Quante tipologie di giornalismo esistono?

Ci sono diverse tipologie di giornalismo, non basta semplicemente saper scrivere. Ecco cosa devi sapere per scegliere il mondo che preferisci affrontare con la tua tastiera personale.

Bella domanda, quanti tipi di giornalismo puoi trovare in edicola o sul giornale online che preferisci? Questa è una richiesta importante per chi inizia a lavorare. E per chi vuole scrivere un articolo di giornale allineato alle proprie necessità.

tipi di giornalismo
Le tipologie di giornalismo.

Ti piace riportare la realtà o magari lasciare la tua opinione, scrivere per lavoro è la tua idea. Quindi vuoi intraprendere questa professione: ma come si diventa giornalista? Non puoi improvvisare e il tesserino pubblicista è solo il primo passo.

Ma prima puoi e devi approfondire. In primo luogo devi scoprire i tipi di giornalismo che puoi affrontare. Tra carta stampata e web journalism ci sono diverse strade da prendere. Tu quale preferisci? Ecco una mappa per scoprire la tua direzione.

Tipi di giornalismo: iniziamo con la cronaca

Il settore della cronaca è una delle tipologie di comunicazione giornalistica più diffuse. In cosa consiste questo settore? Attraverso lo strumento della cronaca il giornalista riporta i fatti così come sono avvenuti, cercando di ricostruirne l’ordine e puntando alla massima chiarezza.

Con la cronaca non esistono note personali, valutazioni e opinioni. Neanche ipotesi, voli pindarici o altri strumenti retorici. Vero ramo del giornalismo, la scuola della cronaca può abbracciare politica, sport spettacoli ma i settori principali sono 4:

  • Nera: avvenimenti drammatici e legati a scene del crimine.
  • Rosa: classico argomento dei rotocalchi, il gossip.
  • Bianca: riprende lo stile amministrativo e civico.
  • Giudiziaria: la cronaca legata ai processi.

Lo stile giornalistico della cronaca può evolversi verso altri scenari. Come quello del reportage e del giornalismo investigativo. Fino a raggiungere il prossimo step.

Per approfondire: i principali termini del giornalismo

Giornalismo d’inchiesta per scoprire i fatti

Questo è uno dei generi più amati, uno dei tipi di giornalismo che tutti vorrebbero affrontare. Beh, c’è un piccolo problema: il giornalismo investigativo o d’inchiesta è difficile, è un genere complesso che non puoi improvvisare. Ma perché gli altri generi?

Chiaro, non esiste un giornalismo semplice. Ma quello d’inchiesta lavora a stretto giro con altre professioni come ispettori di Polizia, investigatori, in parte le Forze dell’Ordine. Ma possiamo dare una definizione di questo genere? Ecco WikiPedia:

Il giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, tutto il resto è propaganda. La sua funzione è quella di portare alla luce ciò che è nascosto, fornire prove e, pertanto, dare fastidio.

Horacio Verbitsky

Bella questa spiegazione, vero? Si trova a un passo da tutto ciò che, secondo me, può essere giornalismo d’inchiesta e investigativo. Ma poi cosa c’è dopo?

Critica giornalistica: il regno dell’opinionista

Questo è un altro dei settori che i giornalisti seguono con particolare attenzione: la definizione di un’opinione, un’idea. È l’esatto contrario del giornalismo di cronaca, puoi andare oltre l’enumerazione dei fatti per dare un punto di vista.

Condizione essenziale per ottenere dei risultati evidenti: devi essere una firma riconosciuta. Come scrivere un articolo d’opinione? Devi mettere in primo piano un concetto, un collegamento, una riflessione. E fare in modo che ci sia un seguito.

La regola da rispettare? Di solito gli articoli d’opinione vengono firmati da personalità note, individui capaci di raccogliere un pubblico interessato.

Un articolo d’opinione può incrociare tematiche giornalistiche, politiche, di costume e società. Proprio come gli altri stili di giornalismo ma con un approccio personale. Questo tipo di giornalismo può fare la fortuna di un giornale: le persone sono disposte ad acquistarlo pur di leggere quella pubblicazione. Un esempio chiaro? La rubrica L’Amaca del corsivista Michele Serra.

Blogger: può essere giornalista o viceversa?

Altro passaggio interessante: il blogging. Che è diverso dal web journalism. Un giornalista può essere un blogger? La risposta sembra scontata. Certo, basta avere un blog e pubblicare articoli. Basta avere un’opinione, un po’ di tempo da perdere.

giornalismo
Anche chi scrive online è giornalista?

