40 regole per scrivere bene di Umberto Eco

Quali sono i punti essenziali per la buona scrittura online e offline? Cosa devi fare per scrivere bene? Ecco i consigli di Umberto Eco rispetto alla buona pratica della comunicazione fissa su carta.

Quando ho letto la prima volta le 40 regole per scrivere bene di Umberto Eco sono rimasto di stucco. E ancora oggi, nello scorrere la lista degli elementi indispensabili secondo l’autore, sono stupefatto da questo grande esercizio i sintesi.

40 regole per scrivere bene di Umberto Eco
Scrivere meglio secondo Umberto Eco.

In pochi passaggi (sì, sono 40 punti ma brevi e ironici) c’è scritto tutto. Ci sono tutti i consigli indispensabili per imparare a scrivere meglio, per fare la differenza. Ed è sempre più importante lavorare in questa direzione, verso il web writing.

Il web writing di qualità, intendo. Ed ecco che mentre tutti acquistano grandi libri per copywriter, magari accompagnati anche da corsi e consulenze, per gettare le basi basterebbe iniziare da qui. Dalle 40 regole per scrivere bene di Umberto Eco. Quali sono? Da dove nascono? Ecco la storia completa da conservare e studiare.

40 regole della Bustina di Minerva (L’Espresso)

Queste regole della buona scrittura non nascono dal nulla ma vengono pubblicate ne La Bustina di Minerva, rubrica del settimanale L’Espresso.

Il contributo (spesso ironico e dissacrante) appariva alla fine, sull’ultima pagina della rivista e prendeva il nome dalla scatola di fiammiferi proprio perché appariva come un luogo per prendere appunti, proprio come si faceva una volta sul cartoncino.

Prima di Eco: The Fumblerules of Grammar

In realtà le 40 regole per scrivere bene di Umberto Eco sono una versione migliorata e tradotta di uno scritto che già da qualche tempo circolava prima su carta e poi su internet. Parlo del documento The Fumblerules of Grammar (regole perse della grammatica) di William Safire, in forze al The New York Times nel 1979.

Come scrivere e parlare bene secondo Eco

Qui trovi le 40 regole per scrivere bene di Umberto Eco. Sono dei passaggi che definiscono dei punti utili attraverso l’uso arguto dell’ironia: ogni punto dà la regola o il consiglio attraverso l’errore stesso. Questo era lo stile del grande autore e studioso che (a mio avviso) ci ha lasciati troppo presto.

  1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
  2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
  3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
  4. Esprimiti siccome ti nutri.
  5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
  6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
  7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
  8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
  9. Non generalizzare mai.
  10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
  11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
  12. I paragoni sono come le frasi fatte.
  13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per
  14. ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
  15. Solo gli stronzi usano parole volgari.
  16. Sii sempre più o meno specifico.
  17. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
  18. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
  19. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
  20. Metti, le virgole, al posto giusto.
  21. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
  22. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
  23. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
  24. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
  25. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
  26. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
  27. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
  28. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
  29. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
  30. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
  31. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
    All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
  32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
  33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
  34. Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve.
  35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
  36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
  37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
  38. Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
  39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
  40. Una frase compiuta deve avere.

Ecco le 40 regole per scrivere bene secondo Umberto Eco. In questo documento trovi tutto ciò che ti serve per iniziare nel miglior modo possibile. Certo, se cerchi qualcosa di avanzato non basta seguire queste regole di buon senso. Magari ti lascio qualche link per approfondire il tema della buona scrittura online e offline:

40 regole per scrivere bene di Umberto Eco

In queste indicazioni per migliorare la scrittura puoi trovare aspetti sintetici che ti consentono di ravvivare il tuo modo di comunicare ed esprimere pensieri con semplicità e chiarezza. D’altro canto la buona scrittura è proprio questo, non credi?

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