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Quando Google penalizza My Social Web

Esatto, hai letto bene.

Ricordi quella ondata di penalizzazioni di metà marzo anticipata da un tweet di Matt Cutts? Quella approfondita dal documento pubblicato da Google Webmaster Central?

Perfetto, io ero nella lista. Il 16 marzo ho ricevuto il messaggio via Google Webmaster Tool nella quale si descriveva la mia (infelice) condizione. Guarda, non puoi immaginare la rabbia che saliva.

Esatto, rabbia. Perché lo sanno tutti che il web è pieno di sudiciume e che le serp traboccano di guano a destra e a manca. E che succede? Google penalizza me. Motivo? Google ha rilevato un pattern di link artificiali o non naturali in uscita sul sito.

Schema di link in uscita

Fortunatamente la mia è stata una penalizzazione che non ha toccato la presenza delle pagine nelle serp. Non ho riscontrato cali di visite e la mia attività è andata avanti senza problemi. Mi hanno azzerato il Page Rank, sì. Ora è tornato alla normalità.

google penalizza

La penalizzazione, però, pendeva come una spada di Damocle sua mia testa. Secondo Google c’erano link che uscivano dal mio blog e che puntano alla vantaggio di altre persone. Ma è vero?

Solo la verità

Ci sono questi link? Ho fatto una cosa del genere? No, in tutta onestà no. Ho seguito sempre e solo una regola: linkare con naturalezza, pensando solo all’utilità del lettore.

Se leggi il mio blog sai che non c’è altro da aggiungere. O forse sì: ci sono i guest post. Gli articoli che gli altri blogger hanno pubblicato sul mio spazio. Oh, quante parole ha speso Matt Cutts.

Non vanno bene, vanno bene, li puoi pubblicare se non sono spam, i link devono essere naturali ma forse sì o forse no… Ebbene, da molti mesi su My Social Web c’era questa regola: un solo link con ancor text nome dominio nella biografia. Stop.

In passato c’erano regole differenti, si lavorava sull’anchor text. Come facevano tutti. Ma la linea editoriale è sempre stata ferrea: qualità. Lo posso confermare anche davanti al giudizio universale.

A Google questo non interessa. Risulti positivo? Via, penalizzato. Ci sono siti che continuano a bivaccare nella serp senza alcun diritto? Lascio la risposta a gente più competente di me.

Google penalizza

E io mi rivolgo a un professionista: è la cosa giusta da fare per sciogliere il problema. Io lavoro e guadagno con il mio blog, non posso perdere tempo. Ecco la trafila:

  • Ho tolto link e messo tanto nofollow.
  • Ho fatto la prima richiesta di riconsiderazione: la risposta è stata negativa.
  • Ho tolto link e messo tanto nofollow.
  • Ho fatto la seconda richiesta di riconsiderazione: la risposta è stata positiva.

Il tutto è durato poco più di un mese. Tutto bene quel che finisce bene. Una domanda però me la faccio: perché non aiutare i webmaster? Voglio dire, le informazioni che lasciano sono veramente scarse. Sembra di brancolare nel buio.

Quando hai sempre seguito le regole e hai subito una penalizzazione che non ti aspettavi pensi che sarà sempre più difficile linkare con naturalezza. Più difficile e meno piacevole.

Allora, ti piace questa avventura? Secondo te Google fa bene a seguire la strategia del terrore? Fa parte di una strategia  o semplicemente non sa più come risolvere il problema link?

Aggiornamento del 23 aprile

Con grande piacere inserisco la quarta puntata della rubrica FastForward di Giorgiotave. In questo video, dal minuto 5.00, si parla anche della penalizzazione che ha colpito My Social Web (e che non ha portato alcuna variazione delle statistiche).

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

33 Comments

  1. Riccardo, mi spiace molto per quello che è accaduto.
    Ho come l’impressione che – come sempre – i furbetti se la cavino e chi lavora con tenacia, attenzione alle linee guida, correttezza, in qualche modo rischi sempre di più. Si è sempre sul filo del rasoio!

    Tu hai affrontato i problemi con oculatezza e sono contenta che tu sia uscito dalla situazione di empasse.

    Continua sempre a lavorare bene come fai, white hat e con attenzione ai dettagli.
    La qualità del tuo lavoro la notano tutti!
    Buon lavoro

    • “chi lavora con tenacia, attenzione alle linee guida, correttezza, in qualche modo rischi sempre di più”.

