È possibile passare dall’attività freelance al lavoro dipendente? Risposta: certo. È facile? Dipende. I lettori mi lasciano domande simili nei commenti. Mi chiedono, in particolar modo, se guadagnare come blogger o web writer freelance sia un’utopia.

lavoro dipendente

Devi darti da fare ma alla fine ce la fai. O almeno io ce la faccio. Ma credo che il lavoro dipendente non sia il male. Molti freelance ragionano in questo modo.

E vedono il dipendente come uno schiavo. Io no. Io credo che il lavoro dipendente sia un’ottima soluzione. E credo anche che sia possibile (in alcuni casi auspicabile) fare un passo indietro. E, quindi, abbandonare la condizione del freelance.

Non si sta così male da stipendiati, sai? Ecco 5 motivi per abbandonare i sogni del blogger o web writer freelance e abbracciare la dolce, placida e rassicurante condizione del lavoro dipendente. Che spesso è la soluzione migliore.

Guadagnare di più (fa sempre colpo)

Il vile denaro. il primo motivo che spinge il povero webwriter freelance ad abbandonare la sua condizione di libertà (relativa) è lo stipendio garantito. Ti prometto cifra X? A fine mese trovi cifra X.

Un sogno a occhi aperti per il freelance. Non la cifra che alletta, ma il meccanismo di incasso. Devi solo aprire un conto corrente e aspettare che i soldi arrivino. Pochi? Molti? C’è di meglio. Nel frattempo arrivano. Ma tu non hai idea (cioè, se sei freelance lo sai) delle risorse che si sprecano per ottenere… che cosa? Solo quello che si era stabilito.

Solo la cifra scritta sul contratto firmato. Vero, il lavoro dipendente non ha la libertà della condizione freelance. Ma quanto tempo risparmi tra telefonate, solleciti, messaggi ed email? Quanta bile eviti? Tanta. E basta per tornare all’ovile.

Per approfondire:

Dimezza il flusso di lavoro

Quante email mandi al giorno? Quante maledette email mandi ogni santo giorno? Decine. Centinaia. Migliaia. La maggior parte per curare la comunicazione con i clienti.

C’è quello che deve essere rassicurato, quello che devi informare, quello che vuole rubare il lavoro. Poi c’è la modifica da effettuare, il preventivo da consegnare, il contratto da mandare in tempo. Tutto questo può diventare un peso.

[Tweet “Ami il lavoro freelance? Bene, perfetto, sono d’accordo. Però dovresti cambiare idea #mysw”]

Questo fa parte del tuo lavoro di freelance. Ma dimmi: conviene veramente seguire il sogno di una vita quando perdi la maggior parte delle giornate a mandare email? Quando lavori in ufficio devi curare solo il tuo orticello: amministrazione, contabilità, contratti e preventivi non sono affare tuo. Ed è una grande liberazione.

Non devi fare promozione

Un nodo difficile da sciogliere. Io lavoro grazie al mio blog, grazie alla mia presenza online. Mi faccio pubblicità scrivendo, partecipando agli eventi online e offline.

dipendenteQuando scegli il lavoro dipendente questo aspetto diventa secondario. Non scompare. Consiglio a tutti di curare un blog professionale, anche a chi lavora comodamente in azienda.

Il lavoro oggi non è una conquista definitiva. Puoi ritrovarti all’improvviso in una situazione difficile, e avere un nome conosciuto in rete può essere la chiave per risolvere.

Quindi devi curare la tua immagine online anche come dipendente. Ma il freelance, invece, deve fare vera promozione. E questa attività porta via un bel po’ di risorse (in primo luogo il tempo). Non ti lamentare quando il lavoro te lo portano bello e pronto sulla scrivania: c’è chi se lo conquista con i denti!

Hai tutte le ferie pagate

E non parlo solo del discorso ferie pagate che fa gola un po’ a tutti. Quando un freelance decide di prendersi una settimana di pausa deve semplicemente distribuire queste nelle 48 ore precedenti.

No, non può anticipare di 3 settimane il lavoro. Perché nella maggior parte dei casi l’opera da eseguire arriva esattamente, inesorabilmente, prima della partenza. Che fai, rifiuti? Rinunci all’incasso? Il commercialista ti guarda con occhio vigile.

Attitudine al lavoro dipendente

La chiave del discorso. C’è chi si ritrova freelance per caso, c’è chi fa una scelta precisa. C’è chi soffre e chi si adatta alla vita del lavoratore indipendente.

