Di Riccardo Esposito | Pubblicato il - Aggiornato il
I blog funzionano ancora, non sono morti. Però mettiamo subito in chiaro il fatto che la scrittura online deve essere alimentata per avere qualche speranza di sopravvivere alle evoluzioni della buona comunicazione su internet.
I blog funzionano ancora o sono morti? La risposta è sotto i tuoi occhi, stai leggendo un articolo scritto da un blogger che cura questo spazio dal 2008. E che trova clienti online, cura il proprio personal branding, guadagna con il blog.

Il lavoro di scrittura e pubblicazione di buoni contenuti non è morto. I blog funzionano ancora ma è inutile far finta di niente: tante cose sono cambiate. Ed è difficile sviluppare un progetto editoriale nel tempo. Sai perché aprire un blog oggi?
Indice dei contenuti
Come è cambiato il mondo del blogging?
Dieci anni fa era semplice iniziare a fare blogging. C’era spazio nella serp, la competizione mancava e ti muovevi con competenze che oggi sembrano preistoria.
La scrittura online era semplice keyword stuffing e i pochi che lavoravano con un SEO copywriting più raffinato diventavano divinità. Ma c’erano poche fonti da studiare.
Oggi è tutto diverso: puoi usare decine di tool e tecniche per scrivere un articolo in ottica SEO. Ma è difficile emergere perché le pagine del motore di ricerca sono piene di risultate simili. È sempre più difficile emergere. Senza dimenticare i social.
Da leggere: mettere la scritta blog personale su Instagram
Conviene aprire un blog? Ci sono i social!
Questa è la grande opzione: puntare sui social network, dove si trovano le conversazioni. Il tempo trascorso sui vari Facebook e Instagram aumenta, l’attenzione viene divorata da queste piattaforme, il mobile fagocita l’esperienza.
La difficile relazione con i social è lampante, sono fonte di traffico ma anche ladri di tempo. Guarda questo grafico della ricerca di We Are Social: le risorse dedicate ai social aumentano sempre di più. Questo perché si adeguano al contesto.
I blog funzionano ancora oggi?
La domanda è legittima, oggi è facile aprire un blog e fallire per gli scarsi risultati. I social sono piattaforme che creano contenuti pensati per il mobile e si adeguano al formato video, perfetto per lo smartphone e per la fruizione nomade di contenuti.

Perché aprire un blog nel 2022? Ha ancora senso? Certo, se ti aspetti grandi successi e un metodo per fare soldi su internet in poco tempo hai sbagliato strada.Conviene aprire un blog se hai un piano d’azione, una strada da seguire, una costanza unica.
I vantaggi del blog tradizionale
A questo punto potrei parlare dell’importanza del dominio e della proprietà dei contenuti, punti che da soli valgono la scelta di investire sull’indipendenza. Ma ti dico di più: con un blog personale sei presente nell’archivio del mondo.
Sto parlando di Google. Se le persone cercano il tuo nome trovano l’account LinkedIn e i post su Pulse. Ma stai limitando le tue possibilità. Su Facebook c’è tanta gente, stessa cosa per LinkedIn. Ma quante ricerche al mondo fanno le persone su Google?
Un numero infinito. Quante volte mi trovano grazie al posizionamento di contenuti e mi chiedono un preventivo della landing page su WordPress? Tante.
Con un blog personale puoi essere presente. Puoi condividere i link sui social. Puoi indicizzare i contenuti su Google e sopravvivere alle mode del momento.
Puoi diversificare l’offerta e creare una pagina per ogni servizio che vendi. Ancora un motivo: puoi monitorare tutto, anche il numero di contatti inviati da un form.
Perché è difficile creare un blog oggi?
I risultati non arrivano e conviene investire altrove. Nei video magari o su social network pensati per il visual. Oggi si fa blogging su Instagram, l’impegno necessario è minore rispetto a quello richiesto per aprire un blog con WordPress.
Secondo me, oggi, è difficile parlare di blogging perché le distorsione del concetto di influencer hanno portato tutti ad abbracciare l’idea di poter guadagnare online.
Proprio come Salvatore Aranzulla o Chiara Ferragni. Quindi affrontando delle proprie passioni e provocando un’inflazione di persone disposte a comunicare. Ma che ignorano un punto: oggi c’è bisogno di tanta competenza e impegno per emergere.

