Già. Troverai centinaia di articoli dedicati alla fantastica avventura del mondo freelance, articoli che ti spiegheranno come aprire una partita IVA e affrontare ogni giorno una nuova avventura.

Padrone di te stesso, dicevano. Certo che è faticoso gestire un’attività freelance, ma è piena di soddisfazioni. Perché ci sei tu e il cliente. Anzi, i clienti. Non hai un superiore che ti indica cosa fare: devi agire, e lo devi fare bene. Altrimenti il cliente andrà via. E tu dovrai pagare una marea di tasse.

come chiudere la partita IVA
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Quindi costruisci il successo con le tue mani. Sei la chiave del tuo successo. Bello. Mi piace. E piace anche ad altre persone. Non è difficile trovare professionisti che si licenziano per diventare freelance.

Ma a volte devi chiudere la partita IVA e accettare il posto di lavoro. L’occupazione è in aumento, almeno così dicono. Merito del Jobs Act. Le aziende ricominciano ad assumere. Forse è arrivato il momento di chiudere questa parentesi e ritornare a essere dipendente.

Voglio chiudere la partita IVA

Molti vogliono aprire la partita IVA per godere dei vantaggi del regime dei minimi. Altri, invece, la vogliono chiudere perché la festa è finita. Il regime ordinario stritola le attività, e se non hai incassi faraonici puoi dire addio al ricavo. Non è questo un buon motivo per chiudere la partita IVA?

Spesso l’addio alla condizione freelance non si lega alle questioni finanziarie, ma alle capacità individuali. Alla possibilità del singolo di gestire un universo articolato come quello del libero professionista.

Vero, oggi la differenza tra dipendente e freelance è diminuita. Anche chi lavora in azienda non si può limitare a fare il suo lavoro. Anche il dipendente deve essere speciale, deve superare la resistenza, perché questo è l’unico modo per diventare indispensabili. Dal libro “Quel Pollo di Icaro“:

La resistenza è quel rumore indistinto e insistente nella testa che si palesa ogni volta in cui mettiamo alla prova la nostra creatività. È il blocco dello scrittore, l’abitudine a procrastinare e, più insidioso di tutti, l’insidi istinto a fare meno, a smussare gli angoli, a conformarsi, ad accontentarsi, a essere mediocri.

Le parole di Seth Godin illuminano. Questo non vuol dire che siano facili da accettare. A volte le persone non riescono a essere speciali. O non possono farlo mentre gestiscono email, corrispondenza, pubblicità, fatture, contabilità. Senza dimenticare i clienti che non pagano.

Molte persone devono semplicemente lavorare.

Lavorare come dipendente. Ci sono professionisti che non possono superare gli ostacoli del mondo freelance, che non riescono a farsi pubblicità nel modo giusto, che non hanno l’elasticità necessaria per affrontare problemi fiscali e competenze professionali nell’arco di 15 minuti. Ecco, in questi casi io credo che accettare una buona offerta di lavoro dipendente sia una scelta saggia.

Da scaricare: Lavoro Freelance, il manuale di my Social Web

Divento (di nuovo) dipendente

Chiudere la partita IVA è semplice. Vai dal commercialista e risolvi il problema, oppure segui i consigli dell’Agenzia delle Entrate: compila il modulo AA7/10 e consegnalo in uno degli uffici. Ma è possibile? Tu che hai affrontato per anni la vita freelance puoi ritornare a essere dipendente?

Credo che questo passaggio presenti numerose insidie: il freelance è abituato a gestire tutto in piena autonomia, a sostenere dei carichi di lavoro superiori per garantire un futuro alla sua attività.

No, non voglio fare una gara di forza tra freelance e dipendente.

Ma è così. Il dipendente ha delle ferie, ha un giorno libero a settimana, ha un orario di lavoro. Io lavoro 12 ore al giorno dal lunedì al lunedì e quando vado in ferie in realtà sto lavorando 4 ore.

Da dipendente mi allineo a diritti e doveri. Adattandomi a quella condizione di instabilità che contraddistingue da sempre l’essere freelance, curando sempre il personal brand. Così se la situazione precipita posso contare sul mio nome. E cercare un nuovo lido.

Quindi la strada è in discesa?

No, non proprio. Il freelance è temprato, può affrontare la vita del dipendente. Ma chiudere la partita IVA vuol dire abbandonare quella scintilla che ha sempre caratterizzato l’attività del freelance.