Dopo la casta dei politici e dei notai, dopo la casta dei dentisti e dei medici, dopo la casta degli architetti e degli avvocati vuoi inaugurare quella dei blogger?

No di certo. Nessuna casta. Magari chi scrive sull’Huffington Post o su Il Fatto Quotidiano si definisce blogger e non giornalista, ma questa è una libera scelta.

Per me il blogger è quella persona che lavora a 360 gradi sulla piattaforma, e che sviluppa il proprio nome in relazione agli articoli che scrive. Il blogger scrive, certo, ma non solo: condivide, risponde, interagisce, si arrabbia, si scusa.

Da leggere: blogging e giornalismo sono due mondi differenti?

Tipi di giornalismo: tu a quale preferisci?

Non basta scrivere la propria opinione, non basta lavorare gratis per la testata o allontanarsi dall’algido distacco giornalistico (che poi qui in Italia non è così algido) per diventare blogger. Sei d’accordo? Lascia la tua opinione nei commenti.

11 COMMENTI

  1. Hai perfettamente ragione: le logiche sono completamente differenti. Ma come insegna l’esperienza del New York Times (http://www.scribd.com/doc/224608514/The-Full-New-York-Times-Innovation-Report) anche i giornalisti (ed il management dei grandi giornali) si stanno rendendo conto che produrre contenuto non è più sufficiente. Content is king, ma non basta!I giornalisti del futuro assomiglieranno sempre di più ai blogger.

    • Vuoi sapere cosa penso? Io credo che la maggior parte dei giornalisti sia inglobato nelle logiche dei vecchi mass media, nella dinamica del potere per cui io sto uno scalino sopra di te e tu mi devi ascoltare. Punto.

      Della serie, per dirla alla Marchese del Grillo…

  2. Ci sono blogger diventati giornalisti e viceversa. La linea che li differenzia e’ sottile e probabilmente lo sara’ sempre di piu’ in futuro. Le stesse testate giornalistiche se vogliono rimanere on line e social, sicuramente spingeranno i propri giornalisti su questa strada. Il nuovo o lo cavalchi o lo subisci.

  3. Sono convinto che un giornalista abbia tutti gli strumenti per poter diventare un blogger anche se la categoria, finora, non è stata in grado di affrontare in maniera decente la cosiddetta conversione sul web (che per l’informazione italiana, al momento, resta un’occasione persa). Ma la responsabilità non è solo dei giornalisti, che in Italia per il 90% è una categoria composta da lavoratori dipendenti, tra l’altro sempre più “maltrattati” dalle imprese editoriali. Bisognerebbe incominciare a parlare anche degli editori e di chi specula con l’informazione, perché in fondo i giornalisti (escludendo chi sta in vetrina nei grandi gruppi editoriali) non sono altro che lavoratori come tutti gli altri, molto spesso costretti a turni massacranti, malpagati e precari. Molti, come me, stanno pagando sulla loro pelle gli errori dei loro editori e continueranno a subire anche nei prossimi anni (date un’occhiata al nuovo CCNL firmato nelle settimane scorse e vi renderete conto del ricatto a cui deve sottostare un giornalista dipendente se vuole lavorare). Insomma io penso che ai giornalisti, soprattutto i più giovani, lo spirito d’iniziativa e la creatività non manchi, anzi… ma bisogna riformare in toto il sistema dell’editoria italiana, altrimenti tra qualche anno ci saranno solo blogger e non più giornalisti… E secondo me servono entrambi! 😉

  4. Sai a cosa ho pensato leggendo questo articolo, Riccardo? Che quando ho aperto il blog e non ho visto i risultati sono stato tentato di affidare il blog a un copywriter professionista, di mettere in mezzo il mondo off-line che ho alle spalle di investire in comunicazione da azienda etc… ma poi ho pensato “ma perché hai voluto aprire un profilo social e un blog?” e mi sono ricordato che lo avevo fatto per capire come funzionasse questo vostro mondo e non per vendere qualcosa. E sai quale è stato il risultato? Che queste due piccole cose mi rendono gratificazioni personali e inaspettatamente finanziarie, in modo costante, e soprattutto ho imparato (e imparo tuttora) ad apprezzare il vostro lavoro. Ad esempio se dovessi io scrivere per mestiere chiederei 10 volte di più di quanto chiedete voi. Un live twitting che ho fatto per il piacere di farlo, mi ha fatto ammirare chi lo fa per lavoro e io chiederei 100.000 euro per una faticaccia simile, e così via. – Gurada io non mi ritengo un blogger, ma uno che ha un blog e si diverte un sacco, ma concordo sul fatto che per usare e sfruttare bene la rete, bisogna sporcarsi le mani.