      Ecco, questo passaggio mi interessa. E mi domando: perché?

      Voglio dire, perché chi lavora bene e in totale trasparenza deve rischiare. Ok, la regola è semplice: Google è un’azienda, ha delle regole, se non ti piacciono puoi anche andare via. Però tu azienda fai affari con la nostra presenza online, e le regole per far parte del tuo giro non sono chiare.

  2. Sicuro che siano i link verso altri blog? Perché neanche io mi sono mai accorto di link strani o ambigui in uscita nel tuo blog. Non è forse la pubblicità? Magari per Google è troppa.

    • No.

      Su My Social Web ci sono due forme di pubblicità: AdSense di Google e banner. Che ovviamente ho sempre pubblicato con link nofollow. Il primo pensiero è andato al link nel footer all’autore del tema, così abbiamo eliminato quel link alla prima richiesta di riconsiderazione.

      Niente, non era quello. Infatti la prima riconsiderazione è stata rifiutata.

        • Bella domanda… Giro la domanda a Salvatore Capolupo che ha curato la soluzione del problema.

            • Ciao a tutti,

              provo a dirvi qualcosa in più per quanto, alla fine, non sia stato possibile individuare i(l) link specifico/i. In linea di massima si possono fare un paio di ipotesi: i link testuali in uscita dalle didascalie delle foto, i link testuali presenti nei widget/footer, i link nei box autore dei guest post, i link testuali inseriti negli articoli (quasi certamente il problema era lì). Dopo aver rimosso i “sospetti” nei primi due gruppi,infatti, il problema si è ripresentato, ovvero la richiesta è stata respinta, e solo dopo aver messo in nofollow TUTTI i link dagli articoli la penalizzazione è stata revocata.

              Ho anche l’impressione, ed il forum conferma questa ipotesi, che i webmaster in questi casi procedano ad eliminare link “a strati”, ma a quanto leggo non è affatto questo il modo corretto di procedere. Anzi, Google non ci tiene a farti sapere “quale” link sia scorretto (ed è un po’ come ricevere una multa senza spiegazioni e col semplice importo da pagare, se mi passate il paragone).

              Il mio sospetto è che fossero i link a siti a loro volta penalizzati a dare fastidio (ho chiesto a qualche webmaster linkato da mysocialweb se fosse afflitto da penalizzazioni da link in entrata, ma nessuno o quasi ha risposto, a testimoniare come sia difficile a volte fare il nostro lavoro, e di come sia sconvolgente il livello di “orecchie da mercante” di certuni). Insomma, alla fine il forum di Google mi ha praticamente costretto a ricorrere al nofollow massivo: questa è la soluzione.

              Diversamente avrei dovuto fare N richieste per N link singoli, col rischio di vedere respinta la richiesta N volte (Google in questo caso sembra non voler entrare nello specifico, del resto la segnalazione nel WMT era estremamente generica e specificava “tutte” le pagine come afflitte dal problema: tutte?). Se leggete il forum per webmaster di Google troverete decine di situazioni come la nostra, certo non è male approcciare al problema costringendo i siti “sorgente” a togliere di mezzo i link “falsati”, ma la controindicazione, davvero tremenda, è che un blogger si può trovare penalizzato senza sapere perchè. SEO-Kafkiana, che altro? 🙂

              Mi sembra anche chiaro che il concetto di “compravendita” coinvolga a questo punto una qualsiasi forzatura nel collegamento ad una risorsa, e che le pubblicità in questo caso non fossero parte del problema (anche perchè saggiamente Riccardo le aveva messe in nofollow già da prima). Mi chiedo, partendo dal fatto che sia stato un nofollow a risolvere la questione, se davvero tutti i discorsi sulla semantica e sul contesto che facciamo da anni siano così importanti come diciamo: questa storia mi evoca un PageRank-revival anni 90 …

              • Non capisco, infatti, perché Google non indichi mai la vera sede del problema e mettere tutto in nofollow non è una soluzione, alla fine, perché tu non sai come hai contravvenuto alle regole.

                Ora: i link nelle didascalie alle immagini indicano le fonti. Ok, posso anche metterle in nofollow, in fondo, alla fine, al sito linkato arriva comunque traffico.

                Secondo me, a questo punto, hai ragione tu a sospettare che dipenda dal sito linkato. Ma, mi chiedo ancora, perché non dirlo?

