superare l’ostacolo devi combattere le convinzioni scolastiche, e inquadrare l’errore come una risorsa per migliorare. E non come una vergogna.

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L’urlo di Edvard Munch – 1893

Soluzione? Studia, sbaglia, approfondisci, impara da chi è più bravo di te, sii umile, riprova, goditi il successo. E non ti dimenticare di sbagliare di nuovo.

2. Paura di esprimere opinioni

Continuiamo il viaggio nelle fobie del blogger, e affrontiamo la paura di esprimere un’opinione. Dinamica tipica: prima di scrivere fai attenzione alle parole dei colleghi, mescoli il tutto e proponi un surrogato scialbo. Una parola inutile, pubblicata solo per fare presenza.

Tu non hai bisogno di questi meccanismi, non hai bisogno di seguire la scia: analizzare le opinioni di colleghi e concorrenti è cosa buona e giusta, ma nei tuoi post i lettori vogliono leggere la tua opinione. Non quella degli altri.

Bisogna scegliere una volta nella vita, anche solo una, in cui non avere paura – This must be the place (retweetta la citazione)

3. Sindrome del professore

Il professore è una figura chiave. Ma, soprattutto, è una figura che ispira antipatia. Ma fai finta di non capire… hai un blog, un centinaio di visite al giorno, e ogni giorno ci delizi con una lezione magistrale.

Caro Umberto Eco, ho una brutta notizia per te: i sedicenti professori hanno vita breve sul web. Usi parole difficili, periodi contorti e concetti ultraterreni solo per immaginanti le facce sbalordite dei lettori. Ma in realtà quelle facce non sono sbalordire: sono annoiati.

Usa frasi semplici, parole comuni, concetti alla portata di tutti. Non sei un professore, non puoi importi dal pulpito e gridare ai quattro venti le tue convinzioni. Scendi tra la gente.

4. Bastian contrario

Ci sono personaggi che hanno fatto fortuna vestendo i panni del bastian contrario. Ovvero il personaggio che critica senza un fine, senza un motivo. In realtà il bastian contrario critica per necessità fisica, non per convinzione.

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Se incontri un bastian contrario sul tuo percorso cambia strada: rischi un travaso di bile. Sei tu il bastian contrario? Rifletti sulle tue parole: rischi di perdere lettori preziosi.

5. Il burocrate

Conosci il burocratese? È una costola (marcia) della lingua italiana che crea distanza tra autore e lettore. Sì, il burocratese serve a creare distanza. E il tuo blog? Perché hai deciso di pubblicare un post al giorno? Per esercitare il tuo burocratese o per parlare con i lettori? Io accendo la seconda…

Anche in questo caso la strada è quella della semplicità. In più consiglio di leggere questo articolo de Il Mestiere di Leggere e di eliminare il burocratese anche nelle email

6. Eterno approfondimento

Quando apri un blog hai un solo desiderio: comunicare. Vuoi dare qualcosa, vuoi condividere informazioni, vuoi che ci siano lettori attivi al tuo fianco. Per questo che scrivi. Scrivi tanto e scrivi bene.

Ma le due cose non vanno sempre di pari passo. I contenuti di qualità sono densi, ricchi di informazioni, ma concentrati su un punto. L’approfondimento continuo è rischioso: porta il lavoro verso la palude del testo inutile. Superfluo.

Questa gabbia mentale è subdola, ma si risolve: concentrati sull’obiettivo e affida ai link il compito di approfondire.

La tua opinione

Quanti ostacoli hai superato? Quali gabbie mentali hai scardinato per raggiungere i tuoi obiettivi? La tua vita di blogger è stata sempre lineare? Lascia la tua opinione nei commenti e parliamone insieme!

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9 COMMENTI

  1. Ho sbagliato! E nell’essere corretta ho imparato! (cit. Lisa Simpson)

    Per dirlo la più antipatica e saccente della famiglia gialla, vuol dire che è vero 😀 (preferisco Lenny).

    Io aggiungerei una settima gabbia:

    Cavarlcare tutte le onde – Ovvero sparare un post su una novità/ un argomento caldo di cui parlano tutti producendo una mera fotocopia di altri N post uguali.
    Capisco la smania di mostrarsi sempre sul pezzo (positiva) e di stare agganciati al treno ma a meno che non si è influencer – e nemmeno in tutti i casi – e hai quasi il “dovere” di parlare di qualcosa, forse è meglio tornarci anche solo 24 ore dopo sull’argomento per ragionare a mente lucida e proporre qualcosa di personale invece che un rilancio d’agenzia fotocopia.

    My two cents

    • Benedetto, ormai le tue opinioni mattutine sono diventate parte di My Social Web!

      Come sempre ti ringrazio e accolgo con favore il tuo suggerimento. Personalmente, non mi dedico quasi mai all’argomento caldo. Almeno non il primo giorno: lascio sfogare i post velina, raccolgo informazioni ed elaboro in base alle mie opinioni.

      Storia vissuta, eh!

  2. I commenti non-richiesti al mattino di un benedettino, tan! *jingle da programma radiofonico all’alba*

    Grazie a te per dei post che invogliano a rispondere 🙂
    Comunque anch’io ho un certo fastidio dei post velina.. tant’è che a volte fanno quasi passare la voglia di parlare di un argomento!

  3. Argh, la gabbia del burocratese! Il burocratese continua a essere una delle peggiori malattie degenerative della lingua italiana (ora gli si è aggiunto anche l’aziendalese ammeregano, quello di shiftare verso il client e uppare le skills) 😀

    Ogni tanto leggo racconti di scrittori dell’Ottocento, di poco successivi all’Unità, che già si prendono gioco dell’amministrazione dello stato e del suo vuoto scribacchiare… ma inutilmente, siamo sempre a quel punto. E in effetti lo siamo così tanto che non pochi blog scrivono come un funzionario comunale pronto alla pensione 🙂

  4. Mi sento di dire che quello del Bastian Contrario è un male tutto nostrano: raramente capita di trovare così tanta gente come in Italia che abbia voglia di “dire il contrario” per partito preso… che sia più facile dire il contrario che avere una propria opinione?

    Bravo, bellissimo post (e belle immagini). 🙂

  5. Ciao Nicola!

    Aggiungerei anche il punto 7 – Pulire la mente e ricordare del perché hai deciso di scrivere nel blog.
    Parlo da principiante ma recentemente ho dovuto fermarmi e fare il punto della situazione. Stare dietro tutti i consigli di “come fare blog” e “come non fare blog” cominciava a farmi impazzire e perdere di vista mio obiettivo. Tutti consigli utilissimi… se dosati ))) Stasera ricomincio a pubblicare!

    p.s. Bell’articolo, ti seguo

    • Mi sono accorta di chiamare Riccardo con il nome di Nicola. Che gaffe!!! Scusami, avevo letto prima dei commenti e mi è venuto in automatico (((

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