Come essere un buon relatore e trovare clienti agli eventi

Non è facile essere un bravo relatore e strutturare degli speech capaci di fare la differenza. Ecco perché oggi ho deciso di affrontare questo tema: vuoi scoprire i consigli per essere un oratore?

Workshop, master, congresso, tavola rotonda. Ogni volta che partecipo a un evento riesco ad aggiungere un tassello alla mia esperienza personale. Ma come diventare un bravo relatore per dare il miglior risultato a chi segue i miei interventi?

come diventare un bravo relatore
Sei pronto per diventare un bravo oratore?

Non è facile rispondere senza argomentare. Molti hanno paura del palco. E credono che non sia ancora arrivato il momento di esporre la propria opinione. Altri pensano di avere troppa paura per parlare in pubblico. Questo può essere un problema.

Posso assicurarti che il salto di qualità avviene quando decidi di superare le difficoltà. Non è importante partecipare agli eventi come relatore? Io ho un’altra idea, e l’ho divisa in 6 punti per partecipare con successo a un evento come speaker.

Fare esperienza come speaker nel tempo

Quando mi chiedono come diventare un bravo relatore io rispondo sempre così: devi fare esperienza. Il primo motivo per partecipare a ogni evento come speaker è questo: acquisire competenza nell’esposizione.

La preparazione di un intervento, l’esposizione delle idee, le domande che arrivano dal pubblico, la selezione dei materiali: per affrontare tutto questo devi mettere in campo le tue competenze. E non si impara da un momento all’altro. Devi creare un prodotto che giustifichi la presenza del pubblico. All’inizio fallirai, presenterai le tue idee e le competenze in modo disordinato. Ma è normale.

Devi iniziare con eventi piccoli, magari con un appuntamento gratuito: alleggerisci il carico, diluisci l’impegno. Ma al tempo stesso acquisisci nuove esperienze per crescere e diventare un professionista capace di far leva sulle doti espositive.

Per approfondire: consigli e idee per usare Slideshare

Punta sull’autorevolezza dei tuoi contenuti

Chi partecipa a un evento come relatore deve dimostrare la sua autorevolezza. Ben inteso, anche un professionista che non partecipa agli eventi nei panni di speaker può essere autorevole. Ma chi sale sul palco ha l’obbligo di confermarlo.

Come diventare un bravo relatore? Studia, approfondisci, crea una presentazione che colleghi tutti i punti che hai deciso di affrontare. Il palco permette agli individui di dimostrare, convincere, persuadere. Tu devi dimostrare e chiarire.

come diventare un bravo speaker
Le competenze di un bravo speaker.

Tu non devi puntare su giochi o artifici retorici. Ci sono mille trucchi per raffinare le proprie capacità di esposizione. Il public speaking è un’arte, ne sono consapevole, ma quello che conta è la sostanza. Cosa cambia nella vita di chi ti ascolta?

Qualcuno è riuscito a portare a casa una manciata di concetti importanti? La tua autorevolezza online passa anche dalla tua presenza offline. Se vuoi migliorare la tua presentazione punta su dati concreti, competenze, conoscenza.

Impara a promuoverti senza la vendita

Hai un servizio da promuovere. Sei un copywriter, un SEO, un web designer. Lavori sul web, hai bisogno di farti conoscere. Ti confido un segreto: partecipare a un evento come relatore è uno dei modi migliori per farlo, questo è vero.

Però non devi diventare un venditore. Non devi usare il tuo intervento per piazzare la merce, meglio curare i dettagli che ti consentono di essere al centro dell’evento:

  • Occupati della condivisione delle grafiche.
  • Chiedi a qualcuno di fare foto o una diretta Facebook.
  • Pubblica il programma sui social.

Ma, soprattutto, presenta la tua faccia è sul palco. Davanti alle slide. Quando arrivi davanti al pubblico devi presentarti e dare un’illustrazione chiara di ciò che fai. E perché sei stato chiamato a esporre i tuoi contenuti. Magari crea una slide di sintesi.

Ancora un passo avanti: usa la presentazione per descrivere un case study. Stai dando delle informazioni utili ma, al tempo stesso, lavori sulla promozione. Dai risalto ai tuoi servizi. E lo stai facendo dal vivo, senza nasconderti dietro a un monitor. Le persone possono fare domande, possono interrogarti.

La promozione durante le presentazioni

Ovviamente puoi promuovere servizi ma anche beni. Ad esempio, io partecipo ai workshop e agli eventi per promuovere il mio libro (Fare Blogging). Parlare in pubblico di blogging e di scrittura online mi permette di esporre i principali temi.