                • La mia opinione (posso sbagliare): se Google indicasse con precisione i link incriminati i webmaster realmente contro le regole acquisirebbero una conoscenza precisa dei link penalizzati. In altre parole, avrebbero un suggerimento prezioso per fare compravendita di link evitando le cause della penalizzazione.

                  L’idea di Google: io ti dico che hai sbagliato e a tua coscienza devi togliere i link che ha portato alla penalizzazione. Ora, se hai veramente inserito questi link sai cosa fare. Ma se non li hai inseriti, se non sai che fare, diventa difficile.

                  • Esatto, il motivo di questa generalizzazione credo sia da attribuire a quello che dice Riccardo.

                    faccio notare, di sfuggita, come la politica di linking scelta da Ric (un massimo di link per articolo) sia stata praticamente irrilevante.

                  • Credo che il motivo per cui Google non fornisca indicazioni precise sui link incriminati in un sito è che proprio non sia in grado di farlo. Dovrebbero poi infatti spiegare anche cos’abbiano quei link per risultare non accettabili. Ma gli algoritmi anti-spam di Google sono diventati talmente complessi e autonomi (funzionano in autoapprendimento), che anche solo capire perché puntino il dito su questo o quel link richiederebbe un’analisi infinita, difficile ed eccessivamente time-consuming per gli stessi ingegneri di Google, perché fondamentalmente basata sull’impredicibilità dell’intelligenza artificiale. Anche quando G intraprende “azioni manuali”, queste hanno ormai ben poco di “ragionevole”, se ragionevole significa razionalmente comprensibile fino in fondo da un essere umano. Gli algoritmi che individuano a monte i siti da sottoporre a giudizio, e gli algoritmi anti-spam che l’omino di Google utilizza per “considerare” e “riconsiderare” il loro livello di spamming non sono deterministici. Questo è anche il motivo per cui perfino Matt sembra un po’ arrampicarsi sugli specchi.

                    • Addirittura Massimo.. mi sembra un po’ un’esagerazione grossolana pensare che Google non sia in grado di spiegare quello che fa… qui parliamo di algoritmi di autoapprendimento e ci siamo, ma da qui a pensare che prendano autocoscienza mi pare un po’ troppo la trama di Terminator 🙂

      • Concordo assolutamente con Nicoletta, anch’io sono sempre più convinta che “i furbetti se la cavino e chi lavora con tenacia, attenzione alle linee guida, correttezza, in qualche modo rischi sempre di più. Si è sempre sul filo del rasoio!”.
        A me è capitato con uno solo dei miei blog (ma su tutti lavoro con lo stesso rigore e con la stessa filosofia, quindi già questa cosa è molto strana).
        La mia scelta è stata inizialmente di togliere o mettere nofollow a quello che sembrava sospetto a me, ma poi riconsiderando la cosa e leggendo altre esperienze ho deciso di mettere ogni link esterno nofollow e solo dopo chiedere la riconsiderazione. La risposta non è ancora arrivata…

        • Evidentemente, Salvatore, non hai mai lavorato su sistemi ad autoapprendimento e nell’intelligenza artificiale in generale. Chi ha mai parlato di autocoscienza. Quanto al grossolano faresti una figura migliore a risparmiartelo.

        • Salvatore, ti rispondo da programmatore.

          A prescindere dal discorso intelligenza artificiale, posso assicurarti che, quando il codice di un software viene rimaneggiato giornalmente per anni da tante persone diverse, accumulando strati e strati di nuovi algoritmi che interferiscono con i precedenti… beh, allora, ad un certo punto, è abbastanza normale PERDERE IL CONTROLLO DI QUESTO CODICE.

          In modo più o meno inconscio, noi SEO e webmaster spesso tendiamo a considerare Goggle quasi fosse una divinità e quelli che ci lavorano dei semi dei.

          Invece, dovremmo iniziare a considerare la possibilità che i ragazzi di Big G siano sulla buona strada per rompere il loro bel giocattolo e che ci troviamo già nella fase di declino del motore di ricerca n. 1 in Occidente.

          Riguardo a Matt Cutts, quindi, non mi stupirei affatto di scoprire che, molte volte, lui stesso non sa bene di cosa sta parlando.

          Personalmente, considero Mr. Cutts come uno dei tanti algoritmi di Google, un psico-algoritmo per la precisione. In pratica, tramite lui, quelli di Google tentano di sopperire alle carenze/bug del software facendo del terrorismo psicologico nella speranza di influenzare comportamenti che, altrimenti, la loro macchina non sarebbe in grado di riconoscere.

