Cosa significa lavoro freelance?

Il lavoro del libero professionista è qualcosa di magico, speciale. Ma anche molto complesso. Cosa significa essere freelance? Leggi questo articolo per scoprire il mio mondo.

Il libero professionista è quella figura che non lavora con un unico cliente ma decide di mettere sul mercato le proprie disponibilità. Questa può essere una definizione generica, ma cosa significa lavoro freelance per chi si muove nel web marketing?

cosa significa lavoro freelance
Freelance, traduzione dall’inglese: autonomo, indipendente.

È un professionista che sceglie la crescita. Sviluppa i rapporti con più persone scambiando la sicurezza con la possibilità di guadagnare di più vendendo il proprio brand a un prezzo superiore. Questo ho capito dopo 6 anni di partita IVA.

Lavoro freelance online: significato

Prima di iniziare la riflessione sull’operato del libero professionista è giusto dare una definizione concreta. Cosa significa lavoro freelance? Con questo termine s’intende la possibilità di scegliere un contratto di lavoro capace di prestare competenze a più clienti.

Il dipendente firma un accordo che lo lega a un’azienda o un professionista in modo esclusivo. Può fare dei lavori extra – gestiti dalla ritenuta d’acconto – ma entro certi limiti. Il gettito principale deve arrivare dall’azienda con la quale ha firmato il contratto.

Che prevede un minimo sindacale, extra, ferie e altri diritti/doveri. Il freelance ha solo quest’ultimi: deve pagare una cassa previdenziale (per molti è l’INPS) più l’IRPEF. E non ha ferie retribuite o malattia. Insomma, sembra una strada in salita.

Per approfondire: 14 consigli per affrontare il lavoro freelance

Passare da dipendente a freelance

Abbandonare l’azienda per il lavoro freelance vuol dire affrontare un’evoluzione straordinaria. Non tutti ci riescono. Questo ti riempie di orgoglio, ma questa sensazione piacevole scompare appena tocchi con mano il quotidiano.

Dietro al lavoro freelance si nascondono centinaia di problemi. Ci sono le tasse da pagare, ci sono le fatture, c’è la pubblicità che deve essere fatta altrimenti i lavori non arrivano. E poi ci sono i clienti, la fatturazione, la riscossione crediti.

Però ci sono anche delle situazioni da evitare. Tipo quella del cliente che ti ruba il lavoro o vuole farti operare gratis a tutti i costi. Anche quando hai ben definito il preventivo. Sì, il lavoro freelance è logorante e comporta dei disturbi.

Però io ho capito una cosa importante dopo 6 anni di lavoro freelance. Ho afferrato un concetto che non riguarda solo i liberi professionisti, ma anche i dipendenti.

Come funziona il lavoro freelance

Devi muoverti sempre e cambiare figura professionale. O meglio, la tua attività. Quello che fai oggi va bene, ma non è detto che sia altrettanto valido domani. O peggio ancora dopodomani. questo ho capito dopo 6 anni di lavoro freelance.

Il web è in continua evoluzione. Quindi devi specializzarti, devi approfondire, devi fare formazione e acquisire nuove competenze. Quello che ho capito solo dopo l’esperienza è che a volte è necessario abbandonare i modelli professionali.

In altre parole: devi modificare il tuo modo di lavorare, ecco cosa significa lavoro freelance. Non devi lasciare il tuo universo professionale, ma devi prestare le tue competenze attraverso dinamiche diverse. Oppure devi cambiare mansione.

Devi seguire (o creare) il mercato

Esempio da declinare in base alla professione. Sei un web writer, inizi a scrivere e hai un prezzo per ogni articolo. Lavori in questo modo per anni, va tutto alla grande. La richiesta c’è, i competitor anche ma va bene: c’è un mondo da conquistare.

Poi ti rendi conto che questo non basta. Forse quello che fai non rende abbastanza, forse è un lavoro generico e le persone sono disposte a pagare di più per un compito specializzato, forse hai imboccato un settore che non ti permette di scalare. Molti settori sono diversi: non puoi aumentare il lavoro in base alle necessità.

Sei un freelance, sei unico e solo.