Crea una grandi contenuti per il pubblico

Questo è un aspetto fondamentale: devi creare una presentazione efficace per il tuo pubblico. Sto parlando di slide in grado di fare la differenza, con una grafica accattivante e una buona capacità espressiva. Le regole da seguire per il lavoro:

  • Usa i tuoi colori aziendali.
  • Imponi un lavoro visual.
  • Poco testo nelle slide.
  • Le slide aiutano il discorso.

Non devi usare la presentazione per leggere il testo nei punti che vengono meno alla tua memoria. Inutile mettere una marea di testo, nessuno leggerà: usa immagini gratis di qualità per ispirare il pubblico e sfrutta i modelli di Canva per creare grandi presentazioni. Ricorda, salva sempre in formato PDF e PPT per sicurezza.

Vuoi dare un supporto di studio al pubblico?

Crea delle dispense, le slide non devono essere studiate. Puoi creare un articolo da pubblicare sul blog che le persone devono scaricare e stampare in formato PDF, oppure puoi usare Scribd per fare l’upload di documenti specifici.

crea presentazione su canva
La tua presentazione su Canva.

Io lavoro così: creo una cartella condivisa su Dropbox e a fine lezione condivido tutto con la platea. Basta un URL accorciato con Bitly o un qualsiasi strumento per accorciare link e hai condiviso tutta la conoscenza con la platea. Senza rovinare le slide. Qui ti lascio una serie di tool per lavorare bene su questo punto:

Usa la presentazione per fare networking

Lo puoi fare anche da spettatore. Però quando sei relatore hai una marcia in più: hai appena finito l’evento, sei in giro tra il pubblico, si avvicinano delle persone e ti chiedono di approfondire un punto. Ti siedi al bar, inizia a chiacchierare.

Nasce un’occasione di lavoro. Oppure no. La chiacchierata si chiude con una stretta di mano, un caffè e uno scambio di biglietti da visita. Non è importante, è chiaro.

Questo è lo spirito del networking: fare conoscenza, costruire dei rapporti in grado di andare oltre la semplice email. Tutto scorre in modo diverso quando hai conosciuto personalmente quello che prima era solo un nome e un freddo avatar.

una cattiva presentazione
La combinazione di una cattiva presentazione – Fonte immagine

Come diventare un bravo relatore? Porta la tua conoscenza fuori dal palco, stringi mano alle persone. Ma devi essere ben disposto nei confronti di chi si avvicina e vuole fare due chiacchiere: guai a trattare con superficialità il pubblico.

Really Bad Powerpoint

Vuoi migliorare le tue presentazioni e diventare un bravo relatore? Devi leggere il libro di Seth Godin, lo trovi gratis in formato PDF. Puoi scaricare il libro su online.

Devi umanizzare speech e comunicazione

Uno dei punti più importanti: dare una presenza umana al tuo essere digitale. Con i social puoi raggiungere migliaia di persone: niente treni, niente trasferte in albergo, niente pasti di dubbia consistenza. Mangi a casa tua, poi ti sposti in ufficio.

Come essere un buon relatore
Grazie Martina Pugno per la foto.

Ma ora puoi dare una voce, un corpo, una gestualità a quello che prima era solo un pensiero espresso sul web. Gli esseri umani hanno bisogno anche di questo.

Hanno bisogno di personalizzare la conoscenza. Vogliono conoscere chi ha scritto il libro, chi ha pubblicato l’articolo, chi ha trasmesso conoscenza. Le persone si fidano delle persone, per questo devi diventare un grande relatore e speaker.

Come lavorare sull’umanizzazione?

Personalizza la tua esposizione. Lavora sul tone of voice e rendi l’esposizione tua. Non temere, è difficile per tutti. Ma quando sali sul palco devi emozionare, non solo informare. Modera il tone of voice per ottenere questo risultato.

Inoltre ricorda di usare l’ultima slide per salutare il pubblico: metti una tua foto, i tuoi contatti con account Twitter, email e sito web. Magari anche un ringraziamento.

Per approfondire: la personalizzazione nel mondo del blogging

Ecco come diventare un bravo relatore

Non è facile diventare un buon relatore. Anzi. Devi superare la tua propensione al nasconderti dietro al monitor e devi affrontare gli sguardi di chi è in sala.

Il mio consiglio per lavorare sulla qualità dello speech: inizia ora, subito. Fai esperienza partendo dal basso. Raccogli ogni occasione per parlare in pubblico.

Il mio mondo professionale è cambiato da quando ho deciso di partecipare agli eventi come relatore. Non è stato facile (non dimenticare che ho la “R” moscia), ma ora la strada è in discesa. Secondo te, invece, è utile per un professionista del web essere anche relatore? Oppure è necessario? Lascia la tua idea nei commenti.