Non è facile essere freelance. Devi avere quell’attitudine che ti porta a curare i tuoi affari come un piccolo imprenditore. Devi avere uno sguardo rivolto su ogni aspetto della tua attività, e devi sopportare il furto che lo stato mette in scena ogni anno.

tasse lavoro dipendente

Sì, anche il dipendente le paga. Ma alla fonte. Le paga il datore di lavoro. L’ansia di vedere i propri denari scomparire per volere di uno stato (a mio parere) incapace di offrire i servizi base è un incubo. Devi essere capace di sopportare questo e altro.

Per approfondire: come preparare la tua attività per le ferie

Meglio il lavoro dipendente?

Non si scappa. Descrivi il passaggio da lavoro dipendente a freelance come un grande salto. Un balzo verso la libertà. A volte è così. A volte è una condanna.

Per questo io credo che sia giusto decidere in modo obiettivo, e di vagliare con cura le occasioni di lavoro dipendente che si propongono alla tua attenzione: il passaggio da freelance a stipendiato può essere la soluzione. Non credi?

18 COMMENTI

  1. Non credo sia sempre possibile fare questo salto, anche perché superata una certa età nessuno ti dà più retta e non ti assume.

    Io detengo un record assoluto: ho inviato CV dal 2000 a oggi (ero dipendente di un’azienda e sono stato licenziato) e non ho mai avuto una misera risposta. Mai nemmeno una, come se non li avessi mai inviati.

    Fare il salto va bene. Resta solo da capire dove.

  2. Un signor post.. devo dire che più di qualche volta ho pensato a questo argomento… se mi si da la possibilità di lavorare in un posto fisso sicuramente lo farei senza pensarci su troppo

  3. Io faccio il solito mercenario: se mi offrono di più di quanto prendo (in media) da lancialibera posso pensarci.

    Non mi spiace lavorare in team, o in azienda (l’ho fatto per tre-quattro anni in totale) ma deve essere un ambiente stimolante – oppure che economicamente ne vale la pena – altrimenti impazzirei.

    Non che adesso sia tanto sano eh.

  4. Il dipendente non si rende conto di quanto paga di tasse, in cambio di una finta sicurezza fa gestire la propria vita da altri, di solito gente che non conosce, lavora più di quanto pensa (fai un calcolo del momento in cui ti alzi dal letto perandare in ufficio al momento in cui torni alla tua vita e le 8 ore diventano 10) le ferie le prendi in funzione delle esigenze di altri (colleghi, azienda…) e i rischi di restare senza entrate sono al di fuori del tuo controllo. Inoltre se il tuo lavoro vale 1000 euro significa che lordi sono 3000. Quindi se io ti datore di lavoro ti pago 3000 euro significa che tu ne generi almeno 6000 di entrate. Con 6000 euro lordi mensili come partita iva puoi metterne in tasca 3000 puliti. Già qui il vantaggio è notevole. Non ultimo da considerare che affidare le proprie entrate per una misura superiore al 50% ad un solo soggetto è la cosa meno saggia che si possa fare.Ha funzionato bene per una trentina d’anni e solo in una piccola parte del mondo occidentale, per un mercato chuso su sè stesso e “truccato”. Finito il gioco ne stiamo pagando le conseguenze, noi figli di chi se l’è stra-goduta. Dipendente mai, se non per pochissimo tempo e come dice Benedetto in funzione di altissimi guadagni e ambienti stimolanti. Piuttosto dormo sotto un ponte.

  5. Non sono proprio d’accordo su tutto…non puoi davvero prendere le ferie quando ti pare, e non è vero che curi solo il tuo orto. Dipende da che cosa fai, dall’azienda, dalle responsabilità che hai. Per me i vantaggi dell’essere dipendente sono: ovviamente lo stipendio a fine mese; più la malattia che le ferie; il fatto che non devo fare (troppo) la commerciale di me stessa, che non sono capace e non ne ho voglia; non ultimo, il fatto che quando non sai fare qualcosa ti fai aiutare da qualcun altro e impari. Poi ci sono anche degli svantaggi, come il fatto non banale che non è semplicissimo oggi trovare un posto a tempo indeterminato, e chi fa il precario non è nè dipendente nè freelance e si becca gli svantaggi di entrambe le posizioni.

  6. Qui tocchiamo un nervo (molto) teso… 🙂

    Io penso che sia mooolto soggettiva la scelta. Nonché mooolto delicata.

    Leggendo anche i commenti, mi trovo d’accordo con alcuni pareri, nonostante siano contrastanti:
    1) ci sono persone come Benedetto appunto, che in cambio di un buon stipendio e buon team, cederebbero alle lusinghe.
    2) Poi c’è Andrea che, piuttosto di tornare dipendente, andrebbe sotto un ponte.

    Personalmente, ad oggi, non tornerei dipendente però, il concetto di Benedetto è quello che sento più vicino.