    • E allora voglio scendere fino in fondo a questo argomento, Andre: come posso giustificare una somma 10 volte superiore a quella che chiedo io?

      Se me lo dici ti offro una cena a Capri 😀

      • Lol! Credo che se avessi la formula per farti fare una cosa così e magari anche in tempi brevissimi avrei per le mani una formula magica. Ciò detto, forse mi sono espresso in modo criptico (mi succede): che tu possa chiedere più di quanto chiedi credo sia fattibile per i risultati che porti ai tuoi clienti. Mi capita di leggere cose tue (nel senso di scritte da te) su argomenti che non sono quelli che tratti qui e si notano la preparazione e l’impegno che metti. Io scrivo per il mio blog e qualche volta per qualche altro, anche noi due abbiamo in sospeso un articolo a quattro mani, ma mai mi azzarderei a chiedere un oso centesimo. Non è il mio lavoro e non sarò mai in grado di farlo come mestiere. Il mio era un modo per togliermi il cappello di fronte alle vostre capacità, perché a me, anche se offrissero 1000 euro per un articolo su qualcosa che non mi interessa, non accetterei mai: troppo faticoso e impegnativo. Una cosa è fare per gioco, un’altra metterci tutto il mestiere che ci metti tu. Personalmente sono convinto che il vantaggio ad affidarsi ad un professionista della rete, in questo caso un webwriter (ma vale anche per un Smm ad esempio) si noti in conversioni entro 3/6 mesi. Insomma, se avessi bisogno di un webwriter, non cercherei quello che costa poco o lo stagista, ma non baderei a spese. E francamente spero che Pmi e quant’altro si rendano conto presto di quanto un lavoro come il tuo, se fatto come lo fai tu, ha un valore ben superiore ai prezzi correnti. Però… con i numeri e un po’ di marketing mirato puoi farti percepire come “webwriter di lusso” e allora i cachet cambiano.. molto 😉 – ma la cena a Capri te la offro io appena posso prendermi 3 giorni di vacanza 🙂

  5. Ci sono giornalisti che non dovrebbero fare i giornalisti, e blogger che non dovrebbero fare i blogger. Così come in tutti gli altri mestieri. Anche nella musica, ci sono musicisti rock che suonano senza problemi anche altri generi, o quelli che ne suonano bene soltanto uno, ma in quello che suonano sono i migliori.
    Nel caso dei giornalisti-blogger cito Luca Bottura di Radio Capital, dalla penna appuntita e intelligente, che rispetto molti altri suoi colleghi ha una certa padronanza della lingua italiana.

    Io credo che un giornalista possa anche bloggare, e viceversa, purché si rispetti il pubblico e, soprattutto, la grammatica.

    Purtroppo la categoria dei blogger rimane in disparte perché ci sono troppi, davvero troppi, che mancano di una conoscenza approfondita della lingua. Mancano spesso gli studi di comunicazione, e nei corsi di laurea in comunicazine mancano a loro volta i corsi di grammatica. E a mio avviso molti dovrebbero fare un altro mestiere, ma questo poi è un problema di tutti i mestieri, politici compresi.
    Poi ci sono i giornalisti che si sentono un gradino sopra i blogger, verissimo. Ma ci sono anche blogger che si sentono un gradino sopra i giornalisti. È una guerra…
    PS: io non sono un giornalista.

    • Mettiamola in questo modo: bisogna conoscere il perché del blogging.

      Non voglio farne una guerra di religione, o peggio ancora di principio, ma spesso i giornalisti usano il blog come una sorta di appendice del quotidiano. Non posso dire quello che penso sul Corriere e lo dico sul blog. Ok, hai un blog. Ma ti comporti da blogger o solo da giornalista con un linguaggio meno inamidato?

      • Beh quello è una cosa più da “frustrati”…però se il blog è il tuo ci puoi scrivere quello che vuoi, secondo me. Le cose cambiano se il blog è di un altro, di un’azienda, ad esempio.

  6. Dal momento che in Italia esiste l’ordine dei giornalisti, un giornalista non può essere anche editore come un editore non può essere giornalista,
    a ragion di logica, un giornalista non dovrebbe poter avere un blog suo!
    Oppure eliminiamo l’ordine (casta) dei giornalisti ed ognuno faccia come vuole!

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