Tu decidi, tu valuti, tu lavori come credi. E ti prendi le tue responsabilità. Ma ti godi anche il piacere del successo. Come dipendente tutto questo è ammortizzato dalla logica di gruppo. Devi fare gli interessi del team, devi lavorare con la squadra. A volte devi anche piegare la testa.

Prima eri tu a gestire il lavoro, ora c’è qualcuno che lo fa al posto tuo. Sei dipendente. Ecco, personalmente io avrei problemi ad accettare questa situazione. Io decido cosa fare e cosa non fare, nessuno mi dice come scrivere i miei articoli, quale stile adottare o quale headline usare .

Per approfondire: ecco cinque motivi per passare al lavoro dipendente.

La tua opinione

Perché chiudere la partita IVA? Forse perché non ce la fai a pagare le tasse, o forse perché hai ricevuto una buona offerta di lavoro. O semplicemente perché non sei fatto per il mondo freelance.

Perfetto, hai preso la decisione migliore per te. In ogni caso, però, ricorda che il passaggio da libero professionista a dipendente non è semplice. Soprattutto se hai amato la possibilità di decidere in autonomia come e quando lavorare. Essere freelance non è facile, ma è la condizione ideale per chi ama gestire le proprie capacità in totale indipendenza.

Qual è invece il tuo punto di vista? Stai per aprire una partita IVA? O la vuoi chiudere per diventare dipendente? Ti trovi bene con il tuo profilo? Raccontami il tuo punto di vista nei commenti.

15 COMMENTI

  1. Questo è il quarto governo che dice che la recessione è finita. A me invece sembra che non sia cambiato proprio nulla. C’è ancora qualcuno che crede alle parole dei politici? 🙂
    Oggi in Italia aprire una partita Iva significa solo pagare tasse inutili, a fondo perduto. In giro vedo molte persone che la chiudono, ma non perché hanno trovato il posto fisso, bensì perché non riescono a pagare le tasse imposte.

    • Viviamo in un mondo strano, Daniele. Io non mi fido dei politici e spero che all’improvviso qualcosa cambi. Ma alla fine credo che intono a noi ci sia una versione lievemente meno grave di quella che si vive in Grecia. Tiriamo avanti, ecco. Brutto dire così?

  2. Ciao Riccardo,
    Capisco le difficoltà di essere un freelance, ma come giustamente hai sottolineato, determinate volte un reddito – da lavoro – minimo fa comodo. E soprattutto se si è nelle condiizoni in cui nonostante si lavori molto, gli adempimenti fiscali continuano a sottrarti una bella quota del tuo lavoro/fatturato. Sono scelte di vita. Bisogna vestire i panni e capire il nostro istinto quale opzione preferisce.

  3. Ho lavorato con contratti a progetto (veri) per un sacco di tempo. Questo mi ha evitato di aprire la p.IVA per un bel po’ e mi ha fatto fare le ossa in quella strana dimensione che è il lavoro a progetto, quando di reale progetto si parla, dove spesso si lavora per risultati. Certo, la pagnotta te la porti a casa comunque, anche se il risultato non è eccelso (questo capita anche in proprio però, e con la medesima sorte: se il cliente/datore non è soddisfatto, il rapporto non continua). Nel 2014 ho aperto p.IVA perché la domanda da parte del cliente rispetto alla mia professione è cambiata. Ho incominciato ad attirare una clientela diversa (piccole e micro imprese, professionisti) che ha bisogno di una collaborazione più snella rispetto a un co.co.pro. Ho altri 4 anni davanti di RM e spero davvero che in questo tempo la politica agisca con sale in zucca e cambino un po’ di cose. Credo che un Regime Minimi sia da adottare sempre per coloro che non superano i 30000 € l’anno e non per un periodo di soli 5 anni. Staremo a vedere. Non vorrei essere nei panni di chi si trova nella condizione di dover decidere a fine anno cosa fare.

  4. credo che chiunque ha il regime dei minimi sia pronto a diventare un dipendente, questo perché pur avendo le agevolazioni fiscali il guadagno è minimo, se non si hanno spese si ha un reddito di 17/18mila € annui, da dipendente bene o male si raggiunge la stessa cifra con la tredicesima.

    Inoltre il dipendente se si sente male un giorno viene pagato, un libero professionista non può riposare neanche se si è fatto male sul serio.