  7. Beh sfatiamo qualche mito: il dipendente è fantastico principalmente per una cosa – la malattia e la maternità.
    Tanto dipende dal contratto e dal posto di lavoro, ma per un dipendente ad es. del settore servizi, con ccnl commercio, le cose sono meno rosee. La malattia pagata è poca (3 giorni per tre eventi di malattia). Se ti ammali per molto tempo spesso il lavoro lo perdi, ti viene offerto uno scivolo o sei licenziato per ‘motivo economico oggettivo’ (grazie Fornero).
    Il contratto indeterminato non poi per sempre – sono stato licenziato tre mesi fa perchè hanno chiuso il mio dipartimento, con una stretta di mano e un tre mensilità. La legge lo consente (grazie Fornero), quindi siamo certi che indeterminato equivalga a sicuro? Mettiamo poi le condizioni lavorative: lo staff, il capo, il contesto non si scelgono, non si scelgono le riunioni e nemmeno le condizioni. La logica delle aziende è spesso incomprensibile: quando sei un esterno vendi il tuo tempo, quando sei dentro, ti viene chiesto di aderire, di diventare ‘azienda’ tu stesso.
    Poi ok, tredicesima, quattordicesima, forse bonus, tutti sul conto precisi (se l’azienda è seria e non è in crisi). Ok. Però esci di casa alle 8.30, torni a casa alle 7, 7.30, perchè 8 ore sono solo nominali.
    Siamo certi che lo stipendio basti a coprire tutto questo?

  8. Io i punti 1 e 5 li ho ampiamente risolti andando a lavorare in un paese civile – appena prima di questo passo ero così provata dalla “psicologia-della-crisi” che ho accettato un lavoro dipendente a tempo indeterminato. Un bel lavoro e ben pagato, ma ho resistito 9 mesi. Si, è una questione di attitudine. O di psicopatologia – secondo la maggior parte dei dipendenti.

  9. Mi accosto alla discussione con delicatezza, poiché di fatto non sono pagata per fare nulla, per cui non posso definirmi ancora freelance. Vi dico qual è stato il mio ragionamento, cosciente del fatto che possa sembrare essere ingenuo oppure no. Ho studiato fisica per circa 3 anni, poi ho lasciato per filosofia e non sono affatto pentita di questo cambio. Il problema per chi ha una formazione di carattere umanistico è sempre lo stesso: trovare un’occupazione combattendo contro numerosi pregiudizi, che ci vogliono laureati nel nulla, come se non valessero tutte le capacità e le attitudini che si sviluppano naturalmente dalla dedizione a questo genere di studi (se li hai fatti bene, ovvio). Quando ancora ero convinta che non potessi fare altro che amministrazione e gestione del personale (mille CV inviati, poche risposte che sono finite sempre allo stesso modo: “Sono a Napoli”, “Bene, ci risentiamo quando si trova a Milano”), ho iniziato a scrivere per alcuni siti e per il mio blog per puro divertimento. Poi, casualmente, mi sono chiesta se questa attività di scrittura sul web potesse diventare un lavoro e ho iniziato ad informarmi, scoprendo un universo di cui ero completamente all’oscuro. Ho 28 anni, mi sono laureata a luglio e non trovo nulla di nulla (volevo trasferirmi, poi ho iniziato il master in mktg e comunicazione, rimandando il trasferimento): ovviamente, secondo me, il lavoro da freelance è l’ideale, poiché mi premette prima di tutto di evitare il fattore età, inoltre mi permetterebbe di dedicarmi a qualcosa che mi appassiona, come anche mi piace essere in continuo aggiornamento. Immagino che c’è una componente di ingenuità in questo ragionamento, ma per me la possibilità di essere freelance (per carità, è difficile, appunto non vedo un euro nemmeno col binocolo) è come vedere un spiraglio di luce!

    • Guarda, ho una situazione quasi identica alla tua e quasi le stesse motivazioni: laurea in filosofia, un master in corso, passione per tutte le forme di scrittura e, da poco, per il web… desiderio di farne una professione. Futuro freelance? Futuro dipendente? Non lo so, comunque effettivamente è un signor post e soprattutto una signora discussione per chiarirsi i punti di vista – grazie a tutti 🙂

  10. Ho lavorato come dipendente, in piccole-medie imprese per una decina d’anni.
    E non è tutto oro quello che luccica.
    Negli ultimi 5 anni, mi sono fatto 4 giorni di malattia, e in quei pochi giorni, l’azienda mi chiamava lo stesso per risolvere alcuni problemi.
    Le ferie, le prendi sempre in funzione del periodo, delle consegne da rispettare, e dei colleghi.
    Gli orari di lavoro si dilungano sempre(tra viaggio e straordinari non pagati arrivi a 12 ore), di inverno, esci di casa che è notte e torni a casa che è notte. Il sole non lo vedi mai. Praticamente non hai tempo di fare nient’altro oltre al lavoro.
    Ora sono un freelance e la qualità della vita è notevolmente migliorata(anche se devi impegnarti di piu’). Certo lo stipendio da dipendente è una sicurezza che nessun altro può darti.
    Per adesso, comunque non tornerei ad essere lavoratore dipendente.