Vuoi crescere, ma il tempo non ti permette di trovare nuovi lavori. E non puoi aumentare i prezzi, non offri un lavoro specializzato. Quindi devi seguire il mercato.

Nella vita la teoria è che devi fare quello che ti piace veramente: metà è capire quello che ti prende sul serio e l’altra metà è sbattersi per arrivare dove vuoi – Jack Frusciante è uscito dal gruppo.

Ovvero devi capire dove sta andando l’economia, qual è il bisogno delle persone. Non ti serve un blogger ma un content specialist, o un copywriter specializzato e competente in landing page. Devi capire il mercato. Poi devi raggiungere l’obiettivo.

Cosa significa lavoro freelance

Questa è la sfida. Devi cambiare il tuo modo di lavorare, devi acquisire nuove competenze. Non devi solo migliorare. Il lavoro freelance è una sfida continua.

lavoro freelance
Come si evolve il tuo lavoro – Fonte immagine

Tu sei a sinistra. Devi arrivare a destra cercando di acquistare esperienza, competenza, certificazioni. Purtroppo il tuo compito non è semplice, anzi. Fa paura.

Devi colmare questa distanza, ma lo devi fare senza perdere i clienti. Cioè devi evolverti mentre continui a lavorare. Non puoi prenderti un anno sabbatico.

Questa è la chiave di tutto: capire dove andare

Per soddisfare le proprie passioni, per vivere meglio con il proprio lavoro freelance e per far fruttare al massimo la propria partita IVA. Rimanere immobili oggi vuol dire accontentarsi, lasciare chi gli altri ti raggiungano con servizi uguali e migliori del tuo.

No, non è un dramma. Non devi per forza cambiare o essere competitivo. Però questa è la strada: lavorare come freelance vuol dire essere un passo avanti.

Per approfondire: piccola guida per futuri freelance

Lavoro freelance: la tua opinione

Io sono arrivato a questa conclusione: per lavorare bene nel settore freelance non devi solo imparare cose nuove. Devi pianificare una vera e propria evoluzione della tua figura professionale. Un’evoluzione verso l’iperspecializzazione.

Devi saper fare qualcosa di specifico e di estremamente utile, ma devi essere l’unico a conoscere bene l’argomento. O comunque devi essere uno dei pochi.

In questo modo puoi chiedere somme dignitose, utili per sopravvivere alla partita IVA. Sei d’accordo? Secondo te è questa l’evoluzione? Lascia al tua idea nei commenti.

15 COMMENTI

  1. Mi chiedo sempre una cosa sai, c’è un modo per prendere spunti di riflessione importanti oltre che i blog di settore? I Forum e le Community?

    • Certo, c’è sempre un modo per prendere spunti dalle discussioni online. Ma prendere spunti per fare cosa? Ti riferisci al settore lavorativo o agli argomenti da affrontare nel blog?

        • Sì, seguire i forum e le community è fondamentale per trovare nuovi spunti. Ma soprattutto per capire quali sono i punti di interesse della tua nicchia, senza dimenticare il linguaggio vero e proprio. Tu non devi creare contenuti da incorniciare nel salotto: devi creare qualcosa di utile per i lettori. E questi luoghi sono ideali per capire qualcosa in più.

  2. Articolo che condivido in pieno tranne che per la parte introduttiva, e specialmente per una frase “Sì, il lavoro freelance è logorante”.
    Credo che il fatto di essere logorante o meno dipenda dal punto di vista con cui si vedono le cose, perché lasciando da parte le tasse e i clienti, tutto il resto io lo vedo come una sfida, e devo dire che è molto esaltante.

    Dover pianificare, studiare, inventare nuove forme di reddito, è una sfida veramente elettrizzante per un freelance. Siamo artefici del nostro destino, siamo noi che decidiamo che strada prendere.
    Ho scelto di diventare freelance 3 anni fa, e non me ne pento assolutamente.

    Complimenti per l’articolo

    • Se ti piace il lavoro che fai essere freelance è una benedizione. C’è solo un problema: le tasse. Ti tagliano le gambe in certi momenti, sai?