Guarda come è aumentato il tempo necessario per scrivere un articolo. Tanta concorrenza, unita all’evoluzione del web verso una natura mobile e social, portano all’idea di partenza: ha ancora senso aprire un blog oggi? Ma certamente.
Ecco perché serve avere un blog oggi
I blog funzionano ancora dal punto di vista della content strategy perché rappresentano un’ottima fonte di traffico per portare visite qualificate sul sito.
Se vogliamo ragionare in termini di SEO e inbound marketing, ovvero di far arrivare le persone giuste sul sito, il blog ha ancora tanto da dire. Ma se ti aspetti risultati facili scrivendo articoli di bassa qualità ti sbagli: l’asticella si è alzata e non di poco.
Questo vale per il lavoro di brand building e di presenza online. Se vuoi farti un nome questa è la strada più robusta e sicura: scrivere contenuti di qualità è sempre un ottimo biglietto da visita, un modo per creare il curriculum perfetto secondo me.
Il blog è obsoleto o funziona ancora?
Ho chiesto a Cinzia di Martino che ha affrontato l’argomento chiamando in causa Gary Vaynerchuk. Il quale sostiene che in realtà il blog è una struttura “obsoleta” che ha ancora senso di esistere, ma che oggi è diventata di contorno.
Il vero blogging, inteso come fulcro e creatore di conversazioni e confronti, si sta già spostando sui social. E continuerà a farlo, influendo ancora di più sul personal branding. Se scrivi un articolo io lo leggo e lo commento, ma se ciò avviene sui social la conversazione è più attiva. Perché è più visibile, più partecipata in comodità.
Che ruolo ha la notizia dei Lead Ads di Facebook? Destabilizzare la concezione di sito/blog come nucleo. Da oggi le landing page, nella vecchia accezione del termine, non saranno più così necessarie perché tutto si fa dal Social. Questo piace perché non dobbiamo uscire, possiamo iscriverci a una newsletter o comprare qualcosa.

Il blog continuerà a esistere finché ci sarà gente che fa ricerche su Google, ma la vera forza sarebbe quella di spostarne il contenuto sui social nella giusta chiave.
Mi chiedo allora: ha senso spostare tutto sui social? Qual è il prezzo di questa migrazione? E per chi ha senso? Quali sono le tendenze del blogging?
Ma davvero tutti potranno ottenere dei risultati? È uno scenario plausibile o c’è qualcosa di imposto? È come parlare di previsioni per l’anno a venire: non riesco a capire quanto sono lungimiranti quelli che le fanno e quanto invece influiscono sul comportamento altrui per far si che la previsione si avveri. Ecco le opinioni.
I blog funzionano ancora: opinione di Riccardo Scandellari
Credo che il blog (personale o aziendale) non sia una fede, un’ideologia a cui rimanere attaccati. Il blog ha perso smalto negli ultimi tempi. Ma ci sono ancora margini di miglioramento. Ad esempio? Basta conoscere le soluzioni SEO e i consigli per blog.
Ha molta concorrenza, nelle ricerche è più complesso posizionarlo, chi utilizza lo smartphone è meno propenso a cercare. Chi conversa sui social network è infastidito dall’uscire per leggere un approfondimento, e altri motivi che non vado ad elencare.
La concorrenza delle piattaforme come Tumblr e Medium, che, attraverso la user-generated content sono in grado di combinare un pubblico interno a quello esterno, stanno vedendosi affiancare da i diretti competitor: i social media.
La piattaforma di blogging di LinkedIn e l’annunciato rilancio di Notes di Facebook consentirà di ottenere pubblico diretto e interno alle piattaforme sociali.
La capacità di seduzione di piattaforme come LinkedIn Pulse sapranno ottenere l’interessi di molti potenziali blogger liberi dai costi e grattacapi. Non dovranno più fondare un loro canale comunicativo e potranno avvalersi del loro pubblico nel luogo in cui l’hanno generato. Alla fine rimane solo il contenuto, vero ambito di impegno.
I blog funzionano ancora? L’opinione di Francesco Margherita
Eravamo a Milano e Riccardo Scandellari mi disse che il blog personale sarebbe tramontato, certo non subito, ma tra un po’ avrebbe perso la sua rilevanza.
Forse in futuro non scriveremo su siti web personali, ma su altri che raccolgono più firme. Come in effetti accade già per siti web come Chefuturo, che sarebbe un bel progetto se non si ostinasse a giustificare le intestazioni con i virgolettati.
Ci sono poi i social network, che sono sempre più “il” luogo della discussione. I forum sono utili perché sistematizzano il sapere, ma è sui gruppi Facebook che si discute. I vantaggi di avere un blog contemplano anche la possibilità di essere in questi luoghi.
Negarlo sarebbe non vedere la realtà. Se però i blog sono destinati a morire e i forum sono monumenti di un passato che fu, dove conserveremo le risorse che produciamo per renderle disponibili nel tempo? Dove sistematizzeremo il nostro pensiero tutte le volte che serve? In un post troppo lungo per essere letto sui social?