22 COMMENTI

  1. Non posso che essere d’accordo. Ho parlato delle stesse cose in un mio recente post (a modo mio, ovvio). Nell’ultimo anno ho presentato a eventi e confesso che non mi spiace trovarmi su un palco. E pensare che da ragazzino ero timidissimo-

  2. Finora sono stato invitato 3 volte a fare da relatore e altrettante ho rifiutato. Non mi sento a mio agio a parlare a una platea di gente, mi bloccherei e mi dimenticherei tutto quello che so, anche se sono cose che faccio da anni. Succedeva così anche a scuola: dovevo studiare da 10 per prendere un sei scarso, come dicevano gli insegnanti.
    Ho una sola esperienza come formatore, un corso che ho accettato di fare perché al massimo c’erano 8 persone.
    D’accordo con tutti quello che scrivi, è senz’altro così, ma la platea non fa proprio per me. Non mi piace stare sotto i riflettori, avere l’attenzione delle persone su di me. Ognuno è portato per qualcosa: io non sono portato per fare il relatore.

    • Beh, certo. Se non fa parte del tuo essere non credo che sia giusto forzare. Però anche la formazione in aula con piccoli numeri è una bella sfida: puoi ottenere buoni risultati anche in questo modo. Certo, numeri ridotto vuol dire eco dimezzata. Però tu conosci i tuoi limiti e i tuoi punti di forza.

  3. Tutto vero e aggiungerei che quella nota di adrenalina (magari anche giusta paura) che hanno tutti, anche quelli che lo fanno di mestiere, quando parlano in pubblico, li mette in una prospettiva nuova per chi li intervista o ascolta dal pubblico. E’ un’occasione unica per farsi conoscere come persone. E sono stata veramente contenta di conoscervi a Varese 🙂

    • I primi 30 secondi. Devi rompere il ghiaccio e poi vai come un treno. Io ho due desideri quando parlo in pubblico: mantenere l’ironia, magari proprio all’inizio scherzo sulla mia R moscia, e muovermi. Devo muovermi. Ho bisogno di andare avanti e indietro.

  4. Sottoscrivo ogni singolo punto con un’accezione forte su “networking” e “umanizzazione”.

    Un buon professionista, a mio modestissimo avviso, dovrebbe (non dico deve, se no è imperativo) mettersi in gioco anche in questo modo – ovviamente se è nelle sue corde.

    Altrimenti rischia di perdere una fetta di occasioni mica male, e c’è poco da recriminare contro.

    Inoltre vuoi mettere uscire un po’ dopo 13-14 ore davanti il PC? Diamine, si diventa matti 😀

    • Sai quanto ho respirato durante il web marketing festival? ne avevo proprio bisogno Ben, avevo bisogno di stare un po’ in mezzo alla gente.

  5. Forse qualcuno lo ha già detto, ma io aggiungo anche di presentarsi al meglio. Non significa essere superficiali ma essere prima di tutto più sicuri e poi rispettare anche gli altri. Mi capita spesso di partecipare a convegni nel mio settore dove i relatori si presentano in condizioni pessime, anni fa non era così, non lo trovo corretto. Io stessa se mi presento bene sono mi sento anche molto più sicura. Quindi direi di curare il look!

    • Ciao Mirna, molto dipende anche dallo stile personale. Diciamo che lo stile deve essere curato ma, secondo me, la giacca e cravatta non è obbligatoria. Io di solito mi presento con camicia bianca o nera: secondo te va bene?

      • Io credo che sia fondamentale un allineamento tra ciò che si è e come ci si presenta. Alcune cose però non le giustifico mai: le scarpe da ginnastica, le camicie a maniche corte, le t shirt. Non dobbiamo imitare gli americani in ciò che sono peggio di noi. La camicia bianca a maniche lunghe e non arrotolate è un passpartout ma da sola rischia di essere un pò scialba e va accompagnata con scarpe molto belle e altrettanta cintura. Occhiali o orologio con un guizzo. L’uomo in giacca per me è sempre preferibile, anche in spiaggia!

        • Mirna, secondo me dipende da tanti fattori, primo fra tutti la persona. Io non posseggo giacca e cravatta, proprio non amo quel modo di vestire e non mi ci vestirei mai. D’estate io uso le magliette, le t-shirt, perché soffro tanto il caldo. E scarpe leggere, non certo di cuoio, che neanche posseggo.
          L’orologio non lo uso più da anni. Occhiali? E perché?
          In questo io invece preferisco gli americani, che in certi casi sono più informali di noi.
          Bisogna poi vedere che genere di intervento devi fare. Ma resta il fatto che dipende dalla persona. Nessuno può dirmi come devo vestire. Quella è una decisione che spetta solo a me.