  3. Ho lasciato l’azienda in piena crisi occupazionale e sono freelance da due anni. Ok: abituarsi a non avere stipendio fisso e’ terribile all’inizio. Ma poi vedi i vantaggi: tu sei il tuo capo. Tu scegli la qualità dell’output. Sei tu a definire le tue mansioni. A decidere quando è ora di crescere. A uscire a prendere aria quando non ne puoi più, a prenderti un giorno senza chiedere permessi e a scegliere la tua strada. Con tante incertezze e’ vero: ma non tante più del sistema aziendale di oggi, dove perdere il lavoro e’ più facile e il costo umano (di vita, tempo, stress) e’ sempre elevatissimo.

  4. sono assolutamente d’accordo su quasi tutto. Purtroppo la conclusione stride molto con quello che hai scritto all’inizio. Ti devi specializzare in una nicchia molto piccola e li essere veramente un drago. Il problema è che quella nicchia alla fine diventerà obsoleta e dovresti trovarne una nuova … nel frattempo devi comunque lavorare, soddisfare i clienti, trovarne di nuovi, creare nuove cose, gestire la parte amministrativa, litigare con tutto e tutti … insomma nonostante tutto c’è un mondo di cose che ti distraggono dall’andare nella direzione giusta per non parlare di quando hai la competenza, la forza, l’idea … per vincere e … vince qualcun altro solo perché … conosce l’azienda (abbiamo deciso di tenere l’attuale agenzia che ha fatto una presentazione meno bella della sua ma … ci fidiamo di loro!).

  5. Ciao Riccardo.
    Hai scritto bene: “Evoluzione, un concetto che non riguarda solo i liberi professionisti, ma anche i dipendenti.”

    Io sono un dipendente che alle volte (grazie al blog e la visibilità ottenuta) fa anche delle consulenze. L’evoluzione, quindi la formazione è alla base di ogni libero professionista, che diventa optional per i dipendenti della maggior parte delle aziende Italiane.

    Oggi come ieri le professioni che pagano (sia da dipendenti sia da liberi professionisti) sono quelle altamente specialistiche e cosa ancor più importante che risolvano problemi nel minor tempo possibile e nel modo più efficace. Perchè ieri? Eccovi un esempio. Un mio amico esperto in COBOL/RPG BS2000 (molto non sapranno cosa sia, roba di parecchi anni) guadagna più quasi il triplo di un esperto JAVA EE.

    Spendere tempo e denaro in formazione e evoluzione non è assolutamente sprecato, peccato che non tutti afferrano.

  6. Ciao Riccardo e grazie per l’articolo. Anch’io purtroppo o per fortuna lavoro come freelance. Adoro il lavoro da freelance perché mi permette di gestirmi così come voglio, perché sono io il mio capo e sono io a presentarmi ai clienti. Un altro aspetto che mi piace è che sono al 100% responsabile di quello che faccio. Forse l’unico problema del lavoro da freelance è la contabilità, a cui si aggiungono anche le salate tasse da pagare.

    • Ecco, due problemi dell’essere freelance che ti fanno passare quasi completamente la voglia. Quasi, eh!

  7. Molto interessante, solo una precisazione. Anche il lavoratore dipendente deve pagare la previdenza e l’IRPEF, solo una parte è a carico dell’azienda che comunque la calcola come costi retributivi complessivi.
    La differenza fondamentale è che il freelance si trova a dover gestire un importo lordissimo a cui deve detrarre tasse, contributi, il dipendente trova già l’importo lordissimo che avrebbe guadagnato detratto alla fonte.
    Così come ha scritto sembra che solo i freelance paghino tasse & co. Un dipendente arriva a pagare anche oltre il 48% del suo reddito lordo, senza però poter scaricare nulla di spese e costi come è invece possibile a chi ha una una contribuzione fiscale tramite partita iva in regime ordinario.

    • Ciao Claudia, non sai quante volte ho affrontato questo tema! Vero, le tasse le pagano anche i dipendenti. però ti dico questo: noi liberi professionisti dobbiamo lavorare e far percepire il valore al cliente ogni volta per ottemperare questo incomodo. Tu come dipendente hai un accordo, quella cifra ti entrerà sempre sul conto. Io (noi freelance) no. Purtroppo.

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