Su di un giornale che lo metterà tra tanti articoli senza soluzione di continuità? Dipende dal settore, ma il blog personale per me continuerà a vivere.
Magari non più al centro di tutto, ma integrato in un ecosistema complessivo che terrà conto dell’evoluzione delle dinamiche di accesso alla conoscenza e conversazionali. Il blog non ci sarà più? Mi sembra il classico ragionamento esclusivo che vede questa cosa al posto di quella. Se ne farà un uso diverso da oggi.
Da leggere: meglio il blog o il sito web?
I blog funzionano ancora secondo te?
Allora, io credo che i blog siano ancora uno strumento prezioso di web marketing ma che la competizione è diventata molto alta. Il tempo a disposizione degli utenti è sempre lo stesso, i messaggi aumentano e i canali combattono per conquistarla.
Gli smartphone sono centrali in questo equilibrio e non giocano a favore del blog. Anche se lavori su tema responsive e AMP il cellulare dimezza la partecipazione nei commenti. Ma il blog non è morto, funziona ancora. Sei d’accordo?
Categoria: Blogging

Sono sicuro che i blog non sono morti e hanno ancora molto da dire. Nel tempo siamo cambiati noi come fruitori del servizio, diventando sempre più esigenti. Ovvio che aprire un nuovo blog oggi è farlo salire nelle serp è molto più complesso di anni fa. Essere il first mover all’inizio paga.
Oggi, secondo me, emergono solo i blog che hanno veramente le qualità per farlo. Non c’è spazio per le vie di mezzo.
Il mio blog è culturale… Ogni giorno scrivo un articolo e ogni giorno trovo nuove “chiavi” nei primi posti della SERP dei motori di ricerca che rimandano al mio blog. Dal mio punto di vista non sono morti. Certo c’è in giro molta “fuffa” e mai come in questi ultimi anni è facile farsi prendere dallo sconforto, specialmente quando i contenuti di qualità devono fare a botte con disinformazione e pettegolezzi
Purtroppo tendiamo a ignorare un punto drammatico: forse le persone vogliono quello, pettegolezzi. E trovano molto da leggere.
Sì, sono d’accordo, ultimamente ne ho parlato spesso anche io.
L’asticella si è alzata, verissimo, e ora noto una cosa, almeno nella mia sfera: o ci sono blog ancora in stile “diario”, che hanno quasi quella funzione poi assorbita dai social, o i blog con contenuti di livello medio-alto se non altissimo. Insomma, la “mediocrità” è sparita.
Il blog non è morto; il blogging si è evoluto. La blogosfera, come ti dicevo, ha rischiato di morire ma già negli ultimi due mesi ho avuto conferme positive che determinano il contrario, per fortuna.
In ogni caso, non si può più prescindere dall’importanza dei social.
In ogni caso bis, chi pensa di aprire un blog (o anche pagina o profilo, eh) per far soldi facili, non ha capito niente.
Moz-
Pensaci. Perché dovrei leggere un blog per perdere tempo, per svagarmi, se questa funzione ormai è assorbita dai social? Ora devi fare la differenza sul blog. Se hai una community devi coltivarla bene, sempre e con grande affetto. Altrimenti scompare tutto.
Ecco, qui la tua domanda apre una questione.
Perché dovrei leggere un certo blog? Per il blogger. A volte basta (ancora) questo.
Moz-
Sì, se il blogger vale la pena di essere letto può fare la differenza. Guarda il blog di Seth Godin…
secondo me quelli che sono davvero preistoria sono i forum, credo che l’utente moderno non possa tollerare certe moderazioni stile “dittatura” che persistono su certi forum (lo stesso vale per i gruppi su certi social)
i blog secondo me rimangono una forma di comunicazione di alto livello, elegante e aperta
da evitare con cura l’errore (che ho visto fare a molti) di chiudere i commenti, perché lì sta il vantaggio primario rispetto ai social
personalmente ho notato una flessione nell’engagement di alcuni social, del resto la novità è passata, tante aziende mi sembrano più “distratte”, c’è da chiedersi cosa verrà dopo i social
C’è una notevole crisi dei commenti sui blog, oggi tutti commentano sui social ed è difficile portare pubblico attivi. In effetti i forum hanno perso grande fascino, difficile farli decollare oggi.