  5. Mi viene da aggiungere all’articolo solo una possibilità: lavoro dipendente e p.iva possono coesistere. In tal caso l’inps viene detratto dallo stipendio da dipendente e il fatturato della p.iva non fa reddito fino a che non supera il reddito annuo da dipendente. Questo sia nel caso di una p.iva in regime dei minimi che in regime fiscale naturale. Per cui se qualcuno dovesse scegliere di chiudere la p.iva per necessità (leggi: non riesce a coprire le spese) può valutare l’idea di tenere aperta la p.iva, trovarsi un lavoro da dipendente ed eventualmente riprovarci in un momento in cui si sente più forte… 🙂

    • Alberto, l’aspetto che hai toccato sulla coesistenza tra p.iva e lavoro dipendente mi interessa. Ormai da qualche anno non sono più nel regime dei minimi (per ragioni di età e non di troppo reddito, beninteso) e ogni anno è una battaglia snervante con gli studi di settore. All’inizio di quest’anno è piovuto dal cielo un contratto da copywriter per un anno, da dipendente, in un’agenzia in cui lavoravo un tempo. Facile immaginare che, lavorando da dipendente tutto il giorno, avrò pochissime attività extra da fatturare, quindi il problema degli studi di settore si riproporrà ancora più problematico che negli anni scorsi. Perciò alla fine di quest’anno si imporrà una scelta drastica…

    • Se sei “dipendente pubblico” la coesistenza della p.iva è vietata dalla legge, a meno che non si passi a regime part-time al 50%. Ma questa possibilità (part-time) oggigiorno viene difficilmente concessa dal datore di lavoro (ente pubbl.).
      Quindi in casi del genere non ci sono alternative, bisogna scegliere: se vuoi avere un’attività tua (anche sul web) e quindi avere la p.iva, devi licenziarti !

  6. Bella storia. Per quanto mi riguarda decisi la vita del freelance dopo la laurea e nel 2004 ho aperto prima piva con regime agevolato, poi impresa individuale, poi ho aperto una SRL (e quindi la vita del freelance mi ha fatto fare palestra per diventare imprenditrice). Poi ne sono uscita, e ho provato la vita della dipendente per un paio d’anni, a progetto. Per riscegliere di aprire di nuovo piva e ricominciare, senza agevolazioni, ma con la convinzione e la serenità di aver capito quello che voglio io, indipendentemente dai regimi fiscali assurdi di questo paese. La piva è anche una scelta, e come dice anche Franck, si devono vestire questi panni e vedere cosa ci sta meglio addosso, da tanti punti di vista. Con coraggio e anche con speranza.

  7. Da dipendente E da freelance nello stesso momento, io dico W il lavoro INdipendente. I vantaggi, a mio parere, sono innumerevoli.. Poi, ovviamente, dipende molto dalla capacità organizzativa di ognuno, in primis, e dalla propria forma mentis.

  8. Ciao Riccardo, complimenti ottimo articolo.
    In realtà la figura del freelance somiglia molto a quella del “venditore” di servizi nell’ambito web. Quello che un freelance (che opera in Itaglia) dovrebbe fare per resistere alla forte pressione fiscale è allearsi appunto con altri freelance e venditori. In questo modo è possibile fare squadra ed ambire a progetti più ambiziosi senza dover abbandonare la libertà conquistata negli anni.

  9. Io sono un writer “amatoriale” (se così mi si vuole definire). In passato ho collaborato con diverse persone, tra cui un Francese. Quel francese mi disse, in una conversazione amichevole, che lavorava nella difesa (esercito), durante il giorno prendeva lo stipendio fisso e dopo gestiva il suo network di siti con me a supporto.

    Ma soprattutto mi disse: “Non basarti mai su un’unica fonte di reddito, specie sul web… oggi c’è e domani no”.

    A questo mi mostrò dei dati Analytics in cui il suo network di migliaia di visite giornaliere, era passato da quelle grosse cifre a meno di 100 visite/giorno per sito, tutto nell’arco di un aggiornamento di algoritmo.

    Poi di storie fiscali di freelance ne so fin troppe, ma i più non mantengono la loro “attività” in Italia se è la loro attività principale.

    Costa Rica, Thailandia, Repubblica Ceca … sono alcune delle zone che mi hanno nominato ed in cui si trovano tutt’ora. In alcune il regime è più severo ma forfettario e permette di vivere meglio col reddito da “freelance”.

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