  11. Ribadisco come hanno fatto in tanti che si tratta di un post degno di nota, come anche la vivace e costruttiva discussione sviluppatasi di seguito ha dimostrato!
    Mi riconosco in molti dei punti di vista espressi anche se sono persona nuova del settore ed anche un po’ del mondo del lavoro avendo investito anni a ritagliarmi un posto come ricercatore biomedico e non avendo cavato un ragno dal buco!!
    Dovermi rapportare agli instabili e continuamente mutevoli equilibri che ha il mercato del lavoro oggi, non mi ha portato a poter sperimentare forme di contratto da dipendente ma nemmeno a vederne l’ombra anche quando si era instaurato un rapporto di fiducia e costruito un rapporto solido da proiettare nel futuro sotto forma di progettualità.
    L’idea che mi sono fatto è che la situazione legislativa italiana è penalizzante e la prima responsabile della situazione, ancora di più della congiuntura storico-economica invocata negli ultimi 7 anni ogni volta che il lavoratore si vedeva voltate le spalle o un bel paio di braccia allargate che accompagnavano un sopirato “mi dispiace….ma io non ci posso fare nulla!”.
    In conclusione, quella dell’essere freelance non la vedo come una scelta ma una scappatoia determinata dall’istinto di sopravvivenza e da un minimo di senso di orgoglio che ci fa tenere la schiena dritta ed un minimo di immagine coerente verso il mondo.
    Come Marco Giacinto anche io sono solo nella fase “in cui desidero farne una professione. Futuro Freelance? Futuro dipendente? Non lo so.” ma una cosa sola mi dice il mio istinto ora: meglio tante proposte di collaborazione tra cui magari declinare per impossibilità ad accogliere tutte le richieste che un contratto con le certezze che +Riccardo Esposito ci elenca nel post che un giorno possono venire meno facendoti cadere a terra senza avere un cuscino a parare il colpo!!!

  12. Personalmente sono in una situazione di passaggio. Nato come freelance (dopo esperienze in altri campi come dipendente) e dopo 12 anni in cui ho costruito la mia clientela mi si offre la possibilità di diventare dipendente con uno stipendio tutto sommato buono. I vantaggi? lavorare comunque da casa mia (si tratta di telelavoro comunque con regolare contratto di assunzione), sapere che mi posso dimenticare la sigla F24 e sapere che due giorni a settimana posso davvero essere libero. Per avere quello che ho, il mio lavoro si articola quasi sempre su 7 giorni (faccio il traduttore) e una giornata libera la paghi lavorando (per fortuna sempre) dalle 6 alle 20 per due/tre giorni. Ho 41 anni e comincio ad avere paura del futuro dei miei figli, so che a oggi ho costruito una posizione pensionistica ridicola e che in un’azienda potrei crescere e fare un lavoro anche gestionale che con l’età male non farebbe, allo stesso tempo so che avrei maggiori garanzie e non diventerò un peso per i miei figli ma forse potrei anche supportarli. Insomma al momento, anche se alla fine dovrei rivedere leggermente al ribasso (200 euro) la mia disponibilità mensile, l’ago della bilancia pende verso il lavoro dipendente. Rimane una grande paura di abbandonare quello che mi sono costruito, quello si, sapendo che qualcosa me la posso portare dietro ma molto non lo potrò mai riavere indietro.
    D’altra parte brucia come sconfitta, adoro il mio lavoro e adoro gestirlo a 360 gradi, ma in Italia essere freelance è dura, troppo dura al momento per pensare di stare sereni. L’alternativa è prendere e abbandonare tutto e andare all’estero.

  13. Sono stato dipendente fino al 2012 e mai, e poi mai, tornerei indietro, anche se ricevo continuamente offerte di lavoro pagate anche bene.

    Nella vita puoi decidere tra la libertà e la sicurezza, se scegli la seconda rinunci in automatico ad ambedue.

    Vivere solo da freelancer ovviamente è molto difficile. Io sono riuscito ad ottenere un reddito mensile stabile creando cinque diverse fonti di reddito. mi sono specializzando in investimenti finanziari e marketing. Cerco di far lavorare il più possible i soldi per me.

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