          • Daniele, non lo ho detto prima, ma lo avrei voluto scrivere, solo che ho sempre paura di essere fraintesa. Tu per esempio sei la classica persona talmente coerente e allineata in tutto che puoi andare come vuoi e a me piaci sempre. E mi piaci anche se sei all’opposto del “genere” che in “genere” piace a me. Parlavamo però di relatori a convegni e di consigli, non di come uno va in giro. Io ho espresso il mio parere, frutto di mille convegni ai quali ho partecipato. E ho anche fatto la relatrice varie volte. Beh con il look giusto e con i capelli in ordine io mi sentivo molto più sicura. E ho percepito anche più giusti i relatori curati e puliti, sottolineo puliti … rispetto a quelli trascurati e non scendo nei dettagli della trascuratezza … e degli odori che avvicinandomi a gente molto, molto blasonata ho sentito… Meglio i Tuareg del deserto … credimi 🙂

  6. Particolarmente d’accordo con il quinto punto “Umanizzare”, trovo che già solo dare un volto ad un prodotto/servizio sia davvero di grande aiuto per venderlo e sopratutto fidelizzare l’acquirente, la gente si fida della gente, vale per i professionisti del web ma anche per Steve jobs e Giovanni Rana, il discorso rimane lo stesso :).
    Sopratutto in tal senso partecipare come relatore ad un evento trovo sia un’ottima idea…

  7. Concordo sul valore di convegni, incontri e altro.

    Personalmente privilegio la mia azione convegnistica-relazionale-incontristica verso i miei colleghi operatori-della-sicurezza cercando di far passare contenuti utili e spendibili magari anche con taglio innovativo.
    Con vantaggi numerosi e riscontrati.

    L’attività convegnistica é lavoro e non é chiasso, divertimento o gioco. Serve per portare lavoro, porta lavoro.
    Io ho già fatto questo salto mentale

    Saluti

  8. Ho iniziato a parlare in pubblico ormai dieci anni fa di hotel e benessere, la mia materia: all’inizio paura, timidezza…mamma mia! Poi ho acquisito sicurezza, ho cominciato a tenere corsi di formazione, convegni sempre più frequentemente e il top è arrivato a marzo scorso, quando ho tenuto da solo un incontro di una giornata intera nella fantastica location della Casa Cava di Matera (www.casacava.it). Un’emozione indescrivibile, in piedi sul parterre vetrato affacciato sul tufo bianco libero da qualsiasi arredo e la proiezione delle slides direttamente sul tufo! Un’esperienza irripetibile!
    E mi viene da sorridere ripensando alle prime volte…ero un altro, forse.
    Ora che giro l’Italia chiamato a parlare durante gli appuntamenti più importanti del mio settore, con l’esperienza acquisita non posso che condividere e confermare appieno tutti i pensieri del post. Ciao

  9. Assisto a convegni da 27 anni. E mi annoio molto spesso. A mio parere il numero delle slides è inversamente proporzionale alla capacità del relatore; la voce del relatore e soprattutto il modo di parlare sono fondamentali per attirare o respingere l’attenzione; camminare va bene ma senza esagerare altrimenti fa venire il mal di mare; stare in piedi va benissimo; la volgarità nelle battute la rifuggo come la peste se c’è bisogno di quella per non fare dormire il pubblico meglio andare a zappare i campi ed esco e me ne vado alla prima battuta di questo genera, ormai non mi contengo più … ; il look lo ho già detto deve essere allineato con la persona e con il tipo di evento ma comunque sempre curato; non concepisco l’eccesso di selfie finali abbracci e salti … sarà che io provengo da altri tipi di contesti ma comunque direi che non li amo in nessun ambito. E vedo dei fanatismi finali che sinceramente non comprendo. Non faccio assolutamente riferimento a te Riccardo che sei un gentleman, dico in generale da ciò che vedo in giro … per me è ai limiti della follia 🙂

  10. Ecco, io qui ci sono finita per caso, ho un grande desiderio: relazionare in pubblico per professione.
    L’ho scoperto nel 2012 che questa cosa mi piaceva, quando mi hanno buttata in arena quasi impreparata, ma per indole personale, scoperta (almeno da me) in quel momento, è andata, ed è andata anche bene.
    Da un anno sto facendo dei corsi, ho fatto alcune presentazioni e sto ancora brancolando nel buio… e tutto questo che ho letto mi piace.
    E ve l’ho detto.

  11. Grazie molto interessante. é vero che con la pratica riesce tutto meglio e che parlare in pubblico diventa difficile soprattutto quando si é concentrati sul giudizio di cosa siamo invece che sul cosa facciamo. Il mio mantra é “mi diverto e condivido quello che ho imparato e che so fare”!

    • Quando riesci a divertirti mentre dai competenze e conoscenze sei nel mood giusto. Le cose ti riusciranno sicuramente.

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