          Perché è ovvio, per esempio, che una macchina non può distinguere in modo efficace un link spontaneo da uno a pagamento.

          La cosa buffa è che, di questo passo, il risultato della loro strategia del terrore sarà che finiremo tutti con l’usare il nofollow per tutti i link indiscriminatamente. A quel punto, a Google verrà a mancare la principale materia oggetto delle sue analisi, e il cerchio si chiuderà.

          E allora… BENVENUTI NEI PRIMI GIORNI DELL’ERA POST GOOGLE! 🙂

  3. Accidenti Ric, mi spiace ma son contenta che ne sei uscito in fretta.
    Io lavorato ad una penalizzazione da penguin per più di un’anno e mezzo, e non è mai semplice ripercorrere la storia delle proprie azioni valutate giuste e adattare il tiro!

    Mi unisco anch’io alla domanda di Daniele, sono curiosa, siete riusciti a circoscrivere esattamente i link fastidiosi o è stata fatta una passata massiccia di nofollow?

  4. Ciao Riccardo! Chissà che rabbia, dev’essere davvero frustrante. Oltre alla penalizzazione in sè la cosa frustrante dev’essere interfacciarsi con l’assistenza: quando la presenza di certe aziende in Italia è scarsa o comunque ridotta all’osso sembra davvero di gettare una monetina nel pozzo.
    Tornando all’argomento dell’articolo, anch’io, se non sono troppo indiscreto, sarei curioso di sapere cosa dava fastidio. Riguardando il blog, mi era venuta in mente la lista di link verso i siti di immagini, possibile?
    Buona giornata!

  5. Dirò una roba impopolare per molti SEO unti da Google, ma la situazione mi sembra identica quella della legge italiana: migliaia di variabili, miliardi di buchi.
    E al gabbio ci va chi compie “ingenuità”.

  6. Hai scritto questo:
    “Fortunatamente la mia è stata una penalizzazione che non ha toccato la presenza delle pagine nelle serp. Non ho riscontrato cali di visite e la mia attività è andata avanti senza problemi. Mi hanno azzerato il Page Rank, sì. Ora è tornato alla normalità.”

    Ecco…lo dico. Io avrei ignorato il messaggio.
    Era la cosa giusta da fare perché tu non hai venduto nessun link o cercato di manipolare proprio nulla sempre che sia così.

    • Sai, Andrea… avevo pensato di muovermi in questa direzione. Però io sono un freelance che intercetta nuovi clienti con questo blog. E ho pensato di non aggravare una situazione che, francamente, mi preoccupava non poco.

      Strategia del terrore? Sì, questo è il termine giusto. Sono una vittima di questa strategia? Forse, e reputo queste decisioni in modo negativo. Ma alla fine questa è la realtà.

      Sì, è così. Mai venduto link, mai manipolato qualcosa. Ho pubblicato guest post, questo sì. E tutti i link che ho messo erano a una prima analisi in linea. Pii se queste risorse cambiano nel tempo… possiamo averne la certezza? Resta difficile però avere il controllo di ogni singolo link in uscita presenta, passato e futuro.

      • Mettendo tutto nofollow però effettui una sorta di dichiarazione di colpa.

        Se veramente non si è colpevoli si deve mantenere una certa integrità e non piegarsi a questo abuso di potere.

        Preferisco agire sulla base della coscienza piuttosto che sulla base di dictat e così ho sempre fatto. Ho ricevuto su parecchi siti delle notifiche di link innaturali (a dir poco curiose) che non ho mai e poi mai piazzato io e me ne sono sempre sbattuto.

        Il mio lavoro è quello di migliorare il prodotto/servizio che offro e non quello di rincorrere link che non ho messo o di modificare le scelte del mio sito sulla base “ipotesi” di reato o di scelte di un servizio di terze parti.

        Ovviamente ognuno è libero di fare quello che vuole…io ho solamente detto la mia.

        • Io tendenzialmente sono d’accordo con te Andrea, il problema è che dire “ricatto” non è un’esagerazione, sono sicuro che se non l’avessimo fatto staremmo ancora a dannarci… e c’è una risposta emblematica di un utente sul forum di Google, che ho riportato sul mio recente articolo di WH, che dice esattamente questo!

          http://www.webhouseit.com/wp-content/uploads/2014/04/Screen-2014-04-07-alle-12.46.43.png

          • Dipende però a cosa si riferisce. Vorrei capire quale è il sito per cui sta provando la revisione. Quelle frasi possono assumere senso diverso rispetto al contesto.

  7. Certo che per penalizzare un sito come My Social Web ce ne vuole, eh…
    Mi dispiace Riccardo, il tuo post mi ha lasciata davvero senza parole. Non me lo aspettavo.
    La cosa che più mi dà fastidio è che non ci sia un minimo di trasparenza da parte di Google sulla questione. Anzi, spesso i video di Cutts mi danno la sensazione che vogliano più creare confusione che fare chiarezza. Comprendo anche che sia una tattica per aggirare i furbi (che ne sanno sempre una più del diavolo) però mi infastidisce vedere che poi chi ci rimette è chi lavora sodo per rendere internet un posto migliore. Bah, vorrei dire di più ma questo post mi ha proprio lasciato l’amaro in bocca.

    • Cara Laura, ti ringrazio. Ti dirò… Non sono del tutto amareggiato da questa situazione. Lo sai, noi freelance siamo abituati a prendere le mazzate con positività. E ho imparato anche da questa penalizzazione.

  8. Ciao Riccardo mi dispiace per quanto accaduto, certo è che se si arriva a penalizzare un blog del genere vuol dire davvero che siamo messi male. Purtroppo è una cosa capitata a molti webmaster. Il primo impulso è quello di dire chi se ne frega, linko chi mi pare! Poi giustamente bisogna fare delle analisi più approfondite.

    Anche penalizzato sono sicuro che molti come me tornerebbero ogni giorno a leggere MySocialWeb, il problema come fai notare si pone giustamente nell’intercettare nuovi clienti. Chi ha un community o un seguito di lettori molto ampio forse può permettersi di fregarsene, gli altri purtroppo devono sottostare a questa dittatura.

    Non capisco poi come mai vengano indicati dei link di esempio nelle penalizzazioni in entrata ma non in quelle in uscita. Alla fine il nofollow l’hanno inventato loro, loro dovrebbero combattere lo spam senza stare troppo a rompere le scatole agli editori. Penalizzassero le situazioni spinte, ce ne sono tantissime!
    Ad ogni modo meglio sia andata a finire così. Buon lavoro 😉

  9. Brutta storia.. E’ veramente strano tra l’altro che Google non specifichi il link galeotto. Generalizzando lui, c’è il rischio che anche i webmaster generalizzino, con tutte le conseguenze che ne derivano.

  10. Secondo me tutto questo accade perché google è “arretrato”, è in affanno coi calcoli e deve andare a falciare senza troppa attenzione. Ha sempre più problemi a fare i calcoli con la sua impostazione. Mi spiego meglio. Google indicizza le URL. 15 anni fa le singole URL nascevano ad un certo ritmo, oggi probabilmente centuplicato. In passato (pagine statiche) la URL era il contenuto, quindi la logica google poteva andare bene e il numero di link generati ogni giorno, da scansionare, era piccolo. Oggi i siti dinamici rendono il contenuto slegato dalla URL, la URL è solo un luogo dove questo contenuto viene proposto e nulla vieta ad un webmaster di riproporre lo stesso contenuto altrove (e giù migliaia di link in più in ogni singolo sito). E così anche per i link esterni diventa un macello. Il prossimo motore di ricerca che avrà un senso più attuale valuterà il dominio e il contenuto, indipendentemente dalla URL.

  11. Tutto ciò conferma solo una cosa, che i risultati di Google sono ordinati principalmente in base ai links, tutto il resto conta poco (se non per gli utenti) altrimenti non si prenderebbo neanche il disturbo di inviare un emai! Se partendo da oggi facciamo tutti finta di non sapere del = nofollow cosa dovrebbe succedere… forse la fine di Google?

  12. Ciao a tutti, volevo lanciare un sassolino…
    Chi di voi si sta accorgendo da un pò di tempo dell’inversione di tendenza da parte di Google sull’essere sempre più subdolo, rispetto a prima dove magari anche se poco si interfacciava con la comunità Seo, anche lo stesso allontanamento di Cutts secondo me, che era il mediatore, me lo fa pensare, oltre che alle frequentissime oscillazioni dovute al fattore x su analytics.

  13. Credo si avere un problema simile.
    Come potrei fare per effettuare una verifica?
    Come potrei fare una richeista di riconsiderazione?
    Grazie.

    • Guarda, la situazione è delicata. Personalmente ho preferito rivolgermi a uno specialista perché non potevo mettere a rischio la mia fonte di guadagno.

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